L’ennesimo convegno sulla corrosione – parte seconda

dicevamo: E la donna pronuncia la fatidica frase:

 

‘MA SONO 5 MINUTI A PIEDI!’

  

Ora, con l’espressione ‘5 minuti’ si intende un lasso di tempo estremamente variabile, compreso tra il nanosecondo e l’anno luce. La sua reale durata dipende da plurimi fattori. Esempi pratici :

 

–          siete a Parigi col vostro fidanzato. E’ primavera, c’è il sole e una leggera brezzolina vi scompiglia i capelli (perfettamente lisci… perchè ce l’avevate, voi, la spazzola!). Lui vi guarda negli occhi e vi bacia romanticamente. Voi vorreste che il tempo si fermasse.   5 minuti = 1-3 secondi

–          siete a Milano, in centro, è venerdì pomeriggio, avete preso mezza giornata di ferie perchè ci sono i saldi. Siete di ottimo umore, e vi siete date allo shopping selvaggio con la vostra migliore amica. In coda ai camerini, con in mano proprio i capi che volevate,  lei vi dice: dai, entro prima io che ho meno cose. Ci metto 5 minuti.  5 minuti = 25 minuti

–          Siete a Praga, il 1 dicembre. Fa freddo, sono le quattro ed è buio come se fosse mezzanotte, piove e non avete l’ombrello. Siete sole, in estrema periferia. Brillano solo le luci del cimitero accanto al quale state passando. Cercate incazzate nere un negozio che – forse –  neanche esiste. Camminate a testa bassa per non farvi notare dalla facce estranee che vi circondano,  sulle rotaie del tram. I negozi che vedete intorno hanno insegne ostiche, che non capite (magari c’è scritto ‘ingrosso spazzole’ ma voi come fate a saperlo???) tutti quelli che incrociate hanno capelli lisci e perfetti, voi un cespuglio di stoppa ispida che l’umidità ha reso totalmente ingestibile. Per di più indossate un capello di lana cotta che sarà anche caldo ma che non migliora la situazione del votro scalpo e in più vi fa prudere la fronte. Le macchine, passando, vi schizzano con l’acqua.    5 minuti = 6-7 ore.

 

Tant’è che io sulla via del ritorno ho concepito questo post, organizzato mentalmente il pranzo di natale per 16 persone, e ripassato le tabelline, soprattutto quella del 6 che sbaglio sempre!

 

E last – but not least – mi ha chiamato una per lavoro  che mi ha detto ‘ma daaaaaaai! sei a praaaaagaaaa? Ma che cuuuuuulooooo, che fortunaaaaaaaaa’….

  

 e stavolta è veramente tutto, passo chiudo e gne-gne-gne!

 

  

L’ennesimo convegno sulla corrosione…

 

Eccomi qua a Praga, per l’ennesimo convegno sulla corrosione come speaker ufficiale (apppperò!) 

La missione non comincia benissimo: vi risparmio tutta la parte iniziale, del super mega ingorgo in tangenziale a milano con la mia macchina piantata per traverso in mezzo a sette miliardi di auto,  e io che bevo il caffè negli uffici delle Autostrade con gli impiegati, piscio nel loro bagno, e intanto l’ingorgo si sblocca e la massa di auto deve fare la gimkana con la mia piantata nel mezzo….facciamola corta, và. Arrivata a Praga, e sortita dall’aerostazione, il taxista mi bolla immediatametne come forestiera, mi carica sul’autovettura e mi porta all’hotel facendomi usmare nel tragitto l’aria meravigliosa della capitale ceca: vedo di lontano il castello, il ponte, perfino l’orologio… ma poi imprevedibilmente tutto comincia a sfumare alle mie spalle: i bei palazzi asburgici scompaiono lasciando il posto a grigi casermoni ex unione sovietica, discount e cimiteri.  Intanto, in sottofondo, la radio locale lancia le notizie del giorno, e penso tra me e me che la lingua ceca non è particolarmente musicale nè comprensibile:  capto frequentemente il vocabolo ‘gne-gne-gne’ nella parlata, e vorrei tanto sapere cosa significhi.

