Senator Lounge

Vienna, Austrian Airlines ! La mia città preferita e la mia compagnia aerea prediletta!
Specie quando posso gozzovigliare impunemente in attesa dell'imbarco nella Senator Lounge grazie alla Diamond Card di un occasionale compagno di viaggio!

La Senator Lounge dell'aeroporto di Vienna è un luogo straordinario, al quale accedono solo pochi e selezionatissimi eletti, che – per l'appunto – possiedono la magica carta Diamond (ecco cosa intendeva Marilyn!), poichè viaggiano sovente in prima classe… e a volte i loro fortunati amici, naturalmente, tipo me!

Grandi e confortevoli potrone Frau ti accolgono sorridenti, c'è ovviamente la wifi come se piovesse, la filodiffusione, un silenzio da chiostro di clausura, ma soprattutto un buffet h24 dove spiccano:
– salsicce viennesi calde, buonissime!
– il PURE'!! Tanto, delizioso, caldo caldo, fatto con le patate VERE , mica con le buste pfanni! Mangiato a merenda a cucchiatate verso le 15.30- 16.00 del 30 giugno è una cosa S T R E P I T O S A ! Specie per me che, ricordiamolo, sono amante del purè!
– lo champagne, per mandare giù il purè. Illimitato anche lui.. puoi tracannarti la Magnun, come ho fatto io, e nessuno fa una piega, anzi ti mandano subito una Mathusalem di rimpiazzo
– la mousse al cioccolato. Lì ho dovuto limitarmi, e ne ho mangiate due e non 24 come avrei tanto desiderato. Ma era bello e scaldava il cuore vedere come non appena il numero di porzioni scendeva sotto il minimo sindacale (18)  subito arrivava un signore in frac col carrellino a rimpinguare la scorta, il tutto a ritmo concerto di capodanno!

Per tacer dell'aeromobile! Nonostante il mio biglietto super economy la brillante compagnia delle palle di Mozart offre sedili larghi 3 volte Ryan Air ed uno spazio per le gambe inimmaginabile (i corti come me possono addirittura tenerle distese anche senza scegliere le uscite di sicurezza). Incredula di fronte a tanta volumetria, ho voluto fare una prova pratica: testa contro lo schienale, braccia tese in avanti non arrivavo a toccare il sedile di fonte, nonostante le unghie lunghissime da panterona!
Son cose belle per me, che spesso mi ritrovo a incastrata tra due sedili NON reclinabili con la fronte appoggiata al poggiatesta del sedile avanti…
Non parliamo poi del successo della manovra: tutti i vicini, scambiandola per una ginnastica anti varici da volo prolungato, hanno cominciato a fare lo stesso in perfetta sincronia.

L'unica pecca della Austrian è che spesso finisce in overbooking: tipo stasera, che 2 minuti prima dell'imbarco la signorina fa un annuncio ove mendica disperata due volontari che partano 3 ore dopo, offrendo in contropartita la favolosa cifra di euri 100.
La venditrice-amante-della-trattativa-peggio-che-essere-in-un-suk-arabo che c'è in me scatta d'impulso, senza che la gemella non-facciamo-figuracce-per-l'amor-di-dio riesca a trattenerla e in men che non si dica mi trovo davanti al desk: '100 son pochi, ma se vuole per 250 mi offro io'  
La hostess mi guarda come se avessi tre teste, ma ormai son partita e non mi ferma più nessuno: 'su su, coraggio – le intimo perentoria – alzi quel coso lì chiamato telefono, senta il suo capo e chieda se si può fare'
Lo stupore della sobria fraulein è tale da paralizzarla cerebralmente, e senza credere alle sue stesse azioni lo fa veramente: chiama il Padrone della Austrian Airlines !
'Thank you Madame, but Mr Austrian says this is against our company policy. We are not interested in your offer' è la secca risposta della bionda stewardessa.

Bè, pazienza, nessuno è perfetto, ricordiamocelo. Neanche la Austrian Airlines, evidentemente!  

