La vacanza misteriosa

Barbie è tornata dalle vacanze!!  Ella ha trascorso, in compagnia di un Ufficiale più meraviglioso del solito, una decina di anni straordinari in un luogo remoto e bello, così lontano che per andarci serve la macchina del tempo, dove un giorno dura un semestre, e dove la testa non pensa a nulla se non a quello che vede intorno. E quello che si vede intorno tende all'infinito, tanto che ora è necessario riabituare gli occhi alla vista ordinaria…

Caso mai decideste di andarci anche voi vi dico che:

– in questo luogo misterioso si atterra, ovviamente, nella capitale, la citta di 'X'. Non rimaneteci. Almeno di giorno. 'X' è la città più brutta del pianeta, con tutta probabilità. Non restateci in orari diurni: di sera – notte invece tutto il tempo che volete. Perchè di notte si anima incredibilmente, la piazza principale si riempie di gente e di ragazzi, l'aria si satura di sinfonie locali, e dalla  fontana parte un son et lumière molto bello! Stateci più che potete, di notte, semprechè riusciate a trovare un tavolo in quel locale carinisssssssssimo con i divani in rattan e delle coppe di gelato apparentemente buonissime (noi ci abbiamo provato, a trovare il tavolo.. niente da fare, eran tutti prenotati)

– non ordinate dessert che prevedano whipped cream. In realtà è cemento.

– non seguite i suggerimenti della Lonely Planet: vi manda in ristoranti pieni zeppi di turisti con in mano la Lonely Planet. Andate a caso, è meglio. Fidatevi del vostro intuito, del vostro olfatto e del caso fortuito, il che vi permetterà di scovare ristoranti deliziosi dove cenano alcuni indigeni, e dove mangerete benissimo senza Lonely Planet in giro sui tavoli (che non si legge mentre si mangia, non ve lo ha detto la mamma??)  
Oppure mandatemi un messaggio in privato, e ve lo dico io, dove andare. Sempre che indoviniate dove si è svolta la vacanza misteriosa, beninteso.

– non affidatevi ad agenzie locali di noleggio auto low cost. Se la Herz e la Avis sono leader mondiali ci sarà un perchè. Evitate soprattutto quelle che esibiscono nomi tipo 'Brand new rental car agency – special turist summer offer', e scrivanie vuote dove troneggiano PC con la schermata fissa su Facebook o sul solitario. A meno che non siate dei patiti di auto col parabrezza tenuto insieme col nastro adesivo….

Ecco, vediamo se indovinate, adesso che vi ho messo sulla strada buona… e pensate che non vi ho neanche parlato delle aquile, dei pastori che cavalcano a pelo, dei caravanserragli, delle auto scassate cariche di angurie fino al tetto che occupano tutto lo spazio disponibile come si intuisce dal lunotto posteriore, del rientro delle mandrie che attraversano impunite la strada bloccandovi finchè le capre non son tutte a nanna nelle stalle, e dei tanti monasteri, uno più bello dell'altro,  illuminati solo da piccole candele di cera gialla, dove l'unica cosa che puoi pensare è che se è vero che Dio è dappertutto in certi posti ce n'è un po' di più…

 

Senator Lounge

Vienna, Austrian Airlines ! La mia città preferita e la mia compagnia aerea prediletta!
Specie quando posso gozzovigliare impunemente in attesa dell'imbarco nella Senator Lounge grazie alla Diamond Card di un occasionale compagno di viaggio!

La Senator Lounge dell'aeroporto di Vienna è un luogo straordinario, al quale accedono solo pochi e selezionatissimi eletti, che – per l'appunto – possiedono la magica carta Diamond (ecco cosa intendeva Marilyn!), poichè viaggiano sovente in prima classe… e a volte i loro fortunati amici, naturalmente, tipo me!

Grandi e confortevoli potrone Frau ti accolgono sorridenti, c'è ovviamente la wifi come se piovesse, la filodiffusione, un silenzio da chiostro di clausura, ma soprattutto un buffet h24 dove spiccano:
– salsicce viennesi calde, buonissime!
– il PURE'!! Tanto, delizioso, caldo caldo, fatto con le patate VERE , mica con le buste pfanni! Mangiato a merenda a cucchiatate verso le 15.30- 16.00 del 30 giugno è una cosa S T R E P I T O S A ! Specie per me che, ricordiamolo, sono amante del purè!
– lo champagne, per mandare giù il purè. Illimitato anche lui.. puoi tracannarti la Magnun, come ho fatto io, e nessuno fa una piega, anzi ti mandano subito una Mathusalem di rimpiazzo
– la mousse al cioccolato. Lì ho dovuto limitarmi, e ne ho mangiate due e non 24 come avrei tanto desiderato. Ma era bello e scaldava il cuore vedere come non appena il numero di porzioni scendeva sotto il minimo sindacale (18)  subito arrivava un signore in frac col carrellino a rimpinguare la scorta, il tutto a ritmo concerto di capodanno!

