Finita, finalmente!

 

1998-2000: grazie alla maestra Annamaria, che sapeva unire alla tenerezza materna una competenza professionale di altissimo livello:  all’asilo nido lasciavo l’Infanta nelle sue mani con molta più tranquillità  di quando la tenevo nelle mie, di mani, consapevole che era il posto più sicuro e accogliente dove potesse stare (anche perché ce lo ricordiamo tutti quante volte è rotolata giù dal lettone ove IO l’avevo incautamente abbandonata per pitturarmi con agio le unghie… o no? )

2003-2008: grazie alla maestra Pia, ormai in pensione da parecchi anni, che ha accompagnato l’Infanta alle elementari: una maestra di quelle di una volta, che insegnava una grammatica precisa e rigorosa, e faceva imparare le poesie a memoria. Una maestra severa e amorevole insieme, che quella volta che l’Infanta, in prima elementare, arrivò in aula in lacrime invece di sbrigarla via con il classico ‘ormai sei grande, cosa c’è da piangere’ se la strinse accanto dicendole ‘sono triste anch’io, vieni qui che piangiamo insieme’, sdoganando così la libertà di piangere al bisogno.

2009-2011: grazie all’insegnante di musica delle medie, qui descritta, che alla richiesta dell’Infanta di poter usare il suo strumento durante gli esami di terza media contrappose un categorico ‘ASSOLUTAMENTE NO! Tu suoni il piffero come tutti gli altri!’.  L’Infanta, che all’esame portava come leitmotiv la Gran Bretagna, invece voleva prodursi in God Save the Queen con l’arpa , e così imparò che a volte, se si vuole qualcosa per sé stessi,  bisogna lottare, prendere una posizione anche magari contro l’autorità costituita e  insistere, specialmente se si pensa di essere nel giusto (e tra l’altro imparò anche che per insegnare musica alle medie non serve necessariamente essere musicisti). Riuscì ad ottenere di portarsi l’arpa a scuola, e suonò delle magnifiche variazioni dell’Inno Nazionale Inglese, e anche molto altro, tra gli applausi degli (altri) insegnanti, compagni e bidelli.

2011-2013: grazie ai professori sociopatici.  l’Infanta ne ha incontrato uno al biennio, bravissimo nella sua materia, ma a  trattare con le persone proprio no. Il trauma fu tale, per l’Infanta, da indurla, dopo qualche settimana, a propormi, disperata, di cambiare scuola. ‘Infanta: la scuola è come la vita. Un sociopatico con cui avere a che fare davanti ce lo avrai sempre. Prima impari come funziona meglio è ‘. La fanciulla comprese, e rimase dove era. L’Infanta vanta ora solide basi della materia d’insegnamento, ma anche un minimo di conoscenza dell’animo umano. Il prossimo che incontra, di sociopatico, per lo meno è preparata.

2005-oggi: grazie alla professoressa di arpa: lei ha insegnato a me a fare il genitore.  Prevedibilmente intorno agli 11 anni l’Infanta fece un bel discorsetto a me e a suo padre, dichiarando che della musica ne aveva abbastanza: ‘non me la sento più’, disse. Noi, desiderosi di comportarci da genitori democratici ci consultammo con la sua insegnante esordendo con un ‘l’Infanta vuole smettere. Desideriamo rispettare la sua volontà e non forzarla’.  Ci trattò giustamente come due mentecatti,  rammentandoci che, forse, due adulti sono più adatti a prender decisioni importanti rispetto a una mocciosa preadolescente che di solito neanche sa da che parte è girata.               ‘Questo è il momento di fare i genitori’ ci disse ‘La storia del non forzarla è la scelta facile, tra 10 anni se ne pentirà, e allora sarà tardi. Vedete un po’  voi.’ Ci convinse, e con azioni coercitive da telefono azzurro, obbligammo la fanciulla proseguire gli studi al conservatorio, almeno fino alla fine delle medie. ‘Solo alla fine della terza media  – le fu detto – sarai libera di decidere. Non prima’ .   Non vi sto a raccontare i drammi in quel periodo: ‘mi rovinate la vita’  e ‘vi odio’ erano le frasi normalmente utilizzate come intercalare dalla giovinetta.  ‘Non vedo l’ora di essere adulta, così potrò decidere da sola e fare quello che voglio io’ dichiarava ad intervalli regolari di 3-4 ore.

