A proposito degli alberghi ..

…citati nel post del 24 novembre, il Clarion dell’aerporto di Dublino appartiene alla prima categoria.
Vi saluto quindi dalla camera 2×2 nel seminterrato, con la moquette smangiata e le pareti verde muffa. Ah, dimenticavo: ci sono 15 gradi umidi. Col wind chill factor i gradi percepiti diventano 11. Sto scrivendo con colbacco. Comunque non mi lamento: ho chiesto una camera silenziosa e alla reception mi han detto ‘non si preoccupi’. Questo spiega perchè mi trovi nel seminterrato.
Si spiega meno la finestra con vista sulla pista di decollo…

Cara Easyjet…

…che non sia possibile reclinare il sedile.. passi. Che tutto quel che viene servito a bordo costi una fortuna e risulti al palato di gusto discutibile (notare l’elegante giro di parole al posto di ‘fa cagare’)… passi . Che le hostess abbiano le gambe cicciotte…passi.
Che mi obblighiate a comprimere la mia borsetta (e al ritorno dal convegno  anche l’orrendo zainetto-gadget e 14 kg. di cataloghi) nell’unico bagaglio a mano consentito in cabina, costringendomi ad imbarcarmi con tutti i vestiti addosso a strati, compreso il pigiama, tre paia di mutande ed altrettanti reggiseni, due giacche in mano il portatile,  a mò di rivista.. passi anche questo, via.
E’ la corretta – abbastanza corretta – contropartita all’esiguo costo del biglietto aereo.
P E R O’:
che all’aeroporto di Schiphol, che credo essere il primo in europa per voli in transito e per qualità e varietà dell’offerta sciopperesca al duty free, io scopra oggi, dove peraltro arrivo arrivo con 4 ore di anticipo sul mio volo, che:

  • tutti i voli Easyjet e solo quelli siano stati relegati al gate M
  • che detto gate M è ri-go-ro-sa-men-te separato tramite cavalli di frisia e barriera in filo spinato con l’alta tensione da tutti gli altri gate (B-C-D-E-F) e soprattutto dall’area duty free
  • che detto gate sia com-ple-ta-men-te sprovvisto di negozi, bar, esercizi atti alla vendita di oggetti, ristoranti decenti,  negozi, stazione di ricarica per il pc,  botteghe
  • che i passeggeri si trovino tutti ammassati in un’area di attesa (lounge) di ridottissime dimensioni, dove le poltrone sono accatastate le une sulle altre peggio che sull’aeromobile, costringendo i presenti ad una promiscuità eccessiva, a meno  di non sedersi in terra sulla moquette, soluzione a mio avviso inaccettabile
  • che l’unico cibo disponibile sia quello preconfezionato e preimpacchettato della grab-and-fly, vivanda che permette la sopravvivenza per alcune ore, ma vuoi mettere una bella zuppa calda di pomodoro coi crostini? (disponibile, lo so per certo, al gate B)

..ecco. Questo no, NON passi!
Perché io, vacca boia, adesso come le passo queste 4 ore?? … io, che già avevo fantasticato di acquisti favolosi a prezzi duty-free e che invece mi vedo costretta a rinunciare alla rituale compera del magnete per il frigo a forma di mulino a vento, irrinunciabile souvenir che riporto da ogni mia trasferta? Io, che di solito mi idrato e mi ri-trucco prima di ogni imbarco utilizzando i test di prodotti costosissimi tipo il Lumiscence Eye Contour Mat Fill Yalouronic Day and Nigh Queen Skin Repair  che mai e poi mai potrei acquistare di tasca mia, e finisco con una bella spruzzata abbondante su collo-polsi-ascelle di Escale a Portofino, che ormai lo annuso solo in aeroporto, perché mi è finito a marzo 2011…insomma, niente… stasera al massimo mi posso dare una passata di Prep sul naso e  spruzzarmi col Raid alla citronella….
 
 
P.S. per onestà intellettuale devo dire che, alla fine, la stazione di ricarica c’era. Altrimenti come avrei fatto a pubblicare il post? 

Senator Lounge

Vienna, Austrian Airlines ! La mia città preferita e la mia compagnia aerea prediletta!
Specie quando posso gozzovigliare impunemente in attesa dell'imbarco nella Senator Lounge grazie alla Diamond Card di un occasionale compagno di viaggio!