Per tacer dell'aeromobile! Nonostante il mio biglietto super economy la brillante compagnia delle palle di Mozart offre sedili larghi 3 volte Ryan Air ed uno spazio per le gambe inimmaginabile (i corti come me possono addirittura tenerle distese anche senza scegliere le uscite di sicurezza). Incredula di fronte a tanta volumetria, ho voluto fare una prova pratica: testa contro lo schienale, braccia tese in avanti non arrivavo a toccare il sedile di fonte, nonostante le unghie lunghissime da panterona!
Son cose belle per me, che spesso mi ritrovo a incastrata tra due sedili NON reclinabili con la fronte appoggiata al poggiatesta del sedile avanti…
Non parliamo poi del successo della manovra: tutti i vicini, scambiandola per una ginnastica anti varici da volo prolungato, hanno cominciato a fare lo stesso in perfetta sincronia.

L'unica pecca della Austrian è che spesso finisce in overbooking: tipo stasera, che 2 minuti prima dell'imbarco la signorina fa un annuncio ove mendica disperata due volontari che partano 3 ore dopo, offrendo in contropartita la favolosa cifra di euri 100.
La venditrice-amante-della-trattativa-peggio-che-essere-in-un-suk-arabo che c'è in me scatta d'impulso, senza che la gemella non-facciamo-figuracce-per-l'amor-di-dio riesca a trattenerla e in men che non si dica mi trovo davanti al desk: '100 son pochi, ma se vuole per 250 mi offro io'  
La hostess mi guarda come se avessi tre teste, ma ormai son partita e non mi ferma più nessuno: 'su su, coraggio – le intimo perentoria – alzi quel coso lì chiamato telefono, senta il suo capo e chieda se si può fare'
Lo stupore della sobria fraulein è tale da paralizzarla cerebralmente, e senza credere alle sue stesse azioni lo fa veramente: chiama il Padrone della Austrian Airlines !
'Thank you Madame, but Mr Austrian says this is against our company policy. We are not interested in your offer' è la secca risposta della bionda stewardessa.

Bè, pazienza, nessuno è perfetto, ricordiamocelo. Neanche la Austrian Airlines, evidentemente!  

P.S. non ho neanche disfatto la valigia, che tosto riparto con l'Infanta per una settimana di vacanza nella terra delle tapas, della paella e – soprattutto – della sangria! 
Barbie è talmente stanca che ha deciso di partire così come si trova,  con dentro la valigia i tailleur da regina della  termoionicità, un costume da bagno infilato all'ultimo momento, due campioni di valvola ultimo modello, il listino prezzi, una giacca pesante, giacchè  teme la gelida estate basca, e già  molta nostalgia dell'Ufficiale, che non vede da tanti giorni e che non vedrà per altrettante albe e tramonti. Ma spera di divertirsi tanto tanto lo stesso…

1° luglio 2011: inizio di vacanza basca

Malpensa, ore 10.30.  Non devo pensare che 24 ore fare ero qui… ma stavolta è diverso: si parte per la vacanza spagnola con l’Infanta, destinazione Bilbao, e a seguire Paesi Baschi in libertà!

Arrivo un po’ tirata alla partenza: non ho dormito per l’agitazione, ho un labbro gonfio tipo canotto per chissà quale allergia (no, non sembro una diva con le labbra rifatte: perchè il gonfiore è asimmetrico, metà sopra si, il resto no. Quindi al massimo sembro una che ha sbagliato clamorosamente il chirurgo plastico…), so di aver dimenticato oggetti indispensabili, tipo il mio cellulare, che certamente giace abbandonato da qualche parte in casa, e probabilmente altre cianfrusaglie tipo collane swaroski di plastica da mettere la sera per far vita mondana (cosicchè sembrerò una povera pezzente e non la gran dama che sono in realtà) il pigiama e – certissimamente – lo spazzolino.

