L’apparenza inganna

sottotitolo: l’aerolinea del dubbio

(niente dettagli. Non voglio togliervi il gusto della sorpresa, puta caso capitasse anche a voi…) 
Il primo sospetto avrebbe dovuto, legittimamente, balenarmi davanti agli occhi  al momento della prenotazione, un mese fa: il sito sembrava scritto a macchina, con una Remington del ’25, poi ciclostilato e in qualche modo salvato in pdf sul web.
Il check in on line non si può fare, e la grande novità presentata per il 2013 è la certificazione ISO e il fatto che gli aerei siano omologati…
Va bè, ci faccio caso, ma fino a un certo punto: son talmente contenta che con una cifra ragguardevole ma non proibitiva io possa volare diretta su Milano da una cittadina francese – di cui mai e poi mai farò il nome – senza scali (l’ultima volta mi han perso i bagagli all’andata e anche al ritorno…) che faccio il biglietto al volo, felice come una pasqua!
Un secondo sospetto mi assale in loco, al momento del check in, quando realizzo che, a dispetto di un aeroporto nuovo di pacca, wifi gratis dappertutto h24, prese di ricarica in ogni dove e personale al tuo servizio in tutti gli angoli, al banco della mia aerolinea non c’è nessuno. Il deserto. E di banco ce n’è solo uno, in fondo alla sala, praticamente dentro il bagno. I vicini della German Wings mi informano urbanamente che il check in apre solo 1 ora prima; mi ripresento a tempo debito, ma niente, è sempre deserto. Il check in me lo fa la German Wings. Va bè.
A questo punto, se avessi avuto un po’ di cervello e non fossi stata stanca abbbestia, come un minatore del Sussex in piena rivoluzione industriale, avrei dovuto capire, perdìo!
Mi assegnano il posto 7C: chiedo, come ormai è prassi, di essere spostata in fondo all’aereo, penultima fila, così da avere più probabilità di non avere nessuno di fianco, lato corridoio per favore.
La tipa della German tossicchia imbarazzata e mi dice di non preoccuparmi: l’aereo è pieno, ma magari DAVANTI un posto vuoto c’è. (come, davanti ??)
E mi consegna la carta d’imbarco, sulla quale leggo ‘no toilet on bord’.
Ma cribbio! E se devo vomitare ??
Ma altre domande non me ne pongo, e mi avvio al gate: è di sotto, in uno scantinato umido, in fondo ad un corridoio buio senza luce, a cui si accede da un passaggio laterale nascosto, tramite una porta di sicurezza col cartello ‘attenti al coccodrillo’.
Niente finger, ovviamente. Fuori c’è un bel pulmino.
E qui, volendo, un altro dubbio ci stava: siamo una manciata di temerari, massimo una quindicina. ‘Comincerà a portare noi e poi farà un secondo giro per gli altri, penso tra me e me’.
Intanto il pullman parte e va. E va.
E va.
E va.
Supera l’aerea cargo, si lascia dietro i jumbo DHL e Federal Express e va.
E va.
E va.
E va.
E finalmente si profila all’orizzonte un piccolo velivolo, massimo 30-40 posti, ad elica. ‘Ma sarà mica quello lì??’ mi chiedo preoccupata.
No, non è lui. Lo circumnavighiamo e DIETRO, nascosto, spunta finalmente il nostro: è l’aereo di Topolino.
Piccolo (il pullman è più grande) cicciotto, con 8 – otto – oblò.
A bordo (6 gradini per salire) capisco che il mio posto 7C è già lui, il penultimo posto lato corridoio !  E a fianco non ho nessuno, perchè ci sono due file di sedili singoli: 8 da una parte, corridoio in mezzo, otto dall’altra.
Siamo a bordo in 17, compresa la hostess.
No toilet on bord, chiaramente. Niente cappelliere. Niente riviste. Niente di niente.
Il panico comincia un po’ a prendere piede al momento del taxi: così come il pullman l’aereo di Topolino prende e va.
E va.
E va.
E va.
E’ l’unica volta nella vita che vorrei dirla io la battuta ‘ma ci andiamo in bus, a milano ?’ ma più che una battuta è una speranza: vorrei continuare così, senza mai staccare il carrello dal suolo.
E dopo una decina di chilometri appare la pista: è un tratturo, uno sterrato tutto buche in mezzo ai campi, con le lepri che ci corrono in mezzo. L’aeroporto non si sa più neanche dove sia.
Recito il rosario e intanto il velivolo prende quota: il passeggero numero 8 fa uno sternuto e la sensazione è di aver preso un vuoto d’aria di 200 metri…
Provo a rilassarmi: perdìndirindina, in un aereo piccolo ho già volato una volta ! Era quello privato del grande capo termoionico, e guidava lui (e no, non è John Travolta…) e son ben atterrata, no ?
……………………..
Ecco. Se son qui a raccontarlo è perchè, alla fin fine, sono atterrata anche stavolta, sana e salva.
E pensate: ci hanno perfino dato degli snack gratuiti a bordo !
… chissà dove cavolo li tenevano stivati: io ho dovuto viaggiare con cappotto e borsetta sulle ginocchia!

