Vacanza low cost in località remota (ma non troppo) – parte seconda

In questo mirabolante paese, pur restando in ambiti molto low cost potete altresì capitare in alberghi (apparentemente) paradisiaci, con muri fatti – secondo l’usanza locale – in paglia e fango e con un bagno grande quanto il vostro appartamento. Però senza porta.

Vano il tentativo di schermare odori e rumori con una civettuola tendina. Situazioni che mettono a dura prova relazioni collaudate e amicizie trentennali.Figuriamoci la prima vacanza con un’amica nuova di zecca!

L., la mia avventurosa compagna di viaggio, si trova così costretta, mentre io utilizzo la stanza da bagno per abluzioni serotine ed altro, a temporeggiare acculturandosi su usi e costumi locali studiandosi la sua Routard con i tappi nelle orecchie e la molletta sul naso.

I miei reiterati inviti ad uscire dalla stanza cadono nel vuoto. ‘Sto bede codì, grazie’, afferma sicura. Contenta lei…

In questo paese veniamo immediatamente ribattezzate col soprannome locale riservato alle turiste femmine (e non vi dico qual è se no capite subito) ma subito dopo siamo certissimamente rinominate ‘bottane industriali’ a causa delle mises che sfoggio io (L. per proprietà transitiva diventa bottana pure lei)

Infatti me ne vado in giro sfrontata in shorts e canotta, avendo, al tempo stesso, l’ardire di fotografare i locali col telefono cellulare. Alcuni mi chiedono soldi in cambio del loro status di ‘soggetto interessante’, altri fanno cenni di diniego talmente decisi ed eloquenti che io sbianco dal terrore e desisto immediatamente, altri ancora mi rincorrono furibondi, brandendo attrezzi falciformi e urlando invettive nel pittoresco idioma locale, ovviamente incomprensibili, ma la cui traduzione si può facilmente immaginare essere tipo ‘via di qua, brutta bottana industriale!’, mentre io me la do a gambe, salto in macchina gridando ‘viaaaaaaaa’ al mio autista che parte sgommando, ma in cuor suo solidale all’aggressore (ricordamoci: fanno parte della stessa etnia, son praticamente fratelli).

In questo paese, avendo le conoscenze giuste, si può far visita ad una famiglia di nomadi, che vive più o meno come la mia trisnonna. O forse in condizioni peggiori.

Dopo aver rigovernato gli armenti ed avermi obbligato a prendere in braccio un agnellino (vivo) la capofamiglia, un’anziana signora di circa 35 anni, ci invita a prendere insieme la tradizionale bevanda locale, il te alla menta. Stante che siamo nel deserto, ci domandiamo:

  • dove avrà preso l’acqua ? Mica in quei bidoni lì che stanno sotto il sole da dieci giorni, per caso ? Cavata fuori da dove, poi ?
  • quand’è che si è lavata la mani, dopo le capre, che me lo sono perso ??

Sprezzanti del pericolo dell’ameba e/o di altre patologie derivanti dal consumo di acqua stagnante contaminata con germi di vario tipo, io e L. trangugiamo la deliziosa bevanda (a seguire: fermenti lattici come fossero Smarties) pena l’immediata ed irreversibile offesa alla famiglia tutta, fino alla progenie di quinta generazione.

In questo paese – ormai l’avrete capito – c’è il deserto. Fattasi una cert’ora ci si fa dare un dromedario e, poscia rigorosa formazione di carovana, si va a fare una bella passeggiata onde bivaccare nottetempo tra sabbia (sotto) e stelle (sopra).

Se – come già accennato – il viaggio è un po’ troppo low cost:

  • il vostro cammello è quello del Dottor Livingstone, e ormai  ha più di 150 anni (o almeno li dimostra). Il cammelliere, onde salvaguardarne la fragilissima struttura ossea, ci piazza sopra la più piccola e minuta del gruppo (non certamente io, è chiaro). Cionondimeno la bestiola stramazza al suolo.
  • Arrivati al bivacco scoprite, con un certo disappunto, che manca il fuoco centrale. Ma allora che bivacco è? Tentare di accendere tutti insieme gli accendini del gruppo è un lodevole tentativo, ma non crea comunque quell’atmosfera che vi aspettavate
  • Le tende all’interno delle quali è previsto il pernotto ospitano pagliericci di dubbia manifattura (ma di certissima scarsa igiene), coperte lanerossi acriliche degli anni 70 (e mai lavate da allora, probabilmente) e tanta, tanta, tanta sabbia. E parecchi scarabei. E probabilmente anche altre famiglie di insetti.

 

Però quando cala la notte vi allontanerete di qualche metro, per sdraiarvi sulla sabbia soffice e guardare in alto: penserete che così tante stelle non le avete mai mai viste.

Vi dimenticherete della tenda, delle coperte lanerossi e del dromedario centenario.

Se siete fortunati vi capiterà anche di vedere le stelle cadenti più strabilianti della vostra vita !

…e non saprete quale desiderio esprimere, perché è già tutto lì.

 

3 thoughts on “Vacanza low cost in località remota (ma non troppo) – parte seconda

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