Ma tant’è, siamo arrivate, dopo un’oretta di auto durante la quale io e l’Infanta non abbiamo fatto altro che ripeterci come un mantra: cerchiamo di non spendere troppo, cerchiamo di non spendere troppo, cerchiamo di non spendere troppo.

L’inizio non è dei più promettenti, ed il lodevole proposito sembra avere scarsissime probabilità di successo: non siamo neanche arrivate al check in e già abbiamo dilapidato 6 euro per la  colazione. In rapida sequenza ne partono altri 25 in edicola, per l’acquisto di libri e riviste; mi autogiustifico dicendomi che i libri sono SEMPRE un investimento in cultura – ovvio: non se compri quello di Fabrizio Corona o di Federico Moccia…- e che la Settimana Enigmistica + una rivistina gossipina sono obbligatorie in vacanza (se non le presenti al gate insieme al passaporto non ti fanno salire sull’aereo) peraltro io di rivista scelgo l’unica che non ha in copertina la povera Elisabetta Canalis, che oggi è ovunque, compreso il Sole 24 ore e Pedina & Pedone, il mensile degli scacchisti.

Passano altri 10 minuti scarsi e via, 10 euro per un caffè suppementare ed uno snack (se no vomito al decollo) che includono anche una traduzione inglese-italiano a beneficio della barista che altrimenti sarebbe ancora lì adesso a cercare di capire cosa diavolo vuole il tipo che le ha chiesto la soda water nella vodka (sì, il londinese beve vodka e minerale alle 10 e trenta della mattina…)

Basta Infanta, limitiamoci, perdìo! Mica siamo milionarie! Mica viaggiamo in prima classe con Ethiad, che attira la nostra attenzione perchè, per l’appunto, al banco del check in  la prima classe accoglie gli emiri  col red carpet, il cordone bordeaux coi candelieri, una flute di champagne e un quintetto d’archi che suona la Primavera di Vivaldi.

Mentre noi, ovviamente, dobbiamo fare a cazzotti nella fila per assicurarci un posto sull’aeromobile: ci  si imbarca con la Vueling, superbamente low cost!

In viaggio con l’Infanta

  Io e l’infanta siamo reduci da un fa-vo-lo-so week end (quello passato) sulla neve.
Partite a bordo della nuova vetturetta familiare (che è una roba più simile ad un chiosco dei fiori con sotto le ruote che ad un comune mezzo di trasporto ma noi due ne andiamo pazze!), con in sotto fondo la colonna sonora di ‘Una mamma per amica’ giungiamo rapide in quel del Sud Tirolo, terra che sommamente amiamo e che, peraltro, vanta le piste da sci e gli impianti di risalita più belli del mondo (pensate: le seggiovie hanno le sedute della Poltrona Frau). E non ho neanche menzionato le Dolomiti !
Vi risparmio la descrizione dei miei attacchi di ansia pre-partenza, con l’intenzione di dedicare un posto ad hoc alle paure immotivate, e salto subito alla sosta in autogrill a Laimburg ovest, ove decidiamo di sfamarci in via preventiva onde evitare perdite di tempo che inutilmente dilazionerebbero il nostro arrivo sulle piste (metti che poi si scioglie tutta la neve…).
Ci approvvigioniamo convenientemente di panini di segale imbottiti di speck, e al primo morso arriva di schianto il sapor di vacanza. La nostra, di vacanza!
L’autogrill di Laimburg è il mio preferito a livello mondiale: oltre a proporre generi di conforto tipici locali di alta qualità (un esempio per tutti: i chips di mela disidratata, che per chi sta facendo la dieta sono una manna dal cielo!) vanta dei bagni di gran lunga più eleganti e puliti del cesso di casa mia.
Appeso in bella vista un cartello recita: ‘la migliore mancia è il rispetto di questo ambiente’, il che la dice lunga sulla civiltà dei locali; invece della signora stravaccata in camice azzurro col piattino, che ti rampogna se fai finta di niente, c’è un signore distinto che in giacca e cravatta passa lo straccio in terra h24, e ti saluta lieto quando lasci le zampate sul tratto di pavimento appena deterso.  
 
Finalmente sulle piste! Neve perfetta, freddo del diavolo e come agganciamo gli sci esce anche un po’ di sole, segnale che io subito interpreto come ‘l’Alpe di Siusi è grata della vostra presenza’ e, poi  giù a rompiccolo volando per la piste (azzurre, di più non osiamo) finché, stancherrime, non decidiamo di rientrare alla nostra deliziosa Gasthof, dove ci attende il vapore del bagno turco, ma soprattutto, la serata fonduta. Della quale vi parlerò domani.