Bene, oggi l’Infanta è (relativamente) adulta e ha deciso di fare quello che vuole lei: la musicista, appunto.

2013-2016: infine, grazie alla sua professoressa di italiano e latino: vi dico solo che quando l’Infanta vuole farmi un complimento mi dice ‘sembri la Prof’. Da una parte mi scoccia un po’, perché preferirei il contrario. Ma dall’altra mi sento fighissima, proprio come è fighissima la sua Prof.  Che alla fine della quinta liceo, per ringraziarli di ‘tre anni di fatica e di allegria’ ha consegnato ai suoi alunni questa poesia:

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

L’ho trovata oggi per caso, facendo pulizia nella sua camera, intanto che lei stava facendo l’orale.

Non la conoscevo, e leggendola ho pianto.

Racchiude una verità grande, grande quanto la responsabilità che tocca ad ogni educatore, più ancora, forse, che a noi genitori.

Grazie a voi, Insegnanti che avete saputo sognare l’Infanta.

Grazie a tutti quelli che, come voi, fanno bei sogni invece di incubi.

______________________________________________________________________

L’Infanta oggi ha finito gli esami.

E’ matura.

 

Adesso si comincia.

 

stay-calm-and-get-ready-for-the-time-of-your-life

 

 

Terrore nel frigo!

.. sottotitolo: Pesce d’Aprile!

Quando una si sveglia con calma la mattina di un giorno di vacanza può capitare, se è il primo d’aprile, di trovare questo nel frigorifero:

 

 

 

 

 

 

 

….dettaglio raccapricciante…

 

 

 

 

 

 

La sfrenata fantasia dell’Infanta non ha veramente limiti…

 

 

Desideri

Stamane ho acquistato dal simpatico senegalese Mamù (non credo si scriva così… ma pace) stazionante nel parcheggio con la sua bottega portatile, un trittico di calzette in puro (?) cotone di certissima fabbricazione e provenienza orientale. La marca Lily Fasciòn non lascia dubbi. Al termine della trattativa l’abilissimo e generoso commerciate, onde fidelizzare il cliente, ha cortesemente omaggiato me e l’Infanta di due di quei braccialettini di filo colorato che vanno annodati al polso mentre si esprime un desiderio, poi si lasciano lì e quando il fragile manufatto si spezza il desiderio si avvera.

Io non volevo saperne, di mettermelo al polso… ma l’Infanta ha tanto insistito che alla fine ho accondisceso alla richiesta;  la giovinetta ha deciso di incatenarmelo durante la manovra di uscita dal parcheggio, mentre io avevo mani e cervello occupati a far la retro evitando di danneggiare la Porsche Carrera alla mia sinistra, e all’atto dell’annodo irreversibile ha preso a incalzarmi concitatamente ‘DAI DAI DAI.. MATEEER! VELOCE, ESPRIMI IL DESIDERIO, ADESSO DAI !!’

Io, tra il lusco e il brusco, mentre sgommavo in retro, l’ho espresso. E dopo, ma solo dopo, mi sono accorta che non era il desiderio che avrei espresso da lucida, bensì un altro. Uno diverso.  Mi spiego: se qualcuno, in un momento qualunque della giornata, a mente serena, mi avesse detto ‘esprimi un desiderio’ io so per certo quale desiderio avrei  espresso. E secondo me anche voi immaginate cosa.

Ma lì, nella foga, sotto pressione, col cervello occupato a fare altro, ne è venuto fuori uno differente…quell’altro era sparito, e io son qui che domando come mai. E dove sia finito. E faccio pensieri profondi del tipo ‘oh, ma che grande macchina è il cervello! Lui si, che ne sa un bel po’. E noi che ne usiamo solo lo 0,1%.. e chi siamo da dove veniamo e dove stiamo andando’, e altre minchiate così, insomma.

Comunque.

Ora rimane solo da attendere che il sottile filo rosso attorno al mio polso destro si spezzi.

E il desiderio si avveri.

 

p.s. ovviamente non vi posso mica dire quale fosse il desiderio… l’Infanta è categorica: se lo dico ad alta voce non si avvera più. 

p.p.s. .. e Buona Pasqua a tutti!

Lo scrivo o non lo scrivo?’

