Scuse pretestuose

Amici lettori…scusate.
Vorrei dire che non ho scuse, ma in verità le ho.
Pretestuose, ma le ho.
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Ormai, praticamente, tutti i miei (scarsissimi) post cominciano così, con delle scuse.
Non so se sia arrivato il momento di arrendermi all’evidenza, e cioè che il blog ha fatto il suo tempo, è ora di chiudere e ciao,  oppure di tentare, almeno, di trovare una spiegazione.
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Intanto facciamoci una domanda: perché, illo tempore, è nato il blog ?
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Originariamente concepito per narrare delle mie peripezie di donna-che-viaggia-per-lavoro il contenuto è poi arrivato a lambire la sfera personale e famigliare, creando quell’universo parallelo e immaginario popolato da esseri mitologici tipo la Superzia o il Botanico, che tante soddisfazioni ha dato a e me e tanto divertimento ha procurato a voi…ma l’origine, non si può negare, è quella: io che viaggio.
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E io, da un anno a questa parte, non viaggio più.
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Niente più attese snervanti nelle sale d’attesa dell’aeroporto, nè voli transeuropei su scalcinati aeromobili di compagnie low cost cibandomi prevalentemente di Cheddar Cheese Crakers della boutique on board, niente più serate solitarie in alberghi delle catene più scrause al mondo, niente più trasferimenti su treni più o meno veloci da un posto in culo ai lupi a un altro più ancora in culo ai lupi del precedente.  Niente più cene di gala con delegati elegantissimi in felpe fluorescenti, né deliziose cenette in ristorantini francesi dove pascermi di foie gras e saint – emilion a spese della Termoionofactory… niente di tutto questo, ormai.
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Certo, le serate solitarie le ho ancora: quasi tutte direi.
Però casa mia.
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Ma non è la stessa cosa: intanto, poiché l’impiego alla TDD (Tacchi Dadi & Datteri Inc.) sottrae circa il 75% del mio tempo da lucida e pressoché il 100% delle mie energie che, col passare degli anni, scarseggiano sempre più, oltretutto impegnandomi in incombenze prevalentemente compiuteristiche, il che rende difficilissimo una volta a casa, in tarda sera, riaccedere un’altra volta il portatile.
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Mi prende una specie di repulsione che, se l’assecondassi, mi porterebbe a lanciare lo scalcinato device casalingo lontano lontano nel prato di fronte a casa, totalmente incurante dei nefasti effetti inquinanti dello sconsiderato gesto sull’ambiente.
Peraltro lo stesso sentimento lo provo nel confronti dell’apparecchio telefonico: se squilla a casa l’Infanta corre rapida a rispondere, temendo la gittata a parabola verso la casa dei vicini (spesso sono malcapitati callcenteristi  che entusiasticamente propongono servizi alternativi alle compagnie tradizionali, ai quali l’Infanta urbanamente comunica ‘la padrona non è in casa’, e riattacca)
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In sovrappiù occorre tener conto del fatto che io a forza di volontà non sono messa bene: ricordiamoci che sono quella che a gennaio ha scaricato runtastic per andare a correre, la versione pro, quella a pagamento, e  l’altro ieri la app mi ha fatto una ramanzina che cominciava con ‘un’attività di 7 minuti una volta al trimestre va bene però si può fare di meglio. Perchè non provi…’.
L’ho subito disinstallata nonostante avessi cacciato € 4,99. Per dire.
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Questo spiega perché il proponimento ‘stasera scrivo, a qualunque costo’ normalmente sortisce come effetto me che guardo una replica di Grey’s Anatomy su La7d.
E sottolineo replica, perché in quel caso non devo neanche fare lo sforzo di seguire attentamente la trama.
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Questa la drammatica realtà dei fatti.
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Che faccio ? Rinuncio ? Abbandono ?
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Ci ho pensato, e un’alternativa ci sarebbe: cambiare la destinazione d’uso.
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Eccovi quindi alcune ipotesi di riciclo del blog, del tutto controtendenza, che tengono conto della mia mutata condizione lavorativa.
Conversione di ‘Donne che viaggiano per il mondo’ in :
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1) Carampane single disperate ma non troppo:  indispensabile dispensario di preziosi consigli su come, dove e sopratutto perché  rimorchiare dopo i cinquant’anni, analisi antropologica del contesto, possibilità di scambio di suggerimenti, idee, indirizzi e anche fotografie osé. Recensioni dei social network più all’avanguardia in materia di incontri, indagini approfondite sul perché non funzionino mai.
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oppure
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2) Critica gastronomica della ragion pura: recensioni, sempre e solo negativissime, di ristoranti, trattorie, pub, bistrot e altri locali atti alla somministrazione di cibi e bevande. Critiche motivate, ragionate e competenti, ma a volte anche totalmente gratuite, corredate di fotografie artistiche e non,  sia di piatti che di commensali bizzarri  (che poi, volendo, ci si potrebbe anche agganciare all’idea precedente, a voler ben guardare).  Alternativa possible: 2a) Ristoranti da evitare: praticamente la stessa cosa, ma il rischio di vedere la mia macchina istoriata sulle fiancate con un cacciavite in titanio aumenta considerevolmente
oppure
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3) Donne che si vestono male: praticamente una no-fascion blogger, quindi potremmo dire una Sfascion Blogger. Una raccolta di prolisse quanto inutili dissertazioni su leggins portati solo se sovrappeso, minigonne vertiginose su ginocchia a pallone con la ritenzione idrica, sandali aperti su alluci valghi, righe orizzontali addosso a bombolotte alte m. 1,2, cappelli a tesa non richiesti a matrimoni in municipio.
oppure (last, but not least. Very politically uncorrect)
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4) Donne che figli ne hanno avuti e quindi possono sparare a zero senza ritegno sulle neo mamme che pubblicano foto a sproposito su Facebook e in più educano male la prole, maledetti poppanti malgarbati, senza doversi sentir dire ‘chi non ha figli non capisce’: ecco, questo secondo me potrebbe dare moltissime soddisfazioni e far schizzare i like verso l’alto. O più probabilmente il contrario, chi lo sa. Io per certo mi divertirei un botto. Devo trovare il modo di accorciare il titolo però.
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Cari lettori, ancora una volta mi serve il vostro aiuto ed i vostri preziosi consigli (sapendo in anticipo,ovviamente, che non è detto poi io li segua, beninteso!): quale delle quattro opzioni sarebbe di vostro gradimento ?
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La prima ?
La quarta ?
Un blog misto a rotazione ?
La mia scomparsa ?
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10 thoughts on “Scuse pretestuose