Dovere di cronaca

Non è che l’Infanta non avesse chiaro il concetto ‘la Mater desidera il profumo Escale à Portofino (di Christian Dior – vedi post precedente): ce l’aveva chiaro anche troppo, da quel dì, quando, girellando nei duty free per ammazzare il tempo  durante 12 interminabili ore di scalo in un aeroporto piazzato nel bel mezzo del deserto, supportava il piano diabolico dell’Ufficiale di farmene dono per il mio genetliaco (formato jéroboam).

Ed è così che ha provveduto a demolire metodicamente i miei reiterati tentativi di acquisto nelle ultime due settimane: ma no Mater, costa un capitale !  ma no Mater: sa di repellente per insetti! ma no Mater! La ChristianDior ricicla il denaro sporco dei narcotrafficanti!! E via così…il tutto con la regia occulta dell’Ufficiale, che la manovrava da lontano via auricolare, come Ambra e Boncompagni a Non è la rai!

Insomma: ce l’ha fatta, non me lo sono comprato! Ma ogni volta le dicevo: vabè Infanta, ho capito, non lo compro! Però almeno cerca di far intendere alla SuperZia che mi farebbe piacere! Tanto un regalo me lo fa comunque, no? L’Infanta annuiva, e intanto messaggiava la zia ‘tutto quel che vuoi, ma NON comprarle un profumo!!’

E intanto ingenti quantitativi di Escale à Portofino giacevano stoccati nel reparto ‘Cadeaux – scaffale p’ (Parfum – eau de)  dell’Ufficialesco guardaroba in attesa del momento propizio a venirmi consegnati brevi manu con accompagnamento musicale idoneo (tanti auguri a teeeeeeeeee). Cioè ieri.

 

Eeeehhh, son soddisfazioni!

 

        

P.S Ma ve ‘ho raccontato come si è presentato a Malpensa l’Ufficiale alla partenza per la vacanza asiatica very wild? Con la samsonite. Quella rigida.

Io e l’Infanta avevamo logori zaini Quechua da 60 litri cadauna, con stipato dentro l’inverosimile, e le scarpe da ginnastica attaccate fuori penzoloni. Lui la samsonite rigida con dentro il frac.

Quando si arrivava in una camera d’albergo, noi femmine esplodevamo il contenuto degli zaini all’esterno in (dis)ordine sparso, occupando il pavimento per il 93% della superficie utile, mentre lui appendeva i calzoni di lino (perfettamente stirati) nell’armadio, e sistemava le magliette nei cassetti, ordinate per nuance di colore. Anche se stavamo lì un giorno e mezzo, eh! Poi noi a cena ci presentavamo agghindate con stracci macchiati e  stropicciati, lui invece arrivava con camicie immacolate e inamidate,  ai polsi due gemelli vintage anni 40, papillon e binocolo da teatro: praticamente lui sembrava un sultano e noi le sue serve…

 

Frammenti di vacanza unica ed irripetibile

Cavalcare un elefante è un’esperienza unica: salire sopra il grosso pachiderma è già un impresa, caracollare poi sul dorso del  mansueto bestione convenientemente alloggiati nel baldacchino da marajà non ha prezzo! O meglio: un prezzo ce l’ha, ed è quello della lavanderia alla quale dovrete poi affidare tutti i vostri abiti (calze e mutande comprese, e magari anche voi stessi) per un lavaggio accurato ed approfondito.

Perché se quando vi fate un’oretta a cavallo vi rimane addosso quel tipico fragrante aroma equino, il risultato di un tempo analogo sull’elefante è facilmente deducibile dal fatto che l’elefante pesa dieci volte il cavallo.. forse anche di più. Ma ne vale la pena, anche perché il costo delle lavanderie locali è veramente ridicolo (roba da imbarcare un bagaglio a parte con tutti i piumoni invernali…)

 

Dormire su un isola tropicale in un bungalow fra le rocce, con il mare che spumeggia sotto il vostro pavimento è un’altra esperienza che non ha prezzo. O meglio: ce l’ha, ma anche in questo caso irrisorio. E poco importa se non ci sono i vetri alle finestre, non c’è l’acqua calda, e alle 23.00 tolgono la corrente. Quando esci in terrazzo e ti guardi intorno, e vedi sotto di te la spiaggia e il mare, ti domandi se abbia veramente un senso vivere da un’altra parte.. non c’è una risposta, ovviamente, ma una bella birretta gelata sorseggiata piano piano aiuta a superare il dilemma.