.. lo scrivo.
Casa Barbie. Ore 21.30. 
Infantaaaaa… faccio la camomilla! la vuoi anche tuuuu? 
Si Mater, grazie! ulula l'Infanta dal bagno, dove si sta facendo l'ennesima doccia della giornata.

Accidenti, è finita la camomilla… va bè, farò la tisana al lampone.

L'Infanta emerge dal box doccia: più che un'adolescente è un icona del bagnoschiuma, avvolta in accappatoio e turbante di ciniglia. Si avvicina alla tisaniera:
….
….

Noooooo… il tampax  no !!!

A voi, Madri …

… che avete figli di 0 – 2 – 12 – 20 anni o anche di più. So che mi capirete.  Anche voi, come me, siete vittime della della sindrome del 'maaaaaammaaaaa.. dov'è….????'
Segue la qualunque: la merenda da prender su la mattina per la scuola, le scarpe, l'apparecchio, le mutande, il gatto, il nonno. Non importa l'oggetto della domanda: il soggetto (prole) non sa MAI dove si trovi la cosa che sta cercando.
Ora, a due anni passi… a quattro va lì va là.. a 7 si comincia a rispondere: cerca bene, è lì nell'armadio – quale armadio? – quello bianco – quale bianco? … (quanti ne abbiamo in casa??) quello B I A N C O, nell'anta di sinistra – quale sinistra? .. e via di questo passo. Generalmente la conclusione è: và che se vengo lì e lo trovo LO MANGI, chiaro?
Di solito lo trovo. Di solito l'Infanta NON lo mangia. Dice 'grazie, Mater!' e se ne va felice con l'oggetto del desiderio.
La sindrome si associa spesso a quella dell'ultimo momento: tipo che ci sono tre mesi di vacanza, ginnastica non è MAI il primo giorno… e secondo voi quand'è che salta fuori che le scarpe non vanno più bene? la sera prima, verso le 18.30. E il compasso, quand'è che me lo chiede? la mattina alle 6.45, mentre io sto ancora dormendo: sto sognando Giotto che fa cerchi a mano libera, e il sogno viene bruscamente interrotto da 'maaater…sai mica dov'è il compasso che usavo in prima media??'

Il tutto per dire che l'Infanta, che ormai ha 14 anni e da 4 giorni frequenta la prima liceo, oggi mi ha chiamato in ufficio sollecitando – per l'appunto – la mia presenza (per ragioni meramente economiche) per l'acquisto super urgente di indumento 100% cotone di colore nero  atto ad eseguire prodezze ginniche in orario scolastico (tuta), completo di calzatura ergonomica di colore bianco e di forma che incontri il gusto della giovinetta (trad. no di quelle ciccione che sembra che passo 24 ore al giorno in palestra, che quelle lì son da sfigata…). La catena di eventi che ne è conseguita si può così riassumere:
– fuga dall'ufficio alle ore 19.00 mollando dei lavori a metà, col capo incazzato nero che mi lancia dietro il bucatore
– recupero al volo della fanciulla, dotata di elenco cartaceo esaustivo nelle necessità scolastiche imminenti, che salta in macchina mentre sgommo facendo inversione di marcia
– corsa al più vicino centro commerciale (dove peraltro passo il 60% delle mie pause pranzo, e che quindi è l'ultimo posto dove vorrei essere quando non lavoro…)
– ricerca ossessiva di quanto sopra elencato – trovato tutto!
– ricerca ossessiva di altro materiale richiesto dal personale docente: matite da disegno H3 (mi sa che non esistono), fogli A3 lisci (idem), cartelletta in plastica con manico formato A3 (gliene avrò comprate 100 alle medie… che fine han fatto??) gomma bianca (forse per far completo con le scarpe da ginnastica) e altri ammennicoli apparentemente indispensabili per la scuola (tipo 3 evidenziatori colorati che quando andavamo noi neanche esistevano… come avrò fatto mai a diplomarmi, dico io??)
– rientro a casa e decongelamento disperato dei 4 salti in padella
– lavoro di taglio e cucito, perchè il pantalone della tuta veste largo (maaammaaaaaa .. dov'è una spilla da balia?? – è lì Infanta, nel cestino del cucito – quale cestino? – quello del cucito – quale cucito? …. vabè, porta qui il pantalone che faccio io, và!)

La domanda che mi sorge spontanea è: ma quando lei avrà 95 anni e io 125 sarà ancora così??

