Resoconto tardivo di fiera olandese

Gli olandesi sono un popolo che – contrariamente a quanto si potrebbe pensare  – appena appena può si diverte.
Lo dimostra l’ultima fiera a cui ho partecipato: il mio agente locale – un olandese rosso di capelli che una volta l’anno partecipa con tutta la famiglia al completo al ‘Red Haare Tag’, la giornata in cui tutti gli olandesi coi capelli rossi si incontrano e festeggiano – mi accoglie giulivo all’ingresso e mi conduce, fendendo la folla a gomitate, verso lo stand che ospita le mie favolose valvole  termoioniche.
Io mi stupisco della ressa: una fiera di valvolame dedicato ad applicazioni di nicchia, aperta dalle 13 alle 20 non giustifica certo la massa di umani che vedo affollare l’interno dei padiglioni!!
‘a noi olandesi piacciono le cose gratis!’ e sorvolando sui 20 euro che costa il biglietto di ingresso mi spiega che in questa fiera si può bere e mangiare a nastro, del tutto gratuitamente.
In effetti ogni due o tre stand c’è una postazione che esibisce eserciti di bicchieri pieni fino all’orlo di bevande multicolori (ne ingollo subito una fucsia. Sa di ciliegia e lubrificante) ed offre cibo di vario tipo.
‘here the soups, there the herrings, behind the corner the krill’.  
Mi avvio a passo spedito verso il krill, perchè voglio vedere le balene che mangiano, ma mi accorgo di aver frainteso la pronunzia un po’ fiamminga del mio agente, perchè quel che trovo in effetti è una griglia di dimensioni importanti, con sopra fettone di prosciutto, salsicce e carne olandese doc.
Nel corso della giornata incontro anche un paio di potenziali clienti, che io ammorbo subito con particolari tecnico-commerciali non richiesti sulle valvole che tanto amo, ma mi accorgo del loro sguardo che vaga nervoso alle mie spalle: gli è che ogni due per tre, caso mai il cibo in giro non fosse ritenuto sufficiente, passa una signorina con un vassoio di mq. 1,5 coperto di tartine all’aringa (primo giro) tartine ai salumi vari (secondo giro) fette alte un cm di un salume tipo cotechino però freddo e senza purè (terzo giro).
Alle mie spalle c’è il quarto giro, quello che il cliente adocchia nel timore di perderselo: è un cabaret di capienza notevolissima che ospita quelle che io giudico frittellone con marmellata. Errato: son coscione di pollo fritte, con salsa piccante, calde. Ne ingollo due, imponendomi di finirla qui. Per oggi ho già mangiato abbastanza, mi dico.
Ma l’altoparlante fa un annuncio (in flamish, quindi NON capisco) ma l’agente mi traduce, premurosamente: dicono che la cena sarà servita tra le quattro e le sei e mezza… CENA? QUATTRO? In effetti son le quattro e un quarto, e l’agente scalpita per andare a cena…io dico che di solito mangio molto tardi, e riesco a tacitarlo fino alle 17.50, cacciandogli in bocca le frittellone di pollo di cui sopra e costringelndolo a ingoiare un paio di birre (perché oltre ai bibitoni colorati  per noi standisti c’è anche un servizio di bar con cameriere dedicato, che ogni 4-5 minuti arriva a chiederci se vogliamo qualcosa, e in caso di risposta negativa molla giù comunque un drink a a caso…meno male che il Martini bianco mi piace molto…)
Alle 18.00 in punto ci presentiamo (per ultimi) in sala da pranzo, dove c’è allestita una specie di cena di gala, con un tavolo di dessert lungo 45 chilometri.
Io – che vengo da un pomeriggio dove ho mangiato aringhe crude con la cipolla, salsicce grigliate, cosce di pollo fritte, bevuto martini, bibitoni e anche un tè – ri-provo a limitarmi, ma pare che se non mangi la zuppa, un piatto principale e soprattutto una selezione di dessert ti tolgono il saluto, e allora alè, via di forchetta, giùuna bella zuppa di funghi alle 6.05,  e poi le torte farcite, tante, tantissime, tutte diverse e tutte con lo stesso sapore.
Torno allo stand agognando disperata un Amaro del Carabiniere o almeno una Citrosodina, e noto – tra lo stordimento del processo peristaltico – un numero anomalo di anziani con le crocs ai piedi che vagano tra uno stand e l’altro riempiendo sacchetti di plastica di gadget locali: blocchetti, penne, mini-trivelle, antistress a forma di valvola  a farfalla, depliant, e quanto venga offerto dagli stand. Ovviamente il tutto mentre mangiano e bevono, eh!  Mentre son lì che penso che tutto sommato è un bel modo, per un anziano, di passare un pomeriggio (assai più bello che guardare un cantiere, per dire) mi accorgo che:
-in uno stand adiacente una specie di birreria bavarese un quartetto jazz ha attaccato a suonare dal vivo. E pure bene!
– la signorina di cui sopra passa e ripassa con tante sue amiche, stavolta esibendo un vassoio argentato stracarico di cioccolatini. Talmente carico che non mi spiego come possa portarlo su una sola mano, la poveretta. Ritengo il compito eccessivamente gravoso, e mossa dalla pietà le alleggerisco generosamente il  carico di un tre-quattro etti di extra fondente e nocciolato bianco.
 
Quando finalmente riesco a lasciare la fiera sono le otto, ma devo trovare una scusa perché l’agente mi spiega che dopo l’orario ufficiale di chiusura va avanti un party, e ci saranno cose buonissssssssssssime da mangiare. Gratis, eh!
Ringrazio del pensiero, ma no, torno in albergo. Bevo un litro di Alka Seltzer e cerco di dormire, mentre faccio un conteggio spannometrico delle calorie che ho ingurgitato nella giornata: perchè, caso mai l'aveste dimenticato… io il 26 novembre u.s. ho iniziato una dieta ipocalorica. Ci tenevo a dirvelo, ecco…

5 thoughts on “Resoconto tardivo di fiera olandese

  1. uh! un post stile madeleine! Mi hai fatto tornare in mente una pallosissima presentazione di libro del nostro prof di filosofia all'Istituto Olandese… Ogni tre per due delle popputissime signorine in costume tipico ci si presentavano con vassoiate di tartine e prelibatezze :P il libro non mi ricordo di cosa parlasse, ma il generoso rinfresco mi è rimasto impresso!!! 

  2. Che ridere! che magnate che ti sei fatta!!
    E te credo che affollano anche le fiere di valvole termoioniche! Questi olandesi sanno rendere appetibile veramente tutto!!!!

    Scarlet

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