Un Natale straordinario!

Natale dalla Superzia:  sono già in trattativa coi  Vanzina per farne il cinepanettone 2016! Uno schianto!

I numeri del Natale 2015:

0:  (zero)   manufatti  di polipropilene, cartone o  plastica che facevano  bello foggio di sé sulla tavola. Non l’avrebbe detto nessuno, i bookmaker davano 1 a 100 l’utilizzo del servizio di porcellana. E invece…

36:  i pezzi del mitico servizio buono Vecchio Ginori, acquistato da una giovine previdente Superzia già qualche anno prima della sue nozze: rimosso la mattina stessa dalla sua  brava confezione originale, con  lo scontrino ancora attaccato (è costato la bellezza di 630.000 mila lire. Valutazione attuale: 85 euro), è stato usato ieri, per la prima volta in 35 anni, ed è uscito indenne dall’esperienza, non avendo sbeccato neanche un piattino da frutta!

12: i raffinatissimi calici di cristallo di Boemia. Peccato solo per l’etichetta blu, originale anche quella, ancora appiccicata alla base dello stelo, a certificazione dell’autenticità della provenienza dei medesimi (Karlovy Vary, 1983.All’epoca era ancora  Cecoslovacchia). Anche per loro, finalmente, il battesimo del prosecco. Uno però non ce l’ha fatta.. è perito nel primo giro di lavastoviglie. Quindi

11: i calici superstiti

145:  il livello di Decibel raggiunti, più o meno tra il martello pneumatico (120) e il jet in decollo (150), prodotti dai commensali, di cui nessuno in grado di esprimersi ad una tonalità normale (anche perché 3 erano decisamente sordi causa età avanzata), né capace di parlare uno alla volta. Risultato: alla fine del pasto i decisamente sordi  erano diventati 7, salvandosi solo i più giovani e forti del gruppo. Darwin non era mica un cretino!

1500: grammi di panettone consumati, con la Superzia che a un certo punto  urla ‘qualcuno vuole ancora una fettina di culo?’  (perché il panettone, lei, lo porziona  tipo salame, in fette tonde partendo dalla cupola. Alla fine resta solo la base del tradizionale dolce natalizio… il culo, appunto)

244,06 u: il peso atomico del Plutonio, ma anche dell’ottimo liquore al cioccolato degustato per  digestivo e prodotto da me medesima nelle settimane precedenti le festività.  Buono eh, ma riuscito un po’ troppo solido, tant’è che per estrarlo dalla bottiglia abbiamo dovuto spaccarla e cavarlo fuori con il  cucchiaio.

80°: la gradazione alcolica del liquore di cui al punto precedente.  Sarà stato quello.. o forse il troppo burro nella besciamella (si, fatta dalla Superzia. Ha usato il burro.. adesso capite perché questo clima anomalo che va avanti da settimane? E’ la fine del mondo che si avvicina, sappiatelo!) và a sapere… fatto sta che il Cognato Contadino, consorte della Superzia)  normalmente contraddistinto da un’indole pacifica e mansueta (dote grazie alla quale il matrimonio della Superzia perdura da oltre 3 decenni.. qualsiasi altro essere umano l’avrebbe defenestrata da quel dì) si è trasformato, nel corso del tradizionale (**) partitone di Briscola in 5, in Mr Hyde,  un essere  mostruoso schiumante di rabbia, dalla furia devastatrice di proporzioni inaudite.

Le conoscete  le regole della briscola in  5? No?  Bè, ve le spiego io, funziona così: siete in 5, state giocando a carte, e quando sbagliate a giocare una carta il Cognato Contadino si allunga sul tavolo e vi sibila: ‘mi hai deluso per l’ultima volta’, vi prende la gola con la mano e vi ammazza,  esattamente come Darth Vader quando strozza da remoto l’ammiraglio Kendal Ozzel. Ecco.

20:  i centimetri che la Superzia ha cercato disperatamente di guadagnare in tutte le foto-ricordo, allorquando , prima dello scatto, correva a mettersi in ginocchio sulla sedia al mio fianco, per apparire alta quanto me. Senza riuscirci.

Ed infine:

I 10 commensali, così ripartiti:

  • 3 sordi causa età avanzata
  • 2 legate da vincoli di sorellanza
  • 2 mariti ancora in corso di validità
  • 2 mogli
  • 2 ex coniugi
  • 1 fidanzato-convivente
  • 1 cognato
  • 1 ex cognato
  • 1 cognata
  • 4 figlie
  • 1 figlio
  • 3 nonni
  • 2 cugine
  • 3 zii
  • 2 nipoti

NO, non dovete fare la somma. E’ il  Gioco delle Feste 2015… CHI E’ CHI ??

 

(**)  Ricollegandomi al post precedente.. non avevamo mai giocato a briscola prima di quest’anno. Questa sì, che  diventerà  una tradizione: non mi sono mai divertita tanto! Certo, bisogna evitare a tutti i costi che il Cognato Contadino si compri una spada laser…

 

 

 

Tempo di rotture

Niente ci  rassicura quanto le consuetudini. Niente ci sembra necessario, specialmente a Natale, quanto la tradizione.. pensate, ad esempio,  al senso di pace che vi prende nel  sapere per certo che alle 21 del 24 dicembre su Italia Uno danno Una poltrona per due.

La bellezza dell’immutabilità.