Maaaammma .. dove sono i pannoloni ??
Sono, in bagno, c'è la scorta dentro alla vasca apribile
Quale bagno?
Quello grande, quello dove riesci a entrare col deambulatore
Quale deambulatore?
Quello cromato, che abbiamo comprato nello stesso negozio dell'apparecchio acustico
Quale apparecchio acustico?
Quello che hai su adesso, altrimenti evidentemente questa conversazione non avrebbe luogo…
…..

O madri, vi prego… ditemi che non sono sola in questa valle di lacrime …
 

Senator Lounge

Vienna, Austrian Airlines ! La mia città preferita e la mia compagnia aerea prediletta!
Specie quando posso gozzovigliare impunemente in attesa dell'imbarco nella Senator Lounge grazie alla Diamond Card di un occasionale compagno di viaggio!

La Senator Lounge dell'aeroporto di Vienna è un luogo straordinario, al quale accedono solo pochi e selezionatissimi eletti, che – per l'appunto – possiedono la magica carta Diamond (ecco cosa intendeva Marilyn!), poichè viaggiano sovente in prima classe… e a volte i loro fortunati amici, naturalmente, tipo me!

Grandi e confortevoli potrone Frau ti accolgono sorridenti, c'è ovviamente la wifi come se piovesse, la filodiffusione, un silenzio da chiostro di clausura, ma soprattutto un buffet h24 dove spiccano:
– salsicce viennesi calde, buonissime!
– il PURE'!! Tanto, delizioso, caldo caldo, fatto con le patate VERE , mica con le buste pfanni! Mangiato a merenda a cucchiatate verso le 15.30- 16.00 del 30 giugno è una cosa S T R E P I T O S A ! Specie per me che, ricordiamolo, sono amante del purè!
– lo champagne, per mandare giù il purè. Illimitato anche lui.. puoi tracannarti la Magnun, come ho fatto io, e nessuno fa una piega, anzi ti mandano subito una Mathusalem di rimpiazzo
– la mousse al cioccolato. Lì ho dovuto limitarmi, e ne ho mangiate due e non 24 come avrei tanto desiderato. Ma era bello e scaldava il cuore vedere come non appena il numero di porzioni scendeva sotto il minimo sindacale (18)  subito arrivava un signore in frac col carrellino a rimpinguare la scorta, il tutto a ritmo concerto di capodanno!

Per tacer dell'aeromobile! Nonostante il mio biglietto super economy la brillante compagnia delle palle di Mozart offre sedili larghi 3 volte Ryan Air ed uno spazio per le gambe inimmaginabile (i corti come me possono addirittura tenerle distese anche senza scegliere le uscite di sicurezza). Incredula di fronte a tanta volumetria, ho voluto fare una prova pratica: testa contro lo schienale, braccia tese in avanti non arrivavo a toccare il sedile di fonte, nonostante le unghie lunghissime da panterona!
Son cose belle per me, che spesso mi ritrovo a incastrata tra due sedili NON reclinabili con la fronte appoggiata al poggiatesta del sedile avanti…
Non parliamo poi del successo della manovra: tutti i vicini, scambiandola per una ginnastica anti varici da volo prolungato, hanno cominciato a fare lo stesso in perfetta sincronia.

L'unica pecca della Austrian è che spesso finisce in overbooking: tipo stasera, che 2 minuti prima dell'imbarco la signorina fa un annuncio ove mendica disperata due volontari che partano 3 ore dopo, offrendo in contropartita la favolosa cifra di euri 100.
La venditrice-amante-della-trattativa-peggio-che-essere-in-un-suk-arabo che c'è in me scatta d'impulso, senza che la gemella non-facciamo-figuracce-per-l'amor-di-dio riesca a trattenerla e in men che non si dica mi trovo davanti al desk: '100 son pochi, ma se vuole per 250 mi offro io'  
La hostess mi guarda come se avessi tre teste, ma ormai son partita e non mi ferma più nessuno: 'su su, coraggio – le intimo perentoria – alzi quel coso lì chiamato telefono, senta il suo capo e chieda se si può fare'
Lo stupore della sobria fraulein è tale da paralizzarla cerebralmente, e senza credere alle sue stesse azioni lo fa veramente: chiama il Padrone della Austrian Airlines !
'Thank you Madame, but Mr Austrian says this is against our company policy. We are not interested in your offer' è la secca risposta della bionda stewardessa.