P.S. non ho neanche disfatto la valigia, che tosto riparto con l'Infanta per una settimana di vacanza nella terra delle tapas, della paella e – soprattutto – della sangria! 
Barbie è talmente stanca che ha deciso di partire così come si trova,  con dentro la valigia i tailleur da regina della  termoionicità, un costume da bagno infilato all'ultimo momento, due campioni di valvola ultimo modello, il listino prezzi, una giacca pesante, giacchè  teme la gelida estate basca, e già  molta nostalgia dell'Ufficiale, che non vede da tanti giorni e che non vedrà per altrettante albe e tramonti. Ma spera di divertirsi tanto tanto lo stesso…

Madre di chi??

Mi è accaduta una cosa VERAMENTE ORRIBILE: ero lì che lavoravo bella tranquilla (si fa per dire, ovviamente…No, mi riferisco al ‘bella tranquilla’, non al ‘lavoravo’ !) quando la gentile signora che periodicamente riporta all’onor del mondo  il prestigioso spazio abitativo che occupo h8 Monday-to-Friday esercitando l’attività di venditrice al dettaglio di valvole termoioniche, sbirciando di sguincio in un cassetto aperto ed ivi notando una fototessera ha esclamato: ‘ma chi è?? Sua figlia??’
Ero io.
Da non credersi.
Trattavasi di ritratto fotografico di dimensioni ridotte che mi ero fatta in occasione del quinquennale rinnovo del documento di identità. Quindi due anni fa. Pesavo qualche chilo di meno. Avevo la frangetta. Sarà stata quella ad indurla nell’agghiacciante errore?
Ma il fatto è che io continuo a pensare: ma com’è possibile che io in due anni sia invecchiata tanto da sembrare la mamma di me stessa?? A chi somiglierò tra due anni? Alla mia trisavola??
Che siano le maledette valvole termoioniche?? O l’aria condizionata degli aeromobili? O il consumo continuo ed indefesso di vini, liquori, nonchè cibi sofisticati e un po’ malsani, tipico di chi deve sempre mangiar fuori al ristorante per motivi di lavoro?? (con la gazza appoggiata alla bottiglia della minerale…).
‘Esagerata !!! Che fantasia!! ’ direte voi.
Vi darei ragione se l’episodio fosse un caso  sporadico e isolato, ma sentite cosa mi è capitato invece non più di una decina di giorni orsono: mi trovavo a rilassarmi Ufficial-dotata in un paradisiaco centro termale ricco di sorgenti sulfuree a temperatura idonea a starsene immersi come l’Uomo in Ammollo di francocerriana memoria per ore ed ore; nulla sembrava poter turbare quel meraviglioso momento di relax e benessere allorquando un’amica (o quanto meno sedicente tale) ha cominciato di punto in bianco ad elargirmi preziosi quanto non richiesti consigli su come migliorare l’aspetto della mia pelle.
E su come debellare la cellulite. E su quanto sia importante utilizzare creme diverse per contorno occhi e tutto il resto della faccia. E culo, aggiungo io.
Già lì per lì mi ero detta: cazzarola, ma son ben conciata male !! e dire che non mi sembrava…
Ma adesso, metto insieme i due episodi e mi preoccupo veramente.

Per tacer del trauma psicologico: io ho alle spalle una lunga adolescenza fortemente acneica, durante la quale non passava giorno senza che qualcuno mi dicesse ‘ma….hai mai pensato di fare qualcosa per la tua pelle? perché non provi a usare il Clearasil / il Gentalin / l’acido muriatico / l’aspirina effervescente / il Topexan / l’acqua ossigenata 36 volumi / l’alcol etilico / l’argilla / l’alcol denaturato / l’acqua borica /  il limone / l’acqua di Lourdes / la pasta lavamani Cyclon / il dentifricio / il napalm / il cetriolo / la saliva di pipistrello / la cocacola /  l’estratto di bardana al 2% / il burqa??? eh?? perchè non provi? magari ti passano…

Poi spesso avevo anche l’Herpes: stessa storia, con l’aggiunta di ‘perchè non provi l’urina?come se una non fosse in grado di guardarsi allo specchio,vedersi riflessa e capire da sè che tutti quei piccoli vulcani rosso-gialli e quel crostone grande come una castagna sul labbro superiore non avrebbero dovuto trovarsi proprio lì…ma lasciamo perdere, è acqua passata…


