Della recente trasferta sul gallico suolo

Torno un po’ sull’argomento ‘vado a Parigi per lavoro’

Intanto – come ho fatto più volte notare in passato – quando dico ‘Parigi’ difficilmente intendo l’Ile de la Cité o il 4° arrondissement (il Marais, per intenderci)
ma quasi sempre trattasi di periferica banlieu, o addirittura di anonima cittadina a 40-60 km, sperduta in mezzo al nulla dove però – per qualche arcano motivo – vi è la sede di un ghiotto cliente termoionico.
In tal caso, la trasferta si risolve in un paio di giorni di duro lavoro (aeroporto-cliente-albergo-cliente-aeroporto), con pernottamento in hotel economico. 
Di solito, detto hotel economico (leggi: orrenda stamberga traballante) è incastonato in una mirabile area commercial-industriale che comprende SEMPRE:
– Un numero ‘x’  di alberghi, tra  i quali almeno, in ordine decrescente di decenza: Mercure, Kyriad, Campanile, Formule 1 (per capirci: al Mercure c’è il frigobar in camera. Al Formule 1 il frigobar è la stanza dentro la quale alloggiate…)
– un numero ‘x’ di ristoranti: Courtepaille, Buffalo Grill, Leon de Bruxelles e –  a volte – Crocodile. Se ci capitate andate diretti a Leon de Bruxelles: servono cozze belghe come se no ci fosse un domani. Però evitate quelle al Roquefort  (per la cronaca, l’area commerciale dove sono stata  io è talmente ma talmente scrausa che l’unico ristorante è un asiatico generico (thailandese- vietnamita – cinocoreano) all-you-can-eat)
– un centro commerciale francese: Carrefour, Auchan, Castorama, che se avete dimenticato a casa lo spazzolino o l’avvitatore elettrico sono una manna dal cielo.
Sono talmente tutte uguali che se ce ne sono 2 nella stessa cittadina rischiate di partire da una delle due, andare in centro (sempre che ci sia, un centro… non è mica detto!) per cenare, tornare in albergo, mettervi a letto ed accorgervi solo il mattino dopo che l’hotel dove avete dormito è il Mercure Montmagny Sud, e non il Mercure Montmagny NORD, dove si trova il vostro bagaglio! (*)
Poco male: se siete fortunate, la tipa che aveva quella camera lì, e che ora si sta truccando con i vostri cosmetici nella vostra stanza, ha la stessa taglia, un ottimo gusto nel vestire ed una spiccata predilezione per le borse di Prada e le scarpe Jimmy Choo.
Se invece vi tocca uscire dall’hotel con una felpa antistatica, un giubbotto arancione impermeabile, le scarpe antinfortunistiche con la punta di ghisa e il caschetto da cantiere, probabilmente siete finite – appunto – al Mercure Montmagny Nord, nella camera 307.
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La mia.
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(*) un po’ come le IKEE, che sono tutte identiche in ogni parte del globo.
Al mio ex (l’Ufficiale .. ve lo ricordate ? ) piaceva immaginare le IKEE come porte di passaggio di un gigantesco macchinario per il teletrasporto: voi entrate all’ikea di Cinisello, fate tutto il percorso, comprate le candele profumate e 3 pacchi di tovagliolini al piano terra, sbirciate cosa c’è nell’angolo delle occasioni prima delle casse, pagate, uscite nel parcheggio e vi ritrovate a Seattle! 
 
P.S. Avete notato ? Ho nominato l’Ufficiale, e non c’è neanche un segnetto di lacrima nel post! Un bel risultato, o no ??

Gli Amici di Barbie

Un po' per il lavoro ingrato che faccio (non ci sono mai)  un po' per il caratteraccio che mi contraddistingue, un po' perchè più invecchio e più divento selettiva, fatto sta che io di amici ne ho pochini. Pochini ma buoni, che poi è quello che conta. Alcuni ottimi, direi.
 
A me, per esempio, non  piacciono quelle persone che:
– ti dicono 'stavo per chiamarti io' quando le chiami
– ti dicono 'non ti fai mai sentire' quando le chiami
– ti dicono 'eh.. se non ti chiamo io…' quando ti chiamano
– ti dicono 'non ci vediamo mai'
 
Mi piacciono molto invece quelli che
 
– non li senti da 6 mesi, poi ti chiamano per dirti 'Ciao. Degli amici mi hanno paccato 5 minuti fa per cena e adesso ho delle derrate alimentari già semicotte. Vieni a mangiarle tu se no le butto ai maiali ?'
– vengono a casa tua, entrano senza suonare il campanello, neanche ti salutano e ti dicono 'devo usare urgentemente il tuo bagno'
– non si arrabbiano se ad una cert'ora gli dici 'senti, io ho sonno. Vattene a casa, và. E già che esci portami fuori la spazzatura'
– non si arrabbiano se gli dai da mangiare roba scaduta
– li chiami per dire 'stasera sono di umore nerissimo, ma mi andrebbe di vederti lo stesso, mi serve un parafulmine'
– non si arrabbiano se non rispondi agli sms o se richiami dopo 5 giorni. O magari proprio non li richiami.
 