Bè, pazienza, nessuno è perfetto, ricordiamocelo. Neanche la Austrian Airlines, evidentemente!  

P.S. non ho neanche disfatto la valigia, che tosto riparto con l'Infanta per una settimana di vacanza nella terra delle tapas, della paella e – soprattutto – della sangria! 
Barbie è talmente stanca che ha deciso di partire così come si trova,  con dentro la valigia i tailleur da regina della  termoionicità, un costume da bagno infilato all'ultimo momento, due campioni di valvola ultimo modello, il listino prezzi, una giacca pesante, giacchè  teme la gelida estate basca, e già  molta nostalgia dell'Ufficiale, che non vede da tanti giorni e che non vedrà per altrettante albe e tramonti. Ma spera di divertirsi tanto tanto lo stesso…

1° luglio 2011: inizio di vacanza basca

Malpensa, ore 10.30.  Non devo pensare che 24 ore fare ero qui… ma stavolta è diverso: si parte per la vacanza spagnola con l’Infanta, destinazione Bilbao, e a seguire Paesi Baschi in libertà!

Arrivo un po’ tirata alla partenza: non ho dormito per l’agitazione, ho un labbro gonfio tipo canotto per chissà quale allergia (no, non sembro una diva con le labbra rifatte: perchè il gonfiore è asimmetrico, metà sopra si, il resto no. Quindi al massimo sembro una che ha sbagliato clamorosamente il chirurgo plastico…), so di aver dimenticato oggetti indispensabili, tipo il mio cellulare, che certamente giace abbandonato da qualche parte in casa, e probabilmente altre cianfrusaglie tipo collane swaroski di plastica da mettere la sera per far vita mondana (cosicchè sembrerò una povera pezzente e non la gran dama che sono in realtà) il pigiama e – certissimamente – lo spazzolino.

Ma tant’è, siamo arrivate, dopo un’oretta di auto durante la quale io e l’Infanta non abbiamo fatto altro che ripeterci come un mantra: cerchiamo di non spendere troppo, cerchiamo di non spendere troppo, cerchiamo di non spendere troppo.

L’inizio non è dei più promettenti, ed il lodevole proposito sembra avere scarsissime probabilità di successo: non siamo neanche arrivate al check in e già abbiamo dilapidato 6 euro per la  colazione. In rapida sequenza ne partono altri 25 in edicola, per l’acquisto di libri e riviste; mi autogiustifico dicendomi che i libri sono SEMPRE un investimento in cultura – ovvio: non se compri quello di Fabrizio Corona o di Federico Moccia…- e che la Settimana Enigmistica + una rivistina gossipina sono obbligatorie in vacanza (se non le presenti al gate insieme al passaporto non ti fanno salire sull’aereo) peraltro io di rivista scelgo l’unica che non ha in copertina la povera Elisabetta Canalis, che oggi è ovunque, compreso il Sole 24 ore e Pedina & Pedone, il mensile degli scacchisti.

Passano altri 10 minuti scarsi e via, 10 euro per un caffè suppementare ed uno snack (se no vomito al decollo) che includono anche una traduzione inglese-italiano a beneficio della barista che altrimenti sarebbe ancora lì adesso a cercare di capire cosa diavolo vuole il tipo che le ha chiesto la soda water nella vodka (sì, il londinese beve vodka e minerale alle 10 e trenta della mattina…)

Basta Infanta, limitiamoci, perdìo! Mica siamo milionarie! Mica viaggiamo in prima classe con Ethiad, che attira la nostra attenzione perchè, per l’appunto, al banco del check in  la prima classe accoglie gli emiri  col red carpet, il cordone bordeaux coi candelieri, una flute di champagne e un quintetto d’archi che suona la Primavera di Vivaldi.

Mentre noi, ovviamente, dobbiamo fare a cazzotti nella fila per assicurarci un posto sull’aeromobile: ci  si imbarca con la Vueling, superbamente low cost!

Primavera!!