Il problema è che fatico ad adottare soluzioni drastiche (es: trapianto facciale completo) poiché l’Ufficiale, normalmente, mi rimanda un’immagine assai diversa. Ad esempio mi dice spesso ‘che bellina che sei!’ , espressione  che mi evoca  (causa forse anche gli occhi con la pupilla a forma di cuore mentre lo dice) un’immagine di me stessa tipo esperienza estracorporea: mi vedo dall’alto avvolta in un abito di voile fluttuante in delicati colori pastello, che corro scalza su un prato fiorito, con in testa una coroncina di pratoline e in mano un cestello di vimini carico di petali di rosa che spargo leggiadra tutt’intorno, e se faccio una puzzetta sa di gelsomino.
Però, da me interpellato al riguardo (leggi: sottoposto a terzo grado e torture da inquisizione spagnola che Torquemada al confronto era un chierichetto)  anch’egli, nonostante il suo proverbiale aplomb, la sua diplomazia e la palese venerazione che nutre nei miei confronti, ha dovuto ammettere con riluttanza che  ‘forse ho preso qualche chilo’, seppur cercando di tranquillizzarmi subitaneamente con giuramenti su ciò che ha di più caro (il suo Mac) di amore eterno ed imperituro e rassicurazioni circostanziate relative a tutte le altre meravigliose ed ineguagliabili caratteristiche fisiche e morali che mi contraddistinguono (prima tra tutti l’autoironia – immagino – ultima la mia proverbiale acidità)
 
Vabè, mi dico: sarà un periodo un po’ così. Passerà. Spero. Ma stavolta – veramente – c’è da non dormirci la notte…

 

Previsioni per il fine settimana

Sole sole sole! e niente Infanta!!  che bellezza.. che si fa?? passeggiata lungo il ticino? shopping sfrenato in centro? gossip con le amiche? dormo della grossa fino a domani sera?

Niente di tutto ciò: poichè già so che cucinerò h24, senza soluzione di continuità, per approntare il necessario per un pranzo da 18 portate, come da cerimoniale di corte borbonico, per il parentame dell’Ufficiale in visita di cortesia alla di lui magione, ove io – cibodotata e spadellante – presenzierò domani. L’Ufficiale, che enormemente apprezza e (soprav)valuta la mia straordinaria abilità eno-gastrononica, si è così espresso: ‘gradirei tu confezionassi con le tue manine delicate qualche delizioso manicaretto per il desinare del dì di festa, mia adorata. Secondo me spacchi’ (intanto riponeva i libri nella nuova libreria ordinandoli per autore, editore, abbinamento cromatico e numero di pagine)   Come rifiutare? Impossibile, concorderete voi, ma non vi dico l’ansia da prestazione: sono ormai giorni e giorni che penso e ripenso: meglio carne o pesce? pasta o riso? e le ouvertures? Ora finalmente ho elaborato il menu e mi accingo a correr fuori ad acquistare le derrate occorrenti, previo noleggio di autoarticolato per il trasporto delle stesse, con qualche perplessità per il reperimento della pasta fillo, notoriamente rara e introvabile in qualsivoglia supermercato a parte rare eccezioni, per lo più milanesi.

Comunque, il vero problema è un altro: per domani il meteo prevede neve abbondante (da non credersi a guardare il sole che c’è oggi, specie senza occhiali neri). E io temo che detto parentame possa svegliarsi mattutinamente e, vedendo i fiocchi venir giù copiosi, decidere repentinamente l’immediata partenza per il suolo natio, distante chilometri e chilometri, rinunciando così, per amor della sicurezza stradale, all’artusiano banchetto. Il che significherebbe abbandonarmi in balia di ingenti quantitativi di cibo semilavorato, certamente sufficiente a sfamare l’intera popolazione di un piccolo stato a caso del sud del mondo, tipo il Ciad (ola del Presidente…non me ne vogliano le nazioni confinanti) per almeno due settimane, e mai e poi mai troverebbe posto nel mio congelatore di ridottissime dimensioni, peraltro già stipato di avanzi riciclati. E dunque… che fare? Son costretta a correre il rischio, ma c’è da non dormirci la notte…

Maledetto numero 13

Durante gli ultimi due giorni sono rimasta incastrata in ufficio con una partner straniera in visita di cortesia, alla quale avrei dovuto insegnare per filo e per segno in 48 ore tutto quel che c’è da sapere del mio lavoro (che ho imparato in 9 anni…) onde replicarlo nella sua terra d’origine (la Tunisia). 

