Cicli e bicicli

Come al solito, nel pieno rispetto della tradizione Barbesca, appena arrivata in hotel capisco di aver commesso un grave errore (oddio; non tanto io quanto la hewlett packard…): il cavo del mio pc – europeo – termina con una italianissima spina coi tre pirulini, mentre le prese locali ne hanno solo due, di quelle atte a ospitare l’internazionale presa schuko : vacca boia, che fare?
Come al solito, lo spirito sfrancica prende il sopravvento: scendo immediata alla reception e con il garbo che mi contraddistingue esigo e pretendo un adattatore. Il povero tapino al bancone, che normalmente al massimo deve inventarsi un rasoio o un pettine,  estrae da un cilindro una scatola contenente tutte le robe attinenti all’elettricità che nel corso dei secoli sono state abbandonate in hotel da ospiti di tutto il pianeta: sembra uno di quei cassetti che esistono in tutte le case dove si buttano quelle cose che non si sa mai dove mettere, e in effetti c’è dentro un interessante fritto misto di roba plastico-metallica: saranno almeno un 40-45 pezzi, assai variegati: dalla spina uzbeka di corno di montone al convertitore usa euro 110-220 passando per un cavo beige degli anni trenta, probabilmente britannico. Ma ovviamente l’adattatore che serve a me non c’è. OK, inserirsco la modalità proattiva: dove posso trovarne uno?
Facile, al Mediaworld (che qui si chiama Mediamarkt), vicinissimo …
Stante che sulla relatività delle distanze ho una teoria tutta mia e che della parola ‘vicinissimo’ non mi fido punto, chiedo ragguagli: quanto vicinissimo?
A piedi saranno un venti minuti, ribatte il tipo (che evidentemente è un velocista che fa i 100 metri in 2-3 secondi netti…) e mi mostra una cartina della città, sulla quale cerchia l’albergo con la penna e poi traccia un percorso lunghisssssssssimo, che giunge dalla parte opposta (ove peraltro mi trovavo 5 minuti e 10 euro di taxi prima). A occhio e croce saranno almeno 3-400 chilometri, a mio modesto avviso troppi per andare a piedi.
Leggendomi lo sgomento e lo sconforto in viso il tipo la butta lì: ma in bicicletta sono 5 minuti !
BICICLETTA? OK, vada per il biciclo! Detto fatto, il tipo mi molla lì la chiave del garage e del lucchetto, e mi indica dove reperire l’importante mezzo di locomozione.
Che a parte il fatto di arrivare al Media markt in 5 minuti … ma vuoi mettere la soddisfazione di integrarsi all’istante con gli usi e costumi locali?
Che qui in bicicletta ci vanno tutti: anche i neonati, anche le vecchie di 95 anni, magari portando a bordo 2 bambini insieme.
Quindi, decido di trasformarmi immantinente nell’Olandesina di Miralanziana memoria e pur non possedendo zoccoli di legno o tulipani, né abitando in un mulino a vento, fingo di esser bionda e di chiamarmi Gretel, e giuliva e ilare manco fossi al luna park e mi avessero noleggiato l’ottovolante tutto per me, apro il garage e prendo possesso del velocipede gentilmente messo a mia disposizione.
 
Pro:

  1.  è rosa, anzi fucsia! Bellissimo, col mio cappotto nero sta da dio!

 
Contro:

  1. Il mezzo non è recente, bensì piuttosto vetusto, con segni di usura piuttosto evidenti
  2. Le altezze di sellino e manubrio sono regolate sullo standard locale. Ergo, mi mancano un trenta centimetri buoni… il che significa che tocco i pedali con la punta degli alluci, e meno male che non ho tagliato le unghie corte
  3. NON c’è il campanello!
  4. NON c’è il freno!! O meglio: c’è, ma non è attaccato al manubrio, come in tutte le biciclette che si rispettino, ma è a pedale. Il che implica:
  5. La corsetta alla partenza con il salto sul sellino in corsa
  6. L’impossibilità totale di arrestare stabilmente il mezzo in prossimità dei semafori. O di fermarsi agevolmente per discenderne
  7. Il che significa che ogni volta che vedo un semaforo rosso in lontananza, comincio ad agitarmi, emetto un suono tipo sirena della Fiat (essendo il biciclo sprovvisto di segnalatore acustico, ricordiamocelo!) che avrebbe lo scopo di allertare gli altri ciclisti ed eventuali passanti del pericolo che incombe
  8. In sintesi: rischio di rompermi l’osso del collo ogni volta che devo fermarmi, perché d’istinto freno con la mano sinistra invece che col piede destro, il che non produce effetto alcuno se non quello di stritolare l’estremità del manubrio. E null’altro!