La Senator Lounge dell'aeroporto di Vienna è un luogo straordinario, al quale accedono solo pochi e selezionatissimi eletti, che – per l'appunto – possiedono la magica carta Diamond (ecco cosa intendeva Marilyn!), poichè viaggiano sovente in prima classe… e a volte i loro fortunati amici, naturalmente, tipo me!

Grandi e confortevoli potrone Frau ti accolgono sorridenti, c'è ovviamente la wifi come se piovesse, la filodiffusione, un silenzio da chiostro di clausura, ma soprattutto un buffet h24 dove spiccano:
– salsicce viennesi calde, buonissime!
– il PURE'!! Tanto, delizioso, caldo caldo, fatto con le patate VERE , mica con le buste pfanni! Mangiato a merenda a cucchiatate verso le 15.30- 16.00 del 30 giugno è una cosa S T R E P I T O S A ! Specie per me che, ricordiamolo, sono amante del purè!
– lo champagne, per mandare giù il purè. Illimitato anche lui.. puoi tracannarti la Magnun, come ho fatto io, e nessuno fa una piega, anzi ti mandano subito una Mathusalem di rimpiazzo
– la mousse al cioccolato. Lì ho dovuto limitarmi, e ne ho mangiate due e non 24 come avrei tanto desiderato. Ma era bello e scaldava il cuore vedere come non appena il numero di porzioni scendeva sotto il minimo sindacale (18)  subito arrivava un signore in frac col carrellino a rimpinguare la scorta, il tutto a ritmo concerto di capodanno!

Per tacer dell'aeromobile! Nonostante il mio biglietto super economy la brillante compagnia delle palle di Mozart offre sedili larghi 3 volte Ryan Air ed uno spazio per le gambe inimmaginabile (i corti come me possono addirittura tenerle distese anche senza scegliere le uscite di sicurezza). Incredula di fronte a tanta volumetria, ho voluto fare una prova pratica: testa contro lo schienale, braccia tese in avanti non arrivavo a toccare il sedile di fonte, nonostante le unghie lunghissime da panterona!
Son cose belle per me, che spesso mi ritrovo a incastrata tra due sedili NON reclinabili con la fronte appoggiata al poggiatesta del sedile avanti…
Non parliamo poi del successo della manovra: tutti i vicini, scambiandola per una ginnastica anti varici da volo prolungato, hanno cominciato a fare lo stesso in perfetta sincronia.

L'unica pecca della Austrian è che spesso finisce in overbooking: tipo stasera, che 2 minuti prima dell'imbarco la signorina fa un annuncio ove mendica disperata due volontari che partano 3 ore dopo, offrendo in contropartita la favolosa cifra di euri 100.
La venditrice-amante-della-trattativa-peggio-che-essere-in-un-suk-arabo che c'è in me scatta d'impulso, senza che la gemella non-facciamo-figuracce-per-l'amor-di-dio riesca a trattenerla e in men che non si dica mi trovo davanti al desk: '100 son pochi, ma se vuole per 250 mi offro io'  
La hostess mi guarda come se avessi tre teste, ma ormai son partita e non mi ferma più nessuno: 'su su, coraggio – le intimo perentoria – alzi quel coso lì chiamato telefono, senta il suo capo e chieda se si può fare'
Lo stupore della sobria fraulein è tale da paralizzarla cerebralmente, e senza credere alle sue stesse azioni lo fa veramente: chiama il Padrone della Austrian Airlines !
'Thank you Madame, but Mr Austrian says this is against our company policy. We are not interested in your offer' è la secca risposta della bionda stewardessa.

Bè, pazienza, nessuno è perfetto, ricordiamocelo. Neanche la Austrian Airlines, evidentemente!  

