Supereroe!

Caratteristiche peculiari dell’Ufficiale:

 

– è in grado di comprimere la materia sino all’1% del volume originario (siamo tornati dalla Francia con due calici di cristallo finissimo debitamente involtati in plurimi strati di carta a bolle, occultati nel suo trolley più del Santo Graal a San Galgano! Come ce li abbia fatti stare è un mistero di cui si occuperà Giacobbo nella prossima puntata di Voyager. Sono pervenuti integri sull’italico suolo);

 

– si trasforma in un essere rabbioso e schiumante quando ha fame;  il processo è immediato, e si palesa in un actosecondo con l’apparire di una profonda ruga scura nel mezzo della fronte,  suono di grugnito che inizia ad emettere per esprimersi, con l’infoltirsi ed allungarsi a dismisura di  peli e capelli e, infine, con bava schiumante verde pistacchio alle fauci. All’apparire di detti segnali io prendo provvedimenti seri: intanto smetto di rivolgergli la parola, e subito gli lancio un tramezzino al culatello e Castelmagno (ne ho sempre una scorta adeguata in borsetta) che lui acchiappa al volo,  trangugia rapido per poi tornare alla normalità;

 

– nobiltà d’animo, savoir faire e cavalleria congenite: egli si preoccupa se sto bene, se sono rientrata sana e salva a casa (anche se sono andata a far la spesa all’esselunga), se so la strada, se ho abbastanza benzina,  se ho parcheggiato l’auto dove c’è il lavaggio strade nottetempo, se ho il colesterolo alto, se un meteorite si sta abbattendo sulla mia abitazione o se Godzilla la sta per calpestare, e via discorrendo.  Io all’inizio, con la mia tipica velleità di donna evoluta, indipendente ed anche un po’ sfrancicaminchia mi scocciavo di brutto pensando ‘ma cos’è?? mi prende per rincoglionita??’.  Invece no, è proprio fatto così! (o forse è fatto così e in aggiunta pensa che io sia rincoglionita…). 

E’ anche assai protettivo: mi posa il suo paletot sulle spalle se fa freddo, mi tiene l’ombrello sulla testa, ed esce prima di me dai ristoranti onde proteggermi da eventuali malintenzionati nei quali io avessi ad incappare sul marciapiede ( addirittura una volta, da me reso edotto del fatto che l’Infanta sarebbe uscita con le amiche, mi ha chiesto: ‘ ce l’ha abbastanza credito sul cellulare?’  CREDITO? CELLULARE?? BOH! Ma cosa ne so??  Io eventualmente mi preoccupo se si è messa il deodorante, se ha abbinato bene i colori o se ha indossato il basco nuovo che le sta tanto bene e che sicuramente farà capitolare il maschietto che le ha già rubato il cuore… Ma che abbia o meno dei soldi sul cellulare non mi è mai neanche passato per l’anticamera del cervello. A lui, invece, sì);

 

– assimilazione istantanea di lingue, dialetti e inflessioni  locali, ovunque egli si trovi. In Francia parlava sempre lui, anche se io mi spaccio per bilingue e lui ha fatto un corso serale super rapido di francese per corrispondenza nel 1982 (seconda media). Eppure parla, è compreso, usa i congiuntivi.  Tanto per farvi un esempio: quando l’ho conosciuto parlava pugliese, e io sono stata convinta per mesi e mesi che fosse di Foggia;

 

e last but not least 

– rettitudine morale e innato desiderio di ordine e giustizia, e non parlo solo del suo bagaglio e della sua cantina, ma proprio del mondo, del Pianeta in generale. Egli agogna di mettere a posto – proprio come i suoi boxer nel trolley – ingiustizie e brutture, di far rispettare le cose belle ma fragili e riserva, a tutto ciò che lo circonda, la stessa cura e rispetto che ha per i suoi averi e le cose che più gli sono care. Tipo me, per esempio, che invece sono pasticciona  professionista, nonchè campionessa mondiale di disordine casalingo,  prima classificata agli europei di ‘dov’è la tal cosa? lì in giro, da qualche parte’ (intendendo la Lombardia), per tacer dei miei bagagli di cui ho già parlato a sufficienza.