 

 

Cara Easyjet…

…che non sia possibile reclinare il sedile.. passi. Che tutto quel che viene servito a bordo costi una fortuna e risulti al palato di gusto discutibile (notare l’elegante giro di parole al posto di ‘fa cagare’)… passi . Che le hostess abbiano le gambe cicciotte…passi.
Che mi obblighiate a comprimere la mia borsetta (e al ritorno dal convegno  anche l’orrendo zainetto-gadget e 14 kg. di cataloghi) nell’unico bagaglio a mano consentito in cabina, costringendomi ad imbarcarmi con tutti i vestiti addosso a strati, compreso il pigiama, tre paia di mutande ed altrettanti reggiseni, due giacche in mano il portatile,  a mò di rivista.. passi anche questo, via.
E’ la corretta – abbastanza corretta – contropartita all’esiguo costo del biglietto aereo.
P E R O’:
che all’aeroporto di Schiphol, che credo essere il primo in europa per voli in transito e per qualità e varietà dell’offerta sciopperesca al duty free, io scopra oggi, dove peraltro arrivo arrivo con 4 ore di anticipo sul mio volo, che:

  • tutti i voli Easyjet e solo quelli siano stati relegati al gate M
  • che detto gate M è ri-go-ro-sa-men-te separato tramite cavalli di frisia e barriera in filo spinato con l’alta tensione da tutti gli altri gate (B-C-D-E-F) e soprattutto dall’area duty free
  • che detto gate sia com-ple-ta-men-te sprovvisto di negozi, bar, esercizi atti alla vendita di oggetti, ristoranti decenti,  negozi, stazione di ricarica per il pc,  botteghe
  • che i passeggeri si trovino tutti ammassati in un’area di attesa (lounge) di ridottissime dimensioni, dove le poltrone sono accatastate le une sulle altre peggio che sull’aeromobile, costringendo i presenti ad una promiscuità eccessiva, a meno  di non sedersi in terra sulla moquette, soluzione a mio avviso inaccettabile
  • che l’unico cibo disponibile sia quello preconfezionato e preimpacchettato della grab-and-fly, vivanda che permette la sopravvivenza per alcune ore, ma vuoi mettere una bella zuppa calda di pomodoro coi crostini? (disponibile, lo so per certo, al gate B)

..ecco. Questo no, NON passi!
Perché io, vacca boia, adesso come le passo queste 4 ore?? … io, che già avevo fantasticato di acquisti favolosi a prezzi duty-free e che invece mi vedo costretta a rinunciare alla rituale compera del magnete per il frigo a forma di mulino a vento, irrinunciabile souvenir che riporto da ogni mia trasferta? Io, che di solito mi idrato e mi ri-trucco prima di ogni imbarco utilizzando i test di prodotti costosissimi tipo il Lumiscence Eye Contour Mat Fill Yalouronic Day and Nigh Queen Skin Repair  che mai e poi mai potrei acquistare di tasca mia, e finisco con una bella spruzzata abbondante su collo-polsi-ascelle di Escale a Portofino, che ormai lo annuso solo in aeroporto, perché mi è finito a marzo 2011…insomma, niente… stasera al massimo mi posso dare una passata di Prep sul naso e  spruzzarmi col Raid alla citronella….
 
 
P.S. per onestà intellettuale devo dire che, alla fine, la stazione di ricarica c’era. Altrimenti come avrei fatto a pubblicare il post? 