Finalmente è arrivata per davvero!  Sono anche uscite le due tartarughe, dopo l'interro invernale, ed è uscito anche il mio vicino di casa chiacchierone, un vecchietto da cinema che io vedo all’aperto solo da aprile a settembre.
Quando lo vedo transitare davanti al mio giardino mentre sto innaffiando – stendendo i panni – trapiantando fiori – prendendo il sole – leggendo – scrivendo  capisco che – davvero – la primavera c’è!
Il simpatico omino non vede l’ora di far due chiacchiere, e per due chiacchiere intendo una conversazione di almeno 45 minuti, che inizia di solito con un luogo comune (tipo ‘che caldo, fin troppo per questa stagione…oppure ‘venezia è bella ma non ci vivrei') transita per l'alta filosofia, tocca obbligatoriamente la polifonia sacra (perché non so neanche dir come ma la nostra conoscenza reciproca si basa sul fatto che tutti e due abbiamo in comune una passione per il canto corale, che io ho praticato in passato e che lui tuttora pratica assiduamente, non mancando di informarmi su concerti, repertorio, aggiornamenti sul mastro di coro e via discorrendo), mi informa urbanamente sui recenti fatti suoi e dell'intera sua famiglia e termina di solito con un ‘adesso devo proprio andare, mi saluti sua moglie!’ che dico sempre io. Fosse per lui staremmo lì h24.
L’anziano, ancorché un poco logorroico, mi piace: mi fa vivere per un’oretta una dimensione antica, di chiacchiera di paese, di gente che non si telefona ma che si chiama di casa in casa e di cortile in cortile, ma anche un po’ da film americano, di quelli coi vicini cortesi che si portano le torte di mele (ma NON di quelli che poi scopri che hanno il seminterrato zeppo di cadaveri nel freezer…).
L’amabile individuo – del quale peraltro ignoro il nome – l’altra sera, mentre bagnavo il praticello con la mia nuovissima pistola a spruzzo Klaber, ha infilato nel fiume di parole una cosa che mi è rimbalzata in testa a lungo: ‘si vede che lei è una vera mamma’, mi ha detto.
‘MA COSA DICE??’ volevo rispondergli di primo acchito… vera mamma io, che passo più tempo in aereo che a casa, che non faccio mai le pulizie, che  mi dimentico l’appuntamento col dentista, i colloqui coi professori, le tute da ginnastica da lavare, e la merenda dell’Infanta, io che butto il costosissimo apparecchio ortodontico della giovinetta nella monnezza, solo per dirne alcune, delle mie nefandezze non-materne…
E intanto che elaboravo il pensiero nel cervello mi sono girata a rispondere all’Infanta, uscita in giardino per domandarmi il permesso di andare a casa di un'amica… l’ho guardata con occhi misti, i miei e quelli del vecchietto, e ho visto sia la bambina che sta rapidamente svanendo sia la donna che sta diventando. Una donnina bella, alta, magra, e garbata, che mi chiama in ufficio per domandarmi se può andare a spasso con le amiche finiti i compiti, quando potrebbe tranquillamente fare quel che le pare senza dirmi nulla, chè tanto io non me ne accorgerei.
E ho visto la ragazzetta curiosa e bizzarra che è adesso:  mi sono rivista con lei mentre cuciniamo insieme, inscenando al tempo stesso una puntata della Prova del Cuoco a nostro uso e consumo esclusivi, mentre giochiamo a badminton nel prato davanti a casa insultandoci a vicenda quando manchiamo il volano, mentre cantiamo a squarciagola in macchina, mentre leggiamo insieme in silenzio sul divano (due libri diversi, ovviamente), mentre camminiamo in montagna zaino in spalla, mentre pranziamo con  beatles in sottofondo facendo il playback con asparagi lessi e forchette infilzanti pomodori al posto del microfono (si, lo facciamo veramente…)
L’Infanta, notoriamente taciturna e chiusa come un riccio, a me racconta tutto; delle sue amiche, dei suoi amori, della sua musica, dei suo professori… l’altra sera l’ho trovata davanti al pc che, grazie ai tutorial su internet,  confezionava a nastro origami di carta a forma di fiore – ne abbiamo la casa invasa – e al mio rientro dall’ufficio mi ha salutata con un ‘Ciao Mater! Guarda che belli ! Ti piacciano??’
Ovviamente avendo già fatto compiti, studiato, suonato e riposto il bucato steso…
L’Infanta mi ripete spessissimo che mi vuole bene, mi bacia e mi abbraccia di continuo. E io faccio lo stesso con lei.

