Tempo di rotture

Niente ci  rassicura quanto le consuetudini. Niente ci sembra necessario, specialmente a Natale, quanto la tradizione.. pensate, ad esempio,  al senso di pace che vi prende nel  sapere per certo che alle 21 del 24 dicembre su Italia Uno danno Una poltrona per due.

La bellezza dell’immutabilità.

Però arriva un momento in cui le tradizioni si rompono: del resto, altro non sono che il simbolo esterno di qualcosa che dovremmo portare dentro di noi, e se questo è vero, ma vero – vero, allora anche la rottura di una tradizione non è cosa grave. Anzi, è necessario, a volte, rompere una tradizione, così da dimostrarci che noi siamo più forti e più importanti di un simbolo.

Questo Natale 2015 è il mio Natale delle rotture: anche un po’ delle rotture di palle, certamente, ma soprattutto è il Natale che vede giungere a scadenza alcune delle tradizioni che mi hanno tenuto in piedi nell’ultimo decennio: dovevo capirlo già due settimane fa, quando l’Infanta ed io abbiamo deciso di dare la stura alle decorazioni natalizie (albero, presepe, candele orrende, centritavola, e via discorrendo) in data 6/12 anziché 8/12, come si è sempre fatto da che mondo è mondo. Da lì in poi è stato tutto un precipitare.

Innanzitutto la colonna sonora:  il sottofondo musicale dell’operazione di addobbo casalingo è sempre stato, da 11 anni a questa parte,  un cd di musiche natalizie, comprendente un ‘Oh holy night’ che io non sono mai riuscita ad imparare per bene, né a livello di testo, né a livello di melodia: era tradizione nella tradizione che io, ad un certo punto, un po’ prima dell’inserimento del puntale nel nostro cipressabete, mi producessi in un’esibizione da pelle d’oca, un po’  alla Maraia Cherei,  in un fantasiosissimo inglese maccheronico, sbagliando per di più tutti gli attacchi. E oltretutto in una tonalità decisamente troppo alta per il mio timbro, che all’acuto finale provocava puntualmente lo scoppio di una pallina di cristallo frangibile.

Bene, il cd è sparito. Dissolto. Lo abbiamo cercato ovunque, ma non ve ne è traccia in tutta la casa. Abbiamo anche perquisito un paio di appartamenti adiacenti, ma niente.  Secondo i miei calcoli salterà fuori probabilmente tra Pasqua e Pentecoste, per risparire nuovamente verso fine novembre 2016.

Che fare?   ci siamo dette un po’ sgomente…  Abbiamo preso per un istante in considerazione l’idea di non fare niente ma poi.. via, siamo partite. Niente CD, niente tradizione.

Ma gli addobbi sono venuti bene lo stesso.  Abbiamo inaugurato un nuovo cd con Sinatra che la fa da padrone, e ci piace un bel po’.

 

La Cena della Vigilia: la vigilia di Natale, dal 2006 in poi, io e il Botanico ceniamo insieme. E’ la nostra ‘Cena della Vigilia’, dove si consumano gli avanzi di ciò che io preparo anticipatamente per il Gran Pastone Natalizio del giorno dopo. Ce lo siamo detto e stradetto: la Cena della Vigilia è Sacra, e non si tocca! E’ la nostra Tradizione, e così sarà omnia secula seculorum. Amen.  Ricordo che il Botanico è capace di finire gli avanzi di una cena per 12 in 45 minuti. Arrivando già mangiato, peraltro.

Bene, quest’anno il Botanico ha un irrinunciabile impegno in famiglia, e non può proprio presentarsi.  In compenso la Coltissima, che ha origini extra europee,  ha deciso di evitare l’intercontinentale e non fare ritorno alla terra natìa per le feste. Detto fatto, pronti via, ella diventa la nuova protagonista della Cena Della Vigilia! (Il menu ideale sembrerebbe essere libri di cibernetica e insalate di matematica, ma la Coltissima sa già tutto di entrambi gli argomenti).  Propenderò per un catering prodotto da mani mercenarie poiché  ritengo che gli avanzi non saranno sufficienti:  perché come se tutto quanto sopra descritto non bastasse, quest’anno il Natale non si festeggerà a casa mia, come è avvenuto puntualmente nell’ultimo decennio bensì… e qui viene il gran finale col botto.. A CASA DELLA SUPERZIA.

DELLA SUPERZIA! La Regina del Bon Ton delle Scatole della Pizza!

La quale apparecchierà  per dieci commensali sulle pregiate tavole di truciolato del trabattello, con la sua tovaglia più bella di cartapesta, e tirerà fuori, finalmente, il Richard Ginori di plastica dura.  Non vedo l’ora che sia domani…

E dico davvero.

Perchè la tradizione siamo noi.  Quelle dieci persone lì, attorno al Pastone Natalizio.

E infine – e questa no, che non si può rompere, di tradizione –  Buon Natale a  voi, adorati lettori, che quest’anno, più ancora dei precedenti, siete stati pazienti e comprensivi, e avete atteso trepidanti  il mio ritorno.

Grazie di volermi bene, così come io ne voglio a voi.

 

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in verità domani la Superzia apparecchia così…

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