Io sono fortunata, e qualche amico che risponde alle caratteristiche di cui sopra ce l'ho. 
Ad esempio il Botanico: praticamente un fratello, che vanta peculiarità assai singolari.A lui piace moltissimo piantare abusivamente alberi ad alto fusto nelle aree comunali trascurate. Dice che bisogna migliorare la città, e così fa incetta di querce, sequoie e baobab ai vivai e poi li pianta in giro. Ma tipo che ha piantumato – pagando le piantine di tasca sua – una vasta area semiverde di fianco a casa mia, con i miei vicini di casa che lo guardavano allibiti commentando 'è suo marito?? no??? e allora … se non abita neanche qui!!'  E' un'ambientalista convinto, e mi sgrida severamente se non butto gli sfalci del prato  negli appositi contenitori all'uopo predisposti. Poi però per salire sulla sua macchina devi fare l'antitetanica, perchè va a ritirare concimi naturali che carica a badilate sulla station wagon per fertilizzare le sue piantagioni.
Ha un ritardo cronico nei confronti del mondo: tu lo chiami alle sette e gli dici 'vieni a cena alle otto' e lui ti risponde: 'si perfetto. Passo un attimo in tintoria a Vercelli a ritirare la salopette, poi vado a dare lo sverminante a due tigli in oltrepò, passo da casa a cambiarmi le scarpe, faccio un salto a salutare i miei genitori a Como, vado dal barbiere e per massimo le otto e cinque son lì'.  Il Botanico è un essere umano totalmente aperto al mondo, fa amicizia con chiunque in 5 minuti, e all'istante la gente lo trova simpatico. Parte solo per le vacanze, e torna con millemila indirizzi email e sette milioni di fotografie (che vorrebbe mostrarmi commentandole una per una tipo 'lì non si vede, ma c'era anche un elefante, cosa che io trovo insopportabile), ha un senso dell'umorismo formidabile e sa parlare in rima che al confronto certi cabarettisti son delle mezze calzette. Fa finta di essere un patito di cucina naturale e vegetariana, ma è capace di mangiarti via un salame di varzi (ma anche un Negroni industriale) in 5 minuti. A Pasqua mi ha finito in un pomeriggio tutto gli avanzi del pranzo di famiglia, compresa una torta Danubio da 2 kg venuta malissimo.
 
Adesso, per esempio, è in vacanza in un posto remotissimo del mondo – che per rispetto alla sua privacy non nomino, ma ha dovuto fare 26 vaccinazioni per andarci – e mi ha mandato un sms che dice 'Ricordati di bagnare le piante. Qui figata. Ciao'
 
Il Botanico, in questi ultimi mesi, si è un pò perso, e ha molto bisogno di ritrovarsi. Pur sapendo per certo che non legge mai il mio blog (perchè è distratto e se ne dimentica) spero che magari al ritorno delle vacanze, per fortuita coincidenza, se ne ricordi e leggendosi tra le righe sorrida a sè stesso, riconoscendo la bella persona che è: perché se ci fossero più Botanici il mondo sarebbe un posto migliore. E non soltanto perchè più verde.

Comunicazione di servizio: Barbie è in partenza con armi, bagagli, Ufficiale e una bella tendinite al piede destro verso terre remote e selvagge ma ospitali, dove conta di baciarsi tantissimo con l'Ufficiale, divertirsi, rilassarsi, scalare montagne altissime (nonostante la tendinite) e ammazzarsi di specialità enogastronomiche locali.  Non porta seco nè il piano dieta, nè l'Infanta, nè il pc nè altri strumenti di comunicazione. Rientrerà a fine mese, carica di herpes,  ricordi e di post da scrivere.
Baci a tutti voi, adorati lettori!

Comuni 

Senator Lounge

Vienna, Austrian Airlines ! La mia città preferita e la mia compagnia aerea prediletta!
Specie quando posso gozzovigliare impunemente in attesa dell'imbarco nella Senator Lounge grazie alla Diamond Card di un occasionale compagno di viaggio!

La Senator Lounge dell'aeroporto di Vienna è un luogo straordinario, al quale accedono solo pochi e selezionatissimi eletti, che – per l'appunto – possiedono la magica carta Diamond (ecco cosa intendeva Marilyn!), poichè viaggiano sovente in prima classe… e a volte i loro fortunati amici, naturalmente, tipo me!