Considerazioni Filosofiche della Viaggiattrice

Quando prendo un aereo low cost (o anche  di linea, a dir la verità..) ho una strategia tutta mia per la scelta del posto. E’ quello che io chiamo la Filosofia del Posto a Sedere (il mio, di sedere…).
Essendo io assai poco tollerante nei confronti dell’umanità in genere, ed in particolare di certi viaggiatori poco abituati alle normali pratiche igieniche quotidiane,  mal sopporto di avere qualcuno seduto appiccicato di fianco, ed ho pertanto elaborato una tecnica tutta mia per evitare questa infausta e funesta eventualità.
Certo, sono piuttosto riluttante a parlarvene, poi fate tutti così e io sono fregata… ma pazienza, via… voi 50.000 lettori sarete mica tutti prenotati sul volo che prendo io, no?
Ve la dico.
Allora, io di solito mi faccio assegnare il posto centrale della penultima fila.
Stante che il sistema in automatico riempie l’aeromible partendo dal davanti è verosimile che, nel caso in cui il l’aereo non sia pienissi-missimo, le ultime file siano vuote o quasi.
Se il numero dei passeggeri è al limite il fatto di scegliere il posto centrale mi tutela dall'avere gente di fianco (le coppie si fanno assegnare posti adiacenti, i viaggiatori singoli sono una minoranza). Perché la penultima e non l’ultima? Perché a volte i sedili dell’ultima fila NON si possono reclinare. Voilà!
Di solito la sfango. Sono seduta da sola con i 3 posti tutti per me. Alla peggio mi arriva di fianco uno, ma a quel punto lì scalo di uno al momento del decollo, costruisco una barricata di borsette e cappotti e sono posto. Posso ronfare indisturbata con la bolla al naso.
Bon, ve l’ho detto.
Però quando la filosofia del posto a sedere fallisce miseramente mi ritrovo in mezzo a due sconosciuti, sovente stranieri, che si parlano con me di mezzo (si, sono stronza. E NON mi offro di cambiare posto. Faccio finta di leggere un libro. Capovolto.).
Se è un volo di rientro a Malpensa allora è facile che i due siano italiani.

Tipologie più frequenti:

  • Manager taciturno che accende i PC subito dopo ildecollo e lo spegne 1 secondo prima dell’atterraggio. Apre una tabella excel complicatissima, poi però fa il solitario con le carte per due ore e mezza. Non gli viene mai.
  • Coppia di fidanzati tristi che rientrano dalla vacanza. Diventano tristissimi perché con me in mezzo non possono neanche baciarsi
  • Coppia di neocolleghi che impiegano proficuamente il tempo del volo per socializzare.

 
Certo, quest’ultima accoppiata non è poi così frequente, ma siccome mi è capitata di fianco durante l’ultimo volo ve la cito.
L’argomento di conversazione è la qualunque: la casa, il matrimonio, il divorzio, i figli, il cane , le vacanze l’isterectomia della suocera, e ognuno dei due, con un bel movimento alternato, dice la sua, senza alcun collegamento apparente a quel che l'altro ha appena detto. L’incipit delle frasi è ‘io invece…’
A: sai io vivo sola, sono una molto indipendente, devo avere i miei spazi
B: IO INVECE prefestico abitare in centro  per conto mio, gestire il mio tempo, sai dentro fuori..

A: IO INVECE preferisco mangiare dentro, ma a volte anche fuori se il clima lo consente e ho fatto la spesa
B: IO INVECE non mangio mai a casa, mi fa schifo cucinare, poi a volte scambio la simmthal col ciappi
A: IO INVECE ho un gatto che adora il tonno riomare
B: IO INVECE preferisco la montagna, ma se fa brutto ti spari
 
.. e così via, con nessuno dei due che ascolti veramente cosa dice l’altro.
Poi, a un certo punto, la conversazione sale di livello.
A (lei) si lascia andare a confidenze molto personali su stato anagrafico, dettagli economici dellla separazione, marca di scarpe preferite, nome del fidanzato (immaginario), tasso d'interesse del mutuo,  desideri, speranze, progetti per il futuro
B (lui) dopo un previssimo excursus nella sua vita famigliare (immaginaria?) inizia a sparare cazzate disumane tipo che è stato 6 mesi in cambogia a far l’agente segreto e poi quella volta che inun resort sull’isola di Tonga ha tentato l’abbordaggio prima di un peschereccio giapponese poi di una cliente importante, che comunque  è cintura marrone di kung fu panda,  per concludere con un grandioso ‘si, New York è bellissima, ci vado spesso, ma non so se ci vivrei’
 
Ma come?? ma non era Venezia??? 

