Un paese europeo ma non troppo – parte seconda

E perchè mai ci siete rimaste, nel campeggio radioattivo, direte voi ?
Bè, ci son delle ragioni. Importanti.
Tipo la tartaruga di Tiago.
Tiago è il giovane dinamico e promettente che gestisce la bizzarra struttura ricettiva, dalle straordinarie abilità commerciali / relazionali: provate a immaginare il mio umore, sotto il sole cocente, alle due del pomeriggio, dopo aver girato per sette volte in una rotonda (poichè mi rifiutavo di credere che dovessi VERAMENTE prendere lo svincolo dalla centrale nucleare) in una macchina nera dopo un tre ore di guida senza poter parlare con nessuno perchè l’Infanta dormiva… provate a immaginarmi mentre Tiago mi spiega che di notte lì c’è il silenzio assoluto, e si vedono le stelle come da nessuna parte perchè non c’è inquinamento luminoso (in compenso olfattivo però.. e poi: cos’è quell’aura fosforescente che circonda la zucca formato mongolfiera??)  e l’unico rumore è musica ed è quella dei grilli che grillano?
Bè, fatto sta Tiago mi ha convinta totalmente. Anche l’esquimese che era appena andato via col condizionatore sembrava contento.
In quattro e quattr’otto ha completamente ammansito il mostro che mi alberga dentro – e a volte pure fuori – trasformandolo nella Susanna TuttaPanna di invernizziana memoria. Alla fine gli ho detto ‘pitupitumpàààà’
Credo di essere stata totalmente ipnotizzata da:
– i suoi occhioni verdoni
– la sua statura imponente
– il capello riccio e morbidoso, tipo peluche della Trudy
ma soprattutto
– la sua incredibile tartaruga, che mi ha fatto rimpiangere amaramente di non aver portato con me un bel pezzo di parmigiano 36 mesi dop da grattugiarci sopra!
Quindi siamo rimaste, ecco.
.
… diciamo che però anche il fatto di aver pagato in anticipo il 50% del soggiorno ha avuto il suo peso.
 P.S. per dovere di cronaca ed onestà intellettuale mi sento in dovere di specificare che i gipsy non ci hanno dato nessunissimo fastidio, i grilli erano veramente fantastici e le stelle millemilamiliardi, il bungalow una delizia, e la piscina tiepida. Sicché il paese – europeo ma non moltissimo – non è assolutamente da evitare, semmai il contrario.
Anche perchè Tiago oltre ad essere un mago della diplomazia (potrebbe lavorare all’Onu, dico io… due settimane e regna la pace nel mondo) è un degnissimo rappresentante della fauna maschile locale, che vanta una percentuale altissima (direi che rasenta il 99%) di fighi pazzeschi tartarugati con gli occhioni verdoni.  
… un po’ tipo lui, per esempio…

Viaggio nel pregiudizio (maschile)

Una donna femmina che decida di varcare la soglia di una concessionaria per acquistare un veicolo motorizzato atto al  trasporto di cose e persone deve sapere, di partenza, che assai difficilmente sarà presa sul serio. Nella fattispecie in questione io – Barbie – entro baldanzosa nel luogo ove rivendono,  ricavandone notevole profitto, autovetture di una nota casa produttrice francese con lo scopo, apparentemente evidente, di comprarne una.
Entro e comincia a guardarmi in giro con quell’aria tipica che significa: allora, qualcuno mi caga o che roba??
Intorno a me caracollano 6-7 uomini (maschi) che si guardano l’un l’altro con quell’aria altrettanto tipica che significa ‘chi è? Cosa vuole? avrà sbagliato… vai tu? No vai tu? ma tanto fra un po’ arriverà il marito / fratello / padre / fidanzato / nonno / amante / figlio / pappone’.
Perché nella mente del maschio l’idea che una donna entri in una concessionaria auto DA SOLA e sempre da SOLA decida di perfezionare l’acquisto di ciò che la interessa è  INCONCEPIBILE. Non esiste proprio!
La Donna può tranquillamente andare da sola a comprarsi abiti, scarpe, generi alimentari, rossetti, una balestra, suppellettili, animali rari, ma NON la macchina. ASSOLUTAMENTE no! Perchè cosa ne sa lei di motori???? Giusto?
 
