Uhhhhhh che meraviglia .. che fortuna…

…esclamano invidiose le mie amiche quando annuncio ‘no, non ci sono giovedì per l’aperitivo. Vado a Varsavia per lavoro’.

Una di esse, una volta, ha addirittura detto: vorrei essere te per una settimana (!!!)

Non sanno, le povere tapine, che andare a Varsavia, o Londra, o Parigi o quel che è, perchè tanto è uguale, significa alzarsi la mattina prestissimo, precipitarsi in aeroporto con il CollegaTedioso, dove salgo su un aereo low cost, sul quale mi fanno pagare non solo l’improbabile brodaglia color caffè e sapor catrame, ma anche la maschera dell’ossigeno (fortunatamente solo se l’aereo si depressurizza). Poi arrivo in un altro aeroporto dove salto su un taxi che mi porta in un sobborgo di periferia, e la periferia polacca ve la lascio immaginare. Mi chiudono in una riunione fino alle ore 18.00, poi esco, risalgo in taxi, e via al meraviglioso hotel 3 stelle, che premurosamente mi hanno prenotato dall’altra parte della città. Ci arrivo alle 21.00, distrutta, e non vedo l’ora di andare a dormire. Ma non posso esimermi di cenare con il mio agente locale, e un giorno parlerò diffusamente dell’agente locale e della cucina polacca, e quando finalmente riesco a coricarmi è mezzanotte e un quarto. Il mattino dopo, mi sveglio alle sei – sei meno dieci, (perché in polonia iniziano a lavorare alle sette… che paese incivile!) e alè, praticamente tutto da capo, fino ad arrivare all’aeroporto verso le otto di sera per prendere il mio volo di rientro delle ore 22.00.

E quindi: cos’ho visto di Varsavia? NIENTE, ho visto, a parte l’aeroporto che non vale il viaggio… e l’agente locale, che neppure lui vale il viaggio.

Arrivata a Malpensa, verso mezzanotte, sono stanca, ma così stanca che cerco di prendere il carrello portabagagli dalla parte sbagliata della fila e mentre impreco, perchè ovviamente non esce, un inserviente, dall’altro lato della sala mi ulula con voce tonante ‘Signòòòòòòra! Dall’altra parte si prendeeeeeeee, il carrelloooooooo’ !

Malpensa a quell’ora lì non non rigurgita di viaggiatori, ma quelli che ci sono si girano, mi guardano e ridono.

Perciò, amiche care, prima di uscirvene con quel maledetto ‘uhhhhhhhh! Che meraviglia’ pensateci due minuti, e poi magari convertitelo in uno sguardo di compatimento e un sommesso ‘…poverina!’

Dei viaggiatori e dei beni di consumo polacchi

Pare che in Polonia con 2000 zloty (500 euro) compri uno scooter – scrauso eh, mica un piaggio ! Compri una roba cinese, ma la compri.
Me lo comunica Piotr, il mio agente polacco in visita di cortesia in Italia. E’ arrivato ieri: 1 ora e 20 il volo dalla Polonia, 3 ore e 40 dall’aeroporto di Orio a qui.
Pare che il navigatore – polacco eh, mica un Garmin! – lo abbia fatto transitare da Calusco d’Adda, Bottanuco, Caravaggio, Riparia Cremasca, fino ad arenarsi qui nella provincia pavesina, dove è arrivato alle ore 17.20. E io che lo aspettavo per pranzo.
Gli ho proposto, la prossima volta, di venire direttamente con lo scooter cinese. Poi quando arriva gli do i soldi – veri eh,  mica del Monopoli –  e mi tengo lo scooter!
 

l’agente Polacco e il Comunismo

Piotr, il mio agente polacco, si è fatto un bel pezzo di comunismo.
Ieri si parlava di figli – lui ne ha uno piccolissimo, di un mese – e mi confidava che la sua paura è di crescerlo viziato: ‘noi non avevamo niente da piccoli, e adesso invece si può comprare tutto. Se un bambino ti chiede una cosa, un gioco, tu glielo compri, fosse solo per il fatto che puoi farlo. E’un po’ il riscatto della tua infanzia’ mi spiega durante il lungo viaggio tra Wroclaw e Varsavia (5 ore di macchina su strade statali polacche…)

A me prende subito quella brutta malattia (e ce l’ha un sacco di gente) che si manifesta così: quando uno ti racconta qualcosa che lo riguarda tu pensi: ‘anch’io, di più, meglio o peggio’
E, certa di impressionarlo, ribatto: va bè, ma guarda che anch’io in effetti …da piccola ….non è che la mia famiglia navigasse nell’oro! Pensa: io avevo una Barbie sola, e tutte le mie amiche 5 o 6 !! 
Attendo un empatico sguardo di commiserazione da parte di Piotr, ma invece mi guarda torvo e replica:

Noi le Barbie  non sapevamo cosa fossero.
Mia madre faceva fatica a trovare le scarpe per mio fratello più grande, non perchè avesse probemi di piede, ma perchè nei negozi non c’erano scarpe. Quindi ne aveva un solo paio, che doveva mettere finchè mia madre non ne trovava un altro. Poi le passava a me. Tutto questo indipendemente dalla lunghezza del piede e/o della scarpa.
I negozi erano vuoti.
Per comprare mezzo chilo di carne, una volta alla settimana, il governo ti dava un buono con cui pagavi il macellaio.
Tutto era razionato.
Le arance erano un regalo di Natale.
Ho mangiato la mia prima banana a 14 anni.