1° luglio 2011: inizio di vacanza basca

Malpensa, ore 10.30.  Non devo pensare che 24 ore fare ero qui… ma stavolta è diverso: si parte per la vacanza spagnola con l’Infanta, destinazione Bilbao, e a seguire Paesi Baschi in libertà!

Arrivo un po’ tirata alla partenza: non ho dormito per l’agitazione, ho un labbro gonfio tipo canotto per chissà quale allergia (no, non sembro una diva con le labbra rifatte: perchè il gonfiore è asimmetrico, metà sopra si, il resto no. Quindi al massimo sembro una che ha sbagliato clamorosamente il chirurgo plastico…), so di aver dimenticato oggetti indispensabili, tipo il mio cellulare, che certamente giace abbandonato da qualche parte in casa, e probabilmente altre cianfrusaglie tipo collane swaroski di plastica da mettere la sera per far vita mondana (cosicchè sembrerò una povera pezzente e non la gran dama che sono in realtà) il pigiama e – certissimamente – lo spazzolino.

Ma tant’è, siamo arrivate, dopo un’oretta di auto durante la quale io e l’Infanta non abbiamo fatto altro che ripeterci come un mantra: cerchiamo di non spendere troppo, cerchiamo di non spendere troppo, cerchiamo di non spendere troppo.

L’inizio non è dei più promettenti, ed il lodevole proposito sembra avere scarsissime probabilità di successo: non siamo neanche arrivate al check in e già abbiamo dilapidato 6 euro per la  colazione. In rapida sequenza ne partono altri 25 in edicola, per l’acquisto di libri e riviste; mi autogiustifico dicendomi che i libri sono SEMPRE un investimento in cultura – ovvio: non se compri quello di Fabrizio Corona o di Federico Moccia…- e che la Settimana Enigmistica + una rivistina gossipina sono obbligatorie in vacanza (se non le presenti al gate insieme al passaporto non ti fanno salire sull’aereo) peraltro io di rivista scelgo l’unica che non ha in copertina la povera Elisabetta Canalis, che oggi è ovunque, compreso il Sole 24 ore e Pedina & Pedone, il mensile degli scacchisti.

Passano altri 10 minuti scarsi e via, 10 euro per un caffè suppementare ed uno snack (se no vomito al decollo) che includono anche una traduzione inglese-italiano a beneficio della barista che altrimenti sarebbe ancora lì adesso a cercare di capire cosa diavolo vuole il tipo che le ha chiesto la soda water nella vodka (sì, il londinese beve vodka e minerale alle 10 e trenta della mattina…)

Basta Infanta, limitiamoci, perdìo! Mica siamo milionarie! Mica viaggiamo in prima classe con Ethiad, che attira la nostra attenzione perchè, per l’appunto, al banco del check in  la prima classe accoglie gli emiri  col red carpet, il cordone bordeaux coi candelieri, una flute di champagne e un quintetto d’archi che suona la Primavera di Vivaldi.

Mentre noi, ovviamente, dobbiamo fare a cazzotti nella fila per assicurarci un posto sull’aeromobile: ci  si imbarca con la Vueling, superbamente low cost!

La verde terra dei folletti

(questo aereo Ryanair è pieno come un uovo… e dietro stanno evidentemente sgozzando un infant, a giudicare dalle urla…vabè, tanto non aveva neanche pagato)