Quindi Barbie deve farsi strada non solo tra i venditori, ma anche tra i pregiudizi, finchè non sapendo più che pesci pigliare bussa esasperata ad un acquariufficio: ‘mi scusi signore, ma a chi potrei chiedere qualche informazione per una MACCHINA?’
Il tipo alla scrivania crede di aver capito male,  strabuzza gli occhi, scuote violentemente la testa con aria incredula, si fa venire un attacco di asma, respira due tre volte nel sacchetto del pane, si fa due tiri di ventolin e alla fine rantola ‘guardi, c’è il collega’.
Subito un fuggi fuggi generale, ma uno (sfigato) resta smarcato ed è praticamente obbligato a darmi retta, perchè io lo placco senza requie:
V (enditore di auto) – buona sera, mi dica (sbadiglia)
B (arbie) – ‘sera… vorrei una macchina.
V – …
V – … se potesse essere un po’ più precisa…
B – La voglio usata. Piccola, però con cinque porte, graziosa, facile da parcheggiare, molto spaziosa dentro, con pochi chilometri, che costi poco, magari rossa, vernice metallizzata. Col CD di X Factor già dentro l’autoradio se possibile
V – .. (guardandomi con aria da compatimento) ci sarebbero quella punto lì e quella panda là.
B – Bene. Quanto costa la punto?
V – .. (annoiato).. ummm.. cinquemila
B –  Ah. E quanti chilometri?
V – (guardando l’orologio) 66..no 70, settantamila
B – Ah. E di che an..
 
Ecco che entra uno (uomo maschio anche lui)  che, scavalcandomi letteralmente, va diretto dal MIO venditore con un mazzo di chiavi in mano e, come se proprio non esistessi (d’altronde, la donna che compra un’auto DA SOLA è o non è una creatura di fantasia? Come il mostro di Lochness, il Minotauro, i vampiri o Maria Stella Gelmini.. ah no, che lei invece esiste.. maledizione!), comincia a parlare di robe sue col Venditore che smette immediatamente di cagarmi, poiché non gli par vero di poter finalmente interagire con un uomo maschio, proprio come lui.
Dopo 10 minuti di conversazione in-te-res-san-ti-s-si-ma sulle pasticche dei freni, ed altrettanti di sguardi inceneritori da parte mia che però non sortiscono effetto alcuno, il villano mal garbato se ne va, non prima di avermi guardata con aria fintamente affranta ed aver proferito un ipocrita ‘mi scusi, eh!’
AH GRAZIE!  Mi scusi cosa, oramai … ancora un po' e morivo di vecchiaia… 
 
Comunque ormai sono stufa marcia, e non ho più alcuna voglia di comprare né la panda né la punto, e tralasciando ulteriori tediosi particolari, concludo dicendovi che alla fine ho trovato quel che cercavo in una seconda concessionaria dove un uomo maschio leggerissimamente più disponibile è arrivato perfino ad aprirmi la portiera del modello che mi interessava facendomici sedere dentro. Ci stavo benissimo, tra l’altro. Son tornata a casa tutta contenta pensando: sabato torno e LA COMPRO!!
 
Ovviamente relaziono l’Ufficiale in tempo reale via telefonia mobile, palesandogli  il mio sdegno ed il mio disgusto per la razza maschile nella sua interezza (lui a parte, chiaramente…), e, al tempo stesso, il mio entusiasmo per il veicolo prescelto! E' già la mia macchinetta, praticamente…
 
Lui, che mi ama, approva su tutta la linea:  
 
U(fficiale):  Brava Barbie ! Ma hai chiesto per le emissioni inquinanti  ?
B(arbie):  quali emissioni inquinanti  ??
U – Si.. nel senso: cos’è? Euro …? 1? 2? 4??
B- ehmm.. veramente…
U – ma poi.. è benzina o diesel? Ce l’ha il filtro antiparticolato?
B – …dunque..  il tappo del serbatoio era verde, quindi sarà benzina..credo …
U – … vabè. Comunque vien l’inverno, l’importante è che le gomme siano in ordine. Le hai guardate, no?
B – Ecco. Si, vien l'inverno. No. Non le ho guardate.
U-  Okey. Almeno ti sarai fatta confermare la garanzia!
B – ….dunque… allora…
U – ….
U-  ….
U- ….
B –  Uffi… ma ci sei??
U – scusa, stavo srotolando il filo del telefono..ehmm …scusami tanto cara, ma adesso devo proprio andare. Devo controllare con urgenza la sequenza di Fibonacci, ciao ciao.
B – MA UFFI !!
 