 
 
Gran finale col botto
 
Giungo incredibilmente sana e salva al Mediamarkt, grazie ad una buona dose di fortuna, e richiedo a gran voce l’adattatore che fa al caso mio.



Secondo voi c’era?  

Viaggi nel tempo a due passi da casa

Per cercare di buttare giù in qualche modo quei due-tre-quattrocento decagrammi che appesantiscono la mia figura, facendo pensare ai più che io sia sotto la mia altezza-forma,  una voce si leva unanime da colleghi, amici, parenti, conoscenti e anche qualche estraneo: FAI DEL MOTO!  Si, si.. avevo comiciato a correre.. ho smesso. Avevo cominciato a raggiungere la termo-iono-fabbrica in biciclo. Ho smesso.
Basta! Almeno una passeggiata giornaliera di una trentina di minuti sarai in grado di farla, no?  Via, dopo cena calzoncini scarpe ginniche e fuori!
Riesco a raggiungere giusto il portone condominiale, poi m
i vedo riflessa nei vetri. Dietro front immediato. Nei vetri c’è una chiattona in calzoncini e tennis arancio che fa PAURA ! PANICO PA-PA-PANICO PA-U-RA !
Che fare? ok, prendo la bici. Mi si vede meno la chiattitudine, se pedalo molto veloce (mi dico speranzosa)…E via, parto,  cantando come la protagonista di Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti (eh, guardatelo però!)
 
Questa era l’intro.

Cose che ho scoperto pedalando di sera appena fuori casa mia:
-          c’è un sacco di anziani sui balconi, con la sedia, che guardano quelli che passano. Però sono passata solo io
-          ci sono anche giovani universitari, che portano fuori di casa grandi quadri incorniciati discutendo di teorie matematiche
-          e signori di mezza età in bermuda e basta, con grossa pancia di fuori attaccati alle cancellate che chiacchierano coi vicini (credo NON di teorie matematiche però)
-          poi c’è una via vicinissimo a casa mia con delle casette ordinate-ordinate, ma di quell’ordine tipicamente pavese che da lì a ‘rigidamente leccate’ il passo è brevissimo
-          in fondo alla strada c’è una distesa di orti, a perdita d’occhio.  Di chi sono? Chi li coltiva?? Sospetto sia la sede segreta della Findus. Però da lì si vede tutta la città in fondo, ed è una meraviglia
-          sempre vicinissimo a casa mia c’è una chiesa, con una scalinata così alta che immagino le vecchiette che escono dalla vespertina che si buttano giù direttamente in deltaplano. Si fa prima.
-          dietro la chiesa c’è una stradina sterrata, di  fianco un canale, e alberi di acacia alti alti. Se tu ci passi in bicicletta per due minuti ti sembra di essere in un bosco, se chiudi gli occhi il rumore del canale diventa rumor di torrente, e se sei cinefilo ti aspetti di sbucare a Frittole. Ma è meglio aprirli, gli occhi, perché lo sterrato è pieno di buche, e cadere dal sellino è un attimo (…)
-          in fondo allo sterrato c’è una cascina, che sembra ritagliata dal mio sussidiario delle elementari (1972-77) o anche disegnata su Roselline (rigorosamente per chi abbia più di 40 anni…). Fa la guardia un cane nero ferocissssssssssssimo, per fortuna ingabbiato. Io, che ho letto Cujo, nel dubbio me la sono data a gambe all’istante, in uno sprint finale di coppiana memoria.
-          e soprattutto in un cortile ci abito io, e ho sette anni, quasi otto. Ovvio, non posso essere veramente io, ma è una bambina uguale uguale a me, piccola e magra come un chiodo, com’ero io a sette anni quasi otto, con i capelli arruffati che gira da sola sulla sua biciclettina rossa un po’ rugginosa,  suonando il campanello in continuazione. L’ho incrociata sulla mia, di bicicletta, ci siamo guardate e mi ha sorriso. Io poi sono andata avanti, dritta per la mia strada, senza girarmi a vedere se fosse ancora lì, perché avevo paura di non vederla più.. scomparsa, re-inghiottita dal buco spazio-temporale dal quale è certamente emersa. 
  
Perché preferisco pensare che c’è ancora in giro una me stessa di otto anni, che pedala felice suonando il campanello.

Proprio come la chiattona di 42, del resto…