Grandi e confortevoli potrone Frau ti accolgono sorridenti, c'è ovviamente la wifi come se piovesse, la filodiffusione, un silenzio da chiostro di clausura, ma soprattutto un buffet h24 dove spiccano:
– salsicce viennesi calde, buonissime!
– il PURE'!! Tanto, delizioso, caldo caldo, fatto con le patate VERE , mica con le buste pfanni! Mangiato a merenda a cucchiatate verso le 15.30- 16.00 del 30 giugno è una cosa S T R E P I T O S A ! Specie per me che, ricordiamolo, sono amante del purè!
– lo champagne, per mandare giù il purè. Illimitato anche lui.. puoi tracannarti la Magnun, come ho fatto io, e nessuno fa una piega, anzi ti mandano subito una Mathusalem di rimpiazzo
– la mousse al cioccolato. Lì ho dovuto limitarmi, e ne ho mangiate due e non 24 come avrei tanto desiderato. Ma era bello e scaldava il cuore vedere come non appena il numero di porzioni scendeva sotto il minimo sindacale (18)  subito arrivava un signore in frac col carrellino a rimpinguare la scorta, il tutto a ritmo concerto di capodanno!

Per tacer dell'aeromobile! Nonostante il mio biglietto super economy la brillante compagnia delle palle di Mozart offre sedili larghi 3 volte Ryan Air ed uno spazio per le gambe inimmaginabile (i corti come me possono addirittura tenerle distese anche senza scegliere le uscite di sicurezza). Incredula di fronte a tanta volumetria, ho voluto fare una prova pratica: testa contro lo schienale, braccia tese in avanti non arrivavo a toccare il sedile di fonte, nonostante le unghie lunghissime da panterona!
Son cose belle per me, che spesso mi ritrovo a incastrata tra due sedili NON reclinabili con la fronte appoggiata al poggiatesta del sedile avanti…
Non parliamo poi del successo della manovra: tutti i vicini, scambiandola per una ginnastica anti varici da volo prolungato, hanno cominciato a fare lo stesso in perfetta sincronia.

L'unica pecca della Austrian è che spesso finisce in overbooking: tipo stasera, che 2 minuti prima dell'imbarco la signorina fa un annuncio ove mendica disperata due volontari che partano 3 ore dopo, offrendo in contropartita la favolosa cifra di euri 100.
La venditrice-amante-della-trattativa-peggio-che-essere-in-un-suk-arabo che c'è in me scatta d'impulso, senza che la gemella non-facciamo-figuracce-per-l'amor-di-dio riesca a trattenerla e in men che non si dica mi trovo davanti al desk: '100 son pochi, ma se vuole per 250 mi offro io'  
La hostess mi guarda come se avessi tre teste, ma ormai son partita e non mi ferma più nessuno: 'su su, coraggio – le intimo perentoria – alzi quel coso lì chiamato telefono, senta il suo capo e chieda se si può fare'
Lo stupore della sobria fraulein è tale da paralizzarla cerebralmente, e senza credere alle sue stesse azioni lo fa veramente: chiama il Padrone della Austrian Airlines !
'Thank you Madame, but Mr Austrian says this is against our company policy. We are not interested in your offer' è la secca risposta della bionda stewardessa.

Bè, pazienza, nessuno è perfetto, ricordiamocelo. Neanche la Austrian Airlines, evidentemente!  

P.S. non ho neanche disfatto la valigia, che tosto riparto con l'Infanta per una settimana di vacanza nella terra delle tapas, della paella e – soprattutto – della sangria! 
Barbie è talmente stanca che ha deciso di partire così come si trova,  con dentro la valigia i tailleur da regina della  termoionicità, un costume da bagno infilato all'ultimo momento, due campioni di valvola ultimo modello, il listino prezzi, una giacca pesante, giacchè  teme la gelida estate basca, e già  molta nostalgia dell'Ufficiale, che non vede da tanti giorni e che non vedrà per altrettante albe e tramonti. Ma spera di divertirsi tanto tanto lo stesso…

Cosa facciamo io e l’Ufficiale per divertirci?

Normalmente niente, ci basta la reciproca compagnia, una buona bottiglia di bianco frizzante bello fresco, e magari un film in bianco e nero (anni 50, aggiungo io). E siamo felici.
Però ogni tanto ci diamo una bottarella di vita mondana, tipo che usciamo a cena, andiamo al cinema, a teatro, a visitare una capitale straniera, oppure all’opera, facciamo bunjee jumping, un giro alla Leroy Merlin o al Brico, o uno spettacolo di cabaret (con noi protagonisti, ovviamente), la scalata di un 5000 m, una camminata sui carboni ardenti, o un giro in mongolfiera. Niente di che, insomma.
In particolare quando usciamo a cena ci piace moltissimo guardare le altre coppie: altri essere umani abbinati come noi a due per per due, per lo più maschio-femmina, anche loro seduti al tavolo come noi, che mangiano e si divertono come noi.
NO. Come noi no.
 
