Si stava meglio quando si stava peggio

C’era una volta, in un mercato di nicchia, un giovane imprenditore (il mio capo):  era un essere disumano, perfido, infingardo  e molesto, che stazionava senza soluzione di continuità in zona scrivania (la mia) tenendomi il fiato sul collo e ponendomi domande insidiose a trabocchetto con frequenza inquietante: ‘Barbie, ha inviato il fax? Barbie, ha risposto a Tizio? Barbie, abbiamo organizzato la fiera in Bulgaria? Barbie, come siamo messi a fatturato? Barbie ha fatto questo? Barbie, ha fatto quest’altro? Barbie su, Barbie giù, Barnie, pronta a stenografare?? (eh, si, sono l’ultima depositaria dell’antica arte dello stenografo.. non l’insegnano neanche più nelle scuole.. sigh…)

Ogni tanto mi frustava, col gatto a nove code. Ma forte, eh!

Era un incubo. Lo odiavo.

Ma poi le cose sono cambiate: una mattina si è svegliato e ha deciso che era stufo di fare il cerbero e tutto d’un tratto ha capito che oltre alla corrosione esiste altro nella vita.  Nella sua, ovviamente, perchè in quella di noialtri schiavi dell’ufficio no.

Ecco che ultimamente il mio capo appare in ufficio assai raramente, più o meno come la Madonna appare a Medjiugorie: non dispensa gli stessi messaggi di pace e speranza, ma criptiche richieste tipo ‘Barbie, è arrivato il cargo di orchidee albine per la piscina? Barbie, mi ha prenotato il resort a Papeete?’  robe così, insomma …. il gatto a nove code non lo usa neanche più (o almeno non con me). L’essere spietato e crudele mi si è trasformato in un dandy mollaccione vestito D&G dalla testa ai piedi, che temo porterà tutti noi allo sfascio.

 

E io ricordo con nostalgia quando piangevo su fogli excel grandi come la sindone, ed altrettando misteriosi che egli mi imponeva di riempire di dati e cifre e formule, minacciandomi al grido di ‘le straccio la busta paga!’

 

Quelli sì che erano bei tempi…