Questo viaggio parte sotto bizzarri e contraddittori auspici: prima cosa, l’Infanta stamattina aveva più di 38 di febbre. Lei, che non si ammala MAI. OK, non credo sia il caso di preoccuparmi più di tanto, se la caverà, etc etc. Però mi sento puntato contro il dito del mondo. Perchè se a partire fosse un padre – un Uomo – lasciando a casa la povera bimba malata nessuno ci troverebbe niente da ridire… ça va sans dire che la mamma prenderebbe un permesso al lavoro, e se ne starebbe bella tranquilla a casa a spremere arance e far bollire acqua per il te, nell’unanime consenso, mentre il babbo se ne andrebbe come ogni giorno a caccia di orsi e mammuth con gli altri neandertal.
Invece io, intrisa di senso di colpa come una spugna, mi avvio a Orio al Serio sfoggiando apparente tranquillità, l’Infanta nelle capaci, sagge e rugose mani della NonnaSprint. Che però nonostante l’esperienza, l’età e l’aver tirato su due figlie, riesce a spiazzarmi con domande inquietanti tipo: ma se poi domani sta bene e va a scuola, chi le firma la giustificazione?? Oppure: per la febbre cosa le do? (come se la tachipirina fosse un ritrovato modernissimo, recente scoperta della scienza farmacologica, sconosciuta ai più)
Va bè, ma la corrosione chiama, e bisogna andare. Tant’è che alle ore 7.31 si presenta a prelevarmi il Nughi, il collega che mi scorta in questa missione, il quale, fortunatamente, è l’esatto opporto del C.T.: mi chiama ‘Capo’, sprizza energia e buonumore da ogni poro, che io neanche dopo 4 mojito, interagisce gaiamente con tutti, compreso il driver bergamasco del pulmino gratuito del parcheggio di Orio, dove arriviamo dopo un’ora e 40 minuti di cazzate e di paesini della bassa cremasca (attraversati per evitare ingorghi in tangenziale) dai nomi improbabili di Urgnano o Vespolate. Teoricamente saremmo arrivati con largo anticipo, mai i controlli ci portano via ancora un’ora e rotti di tempo: il collega ne approfitta per avvisare a casa, che non tornerà per pranzo, io vorrei approfittarne per comprare un libro, ma la folla è tanta e tale che desisto, e arrivo al gate totalmente sprovvista di cultura! Tragedia!! Ma finalmente ci imbarchiamo.
L’aeromobile, come prannunciato, è strapieno: che non ho neanche un libro ve l’ho già detto, ma in più ho scordato l’ipod dono natalizo dell’Ufficiale, e Ryanair adesso non ha neanche più la tasca con la rivista di bordo! mappporc..
In compenso il collega, che però non mi siede vicino, ha ben due film sul pc (Vado a vivere da solo con jerry calà e Il ragazzzo di campagna con renato pozzetto…)
Se pensato che tutto questo è già successo, ma io – tecnicamente – non sono neanche ancora partita….!!

Dopo un’altra ora di ritardo (facevo in tempo a comprarne sette, di libri…e forse anche a scriverne uno io) finalmente decolliamo. Vorrei tanto dormire, ma i sedili Ryanair non solo non si reclinano, ma sono convessi, praticamente hai la fronte appoggiata allo schienale di fronte. Provo comunque a farmi avvolgere dall’abbraccio ristoratore di Morfeo, ma sono disturbata da suoni e rumori molesti provenienti dal trisedile adiacente: è il mio collega che ride forte guardando il film. Senza cuffie, il che significa che sta rompendo i maroni ad almeno metà degli occupanti l’aeromobile.
Alla mia sinistra un distinto manager in doppiopetto similZegna  snobba l’invitante offerta gastronomica della compagnia, ed estrae con nonchalance da sotto il sedile un sacchetto dei supermercati PAM che rivela una pagnotta di dimensioni mostruose imbottita con fragrante salume italico. Egli l’addenta senza ritegno alcuno, sbriciolando sul pc che porta in grembo. Io , colta da attacco di buonismo (e sperando in un pezzo di sandwich in cambio) mi offro di ospitare il portatile sul mio tavolinetto, al momento inutilizzato: il bel gesto, invece, innescherà una catena solidale di buone azioni, stante che il manager offrirà  poi i suoi auricolari al mio collega, che potrà continuare la visione del film indistrubante i passeggeri adiacenti, che a loro volta potranno riposare finalmente in santa pace, e via e via e via, fino ad arrivare alla soluzione definitiva e pacifica del conflitto mediorientale tra Israele e Palestina, che andava avanti da quel dì.
Prima di scendere, scambio quattro chiacchere di prassi col manager: da dove vieni, cosa fai, e via discorrendo.. mentre mi autocompiaccio per la mia bella pronuncia della lingua albionica e del mio altissimo livello di comprensione, che mi permette di interagire elegantemente e con proprietà con chiunque, odo il tipo che mi chiede ‘where is your boss living?’ e mentre mi domando perchè mai voglia sapere dove abita il mio capo gli rispondo ‘in italy, in pavia a small town not far from..’ ma il tipo mi guarda impietosito,  e scandendo bene le parole ripete ‘no, I meant…where is your bus .. (mimando il gesto di uno che tiene in mano un grooooosso volante) BUS.. LEAVING?

e con questa bella berlassa chiuderei la prima puntata…

Gli aerei di una volta!

