Vacanza low cost in località remota (ma non troppo) – Parte prima

Sono reduce da una vacanza low cost in un paese meraviglioso, dove il paesaggio cambia mille volte in un giorno, passando dalle alpi svizzere al deserto roccioso, dove le donne stendono i panni ad asciugare sulle rocce, le capre son più numerose dei cristiani e se vi azzardate a scattare una foto il soggetto ritratto vi domanda subitamente l’equivalente di euro 1 in valuta locale.

In cucina il coriandolo e il cumino la fanno da padrone, e cosa si beve non ve lo dico, se no capite subito e ciao.

Se eccedete nel low cost (e nel mio caso è così, per cronica carenza di pecunia) può accadere di ritrovarsi in un sedicente albergo (trad: stamberga fatiscente) ove:

  • la manutenzione è un optional, tant’è che la porta di accesso al balcone è bloccata. Vi tocca uscire dalla finestra per stendere il vostro bucatino giornaliero
  • non potete farvi una doccia che si possa definire tale, poiché il gancio che regge il coso coi buchi è rotto
  • come conseguenza diretta abbiamo l’allagamento immediato di tutto il bagno (forse anche grazie ad uno scarico poco efficiente ? Può darsi), e vi tocca asciugarlo tutto con uno degli asciugamani in dotazione
  • di asciugamani in dotazione ce n’è solo uno, un po’ liso
  • sul letto, a mò di coperta, vi trovate un tappeto (che, d’altronde, è uno dei prodotti tipici locali) che, al tatto, vi lascia i polpastrelli un po’ unti
  • per cena: brodino al coriandolo (a proposito: io il coriandolo lo odio)

In questo paese di paesi ce ne sono tanti altri, tutti arretrati di qualche decennio rispetto alla nostra amata penisola: ad esempio, il mercato che abbiamo visitato, scortati da un locale che ci fa da cicerone, oltre a prevedere spazi ad hoc per la compravendita di animali (putacaso che ti vuoi portare a casa un cavallo. O un tacchino, per dire…tra parentesi: mai visti tacchini di tali dimensioni) contempla anche un parcheggio per asinelli grande quanto due campi da calcio, onde ospitare le cocciute quanto mansuete creature, debitamente guardate a vista dal parcheggiatore, un indigeno contraddistinto da un copricapo di colore arancio che riscuote l’obolo, l’equivalente di 2 centesimi di euro.. o forse due millesimi, va a sapere, al ritiro dell’automez dell’animale da soma.

Nel mercato è possibile acquistare, oltre alle bestie vive, altri animali morti (lasciati lì in bella vista in balia delle mosche, soprattutto zampe, teste e interiora) tutte le spezie del creato, frutta & verdura, sandali Michelin, con la suola fatta di copertone riciclato, è possibile farsi riparare un abito (con gloriose macchine Singer a pedale come quelle di vostra nonna) farsi tagliare barba e capelli, far revisionare il fornello e/o il motore della macchina da cucire, farvi fare a mano una ringhiera ricciolata per il balcone, e mille altre attività che qui adesso è difficile elencare in maniera esaustiva. Ma se vi viene in mente una cosa probabilmente c’è. O ve la fanno.

 

In questo paese dai mille paesi, un giorno transiti su un passo a più di duemila metri di altezza, e c’è la neve. Sei ore dopo sei lì che evapori al sole del deserto, tenendo in mano una ghirlanda di rose che ti sei comprato per la via mentre guardi da lontano i vortici di sabbia che si alzano per decine di metri all’orizzonte. Poi, via di lì, te ne vai a passeggiare in un’oasi di palme coi ruscelletti, un’ombra gentile sulla testa e il profumo di menta nel naso. E’ un paese così, e non c’è da stupirsi.

Ma io mi stupisco lo stesso.

 

(segue)

3 thoughts on “Vacanza low cost in località remota (ma non troppo) – Parte prima

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