 

Ecco. E oggi l’Ufficiale, finalmente,  rientra sul patrio suolo, dopo essersi traslato per una settimana in area assai remota, raggiungibile solo via aeromobile (gli hanno rimborsato 20 euro al gate, per bagaglio eccessivamente ridotto. E sì che c’ha messo dentro anche il vogatore, per fare un po’ di sport…), con tanto di fuso impossibile, area che per di più è momentaneamente turbata da rivolte, sparatorie, lacrimogeni  e milizie che girano armate, particolare questo che non ha contribuito alla mia tranquillità durante la di lui assenza.

 

Ora che torna finalmente posso smetterla con la tachicardia H24, e rilassarmi un momentino… 

L’ennesimo convegno sulla corrosione…

 

Eccomi qua a Praga, per l’ennesimo convegno sulla corrosione come speaker ufficiale (apppperò!) 

La missione non comincia benissimo: vi risparmio tutta la parte iniziale, del super mega ingorgo in tangenziale a milano con la mia macchina piantata per traverso in mezzo a sette miliardi di auto,  e io che bevo il caffè negli uffici delle Autostrade con gli impiegati, piscio nel loro bagno, e intanto l’ingorgo si sblocca e la massa di auto deve fare la gimkana con la mia piantata nel mezzo….facciamola corta, và. Arrivata a Praga, e sortita dall’aerostazione, il taxista mi bolla immediatametne come forestiera, mi carica sul’autovettura e mi porta all’hotel facendomi usmare nel tragitto l’aria meravigliosa della capitale ceca: vedo di lontano il castello, il ponte, perfino l’orologio… ma poi imprevedibilmente tutto comincia a sfumare alle mie spalle: i bei palazzi asburgici scompaiono lasciando il posto a grigi casermoni ex unione sovietica, discount e cimiteri.  Intanto, in sottofondo, la radio locale lancia le notizie del giorno, e penso tra me e me che la lingua ceca non è particolarmente musicale nè comprensibile:  capto frequentemente il vocabolo ‘gne-gne-gne’ nella parlata, e vorrei tanto sapere cosa significhi.

E intanto, finalmente, dopo il termovalorizzatore e dietro al  capolinea del tram, non troppo distante dal canile municipale, a destra dello sfasciacarrozze, appare l’hotel, un bel cubo rosa-maglia-della-salute-del-nonno  costellato di sfere marroni e attorniato da mercerie che vendono pigiami di acrilico azzurro di quelli che fanno le scintille, a 50 Korone (2 euro).
Sono arrivata.

(A parte che a me sembra di aver circumnavigato il globo.  Secondo me esiste sicuro una linea retta che collega l’aeroporto all’hotel, lunga un quinto della distanza che ho percorso io, e cara un decimo. Io mi sono arrovellata su quanto mi sia effettivamente costata la corsa, ma siccome io sono veloce nei calcoli mentali come a correre i cento metri piani (che percorro in 19 minuti netti!) non ne sono venuta a capo, ho consegnato i 30 euro richiesti e ciao)

 
Dopo il check in corro a cambiarmi gli stivali e mi precipito nella conference room: sono tutti uomini, e me lo aspettavo. Parlano tutti ceco. E me lo aspettavo.

 

Non c’è il traduttore. NON me lo aspettavo.

Vabè,  mi siedo e cerco di capire, andrò un po’ a intuizione, mi dico,  ma il ceco, oltre a non essere nè musicale nè comprensibile, non è neanche una lingua intuitiva. Peraltro nella presentazione del momento non c’è una figura neanche a pagarla… (e poi pagarla quanto? In corone o in euro?? mah..) e io capisco solo ‘zertificazie’,  ‘applicazia’, e ogni tanto ritorna il vocabolo ‘gne-gne-gne’ di prima. Resisto stoicamente dieci minuti, poi mi decido ad abbandonare la sala meditando di andare a farmi un bel giro in centro.

  

Salgo in camera, disfo la valigia, il cui peso sarebbe giustificato solo se fosse di plutonio massiccio, ed estraggo:

 

          il beauty, per rendermi conto che NON ho la spazzola per i capelli

          il pc, per rendermi conto che la spina non va bene. Non ho l’adattatore universale


Scendo alla reception per chiedere l’una e l’altra cosa. Risposte: NO e NO.

Non hanno né spazzole né adattatori. Merda!

Risalgo in camera e  spengo il pc (che pesa come un laterizio e con il quale  a questo punto potrò lavorare si e no mezz’ora, e con i capelli tutti in disordine, per di più!!)