Due giorni d’inferno, ripeto I-N-F-E-R-N-O! Perchè la tipa:

– è 13 anni più giovane di me

– pesa 13 kg meno di me

– è 13 cm più alta di me

– ha lunghi capelli neri che le ondeggiano sulle spalle quando ancheggia per l’ufficio caracollando sui suoi stivaloni tacco 13

– ha grandi occhi da cerbiatta color castagnaccio, che socchiude lascivamente quando sente la parola ‘corrosione’

– ha gambe lunghe e affusolate (metri 3 cadauna): praticamente, se ci mettiamo vicine e ci guardate da dietro le sue chiappe sono al livello delle mie spalle. E hanno anche la stessa dimensione. Forse le mie spalle hanno un filo di cellulite in più.

Ma poi ho capito il trucco: a pranzo io ho ripulito il mio piatto di penne all’arrabbiata (porzione camionista), e mi sono ingurgitata senza colpo ferire anche i saltimbocca con patate al forno,  il tutto preceduto da svariate fette di salame di Varzi con miccone dell’Oltrepò  ed innaffiato da un bicchierozzo di bonarda frizzantone (la cocacola del panorama enologico italiano).  Contemporaneamente lei si è mangiata mezza oliva in salamoia, un microgrammo di polpettone senza pane e ha bevuto un ditale d’acqua. Poi ha preso un alka-seltzer per digerire meglio.

Ma allora!! Ma così ero capace anch’io, di essere magra senza mangiare!! Capirai che bella impresa…

 

 

Supereroe!

Caratteristiche peculiari dell’Ufficiale:

 

– è in grado di comprimere la materia sino all’1% del volume originario (siamo tornati dalla Francia con due calici di cristallo finissimo debitamente involtati in plurimi strati di carta a bolle, occultati nel suo trolley più del Santo Graal a San Galgano! Come ce li abbia fatti stare è un mistero di cui si occuperà Giacobbo nella prossima puntata di Voyager. Sono pervenuti integri sull’italico suolo);

 

– si trasforma in un essere rabbioso e schiumante quando ha fame;  il processo è immediato, e si palesa in un actosecondo con l’apparire di una profonda ruga scura nel mezzo della fronte,  suono di grugnito che inizia ad emettere per esprimersi, con l’infoltirsi ed allungarsi a dismisura di  peli e capelli e, infine, con bava schiumante verde pistacchio alle fauci. All’apparire di detti segnali io prendo provvedimenti seri: intanto smetto di rivolgergli la parola, e subito gli lancio un tramezzino al culatello e Castelmagno (ne ho sempre una scorta adeguata in borsetta) che lui acchiappa al volo,  trangugia rapido per poi tornare alla normalità;

 

– nobiltà d’animo, savoir faire e cavalleria congenite: egli si preoccupa se sto bene, se sono rientrata sana e salva a casa (anche se sono andata a far la spesa all’esselunga), se so la strada, se ho abbastanza benzina,  se ho parcheggiato l’auto dove c’è il lavaggio strade nottetempo, se ho il colesterolo alto, se un meteorite si sta abbattendo sulla mia abitazione o se Godzilla la sta per calpestare, e via discorrendo.  Io all’inizio, con la mia tipica velleità di donna evoluta, indipendente ed anche un po’ sfrancicaminchia mi scocciavo di brutto pensando ‘ma cos’è?? mi prende per rincoglionita??’.  Invece no, è proprio fatto così! (o forse è fatto così e in aggiunta pensa che io sia rincoglionita…). 