P.S. non ho neanche disfatto la valigia, che tosto riparto con l'Infanta per una settimana di vacanza nella terra delle tapas, della paella e – soprattutto – della sangria! 
Barbie è talmente stanca che ha deciso di partire così come si trova,  con dentro la valigia i tailleur da regina della  termoionicità, un costume da bagno infilato all'ultimo momento, due campioni di valvola ultimo modello, il listino prezzi, una giacca pesante, giacchè  teme la gelida estate basca, e già  molta nostalgia dell'Ufficiale, che non vede da tanti giorni e che non vedrà per altrettante albe e tramonti. Ma spera di divertirsi tanto tanto lo stesso…

1° luglio 2011: inizio di vacanza basca

Malpensa, ore 10.30.  Non devo pensare che 24 ore fare ero qui… ma stavolta è diverso: si parte per la vacanza spagnola con l’Infanta, destinazione Bilbao, e a seguire Paesi Baschi in libertà!

Arrivo un po’ tirata alla partenza: non ho dormito per l’agitazione, ho un labbro gonfio tipo canotto per chissà quale allergia (no, non sembro una diva con le labbra rifatte: perchè il gonfiore è asimmetrico, metà sopra si, il resto no. Quindi al massimo sembro una che ha sbagliato clamorosamente il chirurgo plastico…), so di aver dimenticato oggetti indispensabili, tipo il mio cellulare, che certamente giace abbandonato da qualche parte in casa, e probabilmente altre cianfrusaglie tipo collane swaroski di plastica da mettere la sera per far vita mondana (cosicchè sembrerò una povera pezzente e non la gran dama che sono in realtà) il pigiama e – certissimamente – lo spazzolino.

Ma tant’è, siamo arrivate, dopo un’oretta di auto durante la quale io e l’Infanta non abbiamo fatto altro che ripeterci come un mantra: cerchiamo di non spendere troppo, cerchiamo di non spendere troppo, cerchiamo di non spendere troppo.

L’inizio non è dei più promettenti, ed il lodevole proposito sembra avere scarsissime probabilità di successo: non siamo neanche arrivate al check in e già abbiamo dilapidato 6 euro per la  colazione. In rapida sequenza ne partono altri 25 in edicola, per l’acquisto di libri e riviste; mi autogiustifico dicendomi che i libri sono SEMPRE un investimento in cultura – ovvio: non se compri quello di Fabrizio Corona o di Federico Moccia…- e che la Settimana Enigmistica + una rivistina gossipina sono obbligatorie in vacanza (se non le presenti al gate insieme al passaporto non ti fanno salire sull’aereo) peraltro io di rivista scelgo l’unica che non ha in copertina la povera Elisabetta Canalis, che oggi è ovunque, compreso il Sole 24 ore e Pedina & Pedone, il mensile degli scacchisti.

Passano altri 10 minuti scarsi e via, 10 euro per un caffè suppementare ed uno snack (se no vomito al decollo) che includono anche una traduzione inglese-italiano a beneficio della barista che altrimenti sarebbe ancora lì adesso a cercare di capire cosa diavolo vuole il tipo che le ha chiesto la soda water nella vodka (sì, il londinese beve vodka e minerale alle 10 e trenta della mattina…)

Basta Infanta, limitiamoci, perdìo! Mica siamo milionarie! Mica viaggiamo in prima classe con Ethiad, che attira la nostra attenzione perchè, per l’appunto, al banco del check in  la prima classe accoglie gli emiri  col red carpet, il cordone bordeaux coi candelieri, una flute di champagne e un quintetto d’archi che suona la Primavera di Vivaldi.

Mentre noi, ovviamente, dobbiamo fare a cazzotti nella fila per assicurarci un posto sull’aeromobile: ci  si imbarca con la Vueling, superbamente low cost!

Memorie di un imbarco

Aeroporto di Malpensa, partenza immediata.

Intorno a me scolaresche in  gita come se piovesse, il delirio. E in più noto, tutto d’un tratto, una miriade di flash che partono e un miliardo di telefonini che scattano: son già pronta a sorridere, mettermi in posa e firmare  autografi quando mi accorgo che a scatenare l’inferno non sono stata io, bensì la squadra del Milan appena atterrata (o sta partendo.. boh!) In particolare un tipo di colore è bersagliato di flash e adorazione maschile. ‘ma chi è??’ chiedo curiosa ad un docente ‘MA RONALDIGNO !’ mi risponde l’insigne pedagogo, inviando l’mms che ritrae il calciatore alla prof di ginnastica (immagino).

