cose che nascono dalla mancanza

Stasera non ho l’Infanta, che sta col suo papà. Inoltre non ho pace, non ho serenità, non ho il buonumore, e non ho neanche i pinoli. Ovviamente non ho la tv accesa (non ho coscienza di ciò che sta accadendo a xfactor), non ho abbastanza basilico, non ho il pecorino, non ho il parmigiano.

Sulla base di queste premesse (e sulla base musicale dei Tallis Scholars) parto con una bella session di kitchen terapy: mi metto a cucinare, che è il modo in cui mi rimetto insieme quando sono in pezzi. E dopo aver raschiato via alcuni discreti strati di muffa da alcuni reperti formaggiosi del cenozoico ritrovati nei meandri del mio frigidaire, compongo in maniera estemporanea una specie di pesto-matto a base di formaggio, basilico, maggiorana, olive, olio evo e qualche altro avanzo del frigo non meglio identificato, il tutto triturato a dovere nel Magic Bullet !

OH! MA E’ BUONO! MA BUONO-BUONO!

Unico difetto il colore: cacca di bambino malato…maledette olive taggiasche!  Ma se lo mangiate bendati, è squisito!! Non vedo l’ora di propinarlo all’Ufficiale su un bel piatto di linguine!

E adesso vado a meditare un bel tre quarti d’ora nella vasca da bagno sul creare che si fonda sulla mancanza…

Frammenti di vacanza greca

…sul traghetto Naxos – Koufonissi

 

Io e l’Infanta, in vacanza alle Cicladi, dopo un breve soggiorno a Mykonos abbiamo deciso di uscire dalle rotte turistiche; a bordo della barca Skopelitis, in viaggio per Koufonissi, troviamo:

          una famiglia di danesi con 3 figli, che mangia pane pomodoro e  formaggio

          diversi fricchettoni anziani, con coda di cavallo grigio topo

          nessun italiano, a parte me e l’Infanta

          molti zaini, nessuna Samsonite

          una tribù di zingari che sta traslocando, portando seco una camionetta scassa carica di masserizie di ogni tipo

  

Io e l’Infanta ci siamo sistemate sulle panchine, dietro ai danesi, sperando invano che avanzino qualcosa o che, al limite, ci chiedano ‘ne volete un pezzo?’, perché a pranzo abbiamo mangiato un tozzo di pan secco con un bicchiere di acqua del rubinetto, per risparmiare.

Ma niente, i famelici danesi tutto divorano e fagocitano, e non ci sono briciole neanche per i pesci !

Prende posto dietro di noi la Matriarca Rom, un capo pellerossa di 150 kg col ventre prominente in bella mostra tra la gonna e il bolerino; al seguito la figlia e la famiglia intera. Attaccano subito bottone in greco (dato il nostro aspetto trasandato deduco ci abbiano scambiate per appartenenti a qualche tribù imparentata con la loro… d’altronde, non è che posso pigiare i tailleurs nello zaino Quechua)

La vecchia sdentata dimostra circa 130 anni, ma probabilmente ne avrà 60; la figlia, apparentemente cinquantenne è capace di essere più giovane di me.

Mi dicono, indicando l’Infanta, cose incomprensibili, ma sorridono e alla fine si toccano il viso dicendo ‘korè, korè’, e io immagino vorrà dire ‘graziosa’. Mi chiedono se è mia figlia, e se ne ho solo una. Anche loro vanno a Koufonissi, come noi, (evidente fraintendimento, giacché abbiamo poi ritrovato l’intera tribù accampata discretamente in un angolo della spiaggia di Iraklia). Mi sa che se non troviamo da dormire un buco nella loro roulotte salta fuori sicuro…

 

Notiamo un tipo veramente bizzarro, parecchio fatto, con capelli grigi raccolti a crocchia e piume di gallina infilate nell’acconciatura a mò di ornamento. Si guarda in giro, e quando la nave salpa fa un saluto (non si sa a chi) portandosi la mano alla fronte. Nel frattempo la vecchia Rom si è allungata su una panchina e ha iniziato a ronfare della grossa.  L’Infanta si guarda attorno e commenta: mi senterei più tranquilla se sulla nave ci fosse almeno qualcuno normale…