Noi a tavola ridiamo moltissimo, facciamo le vocine, l’Ufficiale fa delle battute da schiantarsi dal ridere, giochiamo col cibo, ogni tanto ci baciamo. Anche con gli occhi, per dire.
Tante altre coppie – non tutte-tutte per fortuna – no.  Sovente le altre coppie manco si parlano.
Mangiano con lo sguardo fisso nel piatto, o a volte nel vuoto. Spessissimo lui (o lei. O entrambi) messaggiano sul cellu. E non credo,  peraltro, che si messaggino tra loro.
 
Ma il peggio del peggio l’ho visto l’altra sera: eravamo in locale molto figo, con un gran bel concerto jazz  e un’ottima cucina. Si poteva perfino ballare.
E chi c’è al  al tavolo alla nostra sinistra? Una coppia: lui alto e dinoccolato, sarà stato 2 metri e 10,  giacca sul verde pisello-pied-de-poule, stravaccato sulla sedia in una posizione che neanche Escher avrebbe potuto immaginare, con le ginocchia che arrivavano dall’altra parte del tavolo tanto le gambe erano lunghe, due mani che saran state 50 cm cadauna, con la mobilità del paracarro che teneva il tempo tamburellando tra i piatti e muovendo la testa a ritmo (il suo, di ritmo. Non quello del gruppo che suonava…)
Lei dormiente. Ma non nel senso di poco presente o apatica. E’ che proprio dormiva. Con la bolla al naso e il filo di bava alla bocca!
Aveva gli occhi chiusi e ogni tanto le cadeva la testa sul mento.  A tratti  aveva un guizzo di vitalità: apriva un occhio (il sinistro) e controllava se  fossero arrivati degli  sms.  Poi riprendeva immediatamente la sua attività onirica, del tutto incurante di congas, altoparlanti e applausi.
Lui niente, come se nulla fosse. Andava avanti imperterrito a tamburellare schivando con abilità tovaglioli e posateria e ignorando con leggerezza la narcotica consorte. A un certo punto il cantante fa alzare tutti per ballare.
Oh! L’ha dovuta svegliare!!
 
Lei si è alzata, ha tenuto gli occhi aperti per un 30-40 secondi, poi è andata avanti a dormire. In piedi, come i cavalli.
 
Che dire. Magari sono io che esagero. Magari son felici anche loro. Magari lei era solamente molto, molto stanca.
 
Però magari no. 
  

Dovere di cronaca

Non è che l’Infanta non avesse chiaro il concetto ‘la Mater desidera il profumo Escale à Portofino (di Christian Dior – vedi post precedente): ce l’aveva chiaro anche troppo, da quel dì, quando, girellando nei duty free per ammazzare il tempo  durante 12 interminabili ore di scalo in un aeroporto piazzato nel bel mezzo del deserto, supportava il piano diabolico dell’Ufficiale di farmene dono per il mio genetliaco (formato jéroboam).

Ed è così che ha provveduto a demolire metodicamente i miei reiterati tentativi di acquisto nelle ultime due settimane: ma no Mater, costa un capitale !  ma no Mater: sa di repellente per insetti! ma no Mater! La ChristianDior ricicla il denaro sporco dei narcotrafficanti!! E via così…il tutto con la regia occulta dell’Ufficiale, che la manovrava da lontano via auricolare, come Ambra e Boncompagni a Non è la rai!

Insomma: ce l’ha fatta, non me lo sono comprato! Ma ogni volta le dicevo: vabè Infanta, ho capito, non lo compro! Però almeno cerca di far intendere alla SuperZia che mi farebbe piacere! Tanto un regalo me lo fa comunque, no? L’Infanta annuiva, e intanto messaggiava la zia ‘tutto quel che vuoi, ma NON comprarle un profumo!!’

E intanto ingenti quantitativi di Escale à Portofino giacevano stoccati nel reparto ‘Cadeaux – scaffale p’ (Parfum – eau de)  dell’Ufficialesco guardaroba in attesa del momento propizio a venirmi consegnati brevi manu con accompagnamento musicale idoneo (tanti auguri a teeeeeeeeee). Cioè ieri.

 

Eeeehhh, son soddisfazioni!

 

        

P.S Ma ve ‘ho raccontato come si è presentato a Malpensa l’Ufficiale alla partenza per la vacanza asiatica very wild? Con la samsonite. Quella rigida.