Quetatasi l’atmosfera, i maschi ingaggiano partite di pallone, le femmine, Vanity Fair con Scamarcio in copertina sotto il braccio, chiacchierano fitte fitte in serrati capannelli; alla mia sinistra un gruppetto di 4 squinzie in jeans attillati e quegli stivali grossi grossi col pelo dentro che fanno tanto zampona d’elefante.
Improvvisamente il ciaccolare viene brutalmente interrotto da un ‘Scusate, avete 5 euro in moneta?’
A chiedere è un ragazzo alto due metri, con gli occhiali da sfigato, i pantaloni della tuta molli a vita alta color carta da zucchero, solo.
L’unico non incluso in un gruppo, solo, che vorrebbe comprarsi da bere alla macchinetta ma non ha la moneta, spiega didascalico alle squinzie le quali – allibite – interloquiscono a livelli minimali, monosillabiche e imbronciate.
Ma il nerd non demorde, e prosegue nel suo evidente e disperato tentativo di socializzare, agendolo in un terzo grado serrato: ‘di quale scuola siete? in che classe? come vi chiamate? anche voi a Madrid?’ e via discorrendo.
Ce la mette tutta, veramente, ma saranno i pantaloni molli, saranno i fondi di bicchere che porta sul naso, sarà lo zainetto NON eastpack… fatto sta che le squinzie non lo filano di pezza ed egli, non pago ma sconfitto, se ne va, a vagare solitario prima e a tentare di interagire almeno coi docenti poi. Docenti che, quanto meno, sono un po’ più a sua immagine e somiglianza. Sta lì sospeso in una bolla aliena, intoccabile dalle scintille che sprizzano e sprazzano dai gruppetti saturi di energia gitesca.

Io – da mamma di pre-adolescente – provo una tenerezza infinita per questo giovine, unico essere umano in un branco di socializzanti telematici, pieni zeppi di amici di facebook, di telefonini e di IPOD (ah! lui è l’unico a non immortalare i pallonari), per lui che solo, disarmato e disarmante, tenta il tutto per tutto per affermare la sua esistenza in un mondo ostile che palesemente lo rifiuta irritato,
‘Ma mettiti i jeans!’ gli avrei detto io quella mattina, se fossi stata la sua mamma…
Come avrà fatto ad assaporare l’ineffabile magia della gita di quinta, solo e sperduto, senza amici, senza ipod, senza lenti a contatto, senza jeans.. sarà andato in discoteca coi prof? L’avrà trovato qualcuno con due euro da prestargli per prendere la bottiglietta di acqua, senza magari neanche chiederli indietro, come fanno gli amici veri? Si sarà divertito, almeno un po’?

Chissà… devo andare, chiamano il mio volo, e io devo imbarcarmi. E intanto mi accorgo che, in effetti, anche io sono sola, e senza monetine.

La verde terra dei folletti

(questo aereo Ryanair è pieno come un uovo… e dietro stanno evidentemente sgozzando un infant, a giudicare dalle urla…vabè, tanto non aveva neanche pagato)

