Flanellosi

Chi mi conosce spesso mi cataloga – incautamente – come una persona iperattiva, piena di interessi, sempre in movimento, che non sta ferma un momento… ma in realtà, sotto sotto, io sono afflitta dalla stessa malattia di Vinicio Capossela,  da lui stesso denunciata anche in una intervista su Vanity Fair: la flanellosi.

Ad esempio, quando mi si prospetta una serata tipo questa, in cui so che l’Infanta non ci sarà perché alloggia dal Genitore Maschio, l’Ufficiale non c’è perchè invischiato in impegni precedenti (tipo volare verso un continente extraeuropeo a 20.000 piedi, oppure ricertificare il metro lineare per escludere eventuali variazioni sopravvenute negli ultimi due secoli o mettere in bolla il set samsonite), le amiche storiche non sono disponibili – alcune perchè, essendo mie coeve, sono chiuse in un ospizio per anziane, altre invece perché in procinto di baciare uomini sconosciuti fino a due ore fa e protagonisti solo delle loro chat erotiche- … ebbene io non vedo l’ora di correre di volata a casa per godermi la beata solitudine della  mia magione ed il morbido pile pelosino che adorna il mio sofà, avvolta dal calore del pigiamone antistupro e dall’inutile chiacchiericcio della tv come sottofondo. Completa il tutto un fumetto Eura, possibilmente Dago.
 

Certo, è prodromico ed indispensabile passare dal giesse per fare rifornimento di generi di prima necessità atti ad allietare detta serata in solitudine: nel tragitto ufficio-super mi perdo nei meandri dei miei pensieri e comincio a pre-godermi la serata pensando che:

– a casa già mi aspetta una confezione semi-intonsa di sottilette kraft, quelle classiche (la finirò nel giro di 7-8 secondi dall’ aver varcato la soglia d‘ingresso)

– se al super ci sono le rosette di cavolfiore potrò confezionarmi al volo un fantastico gratin, con  abbondantissima besciamella e tonnellate di puzzone di moena, che mi gusterò a cucchiate mentre guardo scrubs, con rivoli di formaggio fuso giù per il mento

– una copia di un vecchio Vanity Fair, semi intonso anche lui (ho letto solo l’intervista a Capossela)

– il DVD de ‘Il senso della vita’ dei Monty Python

 

Giunta al super valuto seriamente la possibilità di acquistare, oltre alle rosette:

– una confezione da 500 g di nervetti alla cipolla (tanto stasera non bacio nessuno)

– una confezione di babà al rum da 6 (tanto stasera vado a dormire presto)

– una confezione di due budini al latte Muller (sono la mia droga, insieme al succo di mela con la perrier, la cedrata tassoni e le commedie americane anni 50 con Doris Day e Cary Grant..comunque li ho comprati)

– un chilo di pere decana col picciolo di ceralacca (opterò poi per le Kaiser, e per il nome che mi piace assai di più e per il costo, inferiore. Da mangiare con lo zola cremoso a temperatura ambiente o magari passato due secondi al microonde)

 

Finalmente a casa, alla fin fine va tutto più o meno come previsto, a parte:

– l’incursione non prevista di una delle mie amiche, che non sta chattando evididentemente perchè non  le funziona internet, a disintegrare la muffa che già mi cresceva copiosa su braccia e ascelle.  Ella  necessita di un abito elegante tratto dal mio armadio per la cena con i futuri suoceri in pizzeria (l’ho letteralmente buttata fuori di casa, al grido di ‘prendi!’ lanciando il sacchetto col  vestito oltre la recinzione. L’ha quasi preso al volo)

– il DVD dei Monty Phyton non è Il senso della vita, ma Brian di Nazareth. Vabè, va bene lo stesso…non l’ho ancora visto!

– sono già le 20.38  e non ho ancora indossato il pigiamone… ma manca poco!

……

 

Ora io vorrei sapere com’è che, nonostante io sia felicemente fidanzata, sembro il clone di Bridget Jones??