Mia madre, che è nata in tempo di guerra, mi racconta cose analoghe.
Ma Piotr è nato nel 1977, dieci anni più tardi di me, e la sua prima banana l’ha mangiata a 14 anni, cioè nel 1990.

A me personalmente le banane neanche piacciono, ma ci sto ancora pensando su adesso.

Polonia, 31 marzo 2009

1) Oggi in Polonia  c’è il sole, e il polacco medio (incluso il mio agente Piotr) dichiara ufficialmente arrivata la Primavera e si sente in DOVERE di accendere l’aria condizionata nell’auto. Peccato che fuori, col sole, ci siano 3 gradi, e il wind chill factor. Per ribadire il concetto in auto mette il cd delle 4 stagioni di Vivaldi.

2) in Polonia ci sono delle strade che somigliano in tutto e per tutto alle super strade, (spartitraffico, doppia corsia, divieto di inversione) ma hanno:

– i passaggi pedonali
– i semafori
– i ciclisti che ci viaggiano sopra (si, le biciclette sulla superstrada…)
– i cartelli che indicano ‘attenzione passaggio carretti trainati da quadrupedi’

3) in Polonia c’è tantissimi cervi che arrivano, ti guardano, e se ne vanno al galoppo come nei cartoni animati

4) in Polonia i cadaveri ai lati delle strade non sono delle nutrie, come da noi, ma dei cervi  (veri, no cartoni animati!)

5) in Polonia c’è dei menu con dei piatti che dalla descrizione sembrano buonissimi, ma poi, quando li vedi arrivare pensi ‘secondo me fa cagare’. Poi li mangi. Fanno cagare.

6) In Polonia fino a pochi anni fa c’era il comunismo. Ma di questo vi parlo domani. 

Le Badanti Volanti

30 MARZO 2009

LOT – In volo per Varsavia

L’aereo è pieno zeppo, come al solito, di uomini dotati di pc, prosopopea, doppiopetto e giornale polacco (Podniezalek, Gazeta, Polska). Stranamente, oltre a me, ci sono altre 4 donne: le Badanti Volanti. Formossissime, biondissime, NON giovanissime. Masticano furiosamente la cicca, indossano dei bei maglioncini leopardati pelosini, che sembrano pari pari pelliccia di cucciolo di Trudi. Portano seco borse e borsoni, pieni di cosa non si sa.

Io, che sono romantica, immagino i borsoni pieni di regalini italiani per i loro figli / nipoti che a casa in Polonia aspettano trepidanti, ai bordi dell’orto coltivato a cavoli e rape, il  ritorno delle Badanti Volanti, che importano in patria parmigiano, olio d’oliva e spaghetti Barilla : un po’ delle Winx polacche, per intenderci!

Noto anche che la hostess, in realtà, se sorvoliamo sul dettaglio maglioncino-cucciolo-di-Trudi, è uguale identica alle Badanti, un filo più giovane: Lei è la Vera e Unica Badante Volante di tutti noi a bordo, talmente rassicurante che il Collega Tedioso è crollato addormentato già prima del decollo….

 

Polonia, 12 novembre 2008

Più che un viaggio di lavoro una missione punitiva…

Il CollegaTedioso, che come al solito mi accompagna, tanto per non smentirsi non ha argomenti… parla – se va bene – solo di lavoro, con un lessico da troglodita e un’approssimazione imbarazzanti (litighiamo davanti ai clienti perché non riesco a capire una parola di quel che dice… in italiano). Spesso si addormenta in macchina, con l’occhio semichiuso che lascia intravedere il bianco, e la mascella pendula che ogni volta mi aspetto che gli coli giù dal mento un rivoletto di bava. Parla spesso dei suoi Amici: i miei Amici laureati, i miei Amici che giocano in borsa, i miei Amici che lavorano a Milano… Guadagnano tantissimo, lavorano pochissimo, sono intelligentissimi. Mi domando: perché sono suoi Amici?? Di cosa  parlano quando escono, dove vanno, cosa fanno??

Stamattina, sveglia alle 5.50, fuori è notte, 3 gradi sottozero, la macchina ghiacciata, un freddo da gulag. Io, in via preventiva,  mi ingozzo di uova strapazzate e pancetta, con l’idea di costruirmi intorno uno strato adiposo bello spesso, per combattere il freddo, tipo orso polare (che ho anche dei bei peli sulle gambe, discretamente lunghi…) Indosso la calzamaglia pesante, nonostante il buchino sull’alluce (me ne ricorderò troppo tardi, quattordici ore dopo, quando suonerà il metal detector all’aeroporto, e mi si intimerà ‘your boots away, please’).

Nonostante la levataccia non sono proprio furibonda, e abbaio poco. Viaggiamo verso Jeleniov per due ore, e sulla strada vedo un numero imprecisato di aquile, che qui stanno appollaiate sul bordo della strada come da noi gli aironi, e cervi e cerbiatti che pascolano indisturbati nei campi coltivati a rape (o patate..boh!)

In effetti la Polonia è piuttosto fredda e non molto ospitale, e l’Ufficiale ha ragione: gli abitanti hanno lo sguardo triste e gli occhi in giù….