Questo viaggio parte sotto bizzarri e contraddittori auspici: prima cosa, l’Infanta stamattina aveva più di 38 di febbre. Lei, che non si ammala MAI. OK, non credo sia il caso di preoccuparmi più di tanto, se la caverà, etc etc. Però mi sento puntato contro il dito del mondo. Perchè se a partire fosse un padre – un Uomo – lasciando a casa la povera bimba malata nessuno ci troverebbe niente da ridire… ça va sans dire che la mamma prenderebbe un permesso al lavoro, e se ne starebbe bella tranquilla a casa a spremere arance e far bollire acqua per il te, nell’unanime consenso, mentre il babbo se ne andrebbe come ogni giorno a caccia di orsi e mammuth con gli altri neandertal.
Invece io, intrisa di senso di colpa come una spugna, mi avvio a Orio al Serio sfoggiando apparente tranquillità, l’Infanta nelle capaci, sagge e rugose mani della NonnaSprint. Che però nonostante l’esperienza, l’età e l’aver tirato su due figlie, riesce a spiazzarmi con domande inquietanti tipo: ma se poi domani sta bene e va a scuola, chi le firma la giustificazione?? Oppure: per la febbre cosa le do? (come se la tachipirina fosse un ritrovato modernissimo, recente scoperta della scienza farmacologica, sconosciuta ai più)
Va bè, ma la corrosione chiama, e bisogna andare. Tant’è che alle ore 7.31 si presenta a prelevarmi il Nughi, il collega che mi scorta in questa missione, il quale, fortunatamente, è l’esatto opporto del C.T.: mi chiama ‘Capo’, sprizza energia e buonumore da ogni poro, che io neanche dopo 4 mojito, interagisce gaiamente con tutti, compreso il driver bergamasco del pulmino gratuito del parcheggio di Orio, dove arriviamo dopo un’ora e 40 minuti di cazzate e di paesini della bassa cremasca (attraversati per evitare ingorghi in tangenziale) dai nomi improbabili di Urgnano o Vespolate. Teoricamente saremmo arrivati con largo anticipo, mai i controlli ci portano via ancora un’ora e rotti di tempo: il collega ne approfitta per avvisare a casa, che non tornerà per pranzo, io vorrei approfittarne per comprare un libro, ma la folla è tanta e tale che desisto, e arrivo al gate totalmente sprovvista di cultura! Tragedia!! Ma finalmente ci imbarchiamo.
L’aeromobile, come prannunciato, è strapieno: che non ho neanche un libro ve l’ho già detto, ma in più ho scordato l’ipod dono natalizo dell’Ufficiale, e Ryanair adesso non ha neanche più la tasca con la rivista di bordo! mappporc..
In compenso il collega, che però non mi siede vicino, ha ben due film sul pc (Vado a vivere da solo con jerry calà e Il ragazzzo di campagna con renato pozzetto…)
Se pensato che tutto questo è già successo, ma io – tecnicamente – non sono neanche ancora partita….!!

Dopo un’altra ora di ritardo (facevo in tempo a comprarne sette, di libri…e forse anche a scriverne uno io) finalmente decolliamo. Vorrei tanto dormire, ma i sedili Ryanair non solo non si reclinano, ma sono convessi, praticamente hai la fronte appoggiata allo schienale di fronte. Provo comunque a farmi avvolgere dall’abbraccio ristoratore di Morfeo, ma sono disturbata da suoni e rumori molesti provenienti dal trisedile adiacente: è il mio collega che ride forte guardando il film. Senza cuffie, il che significa che sta rompendo i maroni ad almeno metà degli occupanti l’aeromobile.
Alla mia sinistra un distinto manager in doppiopetto similZegna  snobba l’invitante offerta gastronomica della compagnia, ed estrae con nonchalance da sotto il sedile un sacchetto dei supermercati PAM che rivela una pagnotta di dimensioni mostruose imbottita con fragrante salume italico. Egli l’addenta senza ritegno alcuno, sbriciolando sul pc che porta in grembo. Io , colta da attacco di buonismo (e sperando in un pezzo di sandwich in cambio) mi offro di ospitare il portatile sul mio tavolinetto, al momento inutilizzato: il bel gesto, invece, innescherà una catena solidale di buone azioni, stante che il manager offrirà  poi i suoi auricolari al mio collega, che potrà continuare la visione del film indistrubante i passeggeri adiacenti, che a loro volta potranno riposare finalmente in santa pace, e via e via e via, fino ad arrivare alla soluzione definitiva e pacifica del conflitto mediorientale tra Israele e Palestina, che andava avanti da quel dì.
Prima di scendere, scambio quattro chiacchere di prassi col manager: da dove vieni, cosa fai, e via discorrendo.. mentre mi autocompiaccio per la mia bella pronuncia della lingua albionica e del mio altissimo livello di comprensione, che mi permette di interagire elegantemente e con proprietà con chiunque, odo il tipo che mi chiede ‘where is your boss living?’ e mentre mi domando perchè mai voglia sapere dove abita il mio capo gli rispondo ‘in italy, in pavia a small town not far from..’ ma il tipo mi guarda impietosito,  e scandendo bene le parole ripete ‘no, I meant…where is your bus .. (mimando il gesto di uno che tiene in mano un grooooosso volante) BUS.. LEAVING?

e con questa bella berlassa chiuderei la prima puntata…

Transiti

In transito all’aeroporto di Charles de Gaulle, seduta come già una volta accadde al l’Hippopotamus, un posto dove, per delle cifre assurde, puoi mangiare delle cose scrause.

Sono sola: in coda con me per farsi assegnare il posto un Uomo, solo pure lui.