E’ anche assai protettivo: mi posa il suo paletot sulle spalle se fa freddo, mi tiene l’ombrello sulla testa, ed esce prima di me dai ristoranti onde proteggermi da eventuali malintenzionati nei quali io avessi ad incappare sul marciapiede ( addirittura una volta, da me reso edotto del fatto che l’Infanta sarebbe uscita con le amiche, mi ha chiesto: ‘ ce l’ha abbastanza credito sul cellulare?’  CREDITO? CELLULARE?? BOH! Ma cosa ne so??  Io eventualmente mi preoccupo se si è messa il deodorante, se ha abbinato bene i colori o se ha indossato il basco nuovo che le sta tanto bene e che sicuramente farà capitolare il maschietto che le ha già rubato il cuore… Ma che abbia o meno dei soldi sul cellulare non mi è mai neanche passato per l’anticamera del cervello. A lui, invece, sì);

 

– assimilazione istantanea di lingue, dialetti e inflessioni  locali, ovunque egli si trovi. In Francia parlava sempre lui, anche se io mi spaccio per bilingue e lui ha fatto un corso serale super rapido di francese per corrispondenza nel 1982 (seconda media). Eppure parla, è compreso, usa i congiuntivi.  Tanto per farvi un esempio: quando l’ho conosciuto parlava pugliese, e io sono stata convinta per mesi e mesi che fosse di Foggia;

 

e last but not least 

– rettitudine morale e innato desiderio di ordine e giustizia, e non parlo solo del suo bagaglio e della sua cantina, ma proprio del mondo, del Pianeta in generale. Egli agogna di mettere a posto – proprio come i suoi boxer nel trolley – ingiustizie e brutture, di far rispettare le cose belle ma fragili e riserva, a tutto ciò che lo circonda, la stessa cura e rispetto che ha per i suoi averi e le cose che più gli sono care. Tipo me, per esempio, che invece sono pasticciona  professionista, nonchè campionessa mondiale di disordine casalingo,  prima classificata agli europei di ‘dov’è la tal cosa? lì in giro, da qualche parte’ (intendendo la Lombardia), per tacer dei miei bagagli di cui ho già parlato a sufficienza.

 

Ecco. E oggi l’Ufficiale, finalmente,  rientra sul patrio suolo, dopo essersi traslato per una settimana in area assai remota, raggiungibile solo via aeromobile (gli hanno rimborsato 20 euro al gate, per bagaglio eccessivamente ridotto. E sì che c’ha messo dentro anche il vogatore, per fare un po’ di sport…), con tanto di fuso impossibile, area che per di più è momentaneamente turbata da rivolte, sparatorie, lacrimogeni  e milizie che girano armate, particolare questo che non ha contribuito alla mia tranquillità durante la di lui assenza.

 

Ora che torna finalmente posso smetterla con la tachicardia H24, e rilassarmi un momentino… 

Gli aerei di una volta!

Ve li ricordate quei bei voli di una volta? A un certo punto, come per incanto, si materializzava dal nulla una hostess, bella, alta, col tailleur con lo spacco e i tacchi a spillo (senza gambe salcicciotte). Arrivava col suo bravo carrello e ti propinava, con garbata autorevolezza, un bel vassoietto pluriscomparto ben confezionato nella sua plastichina. Che  festa! Tu stracciavi eccitato il cellophan pensando ‘chissà chissà cosa c’è dentro!’ (io mi aspettavo salame di Varzi e miccone dop dell’oltrepo pavese, insalata russa fatta in casa, foie gras de canard, un ovetto al tegamino con sopra due grattate di tartufo bianco di alba e per dessert un profitterol alla chantilly con sopra il cioccolato caldo fondente. Ammazzacaffè un bicchierozzo di Baileys SENZA ghiaccio. Doppio, per favore)  e invece ci trovavi tre foglie di insalata avvizzita, un salume non identificato color rosa confetto fatto su a rotolino, un burrino danese di solito marca Lurpak e un dolcetto scrauso, tipo orosaiwa molle. Ah, dimenticavo: di solito c’era anche una fetta di cetriolo gusto acido fenico. Il tutto freddo gelato, a garanzia di immediato squaraus.Il tutto avente lo stesso medesimo retrogusto saponetta-di-motel.