Ve li ricordate quei bei voli di una volta? A un certo punto, come per incanto, si materializzava dal nulla una hostess, bella, alta, col tailleur con lo spacco e i tacchi a spillo (senza gambe salcicciotte). Arrivava col suo bravo carrello e ti propinava, con garbata autorevolezza, un bel vassoietto pluriscomparto ben confezionato nella sua plastichina. Che  festa! Tu stracciavi eccitato il cellophan pensando ‘chissà chissà cosa c’è dentro!’ (io mi aspettavo salame di Varzi e miccone dop dell’oltrepo pavese, insalata russa fatta in casa, foie gras de canard, un ovetto al tegamino con sopra due grattate di tartufo bianco di alba e per dessert un profitterol alla chantilly con sopra il cioccolato caldo fondente. Ammazzacaffè un bicchierozzo di Baileys SENZA ghiaccio. Doppio, per favore)  e invece ci trovavi tre foglie di insalata avvizzita, un salume non identificato color rosa confetto fatto su a rotolino, un burrino danese di solito marca Lurpak e un dolcetto scrauso, tipo orosaiwa molle. Ah, dimenticavo: di solito c’era anche una fetta di cetriolo gusto acido fenico. Il tutto freddo gelato, a garanzia di immediato squaraus.Il tutto avente lo stesso medesimo retrogusto saponetta-di-motel.

Fa niente, si era contenti! Era gratis, perciò si mangiava TUTTO!  (Poi  a me scattava subito la sindrome della terza elementare: se avanzo qualcosa sicuro la hostess mi sgrida e lo fa con l’annuncio all’altoparlante per sbugiardarmi davanti a tutti ! ‘ladies and gentlement, welcome on board, we are now flying at 15.000 feet, weather at arrival is fine, 30° degrees, and MRS BARBIE – QUEEN OF CORROSION – DID NOT FINISH HER MEAL!! BUUUUUUU!’)

Certi passeggeri, solitamente quelli nelle ultime file, addirittura imboscavano il vassoietto da portare a casa per metterci dentro i sottaceti per l’antipasto del pranzo della domenica: qui mettiamo i funghetti… qui le cipolline…

Oggigiorno invece sulla SAS – mica merda, eh ! – se sei uno degli sfigati nelle file dalla 11 in giù – super maximum lowest very hyper economy… (praticamente seduto di fianco c’è un pallet incellofanato 80x50x65 con su scritto ‘fragile’ contenente merce deperibile, a volte già un po’ deperita. Il vantaggio è che non devi fare conversazione) un panino te lo fanno pagare 7 EURO! Ma cos’è? d’oro??? No, però ti informano che è fatto con il pane integrale, ricco di fibra, della panetteria Trianon, fornitrice ufficiale della Casa Reale Danese. E allora? Cosa me ne frega a me?? a parte il fatto che cago già abbastanza di mio, anche senza l’apporto di ulteriore crusca, ma poi anche se si è sparsa la voce che sono la Regina della Corrosione non è il caso di riservare anche agli altri passeggeri lo stesso trattamento di noi regnanti, no?

Ma buttateci là dei tramezzini triangolari fatti col pan carrè sancarlo, la maionese calvè  e il citterio, ma gratuiti perdio, e vedrete che la gente è più contenta! Vedrete che se li strappa di mano, i tramezzini no cost!

Tanto si sa, che quei cosi lì non ve li compra mica nessuno !! Bè certo,  tranne quando vola la Regina Margherita II di Danimarca… ma quante volte capiterà??                   

… panini integrali, e pure raffermi… bah!

Transiti

In transito all’aeroporto di Charles de Gaulle, seduta come già una volta accadde al l’Hippopotamus, un posto dove, per delle cifre assurde, puoi mangiare delle cose scrause.

Sono sola: in coda con me per farsi assegnare il posto un Uomo, solo pure lui.

Dopo avermi piazzato al tavolo, mi dirigono a quello di fianco un tipo, Uomo pure lui. Solo pure lui.