Vabè… BASTA! Mi arrendo e vado in centro
(dove realizzo che ci sono più mercatini di natale che turisti. Non approfondisco l’argomento, eventualmente potete vedere il post su praga dello scorso anno nella categoria omonima)

  

Finalmente sazia di odore di Natale, di Kafka e di Moldava, rientro in hotel, dopo aver cercato la spazzola:

 

– in profumeria – non c’è

– in diversi supermercati  – non c’è

– da h&m – non c’è

– da new yorker – non c’è

   in farmacia (c’ho provato…) non c’è

Affranta, all’ingresso nel cubo, stanca morta, realizzo che al piano terra c’è un coiffeur! Evvvvai! Entro e chiedo: 

          di comprare una spazzola –> NO

          di averne una in prestito –>  NO

          di noleggiarne una –-> NO

          ehi! Guardate là dietro! Sta passando Richard Gere !! …merda, non ci cascano, e devo mettere giù la spazzola che ho cercato di asportare

  

Risalgo in camera, ormai rassegnata a pettinarmi con lo spazzolino da  denti.

 

Mi si è smagnetizzata la tessera per entrare.
Riscendo alla reception per chiederne un’altra, e ne approfitto per lagnarmi del trattamento del coiffeur


La receptionista mi spiega garbata che c’è un big shop dove le vendono, le spazzole!


Ma dove? Chiedo io

Ma qui vicino ! dice lei

Qui vicino DOVE? SONO STANCA MORTA, E’ BUIO, PIOVE E FA FREDDO!! QUI DOOOVVEEE?

 

 

E la Receptionista pronuncia la fatidica frase:
(ve la dico domani: il post è già troppo lungo, poi non lo leggete tutto…)

 

 

 

 

Tipi di bagagli

 ‘Ma Uffi, è tutto qui??’  chiedo l’altro ieri all’Ufficiale incidentalmente passato da casa mia, in transito dal luogo remoto in cui lavora al luogo altresì remoto in cui risiede (io sto nel mezzo, remotissima da entrambi i lati, ragion per cui ci vediamo mediamente tre volte l’anno).

 

E’ evidente che egli debba portar seco oggetti di prima, seconda e terza necessità onde consentirgli di sopravvivere decorosamente per un’intera settimana lontano dagli agi della sua abitazione.

Però ho lungamente osservato la sua valigia: è un trolley rigido delle dimensioni di una scatola di zolfanelli,  all’ interno del quale, stipate in bell’ordine ed incastrate tipo il tetris, trovano posto tutte le pinzillacchere che gli servono per ben 5 giorni! Tutte, comprese la schiuma da barba all’estratto di Lama Tibetano, al completino  supertecnico in fibra naturale di tecnezio iridato che usa quando corre, passando per uno o due libri di lettura. E gli avanza spazio.

 

Com’è che io, invece, le stesse cose le imballo in un container da 40 piedi e mi ci devo pure sedere sopra per chiuderlo? Per scoprire poi con raccapriccio all’arrivo che lo spazzolino da denti NON c’è?

 

‘Basta mettere le cose in ordine – ribatte Mr Precisione – e ci sta tutto’ e intanto ripone accuratamente piegato il parapendio nella sua confezione originale. Ha ancora lo scontrino del prezzo attaccato: è in lire.

 

E io che gli ho regalato un sapone in fogli sottilissimi, per farsi il bucato in viaggio… tanto valeva regalargli il fustone del dixan formato comunità.

 

Tanto ci stava.

Paure immotivate

che mi prendono quando mi avvio a partire per una missione corrosiva:

  • Diooo… ho sbagliato terminal!
  • Nooooo ….ho sbagliato aeroporto !! (Linate per Malpensa)
  • Cazzo! Ho sbagliato destinazione (ho il biglietto per Duesseldorf e invece scopro di dover andare a Dortmund..)
  • Merda! La valigiaaa (perché ho sentito un tonfo in auto ferma al semaforo e ho fatto  partire la mano dietro al sedile per controllare se la valigia è ancora lì e non è rotolata giù come il tonfo fa presagire. Anche perché la portiera è chiusa…)
  • Minkia!! Il biglietto !!!(che tanto è elettronico e NON serve)
  • Uhmmmm …ho preso su i medicinali importanti???(pillola, pasticca per la pressione, Alka Seltzer, Zigulì, Placebo)
  • Osti, ho dimenticato le scarpe tacco 12!
  • Osti, ho dimenticato spazzolino / dentifricio / spazzola per capelli / microphon
  • E se l’aereo precipita??
  • E se non trovo niente da mangiare??
  • E SE NON TROVO NIENTE DA BERE???  (di alcolico, intendo)

ma soprattutto :

  • PORCA VACCA!  E se lo snack a bordo è a pagamento??? (maledetta Easyjet!!)