Che ci posso fare .. alla fin fine l’Ufficiale è un uomo anche lui.
Il problema vero è che IO  sono una donna. Sigh. 

  

Vi ricordate i tuberi arrosto? (sottotitolo: cock – tail)

Sono stata a ritirare l’esito dell’esamino di cui al post ‘Tuberi arrosto’ (la cui lettura suggerisco caldamente)….  Arrivo un venti minuti prima dell’orario di apertura (12.30) e già altre 4  donne, di cui due gravide ed una con neonato poppante al seguito, sono lì, a presidiare il territorio. Tempo 2 minuti e mezzo e ne arrivano altre 12 in rapida successione e, come me, osservano le presenti, fanno il conto mentale e si dicono ‘ok, sono la numero sette’ (io sono la numero cinque, per inciso)

6 secondi prima dell’ora X, quasi in contemporanea con la Signora Dottoressa che, carica come un mulo di faldoni e cartelle, arriva ad aprire lo studiolo dove si consegnano gli esiti, arriva anche l’UOMO. E’ l’unico e, a meno che non si sia operato di recente, dovrà  certamente ritirare l’esito della fidanzata.

Uomo: posso entrare? chiede alla bestia da soma in camice bianco che sta deponendo il container di materiale cartaceo sulla scrivania.

‘NO’! risponde secca costei, nell’apprestarsi a sistemare sul banco la mercanzia.

E nella frazione infinitesimale di tempo intercorso tra il botta e risposta il mondo, lì intorno, cambia: lampi e fulmini scoccano come dardi di fuoco, lanciati da sguardi inceneritori, lampi balenano furiosi traversando il corridoio e si schiantano con boati fragorosi alle spalle del malcapitato, un’aurora boreale color antracite saetta nell’aere e appare e scompare seminando cenere e morte… Le vecchie fanno schioccare le dentiere in un attacco di bruxismo nervoso collettivo. Le gravide cominciano a respirare rapide con sbuffi sincopati, la più gonfia minaccia un parto prematuro, un’altra minaccia un aborto, alla 1576 settimana: quello del’incauto essere di sesso maschile che ha osato l’innominabile: SALTARE LA FILA!

Io conto mentalmente fino a 7350 stringendo tra i denti la mia ricevuta di pagamento e secernendo umori malefici: finalmente una voce rompe gli indugi e ulula: ‘scusi, ma c’era lei prima di me?’

E’ una biondina verde in faccia dalla rabbia. ‘SI’ – erompe in un rutto di risposta una gigantessa in cappotto marrone ‘e prima c’è quella signora lì’ ! (indicando l’allattante con l’indice puntato a mò di kriss malese).

Ecco che 34 occhi inviperiti  fissano con estrema e palese ferocia l’UOMO, che incredulo profferisce un ah…ma… siete tutte in coda per ritirare?? (ma noooooo! Ma cosa te lo fa pensare?? Io vengo ogni giorno in ostetricia durante la mia pausa pranzo per verificare se si è avanzato un po’ di puré dell’ospedale da portare a casa, chè ne sono ghiotta)

ECCCERTO che siamo qui per ritirare, o mentecatto!

Il clima ricambia di colpo: i 34 occhi si scambiano ora empatici sguardi di compatimento, e nuvolette di pensiero si materializzano nell’aria come d’inverno il fiato del bue nel presepe: ‘cosa ci volete fare? massssì, è un maschio, ci vuole pazienza… del resto, non credo che abbia preso il nobel, quest’anno ah aha hahhaha!’

‘AVANTI’ raglia finalmente il porta-carte laureato in medicina che ha terminato la vetrina.

L’UOMO, lo sguardo contrito, conta sulle dita le presenze femminee e, desolato, si allontana, non prima di aver estratto dalla tasca un cellulare.

 

‘mamma? si, sono io… no, guarda, mi sa che non torno per pranzo.. forse neanche per cena’.