Io e l’Infanta avevamo logori zaini Quechua da 60 litri cadauna, con stipato dentro l’inverosimile, e le scarpe da ginnastica attaccate fuori penzoloni. Lui la samsonite rigida con dentro il frac.

Quando si arrivava in una camera d’albergo, noi femmine esplodevamo il contenuto degli zaini all’esterno in (dis)ordine sparso, occupando il pavimento per il 93% della superficie utile, mentre lui appendeva i calzoni di lino (perfettamente stirati) nell’armadio, e sistemava le magliette nei cassetti, ordinate per nuance di colore. Anche se stavamo lì un giorno e mezzo, eh! Poi noi a cena ci presentavamo agghindate con stracci macchiati e  stropicciati, lui invece arrivava con camicie immacolate e inamidate,  ai polsi due gemelli vintage anni 40, papillon e binocolo da teatro: praticamente lui sembrava un sultano e noi le sue serve…

 

Frammenti di vacanza unica ed irripetibile

Cavalcare un elefante è un’esperienza unica: salire sopra il grosso pachiderma è già un impresa, caracollare poi sul dorso del  mansueto bestione convenientemente alloggiati nel baldacchino da marajà non ha prezzo! O meglio: un prezzo ce l’ha, ed è quello della lavanderia alla quale dovrete poi affidare tutti i vostri abiti (calze e mutande comprese, e magari anche voi stessi) per un lavaggio accurato ed approfondito.

Perché se quando vi fate un’oretta a cavallo vi rimane addosso quel tipico fragrante aroma equino, il risultato di un tempo analogo sull’elefante è facilmente deducibile dal fatto che l’elefante pesa dieci volte il cavallo.. forse anche di più. Ma ne vale la pena, anche perché il costo delle lavanderie locali è veramente ridicolo (roba da imbarcare un bagaglio a parte con tutti i piumoni invernali…)

 

Dormire su un isola tropicale in un bungalow fra le rocce, con il mare che spumeggia sotto il vostro pavimento è un’altra esperienza che non ha prezzo. O meglio: ce l’ha, ma anche in questo caso irrisorio. E poco importa se non ci sono i vetri alle finestre, non c’è l’acqua calda, e alle 23.00 tolgono la corrente. Quando esci in terrazzo e ti guardi intorno, e vedi sotto di te la spiaggia e il mare, ti domandi se abbia veramente un senso vivere da un’altra parte.. non c’è una risposta, ovviamente, ma una bella birretta gelata sorseggiata piano piano aiuta a superare il dilemma.

 

Vedere l’Infanta che si mangi i vermi fritti è un’esperienza che assolutamente non ha prezzo! Ella maneggia i menu locali con navigata esperienza e affronta con disinvoltura e coraggio sperimentazioni culinarie anche estreme. Se uniamo questa sua peculiarità alla pressoché assenza nel suo frasario quotidiano di espressioni come ‘sono stanca’ oppure ‘quando arriviamo’ o peggio ‘mi porti lo zaino?’ è facile comprendere come l’Infanta sia già da ora una viaggiatrice formidabile.

 

Volare come Tarzan appesi ad una fune tra gli alberi della foresta pluviale, a 50 metri di altezza… che altro si può dire?

 

Risalire un fiume accoccolati dentro a un gommone posato su un altro gommone piazzato a sua volta dentro  una camionetta sgangherata guidata da un indigeno che scatta foto a ripetizione al grido di ‘one more, one more’, e poi ridiscenderlo passando per le rapide spumeggianti tipo ‘La regina d’Africa’, è un’esperienza senza prezzo: prima ti caghi in mano, ma poi ti senti più figa e più audace di Katharine Hepburn nel succitato lungometraggio, appunto! Ma senza nè Humphrey Bogart nè le sanguisughe…

 

Visitare una cascata sotto una pioggia monsonica torrenziale, farsi massaggiare dalla punta dei piedi alla punta dei capelli (passando per il centro), cercare le scimmie tra gli alberi, mangiare un curry rosso così piccante da lacrimare come durante la visione di Love Story, navigare con una barchetta tra i canali maleodoranti della capitale, dove ragazzini si tuffano direttamente dalla porta di casa, guardare schifati gli insetti fritti nelle bancarelle, rimirare i monaci di cera dentro ai tempi..eccetera eccetera eccetera… sono altrettante esperienze senza prezzo.

 

Una corsa in tuk tuk per le strade della capitale invece un prezzo ce l’ha: però è trattabile. Possibilmente in lingua locale; indispensabile quindi  imparare i numeri, almeno le decine per giungere, dopo estenuanti trattative, ad un compromesso accettabile. Sappiatelo: vi inculeranno comunque! Consolatevi però: almeno la vaselina non l’avrete pagata voi !