KLM

La KLM serve a bordo dei tramezzini buonissimi (pane integrale e formaggio aromatico). Io ne avrei mangiati volentieri 23, ma non ho osato chiedere più di un bis alla hostess.

 

La KLM, pur servendo ottimi tramezzini, quando ti chiama con l’altoparlante in aeroporto fa notare a tutti con garbo malcelato che ‘mr brown and mr smith are delaying the flight! Please go immediately to gate D16!!!’

Io ero terrorizzata di sentire il mio nome insieme a quella nota di biasimo della voce metallica dell’interforno.

 

La KLM, nonostante i fantastici tramezzini, smarrisce i bagagli, e tu a Malpensa rimani l’unico passeggero che guarda desolato il tapis roulant che gira e gira e vuoto, e la tua valigia non c’è. Non c’è!!  E’ INUTILE CHE STAI LI’…NON C’E’!!

 

La KLM, oltre a servire appetitosi tramezzini, serve anche dei biscotti ripieni di caramello che pucciati nel tè sono FA-VO-LO-SI. Io ne avrei mangiati un chilogrammo, ma ho dovuto accontentarmi di due.

Fortissima la tentazione di chiedere al vicino ‘scusi, lei lo mangia il biscotto??’

 

Per caso, qualcuno sa dirmi dove si comprano i tramezzini-gourmet e i biscotti della KLM???

horror vacui

Ho fatto la valigia, ma non mi capacito del fatto che ci sia ancora spazio. E si che è il trolley piccolo. C’è spazio. Molto spazio. Controllo e ricontrollo, e penso: c’è tutto! Possibile??

Dai, allora porto un paio di stivali.. ci stanno! E poi quando li metto? alla fin fine sto via un giorno… arrivo alle otto e mezza, e riparto alle otto del giorno dopo… anche mettendoci tutta la buona volontà del caso, quante volte riuscirò a cambiarmi?? se va bene una.

Per assurdo volendo potrei portarmi solo il beauty case, e mettermi gli stessi vestiti domani mattina… nooooooooooooooooo!! Porto le scarpe taccate, scherziamo !!?  però..metti che vien freddo? butto dentro un golfino? Dai, si lo butto dentro.. Si, e poi quando lo metto? fa niente, lo metto dentro lo stesso. Tanto lo so che se non lo metto poi stanotte non dormo. Ne metto uno di un colore improponibile, tipo ocra.. o uno sporco, così sono sicura-sicura di non metterlo. E se portassi un secondo miniphon? Ce l’ho!

Basta, ho deciso! Chiudo gli occhi, tuffo la mano nel cesto della biancheria sporca e quel che vien su lo porto!

Merda! Lo straccio del pavimento…..

Viaggi & bagagli

L’Ufficiale, quando parte per qualsivoglia destinazione, stampa un file in excel dettagliante nei minimi termini tutto ciò che deve essere imbagagliato. La lista è supercompleta e lui, diligente, depenna prima di cominciare tutte le cose non pertinenti al viaggio (es: se va ai tropici depenna ‘sci’). Ciò che resta va in valigia.

Il mio metodo è assai simile: io apro l’armadio a 9 ante e NON metto in valigia ciò che penso forse – e dico FORSE – non servirà. Inoltre, dato che non voglio discriminare nessuno dei miei indumenti, io prendo in considerazione anche cose NON pertinenti al viaggio, per par condicio.

Diciamo che gli slogan della mia valigia sono ‘non si sa mai’ e ‘se ci sta lo porto’.

Questo è il risultato: la lista di cosa non ho indossato / usato   durante i 4 giorni a Praga. L’elenco è fedele e veritiero:

1) phon mignon della barbie

2) vestito viola di lana

2a) dolcevita viola coordinato

3) giacchino di velluto nero

6) gilet grigio a dolcevita

7) collant neri 

7a) collant marroni 

7b) collant fucsia 

7c) 2 paia di calzetti corti

8) dolcevita nero di lana

9) cappello di velluto nero con rosa viola

10) 90% dei medicinali

11) sciarpa nera

13) collana verde

14) ciabatte

15) reggiseno nero

16) kit per la manicure

17) golfino marrone

18) golf nero d’angora

19) camicia nera 

19a)  camicia beige

COSA HO COMPRATO IN VIAGGIO

1 libro, Vanity Fair, la Settimana Enigmistica,  cerottini per Herpes, Vectavir, Herpifix, 1 Sprite, 2 cioccolati, di cui uno bianco

COSA HO ASPORTATO DALL’HOTEL

Le ciabatte

DIMENSIONI DELLA MIA VALIGIA GIALLO-BLU

80 x 60 x 50  (ma con la cerniera supplementare arriviamo a 65 di profondità!!)