 

Vedere l’Infanta che si mangi i vermi fritti è un’esperienza che assolutamente non ha prezzo! Ella maneggia i menu locali con navigata esperienza e affronta con disinvoltura e coraggio sperimentazioni culinarie anche estreme. Se uniamo questa sua peculiarità alla pressoché assenza nel suo frasario quotidiano di espressioni come ‘sono stanca’ oppure ‘quando arriviamo’ o peggio ‘mi porti lo zaino?’ è facile comprendere come l’Infanta sia già da ora una viaggiatrice formidabile.

 

Volare come Tarzan appesi ad una fune tra gli alberi della foresta pluviale, a 50 metri di altezza… che altro si può dire?

 

Risalire un fiume accoccolati dentro a un gommone posato su un altro gommone piazzato a sua volta dentro  una camionetta sgangherata guidata da un indigeno che scatta foto a ripetizione al grido di ‘one more, one more’, e poi ridiscenderlo passando per le rapide spumeggianti tipo ‘La regina d’Africa’, è un’esperienza senza prezzo: prima ti caghi in mano, ma poi ti senti più figa e più audace di Katharine Hepburn nel succitato lungometraggio, appunto! Ma senza nè Humphrey Bogart nè le sanguisughe…

 

Visitare una cascata sotto una pioggia monsonica torrenziale, farsi massaggiare dalla punta dei piedi alla punta dei capelli (passando per il centro), cercare le scimmie tra gli alberi, mangiare un curry rosso così piccante da lacrimare come durante la visione di Love Story, navigare con una barchetta tra i canali maleodoranti della capitale, dove ragazzini si tuffano direttamente dalla porta di casa, guardare schifati gli insetti fritti nelle bancarelle, rimirare i monaci di cera dentro ai tempi..eccetera eccetera eccetera… sono altrettante esperienze senza prezzo.

 

Una corsa in tuk tuk per le strade della capitale invece un prezzo ce l’ha: però è trattabile. Possibilmente in lingua locale; indispensabile quindi  imparare i numeri, almeno le decine per giungere, dopo estenuanti trattative, ad un compromesso accettabile. Sappiatelo: vi inculeranno comunque! Consolatevi però: almeno la vaselina non l’avrete pagata voi !

 

E per finire: passare 15 giorni meravigliosi, tutti di fila, con l’Ufficiale, senza mai un dissapore, senza stancarci l’uno dell’altra, vederlo giocare e scherzare con l’Infanta, che si è ammazzata dalle risate in plurime occasioni, e desiderare che i 15 giorni diventino 150 o 1500 o 15.000 o più… ecco, questo veramente non ha prezzo. Ma se anche ce l’avesse lo pagherei volentieri. Tanto ho la Mastercard!

E’ giunta l’ora…

..di chiudere ermeticamente il bagaglio. Giacchè domani mattina si parte, si percorrono svariate migliaia di chilometri in aeromobile e si giunge dall’altra parte del mondo, per trascorrevi due settimane di VA-CAN-ZA.

Io, l’Infanta e l’Ufficiale. Le persone a cui voglio più bene al mondo (me compresa, egoisticamente parlando).

Sappiate che non cercherò degli Internet Point per tenervi aggiornati ma mi limiterò ad informare del nostro benessere- con parsimonia – la NonnaSprint via telefonia mobile  cammin facendo (c’ha la sua età e il concetto ‘se non ci sentiamo vuol dire che va tutto bene’ le è del tutto incomprensibile ed inaccettabile).

Perchè non si interrompe un’emozione (lo diceva Fellini eh, mica merda!)

E quindi arrivederci a fine mese, vi penserò tutti intesamente trasvolando i continenti zaino in spalla e guida Touring in mano!

Vostra Barbie vacanziera

 

Evoluzione di una vacanzina

Desiderose di relax e fuga dalla città,  l’Infanta ed io siamo partite giovedì pomeriggio col bolide di famiglia; l’Infanta fresca di piscina centro-estivo, io reduce da:

– una settimana lavorativa da incubo

– una puntura di insetto sconosciuto, che mi ha fatto enfiare la mano destra come un canotto, con dita a cacciatorino che non riuscivo neanche a tenere in mano il volante e per far defluire il sangue guidavo con la mano destra sul soffitto

–  un bagaglio fatto peggio del solito, composto da: 1 trolley, 2 zaini, 1 borsa mare, 2 borsette, 1 borsapiscina dell’ Infanta, scarpe a caso in giro per l’abitacolo. Sembrava la macchina degli zingari