 

E per finire: passare 15 giorni meravigliosi, tutti di fila, con l’Ufficiale, senza mai un dissapore, senza stancarci l’uno dell’altra, vederlo giocare e scherzare con l’Infanta, che si è ammazzata dalle risate in plurime occasioni, e desiderare che i 15 giorni diventino 150 o 1500 o 15.000 o più… ecco, questo veramente non ha prezzo. Ma se anche ce l’avesse lo pagherei volentieri. Tanto ho la Mastercard!

E’ giunta l’ora…

..di chiudere ermeticamente il bagaglio. Giacchè domani mattina si parte, si percorrono svariate migliaia di chilometri in aeromobile e si giunge dall’altra parte del mondo, per trascorrevi due settimane di VA-CAN-ZA.

Io, l’Infanta e l’Ufficiale. Le persone a cui voglio più bene al mondo (me compresa, egoisticamente parlando).

Sappiate che non cercherò degli Internet Point per tenervi aggiornati ma mi limiterò ad informare del nostro benessere- con parsimonia – la NonnaSprint via telefonia mobile  cammin facendo (c’ha la sua età e il concetto ‘se non ci sentiamo vuol dire che va tutto bene’ le è del tutto incomprensibile ed inaccettabile).

Perchè non si interrompe un’emozione (lo diceva Fellini eh, mica merda!)

E quindi arrivederci a fine mese, vi penserò tutti intesamente trasvolando i continenti zaino in spalla e guida Touring in mano!

Vostra Barbie vacanziera

 

Tristesssssssssa infinita

Mi attende un week end di solitudine. Stante che le congiunture astrali sono positive e negative contemporaneamente, si è verificato che:

          L’Infanta si trovi in terre remote lambite da mari caldi e azzurri con il di lei genitore

e, contemporaneamente,

          L’Ufficiale si trovi in luogo altrettanto remoto, ancorché non lambito da un bel niente

Dovrebbe esservi chiaro come, normalmente, l’assenza dell’infanta  agevoli alquanto gli  incontri sessual-romantici  tra me e l’Ufficiale… dunque potete bene capire quale disperazione mi strugga il cuore al pensiero di non poterlo baciare lunghissimamente profittando del mio temporaneo  stato di non maternità. Invece NIENTE. Che poi  la stessa condizione  si è già verificata anche lo scorso fine settimana… e qual un bel ‘ma porca puttana’ ci sta, direi.

Comunque.. va bè, sono una donna piena di risorse! Qualcosa da fare lo troverò, no? Tipo:

          Tagliare il prato (attività sana e meravigliosamente ludica, soprattutto con gli attuali 38 gradi – 42 percepiti)

          Sfoltire il glicine (caso mai vi venisse in mente di piantarlo per fare tipo siepe lungo la cancellata e non farvi guardare in casa… lasciate perdere: tempo 1 anno si trasforma in baobab, con lunghi tentacoli  tipo serpenti che escono dalle sbarre e vanno a importunare i passanti che transitano davanti alla vostra abitazione. Quando cominciano ad apparire scritte sul marciapiede tipo ‘a morte il glicine e colei che l’ha piantato’ è ora di uscire con le cesoie e tagliar giù tutto. Peccato il glicine abbia una capacità di germoglio che neanche le liane della foresta amazzonica, e dopo 10 minuti netti siete daccapo…meglio l’edera finta di plastica, credetemi)

          Nutrire le tartarughe (che, causa mancanza di insalata nel frigo,  ho recentemente scoperto essere ghiotte di anguria, patate lesse,  susina gialla e pomodori pachino leggermente marcescenti)

          Appendere i lampadari, la veneziana, incorniciare certe foto, lavare i vetri,  e certi altri lavoretti che dovrei fare da aprile 2008… ma non c’è fretta

          Prendere un aperitivo con certe amiche che non vedo da un po’ … sempre che nel frattempo non si siano sposate, trasferite, morte. Perché ho provato a chiamarne una stamane, e la tim dice che il numero è inesistente. E sempre che le superstiti mi rivolgano ancora la parola.

          Andare a ballare. Nonostante la mia agilità da paracarro.

          Farmi la manicure

          Depilarmi

 

Ecco. Direi che è tutto.

……

Ma probabilmente andrà a finire che me ne starò in casa per 48 ore filate, spiattellata sul divano, con lunghi peli fluenti quanto il glicine, e unghie con lo smalto pezzato, dividendo una pinta di Haagen Dazs gusto cookies con le tartarughe, mentre  guardo dei film strappalacrime in bianco e nero, così da avere almeno un alibi mentre piangerò copiosamente  guardando delle foto dell’Ufficiale…

Bolla di dilatazione temporale

Oh. Non ce la faccio.

