Storia di F.

L’altro giorno, il dì che mi accingevo a partire per la patria di Annibale, sono arrivata in aeroporto un po’ triste e depressa: lo smarrimento della mia chiave usb non è stata soltanto una dimostrazione evidentissima che il mio cervello perde colpi, ma anche – e soprattutto ! – una reale perdita di informazioni e ricordi. Sulla chiavetta c’erano appunti di pensieri probabilmente insignificanti per voi, ma per me erano qualcosa… c’erano alcune fotografie che non avevo ancora copiato altrove,  c’erano appunti di lavoro, fogli excel, alcuni vecchi post che sono stata costretta a cancellare dal blog e che volevo conservare…

Insomma, ero  triste, con tanto di lacrimoni sul ciglio  e mascara a rischio effetto panda…

Ed ecco che succede:  arrivo in aeroporto, dove – come tutti sapete – transito con una certa frequenza.  E mi capita di pensare a F. Così, senza un vero perché. Non che fosse la prima volta, invero…F.  è una (ormai) signora che oggi so essere impiegata in una rinomata compagnia aerea ma prima, in una vita precedente, mi ha fatto da stagista per circa un semestre. Trattasi di un quindicennio orsono, quando c’erano ancora le lire, e  la sottoscritta non si occupava di valvole termoniche,  ma di analizzatori di contaminazione superficiale di wafer in silicio, strutturati e non. Tutta un’altra cosa, insomma…

Comunque: già allora godevo di fama di aguzzina e schiavista,  crudele e spietata, e non vedevo l’ora che arrivasse una stagista timida e inesperta per alleviare le mie fatiche quotidiane (e andarmi a ritirare la roba in tintoria…). Ed arrivò lei: apparentemente leggiadra e gentile, uscita fresca fresca dal liceo, F.  nascondeva non solo uno spirito di sopportazione degno di un fachiro sul letto di chiodi, ma anche un’anima decisa e determinata, una perfetta conoscenza delle lingue straniere, una passione per il flauto traverso ed un consorte viaggiatore come e più di me. La povera tapina si sciroppava circa 100 km di macchina due volte al giorno, per farmi fotocopie, inviarmi fax,  sventolarmi con un ramo di palma nella stagione calda e portarmi la cioccolata fumante in quella fredda. Io la angariavo a più non posso, ricavandone immediata e consistente soddisfazione: o il fax era troppo lungo , o troppo corto, la traduzione prolissa o troppo stringata, la palma non sufficientemente aeratoria, la cioccolata liquida. Insomma: lavorammo insieme per 6 mesi, e poi il contratto giunse a scadenza. Così come il suo sistema nervoso, del resto.

Repentinamente, così com’era arrivata, F. sparì dall’ufficio, lasciando – come Padre Pio -una scia di profumo al mughetto, un gran bel ricordo e soprattutto alcune foto compromettenti che la ritraevano in pose lascive sulla scrivania di un collega maschio, mentre brandiva aggressiva bucatori e pinzatrici… Io e F. siamo rimaste a lungo in contatto: estremamente socievole, e dotata di naturale empatia – nonché di una speciale attrazione per sfigati e pellegrini – F.  mi comunicò, tempo orsono, di aver trovato impiego – e il suo destino lavorativo – a Malpensa, ramo bagagli smarriti. Le piaceva immensamente, mi disse. 

Poi, a un certo punto .. puff! Ne persi le tracce.  Scomparsa, come una Samsonite al terzo scalo…

Ma tutte le volte che, in questi ultimi anni, sono transitata dall’hub più importante del nord italia,   ho lanciato un pensiero  a F. e ai suoi occhioni azzurri;  il fatto  è che però sono sempre di corsa, e transito dal check in al gate a ritmo di galoppo serrato,  e a malapena riesco a lanciare le scarpe attraverso il metal detector, figuriamoci verificare se la mia ex stagista è o non è nei paraggi!

Ma l’altro giorno, insolitamente carica non di bagaglio inutile ma di tristezza  greve per i ricordi perduti, arrivo al check in mogia mogia, e con congruo anticipo: e mentre consegno il passaporto mi sento un batter d’ala sulla spalla. Mi giro, e vedo – attraverso il salone – proprio nella fila di banchi di fronte, quelli di una compagnia aera concorrente alla beniamina nazionale  –  un balenìo azzurro che quasi mi acceca.

Completo le operazioni e mi precipito: arrivo derapando in curva, facendo sgommare il trolley, la guardo e domando ‘…F.??’ …. ‘.. Barbie?’!!!’

Massì, era proprio lei!!!  Credo dorma in una cella criogenica, perché era tale e quale me la ricordavo nei lontani anni 90, spalline imbottite a parte… Baci e abbracci e risate e come stai e come va e come non va… a un certo punto lei mi parla della sua capa e dice che ‘tutte le donne con cui ha lavorato sono sempre state donne intelligenti, che mi hanno capita ed aiutata’

Io, chiaramente, non posso evitare la battuta ‘sarà stato l’imprinting! ‘ le dico.

E lei mi risponde seria e sorridente:  Barbie, i 6 mesi in cui abbiamo lavorato insieme non li dimenticherò mai.  Mai! Tu non sai quando mi hai dato e quanto ho imparato. Tu mi hai cambiato la vita.

E cosa me ne sarebbe importato, se avessero cancellato  il mio AZ 7446? Niente: perché tanto sarei arrivata a Tunisi volando.