Vi ricordate i tuberi arrosto? (sottotitolo: cock – tail)

Sono stata a ritirare l’esito dell’esamino di cui al post ‘Tuberi arrosto’ (la cui lettura suggerisco caldamente)….  Arrivo un venti minuti prima dell’orario di apertura (12.30) e già altre 4  donne, di cui due gravide ed una con neonato poppante al seguito, sono lì, a presidiare il territorio. Tempo 2 minuti e mezzo e ne arrivano altre 12 in rapida successione e, come me, osservano le presenti, fanno il conto mentale e si dicono ‘ok, sono la numero sette’ (io sono la numero cinque, per inciso)

6 secondi prima dell’ora X, quasi in contemporanea con la Signora Dottoressa che, carica come un mulo di faldoni e cartelle, arriva ad aprire lo studiolo dove si consegnano gli esiti, arriva anche l’UOMO. E’ l’unico e, a meno che non si sia operato di recente, dovrà  certamente ritirare l’esito della fidanzata.

Uomo: posso entrare? chiede alla bestia da soma in camice bianco che sta deponendo il container di materiale cartaceo sulla scrivania.

‘NO’! risponde secca costei, nell’apprestarsi a sistemare sul banco la mercanzia.

E nella frazione infinitesimale di tempo intercorso tra il botta e risposta il mondo, lì intorno, cambia: lampi e fulmini scoccano come dardi di fuoco, lanciati da sguardi inceneritori, lampi balenano furiosi traversando il corridoio e si schiantano con boati fragorosi alle spalle del malcapitato, un’aurora boreale color antracite saetta nell’aere e appare e scompare seminando cenere e morte… Le vecchie fanno schioccare le dentiere in un attacco di bruxismo nervoso collettivo. Le gravide cominciano a respirare rapide con sbuffi sincopati, la più gonfia minaccia un parto prematuro, un’altra minaccia un aborto, alla 1576 settimana: quello del’incauto essere di sesso maschile che ha osato l’innominabile: SALTARE LA FILA!

Io conto mentalmente fino a 7350 stringendo tra i denti la mia ricevuta di pagamento e secernendo umori malefici: finalmente una voce rompe gli indugi e ulula: ‘scusi, ma c’era lei prima di me?’

E’ una biondina verde in faccia dalla rabbia. ‘SI’ – erompe in un rutto di risposta una gigantessa in cappotto marrone ‘e prima c’è quella signora lì’ ! (indicando l’allattante con l’indice puntato a mò di kriss malese).

Ecco che 34 occhi inviperiti  fissano con estrema e palese ferocia l’UOMO, che incredulo profferisce un ah…ma… siete tutte in coda per ritirare?? (ma noooooo! Ma cosa te lo fa pensare?? Io vengo ogni giorno in ostetricia durante la mia pausa pranzo per verificare se si è avanzato un po’ di puré dell’ospedale da portare a casa, chè ne sono ghiotta)

ECCCERTO che siamo qui per ritirare, o mentecatto!

Il clima ricambia di colpo: i 34 occhi si scambiano ora empatici sguardi di compatimento, e nuvolette di pensiero si materializzano nell’aria come d’inverno il fiato del bue nel presepe: ‘cosa ci volete fare? massssì, è un maschio, ci vuole pazienza… del resto, non credo che abbia preso il nobel, quest’anno ah aha hahhaha!’

‘AVANTI’ raglia finalmente il porta-carte laureato in medicina che ha terminato la vetrina.

L’UOMO, lo sguardo contrito, conta sulle dita le presenze femminee e, desolato, si allontana, non prima di aver estratto dalla tasca un cellulare.

 

‘mamma? si, sono io… no, guarda, mi sa che non torno per pranzo.. forse neanche per cena’.

 

Tuberi arrosto

Oggi sono stata al Policlinico per un esamino da niente tipicamente femminile che però prevede l’introduzione nella patatina (mia) di oggetti in plastica, pinze in metallo, manufatti in cotone naturale, liquidi, e altre amenità necessarie all’esame esso stesso.
Ora, il Policlinico è un ospedale universitario, e mi aspettavo senz’altro la presenza delle studentesse… ma non di terza media, però!!
Vabè, animata da radioso ottimismo mi dispongo a gambe spalancate e patata al vento sul lettino appositamente dotato di ganci-reggi-polpacci (tra parentesi: i miei, di polpacci, ci si incastrano a malapena).
 
Dottoressa tredicenne:  signora Barbie, non è molto rilassata…la vedo un po’ contratta… come mai?
B. Ma forse perchè mi sta ravanando nella patata con un coso, che così a sensazione direi essere una vanga, e c’è un’infermiera che passa e ripassa sbirciando di sguincio mentre ripone scope e faldoni nello sgabuzzino attiguo? Vuole chiederle la scopa per ravanare meglio??
 
Dottoressa tredicenne: ecco, adesso le mettiamo un liquido marrone che brucerà un pò …
B: Signorina, si è espressa male. Intendeva forse dire ‘guardi che adesso le versiamo dentro della benzina e poi con questo zippo le diamo  fuoco? Perchè, mi creda, l’effetto è quello lì…controlli se mi esce della lava incandescente, che sento colare.
  
Dottoressa tredicenne: poi passa.
B:  ‘poi’ quando? venerdì pomeriggio? settimana prossima? Ad agosto 2011? (perchè adesso sono le 19.34, 7 ore dopo, e la sensazione è ancora quella della stufa a pellet caricata a manetta che scoppietta allegramente a livello ovaie)
 
Dulcis in fundo, la tredicenne, pur avendo fatto la tesina dell’esame di licenza su ‘Il perchè e il percome del meraviglioso mondo nascosto nella patatina’ non si fida del suo giudizio, nè di quel che vede a ore 12 dentro al microscopio puntato sull’Origine del Mondo e – giustamente! –  reputa opportuno chiamare un adulto che le dia manforte. Così, avvisa la dottoressa vera di venire subito a dare un’occhiata (via sms: sks, ti kiamo xkè sono incerta su pttn  barbie. Vieni sbt, ke look nel mikrosk insieme! ti asp! kiss kis :-) :-)  )
 
E così, io attendo totalmente rilassata, bella sdraiata sul lettino, gambe al vento, patata con dentro di tutto, gente che va gente che viene, neon abbacinante sul soffitto, microscopio già puntato e messo a fuoco LI’! Ma non tanto, una ventina di minuti e non di più!
Cerco di star tranquilla, ma questa cosa della consulenza …ma mi devo allarmare?? chiedo apprensiva all’adolescente in camice bianco. Mi risponde di no, però intanto attacca a bisbigliare pissi-pissi con le amiche che stanno giocando con lei alla Brava Dottoressa…
B (ad alta voce): Bè, ma se ridacchiate e bisbigliate io mi allarmo!!  Anche se state parlando dei vostri morosini, fatelo ad alta voce no? tanto mica li conosco…
 
Finalmente arriva la DOTTORESSA, quella grande (comunque almeno 10 anni più giovane di me) si mette a ravanare anche lei con paletta e secchiello, decreta che l’hanno chiamata per niente, mette una bella nota sul registro e, dopo averle minacciate di sospensione se non la piantano di tirarsi gli aeroplanini, se ne va.
 
A quel punto mi rivesto (ho bucato le piastrelle con la lava sgocciolante dal mio orifizio genitale), prendo su e me ne vado.
 
Tra sei mesi devo rifarlo. Speriamo che l’effetto caldarrosta per allora sia passato veramente….