Mi accingevo a scrivere della mia recente trasferta nella terra dei folletti, ma non ce la fo.  Tutta colpa della bolla di dilatazione temporale…

Stamattina la sveglia è suonata alla solita ora. Peraltro senza che io avessi dormito stanotte: incurante del sonno perduto, e infischiandomene dell’afa pesante già a quell’ora lì, mi sono tirata su e:

         doccia e capelli (e vabè..)

         aspirapolvere in mutande

         straccio del pavimento e alè, sgurare le piastrelle (*)

         sterminio di massa di formiche, le bastarde infilatesi nel sottolavandino attirate dalla buccia del melone che ivi giaceva riversa nel pattume

         colazione

         preparazione del cibo da asporto per pranzo in ufficio (porzionamento anguria in apposito container atto alla movimenazione e successiva consumazione del cibo normalmente denominato ‘schiscetta’)

         trucco e parrucco

 

 (*) tenete presente che da questo punto in poi mi muovevo per casa deambulando su un asciugamano da bagno (sporco) buttato in terra con questa modalità: giù la salvietta per il lungo, un piede sul lato corto a sinistra, un piede sul lato corto a destra eeee strisciare! Prima un piede poi l’altro, provate, su! I vantaggi sono molteplici: uno, potete liberamente andare di qua e di là sul pavimento della vostra abitazione senza attenderne l’asciugatura e senza lasciare impronte di ciabatte – solitamente orme di sporco nero quadrettato – sul lindo suolo. Poi, così facendo, un po’ le asciugate voi, la monocottura di casa. E infine,  last, but not least, con quel movimento lì la cellulite delle chiappe si smuove non poco. Diciamo pure che traballa come un budino. Certo, c’è l’inconveniente che i vicini di casa, che escono per andare a lavorare alacremente, vi sbirciano dalla porta-finestra spalancata e sghignazzano senza ritegno, additandovi coll’indice e dandosi di gomito tra loro  nel vedere le vostre goffe movenze mentre vi trascinate ansando sull’asciugamani (sporco)  con lo spazzettone in mano… ma è un prezzo che pago volentieri, anzi: mi vanto pure un po’.

Ora, secondo voi.. a che ora mi sono svegliata? le cinque? nooooo…

Erano le 07.40 antimeridane.

E a che ora sono uscita di casa, secondo voi, per portare l’Infanta dai nonni?? alle nove?? alle nove e venti?

Naaaaa!  Alle 8.37.

Soli  57 minuti dopo. E le formiche erano un fottìo, ricordiamocelo.

Ma come ho fatto?? mi sono domandata. E’ impossibile..

E invece no: è la bolla di dilatazione temporale. Per motivi che ignoriamo il tempo si ferma per 3-4 ore (in alcuni casi anche giorni, si dice) e voi potete fare quel che vi pare, utilizzando al meglio quel tot di vita in più.  Poi quando la bolla scoppia bon, finito, il tempo riprende a scorrere normale.

Certo, che io abbia deciso di lavarci il pavimento durante l’effetto bolla… la dice lunga, sulla mia dabbenaggine. Non era meglio fare qualcosa di più ilare? Correre dall’Ufficiale e baciarlo lungamente, per esempio?  Vabè, ormai la bolla è andata sicchè è inutile stare a pensarci.

 

Comunque: fino a 30 minuti fa pensavo ‘cacchio, ma com’è che non sono stanca PER NIENTE??’  Ma il lungimirante uomo che-sciacqua-i-piatti-prima-di-metterli-nella-lavastoviglie ha telefonicamente sentenziato: guarda che poi tutto d’un tratto crolli, e ti addormenti secca da zero a rem in un un nano secondo. (poi ha appeso, perchè doveva correre a fare l’inventario della dispensa del secondo trimestre, che è già in ritardo per l’audit)

Bè..c’aveva ragione, come al solito. Non ce la fo più. Sono le nove, e mi si chiudono gli occhi.

Perciò per il post sulla bella terra di San Patrizio toccherà attendere.

Almeno che abbia dormito quelle 14-16 ore che mi abbisognano…

 

Madre di chi??