Allora mi domando: forse il vecchietto-segna-primavera ha ragione, forse lui ha veramente uno sguardo esterno e neutrale che però capta qualcosa che c’è veramente.
Già. Forse io sono davvero una Vera Mamma, nonostante i miei tacchi a spillo, la mia valigia sempre pronta, il mio lavoro un po’ fuori dai canoni e i miei viaggi per il mondo.  

… o forse lo sono proprio per quello?

L’Infanta e l’Ammmmore (con la A maiuscola)

L’Infanta teen-ager è nel bel mezzo di un periodo di furibonda tempesta ormonale come neanche la Santa Maria mentre attraversava l’Atlantico convinta che fosse il Pacifico; ella si innamora a settimane alterne di spilungoni magri e brufolosi, a volte alti a volte bassi, a volte col motorino a volte no. Normalmente non è ricambiata perchè troppo disponibile (Prendi una donna – trattala male vale anche per gli adolescenti brufolosi…)

L’innamoramento non si sviluppa certo come ai tempi nostri (miei), quando ci abbarbicava al telefono (duplex  permendo)  per ore  e ore a parlare di tutto e – molto più sovente – di niente, tirando al tempo stesso grossi sospironi che, nelle pause di silenzio, testimoniavano la reciproca presenza all’altro capo del filo. Poi arrivava la  vicina, la signora Luisa,  che sbraitava: alloraaaa! che devo chiamare mia cognata, che c’ha il bambino con la febbre! E noi riattaccavamo giurandoci amore eterno e la divisione della bolletta.  

Adesso no. C’è facebook. E msn. E gli sms. E chissà quale altra diavoleria tecnologica! La dinamica del  corteggiamento parte quindi dalla pubblicazione su facebook delle cellu-foto, per arrivare al fatidico ‘sks, ci mttm insm?’ inviato via operatore di telefonia mobile. Risposte: s oppure n…

Tutto questo per arrivare a dire che ieri l’Infanta si è UFFICIALMENTE FIDANZATA!  Me lo comunica con un sorriso a 37 denti che sembra una paresi,  gli occhi a cuore come nei cartoni, mentre sfarfalleggia felice a 40 centrimetri da terra.

‘Scendi giù Infanta!! Ma vi siete baciati???’ ‘

‘Ma no Mater, se non ci siamo neanche visti !’

‘Ah. E allora come lo sai, che siete fidanzati??’

‘Eh, mi ha mandato un sms!’

‘…’

Ore 21.30 di ieri: l’Infant-cell trilla sommessamente. E’ arrivato un messaggio. (da notare che fino a ieri i messaggi arrivavano con la voce di Paolo che cantava ‘daaaaaaaammiiiiiii solooooooo un minutoooooooo’  con la suoneria al massimo. Adesso fanno ‘biz-biz’).

Ore 07.02 di stamane: idem come sopra, l’Infanta scappa in bagno col cellu in mano.

 

Ore 18.00: rientro dal lavoro. L’Infanta è corrucciata, non svolazza più ma strascica i piedi 10 cm sotto il pavimento, i denti son ridotti a 25 e gli occhi hanno la saetta di Harry Potter.

‘Mater!! Ma è appiccicoso!!’

‘In che senso Infanta? Vi siete visti oggi pomeriggio??’

‘NO! Ma è appiccicoso.. hai presente il miele mischiato allo zucchero? ecco, è così!  Fa venire la carie. Io lo lascio!! Continua a mandarmi messaggini, anche a scuola, eccheccavolo! Stia su di dosso!! Ho bisogno di aria.. ho bisogno di RESPIRARE, perdìo!!’

‘MA INFANTA! Almeno prima vedetevi una volta! Datevi un bacino!!’

‘NO! Non se ne parla neanche!! Lo mollo subito! Prima che si faccia delle idee!’

‘Ma Infan…’

‘BASTA! HO DETTO CHE LO MOLLO!!’

 

E finisce così il fidanzamento più veloce del terzo millennio: l’Infanta domani tornerà single, e si rimetterà sulla piazza. In attesa che si palesi all’orizzonte il prossimo brufoloso con o senza motorino…

Caro Utente Anonimo ..