E intanto, finalmente, dopo il termovalorizzatore e dietro al  capolinea del tram, non troppo distante dal canile municipale, a destra dello sfasciacarrozze, appare l’hotel, un bel cubo rosa-maglia-della-salute-del-nonno  costellato di sfere marroni e attorniato da mercerie che vendono pigiami di acrilico azzurro di quelli che fanno le scintille, a 50 Korone (2 euro).
Sono arrivata.

(A parte che a me sembra di aver circumnavigato il globo.  Secondo me esiste sicuro una linea retta che collega l’aeroporto all’hotel, lunga un quinto della distanza che ho percorso io, e cara un decimo. Io mi sono arrovellata su quanto mi sia effettivamente costata la corsa, ma siccome io sono veloce nei calcoli mentali come a correre i cento metri piani (che percorro in 19 minuti netti!) non ne sono venuta a capo, ho consegnato i 30 euro richiesti e ciao)

 
Dopo il check in corro a cambiarmi gli stivali e mi precipito nella conference room: sono tutti uomini, e me lo aspettavo. Parlano tutti ceco. E me lo aspettavo.

 

Non c’è il traduttore. NON me lo aspettavo.

Vabè,  mi siedo e cerco di capire, andrò un po’ a intuizione, mi dico,  ma il ceco, oltre a non essere nè musicale nè comprensibile, non è neanche una lingua intuitiva. Peraltro nella presentazione del momento non c’è una figura neanche a pagarla… (e poi pagarla quanto? In corone o in euro?? mah..) e io capisco solo ‘zertificazie’,  ‘applicazia’, e ogni tanto ritorna il vocabolo ‘gne-gne-gne’ di prima. Resisto stoicamente dieci minuti, poi mi decido ad abbandonare la sala meditando di andare a farmi un bel giro in centro.

  

Salgo in camera, disfo la valigia, il cui peso sarebbe giustificato solo se fosse di plutonio massiccio, ed estraggo:

 

          il beauty, per rendermi conto che NON ho la spazzola per i capelli

          il pc, per rendermi conto che la spina non va bene. Non ho l’adattatore universale


Scendo alla reception per chiedere l’una e l’altra cosa. Risposte: NO e NO.

Non hanno né spazzole né adattatori. Merda!

Risalgo in camera e  spengo il pc (che pesa come un laterizio e con il quale  a questo punto potrò lavorare si e no mezz’ora, e con i capelli tutti in disordine, per di più!!)


Vabè… BASTA! Mi arrendo e vado in centro
(dove realizzo che ci sono più mercatini di natale che turisti. Non approfondisco l’argomento, eventualmente potete vedere il post su praga dello scorso anno nella categoria omonima)

  

Finalmente sazia di odore di Natale, di Kafka e di Moldava, rientro in hotel, dopo aver cercato la spazzola:

 

– in profumeria – non c’è

– in diversi supermercati  – non c’è

– da h&m – non c’è

– da new yorker – non c’è

   in farmacia (c’ho provato…) non c’è

Affranta, all’ingresso nel cubo, stanca morta, realizzo che al piano terra c’è un coiffeur! Evvvvai! Entro e chiedo: 

          di comprare una spazzola –> NO

          di averne una in prestito –>  NO

          di noleggiarne una –-> NO

          ehi! Guardate là dietro! Sta passando Richard Gere !! …merda, non ci cascano, e devo mettere giù la spazzola che ho cercato di asportare

  

Risalgo in camera, ormai rassegnata a pettinarmi con lo spazzolino da  denti.

 

Mi si è smagnetizzata la tessera per entrare.
Riscendo alla reception per chiederne un’altra, e ne approfitto per lagnarmi del trattamento del coiffeur


La receptionista mi spiega garbata che c’è un big shop dove le vendono, le spazzole!


Ma dove? Chiedo io

Ma qui vicino ! dice lei

Qui vicino DOVE? SONO STANCA MORTA, E’ BUIO, PIOVE E FA FREDDO!! QUI DOOOVVEEE?