Dopo avermi piazzato al tavolo, mi dirigono a quello di fianco un tipo, Uomo pure lui. Solo pure lui.

Ora: io sono super felicemente fidanzata, però questo via vai di maschi soli in giro per  aerostazioni ed aeromobili mi fa pensare alle mie Amiche Disperate,  le quali si disperano perché sprovviste di uno straccio di fidanzato e costrette ad elemosinare un appuntamento via chat (per poi ritrovarsi a bere un aperitivo con Dracula.  E pagarlo loro, per giunta).

E mi domando: ma perché non viaggiano?? Potrebbero prendere un low cost Ryanair per una destinazione del tutto casuale ed avrebbero la certezza –  dico la CERTEZZA – di conoscere qualcuno (*):

– all’imbarco  

– tra il personale viaggiante  (anche se la maggior parte degli steward è gay)

– all’arrivo

– davanti al tapis roulant dei bagagli (dove potrebbero recarsi comunque, anche qualora non avessero imbarcato alcun bagaglio)

– al ristorante o al bar dell’aeroporto di partenza

– sull’aereo, specie se hai una valigia di piombo (.. ‘mi scuuuusi …mi dà una mano?)

– nel bagno dell’aereo (dove l’intimità e il contatto ravvicinato sono garantiti)

– nella cabina di pilotaggio  (puntare quello con più robe gialle attaccate alla manica)

– al ristorante o al bar dell’aeroporto di arrivo

– ai transiti                                                                              

– ai bagagli smarriti ( dove l’effetto empatia / solidarietà raggiunge massimi livelli e risultati inimmaginabili)

– al bagno

– al controllo bagagli polizia di frontiera (dove se ti va bene ti palpano anche un po’)

– tra i proprietari dei cani antidroga (specie se ti porti un po’ di fumo in valigia)

– in ambulatorio (se sternutisci e tossisci all’arrivo)

– in farmacia

– al duty free (dove però non bisogna provarsi troppi profumi)

– nel negozio di souvenir (però assolutamente NON comprate la Tour Eiffel con dentro il liquore, se no vi bollano irrimedialmente e – GIUSTAMENTE – vi evitano come la peste)

 

Comunque: il tipo alla mia destra peraltro non è neanche malvagio: occhio ‘zzurro e niente fede.

‘spetta.. chiama sul cellu.. MERDA! E iniziata una conversazione pissi pissi …

‘oui.. c’est moi…je suis arrivée … e psìsìsìsì, psìsìsìsì, bien, oui je t’aime aussi… à plus tard, Serge’

SERGE???

 

O cazzo…..

 

 

(*)(Ryanair e Easyjet potrebbero addirittura offrire, oltre allo speedy boarding, anche la Garanzia Fidanzate o Rimborsate .. già mi vedo lo slogan:  viaggia con noi, e trombi sicuro! S trovi in rete un biglietto aereo ad un prezzo più basso noi ti rimborsiamo la differenza e, comunque, ti garantiamo un bel manzo per la notte! Oppure, insieme al listino degli snack potrebbero mettere tipo un Postal Market coi modelli disponibili… )

 

 

L’ennesimo convegno sulla corrosione – parte seconda

dicevamo: E la donna pronuncia la fatidica frase:

 

‘MA SONO 5 MINUTI A PIEDI!’

  

Ora, con l’espressione ‘5 minuti’ si intende un lasso di tempo estremamente variabile, compreso tra il nanosecondo e l’anno luce. La sua reale durata dipende da plurimi fattori. Esempi pratici :

 

–          siete a Parigi col vostro fidanzato. E’ primavera, c’è il sole e una leggera brezzolina vi scompiglia i capelli (perfettamente lisci… perchè ce l’avevate, voi, la spazzola!). Lui vi guarda negli occhi e vi bacia romanticamente. Voi vorreste che il tempo si fermasse.   5 minuti = 1-3 secondi

–          siete a Milano, in centro, è venerdì pomeriggio, avete preso mezza giornata di ferie perchè ci sono i saldi. Siete di ottimo umore, e vi siete date allo shopping selvaggio con la vostra migliore amica. In coda ai camerini, con in mano proprio i capi che volevate,  lei vi dice: dai, entro prima io che ho meno cose. Ci metto 5 minuti.  5 minuti = 25 minuti