– una certa insonnia da stress

Comunque: partire siamo partite, alla volta della Val Venosta: destinazione il paesello di Rablà (Rabland in lingua locale).  Rablà è un villaggio de-li-zio-so, con un unico difetto: è l’unico della valle a non aver la tangenziale, ed è tagliato esattamente nel mezzo dalla statale della Val Venosta, sulla quale transitano H24 – ma soprattutto durante le ore notturne – un numero imprecisato di autoarticolati – che io immagino carichi solo e soltanto di mele melinda. In particolare, detta statale passa direttamente nella hall dell’albergo – peraltro principesco – da me riservato per la vacanzina. Risultato: sembrava di essere in Viale Certosa a Milano, nonostante la camerina principesca anche lei.

Vabè vabè vabè.. il mattino dopo giù subito a farci cambiare stanza, nella più stretta tradizione sfrancica, il che ci farà guadagnare non solo una camera ancor più principesca (ma non meno rumorosa) ma soprattutto una bella bottiglia di prosecco offerta dalla direzione. Peccato che l’Infanta abbia 12 anni, e l’extra brut non sia la bevanda più adatta ad una preadolescente seppur molto avanti.  

Il tutto non migliora il mio umore, anche perché nottetempo la mano è ulteriormente peggiorata raggiungendo le dimensioni del dirigibile Italia: mi fa malissimo e prude in maniera insopportabile: decido quindi – i nervi a fior di pelle – di recarmi in farmacia per un consulto, nonostante l’addetto alla reception cerchi evidentemente di depistarmi: mi dice ‘a destra’  ma scoprirò a mie spese che la farmacia è dalla parte opposta, grazie alle preziose indicazioni di una signorina che parla solo tedesco stretto (idioma che, per fortuna, mastico pure io). Ma il cerusico farmaceuta non mi somministra il cortisone senza ricetta, costringendomi a peregrinare dal medico condotto ad elemosinare una prescrizione, scavalcando impunemente i numerosi ottuagenari – che parlano solo tedesco stretto pure loro – che affollano la sala d’aspetto, adducendo pretesti del tutto infondati su ‘certi amici che mi aspettano alla cascata.. se potessi evitare la coda, mein herr!’. Se dio vuole finalmente la segretaria, Fraulein Muller, mi dice che ‘il doktore la riceve zubito, sighnora’ e ottengo finalmente la mia dose quotidiana di cortisone.

Fino ad ora – diciamolo – la vacanza non è cominciata benissimo: mi sento una novantenne ipocondriaca, di quelle allergiche anche al placebo. Fatto sta che però alla fine, ingoiato il pasticcone cortisonico, comincio a sentirmi meglio. E forse è qui che possiamo localizzare la svolta della vacanzina. All’ingoio del cortisone.  Perchè poi si va in discesa: gita, cascata, piatti tipici, vini, liquori (soprattutto grappa al mirtillo – himbeeren schnaps), idromassaggio, sauna, bagno turco, ed è subito ora di cena. Che qui viene servita dalle 18.30. Si, esatto, come a Dortmund. O in Norvegia. O in ospizio. Peraltro stasera – recita la bacheca – ‘Cena Italiana in giardino con musica. Suona per noi il bravo Maurizio!’

Io l’Infanta scendiamo un po’ in ritardo, da vere dive (ore 19.00…) cariche di doposole e di aspettative: la cena italiana non è niente male, ma il bravo Maurizio è un tipo bizzarro,  dotato di due chitarre, una acustica ed una classica, e dei classici foglietti con gli spartiti dell’oratorio (do  re- mi7 la), niente amplificazione e un repertorio che spazia da ‘che sarà’ a ‘O bella ciao’ passando per un evergreen di sempre: l’immarcescibile Italiano di Toto Cutugno, l’unica melodia che i numerosi teutonici presenti canticchiano al tavolo ammiccando tra di loro. Maurizio canta girando tra i tavoli, esibisce una vistosa cicatrice sul collo – memoria forse di performances non gradite? – cambia le parole a suo piacimento, e fa i quiz coi clienti (chi indovina il titolo di questa??’)  insomma: uno spasso!