 

 

E la Receptionista pronuncia la fatidica frase:
(ve la dico domani: il post è già troppo lungo, poi non lo leggete tutto…)

 

 

 

 

ma poi, com’è andata veramente?

a) l’autista dell’hotel è arrivato con una jetta e non con la limousine bianca. Non aveva nè livrea nè guanti

b) l’hotel è molto carino, ma ho una doppia normale. ça va sans dire, della jacuzzi neanche l’ombra

c) finestra con vista sul cortiletto interno. Il Ponte Carlo non dista solo 10 passi 10, ma bensì 578 (per amor di precisione li ho contati!) Troppi perfino per  gli stivali a tacco medio, figuriamoci lo stiletto. E in più c’è un maledetto pavè di perfido porfido!

d) negozi aperti fino alle sette circa. Niente saldi, chiaramente. Prezzi allineati con Via della Spiga – Milano. Il delegato tedesco ha scartato 10 bar perchè la birra era troppo cara (3 euro) al grido di ‘but we are in the czech republic!!’  Io a tutti costi voglio comprare un cappello di volpe bianca tipo zarina russa, ma costa 2000 corone (circa 500 euro) e non riesco neanche a provarlo bene, perchè è ancorato al negozio con una catena, manco fosse uno scooter!

e) Mercatini di Natale uguali ai nostri, pieni zeppi di paccottiglia scadente tipo europa dell’est di 20 anni fa

f) la riunione finisce esattamente all’orario prestabilito, anche  5 minuti dopo, il che mi permette di fare giusto giusto  una volata di corsa fino in centro, ma è tempo sprecato, perchè non trovo NIENTE.

Forse sarebbe stato meglio andare alla Fiera dell’Artigianato…..

 

… però Praga è bellissima e magica, con degli addobbi meravigliosi, e sulla Moldava ci sono i cigni, e per strada ho incontrato prima Kafka e poi Smetana  poi Rilke ed infine la Principessa Sissi…ah, Ufficiale… che bello sarebbe se anche tu fossi qui…

Praga, arrivo!

Eccomi al gate della SkyEurope. Destinazione: Praga.

Cosa succede al gate? La prima cosa che salta all’occhio è che suona l’allarme, a ripetizione. E’ interessante notare che nessuno si scompone, tutti si comportano (me compresa) come se niente fosse. Io non so se devo fare l’isterica e manifestare la mia preoccupazione (AHHHHAAAAA !! L’ALLARMEEEE.. FUORI TUTTIIIIII’) o far finta di niente.

Per una questione di dignità opto per la seconda soluzione, anche se il UAA-UAA è assai molesto. E poi: chi mi dice non sia un allarme VERO? Magari al piano di sopra – perchè noi siamo confinati in una specie di seminterrato – sta succedendo il finimondo, passeggeri presi in ostaggio e via discorrendo, e noi qui belli tranquilli con queste facce che esprimono chiaramente un unico, comune pensiero: ma quando ci imbarcano??? Ad esempio, c’è uno appoggiato ad una parete, uguale sputato a Franco Battiato da giovane, che si tappa l’orecchio col dito, ma lo sguardo tipico del passeggero in attesa di imbarco ce l’ha lo stesso!

Stavolta parto per Praga carica di aspettative… ad esempio mi immagino:

a) l’autista dell’hotel che verrà a prelevarmi in aeroporto, in livrea e guanti bianchi tipo lacchè,  col cartello in mano con su scritto IL MIO NOME! Che figata!

b) l’hotel superlusso, e siccome è rimasta libera solo la suite imperiale – due piani, letto in mansarda e jacuzzi – la danno a me ‘enjoy, madame..’

c) finestra con vista sul Ponte Carlo, che dista solo 10 passi 10. Posso andarci anche con gli stivali taccati.

d) negozi aperti fino alle 23.00. E ci sono i saldi!

e) Mercatini di Natale favolosi, pieni zeppi di oggetti ricercati di preziosa e rara manifattura, a prezzi ridicoli, tipo europa dell’est di 20 anni fa

f) la riunione finisce, inspiegabilmente, due ore prima del previsto, consentendomi di andarmene a zonzo alla ricerca dei regali di natale mancanti, che quindi acquisterò in loco, ottimizzando il tempo della trasferta e in più risparmiando tantissimo!

Vedo già, la mattina di Natale, parenti ed amici che aprono il loro pacchettino e, estasiati, esclamano: ME-RA-VI-GLIO-SO!  Ma dove l’hai trovato?? non dirmelo…ma sssì.. ALLA FIERA DELL’ARTIGIANATO!!!