–          Siete a Praga, il 1 dicembre. Fa freddo, sono le quattro ed è buio come se fosse mezzanotte, piove e non avete l’ombrello. Siete sole, in estrema periferia. Brillano solo le luci del cimitero accanto al quale state passando. Cercate incazzate nere un negozio che – forse –  neanche esiste. Camminate a testa bassa per non farvi notare dalla facce estranee che vi circondano,  sulle rotaie del tram. I negozi che vedete intorno hanno insegne ostiche, che non capite (magari c’è scritto ‘ingrosso spazzole’ ma voi come fate a saperlo???) tutti quelli che incrociate hanno capelli lisci e perfetti, voi un cespuglio di stoppa ispida che l’umidità ha reso totalmente ingestibile. Per di più indossate un capello di lana cotta che sarà anche caldo ma che non migliora la situazione del votro scalpo e in più vi fa prudere la fronte. Le macchine, passando, vi schizzano con l’acqua.    5 minuti = 6-7 ore.

 

Tant’è che io sulla via del ritorno ho concepito questo post, organizzato mentalmente il pranzo di natale per 16 persone, e ripassato le tabelline, soprattutto quella del 6 che sbaglio sempre!

 

E last – but not least – mi ha chiamato una per lavoro  che mi ha detto ‘ma daaaaaaai! sei a praaaaagaaaa? Ma che cuuuuuulooooo, che fortunaaaaaaaaa’….

  

 e stavolta è veramente tutto, passo chiudo e gne-gne-gne!

 

  

L’ennesimo convegno sulla corrosione…

 

Eccomi qua a Praga, per l’ennesimo convegno sulla corrosione come speaker ufficiale (apppperò!) 

La missione non comincia benissimo: vi risparmio tutta la parte iniziale, del super mega ingorgo in tangenziale a milano con la mia macchina piantata per traverso in mezzo a sette miliardi di auto,  e io che bevo il caffè negli uffici delle Autostrade con gli impiegati, piscio nel loro bagno, e intanto l’ingorgo si sblocca e la massa di auto deve fare la gimkana con la mia piantata nel mezzo….facciamola corta, và. Arrivata a Praga, e sortita dall’aerostazione, il taxista mi bolla immediatametne come forestiera, mi carica sul’autovettura e mi porta all’hotel facendomi usmare nel tragitto l’aria meravigliosa della capitale ceca: vedo di lontano il castello, il ponte, perfino l’orologio… ma poi imprevedibilmente tutto comincia a sfumare alle mie spalle: i bei palazzi asburgici scompaiono lasciando il posto a grigi casermoni ex unione sovietica, discount e cimiteri.  Intanto, in sottofondo, la radio locale lancia le notizie del giorno, e penso tra me e me che la lingua ceca non è particolarmente musicale nè comprensibile:  capto frequentemente il vocabolo ‘gne-gne-gne’ nella parlata, e vorrei tanto sapere cosa significhi.

E intanto, finalmente, dopo il termovalorizzatore e dietro al  capolinea del tram, non troppo distante dal canile municipale, a destra dello sfasciacarrozze, appare l’hotel, un bel cubo rosa-maglia-della-salute-del-nonno  costellato di sfere marroni e attorniato da mercerie che vendono pigiami di acrilico azzurro di quelli che fanno le scintille, a 50 Korone (2 euro).
Sono arrivata.

(A parte che a me sembra di aver circumnavigato il globo.  Secondo me esiste sicuro una linea retta che collega l’aeroporto all’hotel, lunga un quinto della distanza che ho percorso io, e cara un decimo. Io mi sono arrovellata su quanto mi sia effettivamente costata la corsa, ma siccome io sono veloce nei calcoli mentali come a correre i cento metri piani (che percorro in 19 minuti netti!) non ne sono venuta a capo, ho consegnato i 30 euro richiesti e ciao)

 
Dopo il check in corro a cambiarmi gli stivali e mi precipito nella conference room: sono tutti uomini, e me lo aspettavo. Parlano tutti ceco. E me lo aspettavo.

 

Non c’è il traduttore. NON me lo aspettavo.