Io già al sorbetto (‘sighnora, c’è dentro un poco di prozecco’ indicando l’Infanta. Vorrei rispondere che la preoccupazione giunge un pelo tardiva, stante la magnum in omaggio da bersi peraltro in due durante le ore serotine  ..comunque l’Infanta il sorbetto se lo scola, gradisce e commenta: ma siamo già al dolce??) smanio dalla voglia di cantare. E con la mia ben nota sfacciataggine acchiappo il tipo al volo ed intimo: voglio cantare ANCHE IO!

Detto, fatto: il tipo mi porta una fascione di spartiti macchiati di cera (si sa che sulla spiaggia…) e mi suggerisce di scegliere ciò che più mi piace: dribblo ‘la domenica andando alla messa’ e ‘volare’ e scelgo sicura: Diamante di Zucchero.

Il tipo si entusiasma, anche se, a detta sua,  la scelta non è proprio quel che i tedeschi apprezzano di più (allora facciamo Vagabondo, dico io. L’ho già fatta prima, mi risponde…) e mi presenta come ‘l’ospite d’onore’. Dai tavoli è tutto un fiorir di ‘Bravo – Suppa (trad. Super) ed attacchiamo.

Ça va sans dir: un successone! Divento immantinente la beniamina dell’hotel. Mi chiedono gli autografi. L’Infanta deve gestire le interviste. Non vi dico i paparazzi.. 

E’ tutto un ‘sighnora barbi’ di qua ‘sighnora barbi’ di là. I tedeschi mi acclamano (dovrò cantare ancora due volte.. son soddisfazioni!) gli italiani mi schifano. La mia teoria è che gli italiani pensano ‘uff.. sarei capace pure io !’ ma non hanno il coraggio. Invece i tedeschi non ci penserebbero un attimo, a saltar su e cantare anche loro!

E’ che non sanno le parole…

 

 

 

 

 

 

Momenti salienti 2009: un anno da cinema!

– al primo posto: la vacanza in Grecia con l’Infanta. 10 giorni di avventure, relax, risate, momenti meravigliosi, come il tramonto al largo di Santorini, e momenti paurosissimi, come quella volta in cui, avendo io sottovalutato l’ampiezza della curva alla guida del quad, rovino giù dalla montagna, il quad mi rotola addosso e intanto vedo da sotto il mondo capovolto e  l’Infanta, sbalzata dal sellino,  che vola nel cielo descrivendo una parabola e atterrando di culo su un cespuglio di rovi e io con due costole rotte, momenti da ridere, tipo io che tolgo le spine dal culo dell’Infanta  con la pinzetta, come nei fumetti, momenti da panico, tipo noi due sul moletto di Iraklia, all’imbarco del traghetto, il quale arriva e solleva uno tsunami: io e l’Infanta, in piedi sul bidone dell’immondizia per evitare di infradiciarci i sandaletti nuovi, aspettiamo pazienti che si ritiri la marea, ma si ritira anche il traghetto, e la gente intorno comincia ad urlarci ‘gooo! gooo!’ Noi saltiamo giù dal cassonetto e prendiamo il traghetto letteralmente al volo, balzando sulla piattaforma mentre si chiude, zaino in spalla e cappello che vola, proprio come nei film!

 

– al primo posto, pari merito: i momenti con l’Ufficiale, tipo io e lui nella tenda scrausa in campeggio in Sardegna, l’ultima sera, ci arrivano le note di Hey Jude del piano bar che suona a manetta lì di fianco, e l’Ufficiale mi guarda dal materassino e mi dice ‘balli?’ mi prende la mano, mi tira su, e balliamo un lento cheek-to-cheek lì, nella tenda…proprio come nei film!

 

– al primo posto, pari merito: la vacanzina a Madrid, io l’Infanta che ci strafoghiamo di tapas e di calamari fritti in un posto lercissimo, che se non abbiamo preso il colera è un miracolo, ma siamo felici e ridiamo e sembriamo proprio quelle mamma-figlia che si vedono solo nei film! (o eventualmente anche nella serie tv ‘Una mamma per amica’)

 