Mi è accaduta una cosa VERAMENTE ORRIBILE: ero lì che lavoravo bella tranquilla (si fa per dire, ovviamente…No, mi riferisco al ‘bella tranquilla’, non al ‘lavoravo’ !) quando la gentile signora che periodicamente riporta all’onor del mondo  il prestigioso spazio abitativo che occupo h8 Monday-to-Friday esercitando l’attività di venditrice al dettaglio di valvole termoioniche, sbirciando di sguincio in un cassetto aperto ed ivi notando una fototessera ha esclamato: ‘ma chi è?? Sua figlia??’
Ero io.
Da non credersi.
Trattavasi di ritratto fotografico di dimensioni ridotte che mi ero fatta in occasione del quinquennale rinnovo del documento di identità. Quindi due anni fa. Pesavo qualche chilo di meno. Avevo la frangetta. Sarà stata quella ad indurla nell’agghiacciante errore?
Ma il fatto è che io continuo a pensare: ma com’è possibile che io in due anni sia invecchiata tanto da sembrare la mamma di me stessa?? A chi somiglierò tra due anni? Alla mia trisavola??
Che siano le maledette valvole termoioniche?? O l’aria condizionata degli aeromobili? O il consumo continuo ed indefesso di vini, liquori, nonchè cibi sofisticati e un po’ malsani, tipico di chi deve sempre mangiar fuori al ristorante per motivi di lavoro?? (con la gazza appoggiata alla bottiglia della minerale…).
‘Esagerata !!! Che fantasia!! ’ direte voi.
Vi darei ragione se l’episodio fosse un caso  sporadico e isolato, ma sentite cosa mi è capitato invece non più di una decina di giorni orsono: mi trovavo a rilassarmi Ufficial-dotata in un paradisiaco centro termale ricco di sorgenti sulfuree a temperatura idonea a starsene immersi come l’Uomo in Ammollo di francocerriana memoria per ore ed ore; nulla sembrava poter turbare quel meraviglioso momento di relax e benessere allorquando un’amica (o quanto meno sedicente tale) ha cominciato di punto in bianco ad elargirmi preziosi quanto non richiesti consigli su come migliorare l’aspetto della mia pelle.
E su come debellare la cellulite. E su quanto sia importante utilizzare creme diverse per contorno occhi e tutto il resto della faccia. E culo, aggiungo io.
Già lì per lì mi ero detta: cazzarola, ma son ben conciata male !! e dire che non mi sembrava…
Ma adesso, metto insieme i due episodi e mi preoccupo veramente.

Per tacer del trauma psicologico: io ho alle spalle una lunga adolescenza fortemente acneica, durante la quale non passava giorno senza che qualcuno mi dicesse ‘ma….hai mai pensato di fare qualcosa per la tua pelle? perché non provi a usare il Clearasil / il Gentalin / l’acido muriatico / l’aspirina effervescente / il Topexan / l’acqua ossigenata 36 volumi / l’alcol etilico / l’argilla / l’alcol denaturato / l’acqua borica /  il limone / l’acqua di Lourdes / la pasta lavamani Cyclon / il dentifricio / il napalm / il cetriolo / la saliva di pipistrello / la cocacola /  l’estratto di bardana al 2% / il burqa??? eh?? perchè non provi? magari ti passano…

Poi spesso avevo anche l’Herpes: stessa storia, con l’aggiunta di ‘perchè non provi l’urina?come se una non fosse in grado di guardarsi allo specchio,vedersi riflessa e capire da sè che tutti quei piccoli vulcani rosso-gialli e quel crostone grande come una castagna sul labbro superiore non avrebbero dovuto trovarsi proprio lì…ma lasciamo perdere, è acqua passata…


Il problema è che fatico ad adottare soluzioni drastiche (es: trapianto facciale completo) poiché l’Ufficiale, normalmente, mi rimanda un’immagine assai diversa. Ad esempio mi dice spesso ‘che bellina che sei!’ , espressione  che mi evoca  (causa forse anche gli occhi con la pupilla a forma di cuore mentre lo dice) un’immagine di me stessa tipo esperienza estracorporea: mi vedo dall’alto avvolta in un abito di voile fluttuante in delicati colori pastello, che corro scalza su un prato fiorito, con in testa una coroncina di pratoline e in mano un cestello di vimini carico di petali di rosa che spargo leggiadra tutt’intorno, e se faccio una puzzetta sa di gelsomino.
Però, da me interpellato al riguardo (leggi: sottoposto a terzo grado e torture da inquisizione spagnola che Torquemada al confronto era un chierichetto)  anch’egli, nonostante il suo proverbiale aplomb, la sua diplomazia e la palese venerazione che nutre nei miei confronti, ha dovuto ammettere con riluttanza che  ‘forse ho preso qualche chilo’, seppur cercando di tranquillizzarmi subitaneamente con giuramenti su ciò che ha di più caro (il suo Mac) di amore eterno ed imperituro e rassicurazioni circostanziate relative a tutte le altre meravigliose ed ineguagliabili caratteristiche fisiche e morali che mi contraddistinguono (prima tra tutti l’autoironia – immagino – ultima la mia proverbiale acidità)
 
Vabè, mi dico: sarà un periodo un po’ così. Passerà. Spero. Ma stavolta – veramente – c’è da non dormirci la notte…