Fa niente, si era contenti! Era gratis, perciò si mangiava TUTTO!  (Poi  a me scattava subito la sindrome della terza elementare: se avanzo qualcosa sicuro la hostess mi sgrida e lo fa con l’annuncio all’altoparlante per sbugiardarmi davanti a tutti ! ‘ladies and gentlement, welcome on board, we are now flying at 15.000 feet, weather at arrival is fine, 30° degrees, and MRS BARBIE – QUEEN OF CORROSION – DID NOT FINISH HER MEAL!! BUUUUUUU!’)

Certi passeggeri, solitamente quelli nelle ultime file, addirittura imboscavano il vassoietto da portare a casa per metterci dentro i sottaceti per l’antipasto del pranzo della domenica: qui mettiamo i funghetti… qui le cipolline…

Oggigiorno invece sulla SAS – mica merda, eh ! – se sei uno degli sfigati nelle file dalla 11 in giù – super maximum lowest very hyper economy… (praticamente seduto di fianco c’è un pallet incellofanato 80x50x65 con su scritto ‘fragile’ contenente merce deperibile, a volte già un po’ deperita. Il vantaggio è che non devi fare conversazione) un panino te lo fanno pagare 7 EURO! Ma cos’è? d’oro??? No, però ti informano che è fatto con il pane integrale, ricco di fibra, della panetteria Trianon, fornitrice ufficiale della Casa Reale Danese. E allora? Cosa me ne frega a me?? a parte il fatto che cago già abbastanza di mio, anche senza l’apporto di ulteriore crusca, ma poi anche se si è sparsa la voce che sono la Regina della Corrosione non è il caso di riservare anche agli altri passeggeri lo stesso trattamento di noi regnanti, no?

Ma buttateci là dei tramezzini triangolari fatti col pan carrè sancarlo, la maionese calvè  e il citterio, ma gratuiti perdio, e vedrete che la gente è più contenta! Vedrete che se li strappa di mano, i tramezzini no cost!

Tanto si sa, che quei cosi lì non ve li compra mica nessuno !! Bè certo,  tranne quando vola la Regina Margherita II di Danimarca… ma quante volte capiterà??                   

… panini integrali, e pure raffermi… bah!

‘nduja o anduoille?

Eccomi a casa, un po’ stanca… ma di quella stanchezza bella che viene dall’aver vissuto (è il contrario della stanchezza brutta della domenica sera, di quando sei rimasta in casa tutto il giorno, che fuori pioveva, e ti sei annoiata, e non hai combinato un cazzo, divano, finestra, cià facciamoci una cioccolata.. merda non c’è il latte, divano, film su rete 4 visto dieci volte… alle otto e mezza sei così distrutta che per disperazione chiami la pizza a domicilio, ma non hai neanche la forza di schiacciare i tasti del cellu…)

Invece io sono reduce da una vacanzina in Francia, con l’Ufficiale, dove sono arrivata venerdì sera per raggiungere l’Uomo Che Ha la Valigia in Bolla che ivi si trovava per motivi professionali, dove abbiamo: 
– visitato una fiera enogastronomica che radunava presidi alimentari di notevole rilievo, dove ci siamo ammazzati di ostriche, cioccolato, escargots, vini francesi, salumi, dolci bretoni, vini francesi, formaggi, vini francesi (in quest’ordine).
– alloggiato in un delizioso albergo a due stelle (che in Italia gliene avrebbero date almeno 4), con soffitto a cassettoni, dal quale io volevo assolutamente asportare le teiere di porcellana 
– visitato il castello della Loira. Ma si, lo so. Non ce n’è uno solo, ce n’è tanti. Ma a me piacciono visti da fuori da lontano, e dopo due ore che son dentro mi si rompono i maroni, gli arazzi e le armature mi vengon subito a noia, i letti a baldacchino mi fan venire solo voglia di sdraiarmici sopra, ma non si può! E quindi  voglio uscire e solo a sentire la parola ‘merli’ mi viene l’asma. Ne abbiamo visto uno, ed è bastato. Ma che bello che era però!
– cercato di smarrirmi in un labirinto circolare, ma la siepe era alta solo un metro, sicché…
– fatto merenda con quiche lorraine, vini francesi, éclaire au chocolat, vini francesi, chèvre chaud, vini francesi (sempre in quest’ordine)
– fatto figuracce imbarazzanti, tipo dire ‘nous avons déjà ordiné’ sotto gli occhi esterrefatti e  le 4 orecchie attonite dell’Ufficiale e del cameriere, provocandone l’immediata selvaggia ilarità
– litigato con un cameriere arrogante che alla mia richiesta di ‘ordiner’ due antipasti anzichè un’entrée e un plat mi ha risposto ‘Madame, questo non è un bistrot, non è un bar. Questo è un ristorante. E’ OBBLIGATORIO prendere ALMENO un plat principal! Chi di voi fosse ristoratore sappia che questa è la strada più breve in assoluto per perdere un cliente: l’Ufficiale, infatti, dopo avermi detto ‘stai seduta ci penso io’ ha detto non so cosa al cameriere, mi ha presa per mano e mi ha condotta fuori dal locale, con sprezzo ed alterigia.
– trasferiti in un altro ristorante, dove abbiamo preso quel che ci pareva (soprattutto due vini francesi diversi) e dove io ho assaggiato L’ANDOUILLE!