  1. Prendi la strada che preferisci ma no no no ti prego non chiudere! Mi fai morire dal ridere mi piace troppo leggere i tuoi post!
    E a proposito di app che cazziano, ho appena ricevuto un messaggio da DUOLINGO, una app per fare esercizi di inglese. Mi fa notare che è da tanto che non mi collego, e tuona con un RIMETTITI AL LAVORO!!!
    Ma …dico io…cos’è sta confidenza???? A morte le app troppo intraprendenti!!

  2. parla e scrivi del czzo ke vuoi , ma scrivi, parla dell’argomento che ti colpisce al momento e scrivi e basta.
    E non farti seghe mentali sul cosa / chi.

  3. Mi associo: parla di ciò che vuoi, anche di nulla se preferisci, ma parla, scrivi ché ogni volta che leggo mi scompiscio dalle risate. E poi diciamolo: scrivi benissimo! e non è cosa molto diffusa sulla rete!
    Non mollare!
    Marina

  4. in realtà basta che parli di te, del tuo mondo, della tua famiglia, dei tuoi amici, delle cose che ti colpiscono qualunque esse siano.
    Allora si che ne esce un bel libro

  5. Viaggiattrice, io, se li scrivi te, giuro che leggo pure i bugiardini della tachipirina e le modalita’ d’uso dei tampax mini.
    Poi vabbe’, a mme il cibo annoia, quindi metto in ordine di preferenza:
    la 4 – (Avercene di, navi scuola che ti danno un po’ di senso della realta’ quando si va alla deriva in deliri materni!!)

    la 1 – (e poi applico il tutto per la Mater, che mi e’ refrattaria alla socializzazione)

    la 3 – ( E posso farti da smodella quando vuoi!)

    e la 2 – ( che le foto dei commensali e dei cibi astrusi mi intrigano assai).

    Te non sarai piu’ viaggattrice, ma resti pure sempre bloggattrice!

  6. Scrivi quello che vuoi ma scrivi, e fallo più spesso, che anche noi abbiamo delle serate solitarie e non possiamo mica passarle a vedere i talk show in TV!
    Lia

  7. Meno male che hai continuato a scrivere!!!Vabbè che c’è tanto da leggere, per chi, come me, ti ha scoperta da poco, ma è una tale goduria il tuo blog che sarebbe davvero un peccato privare i tuoi lettori di questo piacere!

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