Nella terra della Guinness

Non riesco a dimagrire.  Porcoggggiuda, non tocco né dolci né gelati né niente da mesi eppure ‘sta maledetta  stadera continua a far uscire dei numeri inguardabili.

Ma certo, finché le valvole termoioniche mi mandano in posti dove:

          Fa un freddo del diavolo, tanto che quando ti siedi a tavola il pensiero ‘prendo solo una bella insalatina’ si cristallizza nell’aria e si disintegra a contatto col fumo caldo e aromatico della  clam chowder che hai ordinato, stante la temperatura prettamente invernale (il tovagliolo ch che ti danno è di pile…) Peraltro la chowder è assai buona e abbondante MA molto calorica (forse per via di tutta la panna liquida che contiene  e che ne definisce la strepitosa cremosissima consistenza??)

          La ristorazione locale contempla solo piatti a base di carne, patate in tutte le forme, fritte, al forno e soprattutto in purè  (la mia droga, così come il french dressing,  la maionese fatta  in casa, le acciughe piccanti  e i cetrioli…), che ritenuto cibo da convalescenti assai leggero e digeribile viene localmente  arricchito con cubetti di lardo, probabilmente per contrastare il clima rigido 12 mesi su 12. Porzione minima servibile: 1 oncia (400 g)

          Il cliente che devi incontrare ti invita a cena unicamente per sfidarti, durante la semifinale del mondiale, a chi beve più birra, forte del fatto che al pub durante la partita una birra su due è GRATIS. Se vince lui, ci straccia il contratto di fornitura in faccia, se invece vinciamo noi forse magari no. Intanto lui fa il ganassa trangugiando a garganella da una bottiglietta da 33, mentre noi italici ci spariamo una pinta via l’altra come fosse cocacola… per fortuna che non ci sono stati né i tempi supplementari né i rigori, se no ciao…

          Il cliente di cui sopra chiude la sfida con il cocktail di sua invenzione:  Baileys & Brandy, in un rapporto 2 – 1. Che è come dire farsi in fila due Baileys e 1 Brandy. Dopo le xxx birre… prima del letto.. raggiungerlo, il letto.. non è come dirlo. Che poi detto cocktail a me che sono femmina piace molto, ma i due colleghi maschi non han mica gradito un granché. Ma il contratto è il contratto, e alè, trangugiare.

 

E’ chiaro come risulti totalmente inutile privarsi quotidianamente dell’Haagen Dazs  gusto Macadamia brittle oppure Cookies (i miei preferiti) se poi in tre giorni vanifichi totalmente gli sforzi del primo semestre! Quante calorie fanno 7 pinte di birra?? 50.000 o giù di lì credo.

 

Comunque: al di là di queste considerazioni, e al di là del fatto che la trasferta irlandese non sia partita benissimo grazie a un collega che ha dimenticato la carta d’identità rendendosene conto solo al check in  e un altro il deodorante, rendendosene conto solo alla mia affermazione ‘probabilmente stanno concimando’ , sconsiglio fortemente la terra di San Patrizio per le vacanze estive.

A meno che non amiate tantissimo passeggiare nella brughiera sotto la pioggia, col maglione pesante, i guanti e il cappello di pelo… il tutto mentre i vostri amichetti sguazzano felici nel mar mediterraneo…

Seconda puntata

In Irlanda gli indigeni dicono che è possibile avere le 4 stagioni tutte nello stesso giorno (non ti piace il clima? aspetta dieci minuti…) In effetti io, in una sola giornata, ne ho sperimentate tre:

          una primavera molto fredda, tipo quella del ’91 quando ha nevicato il 21 di aprile

          un autunno gelido, tipo quello dell’86, quando ha nevicato ad ottobre

          un inverno polare, tipo il 21 dicembre in Groenlandia

Basta. Altre non ce n’erano.

L’altra mattina, ad esempio, nevicavano rane. Nel senso che che venivano giù dei fiocchi grandi come grossi batraci. Ero già terrorizzata all’idea di restare bloccata per sempre nell’Ulster quando ad tratto attacca a piovere. Poi è uscito un po’ di sole.. mah, la terra della Guinnes ha un clima bizzarro! (del resto vi sembra normale una birra color caffè che per berla devi tagliarla col coltello??)

Per non parlare di come parlano i locali: un idioma del tutto incomprensibile che il mio orecchio, avvezzo alla parlata B.S. (British Standard) non distingue se non a prezzo di continue ripetizioni (what? Can you repeat it, please? say it again?). Per poi dare comunque una risposta sbagliata!

Durante questa missione abbiamo attraversato l’Ulster in lungo e in largo, raggiungendo luoghi sì remoti che, per darvi l’idea, quando passavamo con la camionetta i bambini ci salutavano con la mano. Come a dire ‘non è che ne vediamo tante di queste robe qui con sotto le ruote’. Il tutto sotto lo sguardo mansueto di innumerevoli   pecore che brucavano la neve.