Ora, c’è qualcuno che mi sa dire se è così normalmente? Perchè era così:
una specie di fettina di salume prosciuttoso adagiata su una tartina di pane nero.
Odore: maiale morto da 6 giorni, lasciato marinare nella porcilaia d’origine nel mese d’agosto, ed ingentilito da uno spruzzo di urina
Sapore: (ebbene …sì, l’ho cacciato in bocca… io sono per ‘bisogna provare’, a prescindere!): irrilevante. Non ho vomitato, però io spero che non mi ricapiti MAI davanti, quella roba lì…

Nefandezze perpetrate ai danni dell’Infanta

–      Cena con amici. L’Infanta degusta i pizzoccheri davanti alla tv (e già così basterebbe). Improvvisamente, distratta dal tubo catodico, il piatto rovina a terra, faccia in giù, e i pizzoccheri si spargono copiosi sul pavimento. Io, imperterrita, capovolgo il manufatto di maiolica, (fortunosamente integro) sul monticello di scoria pastifera, e con il tramite di una paletta, rivolto il tutto all’interno della stoviglia. Poscia, lo ripropongo all’Infanta che, come se niente fosse, prosegue il pasto. 
        
Testimoni oculari: il mio amico L. presente alla scena (che voleva dividere i suoi, di pizzoccheri, con la povera creatura… ‘mavà, mangia e taci’)
 
–      Gita scolastica 1.  21 marzo del 2006. ‘E’ Primavera!’ annuncio giuliva! E bardo l’Infanta con t-shirt a maniche corte, cappellino a tesa per il sole, scarpe ginniche di tela leggera e zainetto poohinesco con merenda. La consegno al pullmann e la saluto lieta con la mano. ‘Buon viaggio, Infanta!’ Peccato il termometro segni 7 gradi, il barometro ‘bufera’ e stia venendo giù un’acqua che dio la manda! ‘Ma un parapioggia??’ implora la Piccola Fiammiferaia… ‘GIAMMAI! – ruggisco perentoria – E’ Primavera, non necessita, son quattro gocce! E guai a te se mangi al coperto! Vedi di consumare il tuo pasto su un prato fiorito!!’
 
Testimoni oculari: la mia amica E., che ancora adesso ogni tanto racconta la storia lacrimando come se avesse la congiuntivite allergica
 
–      Gita scolastica2: (non quella di prima…un’altra) il pullmann rientra  alla base con mezz’ora di anticipo sull’orario previsto. Io arrivo a prelevare l’Infanta con mezz’ora di ritardo sull’orario previsto (‘.. tanto fanno sempre tardi.. un Negroni, grazie!) Al mio arrivo, davanti alla scuola elementare: l’Infanta, le 4 maestre e la bambina rom…
 
Testimoni oculari: le 4 maestre, la bambina rom, il Re degli Zingari
 
 
Ma come mai, secondo voi, nonostante io sia evidentemente una madre degenere e sciagurata – avrei altri esempi, ma quelli sopra mi sembrano sufficientemente significativi – io e l’Infanta andiamo d’amore e d’accordo, e lei è una giovinetta brava, educata, gentile e dabbene come neanche se ne trovano nel libro Cuore?
 
