Si stava meglio quando si stava peggio

C’era una volta, in un mercato di nicchia, un giovane imprenditore (il mio capo):  era un essere disumano, perfido, infingardo  e molesto, che stazionava senza soluzione di continuità in zona scrivania (la mia) tenendomi il fiato sul collo e ponendomi domande insidiose a trabocchetto con frequenza inquietante: ‘Barbie, ha inviato il fax? Barbie, ha risposto a Tizio? Barbie, abbiamo organizzato la fiera in Bulgaria? Barbie, come siamo messi a fatturato? Barbie ha fatto questo? Barbie, ha fatto quest’altro? Barbie su, Barbie giù, Barnie, pronta a stenografare?? (eh, si, sono l’ultima depositaria dell’antica arte dello stenografo.. non l’insegnano neanche più nelle scuole.. sigh…)

Ogni tanto mi frustava, col gatto a nove code. Ma forte, eh!

Era un incubo. Lo odiavo.

Ma poi le cose sono cambiate: una mattina si è svegliato e ha deciso che era stufo di fare il cerbero e tutto d’un tratto ha capito che oltre alla corrosione esiste altro nella vita.  Nella sua, ovviamente, perchè in quella di noialtri schiavi dell’ufficio no.

Ecco che ultimamente il mio capo appare in ufficio assai raramente, più o meno come la Madonna appare a Medjiugorie: non dispensa gli stessi messaggi di pace e speranza, ma criptiche richieste tipo ‘Barbie, è arrivato il cargo di orchidee albine per la piscina? Barbie, mi ha prenotato il resort a Papeete?’  robe così, insomma …. il gatto a nove code non lo usa neanche più (o almeno non con me). L’essere spietato e crudele mi si è trasformato in un dandy mollaccione vestito D&G dalla testa ai piedi, che temo porterà tutti noi allo sfascio.

 

E io ricordo con nostalgia quando piangevo su fogli excel grandi come la sindone, ed altrettando misteriosi che egli mi imponeva di riempire di dati e cifre e formule, minacciandomi al grido di ‘le straccio la busta paga!’

 

Quelli sì che erano bei tempi…

16 thoughts on “Si stava meglio quando si stava peggio

  1. Eh, se va avanti così rischi di perdere il posto: ditta fallita per rincoglionimento del capo. D&G? Nooooo! E’ proprio grave…. sei riuscita a sapere chi l’ha imbambolato? Tolta la causa, eliminato l’effetto…

  2. Non so di che generazione sei ma nella scuola tecnica che ho frequentato, eoni fa, i primi due anni si faceva stenografia. Sono sempre stata una schiappa, sono andata a ripetizione ero riuscita anche a diventare quel tanto brava da meritarmi la sufficienza. Poi come tante altre cose che ho odiato, l’ho rimossa.

  3. Ho un gran piacere ad averti trovata…per questo viaggia atemporale aspaziale e che comunque attualizziamo! Hai qualcosa di fortemente famigliare…come se i geni di alcune donne si stiano modificando sì in una individualità forte…ma su binari così consimili da riconoscersi quali sopravvissute del buonsenso e non del bon ton, consapevoli che è meglio il cuore che la mente e… se c’è un’amico/a che è per accompagnarti nel viaggio è meglio di un amore a tempo. TVB, anche se non ti conosco.

  4. Il Capo rapito dai magici richiami delle sirene del buonismo, é decisamente spiazzante.
    Come pure quel suo richiamo allo "statu quo ante".
    Ora avendo Lei l’occasione di sbirciare nei sacri testi (Bilancio, Partita doppia, Rendiconto)  e fingendo chissà quali indagini, indaghi dei motivi di queste assenze.
    Però ricordi che non sempre ciò che si cerca, risulta.
    A volte escono altri e ancor più inusuali scheletri, dei quali se ne vorrebbe fare a meno.
    Le auguro una buona settimana. Omaggi come di consueto l’Infanta, che spero non abbia ancora spento il sacro fuoco di Tersicore. Ossequi al di Lei Gentiluomo.

  5. "Tesa, viva e penetrante, la sua vista diviene acuta come quegli aghi; e il mondo, l’inesorabile mondo che la opprime, si fa terso come vetro. Allora ne gioisce, come d’una propria conquista.
    Non è una regina? Non ha dei cortigiani? I corvi hanno con lei una confidenza manifesta. In dignitosa schiera, compunti, giungono come antichi àuguri a parlarle delle cose del tempo. I lupi passono timidamente, salutando con un’occhiata obliqua. Talvolta l’orso (allora meno raro) siede goffo, con la sua mole bonaria, sulla soglia dell’antro…"
    La Strega – Jules Michelet
     

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