..che mi lasci il messaggio ‘tu scrivi troppo poco’… scatenandomi dentro un senso di colpa e di inadeguatezza, facendomi sentire una scrittrice mancata, una traditrice del lettore, una poco di buono che lascia i suoi fan a bocca asciutta anziché deliziarli e deliziarsi nel far la cosa più bella del mondo (e che tu, Utente Anonimo, arrivi a farmi pensare che forse forse è la cosa che so far meglio) …Caro Utente Anonimo.. cosa ti posso dire? Che hai ragione, ecco.

Scrivo troppo poco perché in questo periodo vivo troppo poco. E lavoro troppo. Sono  assorbita dalle – ma non solo – valvole termoioniche che mi risucchiano vorticosamente, esattamente come dovrebbero fare con i liquidi e i fluidi per i quali sono state progettate. E sputano fuori le scorie.

Come rimediare? Scrivere baggianate?  arrivare a buttar giù quattro righe stiracchiate giusto per pubblicare il post? O andare a ripescare negli appunti di agende, agendine e quadernetti dove galleggiano frasi tipo:

 

appunto 1: Le due vecchiarde allo spizzico: una che parla e l’altra ripete il finale (Me le ricordo!! Erano due tipe niente male, alle mie spalle, che allo spizzico  mangiavano due tranci giganti di pizza con i wurstel. Avranno avuto complessivamente un 165 anni, ad occhio e croce. Una raccontava cose tipo ‘.. e allora lei glielo ha detto, che non ne poteva più’ e l’altra: ‘PIU’’ ..’e poi si sapeva, che in fondo la macchina gliel’aveva pagata il cognato… GNATO.. si ma io ce l’ho detto eh! Basta andare d’accordo ! ORDO. Son rimasta lì venti minuti ad ascoltarle.. ARLE )

 

appunto 2: Io che racconto all’Infanta che domenica ho visto Lie to me su Sky dall’Ufficiale, e lei:  ma come, voi la domenica pomeriggio guardate la tele??? ( no comment.. Infanta, secondo te cosa dovremmo fare??)

 

appunto 3: Si va. Anch’io (questo me l’ero segnato perchè una volta l’Ufficiale disse alla ex fidanzata : ‘andiamo?’ lei capì ‘ti amo!’ e rispose ‘anch’io’. Allora quando usciamo l’Ufficiale a me dice ‘si va?’ e io gli rispondo ‘anch’io!’ E poi ridiamo..)

 

appunto 4: 8 febbraio   giornata memorabile perché:

 

          crocchette di patate (torno a casa dal lavoro e la nonna – peraltro paterna, pensate! – mi fa trovare delle crocchette di patate calde sul tavolo della cucina, che prontamente sbrano – tutte e 10 – prima che torni l’Infanta, se no se le vuole mangiare lei)

          casa pulita (e il tavolo della cucina, sul quale troneggiano le crocchette, troneggia a  sua volta al centro di una cucina immacolata, poiché la nonna – materna, stavolta, cioè la Nonna Sprint, approfittando della mia assenza, ha generosamente dispensato a piene mani la sua operosità tipicamente anni 50 nell’appartamento che occupo e che disordino quotidianamente, trasformandolo, per la mia delizia al ritorno, in una bomboniera luccicante !)

          Infanta che ha fatto partire la lavastoviglie nonostante il biglietto sbagliato (e come se tutto ciò non bastasse l’Infanta ha azionato correttamente il pulsante di accensione dell’importante elettrodomestico che deterge convenientemente piatti bicchieri e posate anziché quell’altro, che rende linde le  mutande e reintegra i calzini all’onor del mondo,  a dispetto del fatto che io le  abbia lasciato un biglietto intimandole ‘FAR PARTIRE LA LAVATRICE!!’ quale amabile benvenuto al suo rientro a casa dopo 5 ore e passa a nutrire il suo intelletto con importanti informazioni cultura-sociali presso la locale scuola media)

          Valeria (perché proprio proprio quel giorno lì una persona, alla quale avevo voluto molto ma molto bene, e che dalla mia vita era scomparsa,  è improvvisamente riapparsa, sotto forma di inaspettato messaggio di posta elettronica,  procurandomi un certo languore nostalgico di quelli che si vedono solo in certi film)

 

Mi accorgo dai miei appunti scarabocchi che forse ci sono dei momenti in cui, per fortuna,  si vive abbastanza da compensare  quegli altri istanti bruttini in cui accade il contrario, tipo adesso… grazie al’Utente Anonimo, allora. Per avermelo fatto ricordare.