Ora: io sono super felicemente fidanzata, però questo via vai di maschi soli in giro per  aerostazioni ed aeromobili mi fa pensare alle mie Amiche Disperate,  le quali si disperano perché sprovviste di uno straccio di fidanzato e costrette ad elemosinare un appuntamento via chat (per poi ritrovarsi a bere un aperitivo con Dracula.  E pagarlo loro, per giunta).

E mi domando: ma perché non viaggiano?? Potrebbero prendere un low cost Ryanair per una destinazione del tutto casuale ed avrebbero la certezza –  dico la CERTEZZA – di conoscere qualcuno (*):

– all’imbarco  

– tra il personale viaggiante  (anche se la maggior parte degli steward è gay)

– all’arrivo

– davanti al tapis roulant dei bagagli (dove potrebbero recarsi comunque, anche qualora non avessero imbarcato alcun bagaglio)

– al ristorante o al bar dell’aeroporto di partenza

– sull’aereo, specie se hai una valigia di piombo (.. ‘mi scuuuusi …mi dà una mano?)

– nel bagno dell’aereo (dove l’intimità e il contatto ravvicinato sono garantiti)

– nella cabina di pilotaggio  (puntare quello con più robe gialle attaccate alla manica)

– al ristorante o al bar dell’aeroporto di arrivo

– ai transiti                                                                              

– ai bagagli smarriti ( dove l’effetto empatia / solidarietà raggiunge massimi livelli e risultati inimmaginabili)

– al bagno

– al controllo bagagli polizia di frontiera (dove se ti va bene ti palpano anche un po’)

– tra i proprietari dei cani antidroga (specie se ti porti un po’ di fumo in valigia)

– in ambulatorio (se sternutisci e tossisci all’arrivo)

– in farmacia

– al duty free (dove però non bisogna provarsi troppi profumi)

– nel negozio di souvenir (però assolutamente NON comprate la Tour Eiffel con dentro il liquore, se no vi bollano irrimedialmente e – GIUSTAMENTE – vi evitano come la peste)

 

Comunque: il tipo alla mia destra peraltro non è neanche malvagio: occhio ‘zzurro e niente fede.

‘spetta.. chiama sul cellu.. MERDA! E iniziata una conversazione pissi pissi …

‘oui.. c’est moi…je suis arrivée … e psìsìsìsì, psìsìsìsì, bien, oui je t’aime aussi… à plus tard, Serge’

SERGE???

 

O cazzo…..

 

 

(*)(Ryanair e Easyjet potrebbero addirittura offrire, oltre allo speedy boarding, anche la Garanzia Fidanzate o Rimborsate .. già mi vedo lo slogan:  viaggia con noi, e trombi sicuro! S trovi in rete un biglietto aereo ad un prezzo più basso noi ti rimborsiamo la differenza e, comunque, ti garantiamo un bel manzo per la notte! Oppure, insieme al listino degli snack potrebbero mettere tipo un Postal Market coi modelli disponibili… )

 

 

L’ennesimo convegno sulla corrosione – parte seconda

dicevamo: E la donna pronuncia la fatidica frase:

 

‘MA SONO 5 MINUTI A PIEDI!’

  

Ora, con l’espressione ‘5 minuti’ si intende un lasso di tempo estremamente variabile, compreso tra il nanosecondo e l’anno luce. La sua reale durata dipende da plurimi fattori. Esempi pratici :

 

–          siete a Parigi col vostro fidanzato. E’ primavera, c’è il sole e una leggera brezzolina vi scompiglia i capelli (perfettamente lisci… perchè ce l’avevate, voi, la spazzola!). Lui vi guarda negli occhi e vi bacia romanticamente. Voi vorreste che il tempo si fermasse.   5 minuti = 1-3 secondi

–          siete a Milano, in centro, è venerdì pomeriggio, avete preso mezza giornata di ferie perchè ci sono i saldi. Siete di ottimo umore, e vi siete date allo shopping selvaggio con la vostra migliore amica. In coda ai camerini, con in mano proprio i capi che volevate,  lei vi dice: dai, entro prima io che ho meno cose. Ci metto 5 minuti.  5 minuti = 25 minuti