Stante che non c’era tempo da perdere – ah, la celebre alacrità irlandese! –  Jeff .. (fate un colpo di tosse: ecco, quello lì è il cognome) il nostro chauffeur (che io ho incautamente giudicato minorenne a prima vista. Mi chiedevo perlplessa come avesse fatto a prendere la patente e soprattutto a farsi assumere a 16 anni dalla nazionale azienda del gas come tecnico corrosivo ..scoprirò poi che ha 37 anni – ah, la celebre capacità di conservazione del clima irlandese ! – due figli, di cui uno molto bravo in BASIC CALLS… no, non è un settenne specializzato in chiamate urbane semplificate, bensì un bambino che ha appena tolto le rotelle alla BYCICLE).. comunque: Jeff ci propone qualcosa che io interpreto come ‘mangiamo un sandwich’ ma non al bar, bensì in un xywhasryyth : scoprirò in seguito che trattasi di supermercato dove puoi farti fare un panino puntando il dito e indicando una delle vaschette piene di pastone a base prevalente di pollo e maionese che poi il salumiere ti spalmerà dentro due fette di pane  (chewyrfgusg bread or white bread?  ..not the white, the other – perché io amo sperimentare.. era pane integrale, brown bread). Dato che però a fianco c’è anche un banco tipo rosticceria, e dato che il mio collega è abituato a pranzo ad andare a casa della mamma che gli serve antipasto-primo-secondo-dolce-frutta-caffè-ammazzacaffè, egli opta per una selezione delle vivande calde in offerta, per lo più a base di pollo e panatura. Risultato: Jeff esce con un panino microscopico sotto l’ascella e un bicchiere termico di the in mano. Noi italiani col banchetto nuziale da asporto, ben stipato dentro un borsone di plastica tipo spesa del sabato pomeriggio. Il tutto verrà poi fagocitato – compresa la cotoletta panata, mangiata a morsi senza posate – durante il tragitto in camionetta tra boschi, ovini e bambini che fanno il pupazzo di neve per strada. Roba da farsi venire la congestione, ma per fortuna io ero ben coperta: oltre alla giacca a vento da sci della Decathlon rosa fucsia indossavo sotto, sopra i miei vestiti, una bella tutona blu di cotone pesante da gasista, di tre taglie più grande di me, che Jeff (fate la tosse) ci ha obbligato ad indossare perché così vuole il protocollo per i tecnici che vanno in giro a fare il lavoro che facciamo noi (gli esploratori, praticamente…) Abbinato c’era il caschetto tipo minatore, ma senza luce davanti, ma quello sono riuscita ad evitarlo, dato che alla fin fine mica si scendeva nelle viscere della terra!

Insomma: potete ben capire che non ero proprio un mostro di eleganza. Semmai, un mostro e basta…

uomini che bevono come delle spugne

Durante il mio viaggio di lavoro in irlanda ho scoperto che è possibile bere moltissimo e sopravvivere senza peraltro sputtanarsi coi clienti.

Il cliente medio irlandese è un individuto alto e allampanato, apparentemente un po’ border line, che durante tutto l’incontro di lavoro ti tratta con freddezza e distacco tipicamente nordici, ma dopo l’orario di lavoro ti invita a cena e si trasforma in un essere allegro e caciarone che neanche un romano gli sta dietro.

Il processo si attua tramite la progressiva ingestione di alcolici: birra (Guinness e non), whisky, Baileys e vino. Tutto in una sera. Dopo le prime due – tre birre il cliente irlandese ti tira pacche sulle spalle e racconta barzellette sconce, dopo 6 non so perchè anch’io a quel punto lì ero abbastanza bevuta e ho un ricordo assai nebuloso della serata.

In più, il Collega Tedioso è non solo assolutamente ininfluente dal punto di vista delle relazioni sociali (non parla inglese….) ma è praticamente semi-astemio. Avrà bevuto si è no una pinta e mezza di roba.

E quindi mi sono trovata da sola a difendere la mia dignità di donna lavoratrice, e in quanto tale costretta a bere almeno, se non di più, di un uomo nelle stesse condizoini, nonché  l’onore dell’Italia come nazione, accettando ed ingerendo di buon grado, e col sorriso sulle labbra, tutto quel che veniva versato nel mio bicchiere (dopo un po’ il sorriso era più una paresi…)

All’una e trenta di notte ho detto ‘basta, ora vado a dormire!’ e mi sono avviata barcollando verso la mia cameretta in albergo..

Il ricordo più chiaro che ho della serata (perchè è rimasto scritto un promemoria sulla tovaglietta del ristorante che mi son portata via) è quando il Direttore Ufficio Acquisti mi ha spiegato che ‘baciami il culo’ in gaelico si dice ‘pog mahon’.

Son quelle cose che nella vita prima o poi ti servono…..