E ce ne sarebbero tanti ma tanti altri: lo stupore di vedere gli stambecchi al Pizzo dei Tre Signori, a giugno, con l’Infanta e l’Ufficiale insieme, e la felicità di avere Emma in casa ed il dolore di doverla riportare al canile, e quella volta che sono andata a vedere UP da sola al cinema, e ho pianto così tanto e così forte che alla fine sono scappata dal cinema prima dei titoli di coda, per la vergogna, e tutte le volte che qualcuno mi è passato davanti al giardino e mi ha detto ‘ma signora! lei ha proprio il pollice verde!’ a me, che sono riuscita in passato a far morire anche i crisantemi di plastica, e tutte le volte che mi sento orgogliosa di me perchè qualcuno mi scrive ‘mi piace il tuo blog!’, e  Yuri, e la sua squadra di calcetto dall’Ucraina sull’aereo da Vienna, e le volute di incenso nella cattedrale di Chartres, durante una messa celebrata in latino da un prete così anziano che aveva bisogno di un chierico che lo sostenesse all’altare, e tutte le città dove  – bene o male – sono transitata in questi dodici mesi, e la mia agenda piena di appunti che iniziano con ‘per il prossimo post’, e soprattutto tutte le sere in cui vado a dormire e posando la testa sul cuscino penso ‘che meraviglia!’ …un bel 2009, direi.

‘nduja o anduoille?

Eccomi a casa, un po’ stanca… ma di quella stanchezza bella che viene dall’aver vissuto (è il contrario della stanchezza brutta della domenica sera, di quando sei rimasta in casa tutto il giorno, che fuori pioveva, e ti sei annoiata, e non hai combinato un cazzo, divano, finestra, cià facciamoci una cioccolata.. merda non c’è il latte, divano, film su rete 4 visto dieci volte… alle otto e mezza sei così distrutta che per disperazione chiami la pizza a domicilio, ma non hai neanche la forza di schiacciare i tasti del cellu…)

Invece io sono reduce da una vacanzina in Francia, con l’Ufficiale, dove sono arrivata venerdì sera per raggiungere l’Uomo Che Ha la Valigia in Bolla che ivi si trovava per motivi professionali, dove abbiamo: 
– visitato una fiera enogastronomica che radunava presidi alimentari di notevole rilievo, dove ci siamo ammazzati di ostriche, cioccolato, escargots, vini francesi, salumi, dolci bretoni, vini francesi, formaggi, vini francesi (in quest’ordine).
– alloggiato in un delizioso albergo a due stelle (che in Italia gliene avrebbero date almeno 4), con soffitto a cassettoni, dal quale io volevo assolutamente asportare le teiere di porcellana 
– visitato il castello della Loira. Ma si, lo so. Non ce n’è uno solo, ce n’è tanti. Ma a me piacciono visti da fuori da lontano, e dopo due ore che son dentro mi si rompono i maroni, gli arazzi e le armature mi vengon subito a noia, i letti a baldacchino mi fan venire solo voglia di sdraiarmici sopra, ma non si può! E quindi  voglio uscire e solo a sentire la parola ‘merli’ mi viene l’asma. Ne abbiamo visto uno, ed è bastato. Ma che bello che era però!
– cercato di smarrirmi in un labirinto circolare, ma la siepe era alta solo un metro, sicché…
– fatto merenda con quiche lorraine, vini francesi, éclaire au chocolat, vini francesi, chèvre chaud, vini francesi (sempre in quest’ordine)
– fatto figuracce imbarazzanti, tipo dire ‘nous avons déjà ordiné’ sotto gli occhi esterrefatti e  le 4 orecchie attonite dell’Ufficiale e del cameriere, provocandone l’immediata selvaggia ilarità
– litigato con un cameriere arrogante che alla mia richiesta di ‘ordiner’ due antipasti anzichè un’entrée e un plat mi ha risposto ‘Madame, questo non è un bistrot, non è un bar. Questo è un ristorante. E’ OBBLIGATORIO prendere ALMENO un plat principal! Chi di voi fosse ristoratore sappia che questa è la strada più breve in assoluto per perdere un cliente: l’Ufficiale, infatti, dopo avermi detto ‘stai seduta ci penso io’ ha detto non so cosa al cameriere, mi ha presa per mano e mi ha condotta fuori dal locale, con sprezzo ed alterigia.
– trasferiti in un altro ristorante, dove abbiamo preso quel che ci pareva (soprattutto due vini francesi diversi) e dove io ho assaggiato L’ANDOUILLE!

Ora, c’è qualcuno che mi sa dire se è così normalmente? Perchè era così:
una specie di fettina di salume prosciuttoso adagiata su una tartina di pane nero.
Odore: maiale morto da 6 giorni, lasciato marinare nella porcilaia d’origine nel mese d’agosto, ed ingentilito da uno spruzzo di urina
Sapore: (ebbene …sì, l’ho cacciato in bocca… io sono per ‘bisogna provare’, a prescindere!): irrilevante. Non ho vomitato, però io spero che non mi ricapiti MAI davanti, quella roba lì…