–          Siete a Praga, il 1 dicembre. Fa freddo, sono le quattro ed è buio come se fosse mezzanotte, piove e non avete l’ombrello. Siete sole, in estrema periferia. Brillano solo le luci del cimitero accanto al quale state passando. Cercate incazzate nere un negozio che – forse –  neanche esiste. Camminate a testa bassa per non farvi notare dalla facce estranee che vi circondano,  sulle rotaie del tram. I negozi che vedete intorno hanno insegne ostiche, che non capite (magari c’è scritto ‘ingrosso spazzole’ ma voi come fate a saperlo???) tutti quelli che incrociate hanno capelli lisci e perfetti, voi un cespuglio di stoppa ispida che l’umidità ha reso totalmente ingestibile. Per di più indossate un capello di lana cotta che sarà anche caldo ma che non migliora la situazione del votro scalpo e in più vi fa prudere la fronte. Le macchine, passando, vi schizzano con l’acqua.    5 minuti = 6-7 ore.

 

Tant’è che io sulla via del ritorno ho concepito questo post, organizzato mentalmente il pranzo di natale per 16 persone, e ripassato le tabelline, soprattutto quella del 6 che sbaglio sempre!

 

E last – but not least – mi ha chiamato una per lavoro  che mi ha detto ‘ma daaaaaaai! sei a praaaaagaaaa? Ma che cuuuuuulooooo, che fortunaaaaaaaaa’….

  

 e stavolta è veramente tutto, passo chiudo e gne-gne-gne!

 

  

ricordi da ricordare

Rientro dalla vacanza greca, sul volo Eurofly: mi crogiolo affranta nel mio dolore, alla mia  sinistra  un quarantenne, evidente ciclista, stante le tibie assai più depilate delle mie, con famiglia al seguito.
Il ciclista sfoglia Men’s Health, un giornale che mai smetterà di affascinarmi per la varietà e lo spessore degli argomenti, tipo ‘cosa piace veramente alle donne’, ‘come scolpirsi una targaruga perfetta’, ‘test: sei un intellettuale o uno sportivo?’ (vorrei sottolineare che l’Ufficiale è SIA intellettuale SIA sportivo, ma è un opzione che evidentemente il lettore medio di Men’s  Health non contempla…)
Comunque: il tipo legge assorto con cura tutta la parte del ‘cosa piace veramente alle donne’ ed io, sbirciando di sguincio, noto che l’articolo punta sul fatto che, a noi donne, la tartaruga piace anche, ma il cervello assai di più ! (giustamente, direi…)
Stufatosi della lettura, il ciclo-lettore  estrae dalla borsa il Blocco Enigmistico, matita e gomma, ed inizia un bel cruciverba. Livello: facile.
Io, buttando un’altra volta l’occhio di straforo, vedo chiaramente che al 4 verticale – 5 lettere – ‘fa cadere i capelli’  lui scrive ‘S-T-R-E-S’.
 
Meno male che l’ha scritto a matita….ciclista: non stare a fare il test, te lo dico io… tu sei sportivo, non intellettuale!

KLM

La KLM serve a bordo dei tramezzini buonissimi (pane integrale e formaggio aromatico). Io ne avrei mangiati volentieri 23, ma non ho osato chiedere più di un bis alla hostess.

 

La KLM, pur servendo ottimi tramezzini, quando ti chiama con l’altoparlante in aeroporto fa notare a tutti con garbo malcelato che ‘mr brown and mr smith are delaying the flight! Please go immediately to gate D16!!!’

Io ero terrorizzata di sentire il mio nome insieme a quella nota di biasimo della voce metallica dell’interforno.

 

La KLM, nonostante i fantastici tramezzini, smarrisce i bagagli, e tu a Malpensa rimani l’unico passeggero che guarda desolato il tapis roulant che gira e gira e vuoto, e la tua valigia non c’è. Non c’è!!  E’ INUTILE CHE STAI LI’…NON C’E’!!

 

La KLM, oltre a servire appetitosi tramezzini, serve anche dei biscotti ripieni di caramello che pucciati nel tè sono FA-VO-LO-SI. Io ne avrei mangiati un chilogrammo, ma ho dovuto accontentarmi di due.

Fortissima la tentazione di chiedere al vicino ‘scusi, lei lo mangia il biscotto??’

 

Per caso, qualcuno sa dirmi dove si comprano i tramezzini-gourmet e i biscotti della KLM???