Vabè,  mi siedo e cerco di capire, andrò un po’ a intuizione, mi dico,  ma il ceco, oltre a non essere nè musicale nè comprensibile, non è neanche una lingua intuitiva. Peraltro nella presentazione del momento non c’è una figura neanche a pagarla… (e poi pagarla quanto? In corone o in euro?? mah..) e io capisco solo ‘zertificazie’,  ‘applicazia’, e ogni tanto ritorna il vocabolo ‘gne-gne-gne’ di prima. Resisto stoicamente dieci minuti, poi mi decido ad abbandonare la sala meditando di andare a farmi un bel giro in centro.

  

Salgo in camera, disfo la valigia, il cui peso sarebbe giustificato solo se fosse di plutonio massiccio, ed estraggo:

 

          il beauty, per rendermi conto che NON ho la spazzola per i capelli

          il pc, per rendermi conto che la spina non va bene. Non ho l’adattatore universale


Scendo alla reception per chiedere l’una e l’altra cosa. Risposte: NO e NO.

Non hanno né spazzole né adattatori. Merda!

Risalgo in camera e  spengo il pc (che pesa come un laterizio e con il quale  a questo punto potrò lavorare si e no mezz’ora, e con i capelli tutti in disordine, per di più!!)


Vabè… BASTA! Mi arrendo e vado in centro
(dove realizzo che ci sono più mercatini di natale che turisti. Non approfondisco l’argomento, eventualmente potete vedere il post su praga dello scorso anno nella categoria omonima)

  

Finalmente sazia di odore di Natale, di Kafka e di Moldava, rientro in hotel, dopo aver cercato la spazzola:

 

– in profumeria – non c’è

– in diversi supermercati  – non c’è

– da h&m – non c’è

– da new yorker – non c’è

   in farmacia (c’ho provato…) non c’è

Affranta, all’ingresso nel cubo, stanca morta, realizzo che al piano terra c’è un coiffeur! Evvvvai! Entro e chiedo: 

          di comprare una spazzola –> NO

          di averne una in prestito –>  NO

          di noleggiarne una –-> NO

          ehi! Guardate là dietro! Sta passando Richard Gere !! …merda, non ci cascano, e devo mettere giù la spazzola che ho cercato di asportare

  

Risalgo in camera, ormai rassegnata a pettinarmi con lo spazzolino da  denti.

 

Mi si è smagnetizzata la tessera per entrare.
Riscendo alla reception per chiederne un’altra, e ne approfitto per lagnarmi del trattamento del coiffeur


La receptionista mi spiega garbata che c’è un big shop dove le vendono, le spazzole!


Ma dove? Chiedo io

Ma qui vicino ! dice lei

Qui vicino DOVE? SONO STANCA MORTA, E’ BUIO, PIOVE E FA FREDDO!! QUI DOOOVVEEE?

 

 

E la Receptionista pronuncia la fatidica frase:
(ve la dico domani: il post è già troppo lungo, poi non lo leggete tutto…)

 

 

 

 

Paure immotivate

che mi prendono quando mi avvio a partire per una missione corrosiva:

  • Diooo… ho sbagliato terminal!
  • Nooooo ….ho sbagliato aeroporto !! (Linate per Malpensa)
  • Cazzo! Ho sbagliato destinazione (ho il biglietto per Duesseldorf e invece scopro di dover andare a Dortmund..)
  • Merda! La valigiaaa (perché ho sentito un tonfo in auto ferma al semaforo e ho fatto  partire la mano dietro al sedile per controllare se la valigia è ancora lì e non è rotolata giù come il tonfo fa presagire. Anche perché la portiera è chiusa…)
  • Minkia!! Il biglietto !!!(che tanto è elettronico e NON serve)
  • Uhmmmm …ho preso su i medicinali importanti???(pillola, pasticca per la pressione, Alka Seltzer, Zigulì, Placebo)
  • Osti, ho dimenticato le scarpe tacco 12!
  • Osti, ho dimenticato spazzolino / dentifricio / spazzola per capelli / microphon
  • E se l’aereo precipita??
  • E se non trovo niente da mangiare??
  • E SE NON TROVO NIENTE DA BERE???  (di alcolico, intendo)

ma soprattutto :

  • PORCA VACCA!  E se lo snack a bordo è a pagamento??? (maledetta Easyjet!!)