Aveva ragione Ferradini. ‘prendi un’Infanta, trattala male, lascia che ti aspetti per ore…’

 

Ma anche a voi…

Succede di andare al super con la ferrea, fermissima intenzione di comprare 2 cose 2, e precisamente:

 

      Il detergente alcolico, che adesso a scuola è OBBLIGATORIO come la tuta nera x ginnastica, che se non ce l’hai il prof ti cazzia e ti da la nota sul diario (l’Infanta NON ce l’ha… però se vuole gliela compra lui, il prof dico.. ne ha già 7 di altri colori, che usi quelle finchè non sono lise coi buchi sulle ginocchia)

–      Il quaderno pentagramma grande x scuola di musica

 

e di uscire da detto super con due borse giganti stracolme di generi di primissima necessità, tra cui:

      un Petit Reblochon de la Savoie.. ne avevo veramente bisogno?? la cellulite già presente sul mio corpo urla ‘NO!’ 

      tre sciampi diversi (da ‘rinvigorente, all’estratto di muschio selvatico dell’Illinois’ a ‘lisciante, per una chioma fluente senza forfora, protettivo bilanciato, sbiancante e candeggiante,  liscia e lucida, rispetta i ricci e l’ambiente’ )

      una confezione di lingue di gatto (e l’Infanta che canta ‘li-li-li-lingueee di gaaattoooooo’)

      diversi pacchetti di moncheri (la nostra droga)

      zero quaderni pentagramma (non c’erano)

      zero detergente (esaurito… come me)

 

Spesa complessiva: euro 62.50

 

E meno male che non c’era il Puzzone di Moena, se no compravo un mezzo chilo pure di quello….

 

 

 

 

 

 

Il mio Inferno personale

E’ il mercato San Miguel. Chi sia stato a Madrid lo conosce.
Credo che ognuno abbia la sua personale visione degli Inferi: tipo restare bloccati in ascensore con un venditore di serramenti in alluminio anodizzato munito di catalogo e blocco contratti, per dire.
Ma io ho focalizzato il mio Ade personale in quel mercato lì. E’ un mercato, appunto, dove però si può consumare il prodotto sul posto. In più, le bancarelle sono solo di robe super gourmet, esponenti le leccornie più meravigliose che un palato esigente (come il mio) possa immaginare: tartine straordinarie che sembrano quadri di Mirò, farcite di salmone, brandade di bacalao, ostriche e champagne ovunque, Jamon Hiberico come se piovesse, frutta esotica, un banco solo di funghi, cioccolati e altre ghiottonerie che è meglio smettere di pensarci perchè temo che la bava che mi cola sulla tastiera possa danneggiare il portatile.
Tutto intorno, centinaia e centinaia di avventori che, muniti del loro bravo vassoietto all’uopo designato, sbranano le delizie salivando come i cani di Pavlov, sgomitandosi felici!
‘Sìento otanta y dos!’ ruggisce una voce, si leva una mano tra la folla che brandisce il magico bigliettino, lo porge e in cambio riceve il vassoietto ricolmo di ogni magnificenza! Ecco!
Semplice, no? apparentemente si, ma io NON ho trovato la macchinetta distributrice di numeretti. Ho girato, e girato, e girato, confusa e inebriata dagli aromi che nell’aria le leccornie sprigionano, ho cercato e guardato e frugato…NIENTE! La malefica macchinetta NON c’è! 
Ci sono tornata bene due volte, ed in entrambi i casi son rimasta a bocca asciutta (a parte la bava, si intende…)
Bene, quando io morirò di sicuro finirò un graaaaaaande mercato San Miguel, pieno di gente che si strafoga di delizie, e io non troverò mai la macchinetta, per tutta l’eternità!
 
Potrebbe anche andarmi meglio, e capitare in Purgatorio, che è uguale: però in Purgatorio io trovo la macchinetta, e mi munisco di numeretto…peccato che stanno servendo il 28, e a me è toccato il 127.980.875