COSA AVREI VOLUTO AVERE

un paio di mutande in più

controllo bagagli

  

Spesso all’aeroporto vogliono controllare il mio bagaglio, dato che sovente esso contiene del materiale elettrico o elettronico che desta forti sospetti nel personale di controllo.

Io ho adottato questa strategia: qualsiasi cosa contenga la mia valigia che possa provocare la domanda ‘cos’è questo?’  io fornisco una spiegazione la più assurda,  complessa e articolata possibile, tipo:

‘Si tratta di un dispositivo elettronico che, tramite un sensore interattivo, rileva la differenza di potenziale tra suolo e terreno, evidenziando eventuali anomalie del polo positivo magnetico e trasmettendo il dato tramite modem satellitare ad una centrale operativa localizzata su territorio extraurbano’

 

Se per esempio l’oggetto sospetto fosse un semplice cacciavite, io dico ‘si tratta di un puntale in titanio-rubidio, per il carotaggio sistematico dei fondali marini, per verificarne la resistività elettrogalvanica  a fasi biennali, normalmente nel plenilunio di primavera e/o  nell’equinozio d’autunno’  (lo so dire in italiano-inglese-francese)

 

Di solito il sospettoso, che raramente ha preso il nobel per la fisica o la chimica, annuisce gravemente (nei casi più eclatanti dice ‘ah, certo!’ come se ne avesse già visti a migliaia, di quei cosi lì) e fa un cenno che significa ‘ma prego, vada pure’

Ringrazio, sorrido, e  io e la mia granata  passiamo indisturbate!

Funziona sempre, perché nessun uomo sano di mente si sognerebbe MAI di dire a una donna  ‘scusi, non ho capito!’ oppure ‘cosa significa’

Noi esseri inferiori, per antonomasia, non possiamo esprimere concetti più complessi del livello di comprensione maschile, si sa!

 

Geniale, no?

 

… si geniale… peccato che si chiami ‘supercazzola’ e l’abbia già inventata Ugo Tognazzi 30 anni fa…

 

Post n. 1

E’ il primo dicembre, e questo è il primo post del mio blog. Un blog moooooooolto ma moooooooolto di nicchia, per – e fatto da, mi auguro – quelle donne, immagino non moltissime, che come me, hanno un lavoro che le porta a girare come trottole in giro per il mondo, su e giù da treni e aerei con valigie enormi e beauty case grandi come cassonetti (e il cui contenuto non differisce granchè)  contando sul fatto che ‘…troverò ben un uomo che mi aiuterà a sollevarla, ‘sta valigia’.

Quelle rare donne che il giorno prima di partire per un convegno di due giorni a 3.000 km da casa (che si terrà tutto in un unico hotel) non sanno se portare 4 o 5 paia di scarpe… e comunque poi si portano anche gli stivali.

Quelle che fanno il bagaglio con il chiodo fisso del ‘non si sa mai’ e nella valigia ci mettono tutto, ma tutto tutto, compreso il colbacco e contemporaneamente il costume da bagno anche se la loro destinazione è Seattle e in hotel NON c’è la piscina. E anche quel bel vestitino con le perline, metti che devo uscire una sera a cena…  

Quelle che controllano 10-15 volte se hanno il passaporto (ovviamente ce l’hanno…) e il biglietto (idem) e l’aspirina (…) e i fazzolettini di carta, eccetera eccetera eccetera.

Quelle che partono e lasciano a casa una figlia pre-adolescente (che ogni volta che ti vede con il trolley in mano ti dice ‘ma ancora vai via????’ scatenandoti dei sensi di colpa non trascurabili… )un fidanzato Ufficiale (con il quale ci si vede mediamente una volta al mese), un famiglia allargata comprendente una mamma Iperattiva, un ex-marito ed i suoi genitori (che, per fortuna, ti danno tutti una grossa mano, permettendoti, alla fin fine, fare un lavoro un po’ da uomo, via…)

Quelle più o meno come me, insomma. Si, dico a voi cinque….