Però arriva un momento in cui le tradizioni si rompono: del resto, altro non sono che il simbolo esterno di qualcosa che dovremmo portare dentro di noi, e se questo è vero, ma vero – vero, allora anche la rottura di una tradizione non è cosa grave. Anzi, è necessario, a volte, rompere una tradizione, così da dimostrarci che noi siamo più forti e più importanti di un simbolo.

Questo Natale 2015 è il mio Natale delle rotture: anche un po’ delle rotture di palle, certamente, ma soprattutto è il Natale che vede giungere a scadenza alcune delle tradizioni che mi hanno tenuto in piedi nell’ultimo decennio: dovevo capirlo già due settimane fa, quando l’Infanta ed io abbiamo deciso di dare la stura alle decorazioni natalizie (albero, presepe, candele orrende, centritavola, e via discorrendo) in data 6/12 anziché 8/12, come si è sempre fatto da che mondo è mondo. Da lì in poi è stato tutto un precipitare.

Innanzitutto la colonna sonora:  il sottofondo musicale dell’operazione di addobbo casalingo è sempre stato, da 11 anni a questa parte,  un cd di musiche natalizie, comprendente un ‘Oh holy night’ che io non sono mai riuscita ad imparare per bene, né a livello di testo, né a livello di melodia: era tradizione nella tradizione che io, ad un certo punto, un po’ prima dell’inserimento del puntale nel nostro cipressabete, mi producessi in un’esibizione da pelle d’oca, un po’  alla Maraia Cherei,  in un fantasiosissimo inglese maccheronico, sbagliando per di più tutti gli attacchi. E oltretutto in una tonalità decisamente troppo alta per il mio timbro, che all’acuto finale provocava puntualmente lo scoppio di una pallina di cristallo frangibile.

Bene, il cd è sparito. Dissolto. Lo abbiamo cercato ovunque, ma non ve ne è traccia in tutta la casa. Abbiamo anche perquisito un paio di appartamenti adiacenti, ma niente.  Secondo i miei calcoli salterà fuori probabilmente tra Pasqua e Pentecoste, per risparire nuovamente verso fine novembre 2016.

Che fare?   ci siamo dette un po’ sgomente…  Abbiamo preso per un istante in considerazione l’idea di non fare niente ma poi.. via, siamo partite. Niente CD, niente tradizione.

Ma gli addobbi sono venuti bene lo stesso.  Abbiamo inaugurato un nuovo cd con Sinatra che la fa da padrone, e ci piace un bel po’.

 

La Cena della Vigilia: la vigilia di Natale, dal 2006 in poi, io e il Botanico ceniamo insieme. E’ la nostra ‘Cena della Vigilia’, dove si consumano gli avanzi di ciò che io preparo anticipatamente per il Gran Pastone Natalizio del giorno dopo. Ce lo siamo detto e stradetto: la Cena della Vigilia è Sacra, e non si tocca! E’ la nostra Tradizione, e così sarà omnia secula seculorum. Amen.  Ricordo che il Botanico è capace di finire gli avanzi di una cena per 12 in 45 minuti. Arrivando già mangiato, peraltro.

Bene, quest’anno il Botanico ha un irrinunciabile impegno in famiglia, e non può proprio presentarsi.  In compenso la Coltissima, che ha origini extra europee,  ha deciso di evitare l’intercontinentale e non fare ritorno alla terra natìa per le feste. Detto fatto, pronti via, ella diventa la nuova protagonista della Cena Della Vigilia! (Il menu ideale sembrerebbe essere libri di cibernetica e insalate di matematica, ma la Coltissima sa già tutto di entrambi gli argomenti).  Propenderò per un catering prodotto da mani mercenarie poiché  ritengo che gli avanzi non saranno sufficienti:  perché come se tutto quanto sopra descritto non bastasse, quest’anno il Natale non si festeggerà a casa mia, come è avvenuto puntualmente nell’ultimo decennio bensì… e qui viene il gran finale col botto.. A CASA DELLA SUPERZIA.

DELLA SUPERZIA! La Regina del Bon Ton delle Scatole della Pizza!

La quale apparecchierà  per dieci commensali sulle pregiate tavole di truciolato del trabattello, con la sua tovaglia più bella di cartapesta, e tirerà fuori, finalmente, il Richard Ginori di plastica dura.  Non vedo l’ora che sia domani…

E dico davvero.

Perchè la tradizione siamo noi.  Quelle dieci persone lì, attorno al Pastone Natalizio.

E infine – e questa no, che non si può rompere, di tradizione –  Buon Natale a  voi, adorati lettori, che quest’anno, più ancora dei precedenti, siete stati pazienti e comprensivi, e avete atteso trepidanti  il mio ritorno.

Grazie di volermi bene, così come io ne voglio a voi.

 

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in verità domani la Superzia apparecchia così…

La cena prenatalizia

ATTENZIONE! Il post contiene volgarità triviali!

Ristorante. Qualche giorno prima di Natale.

Finalmente soli. Eccovi lì, in un locale carino, dove vorreste godervi  – meritatamente –  la vostra brava cena prenatalizia, ma .. avete presente quando al tavolo di fianco ci sono due tizie moleste, che ininterrottamente parlano di cose che voi vorreste tanto non sentire, ma è impossibile, e l’orecchio vi casca lì e non potete fare a meno di ascoltare ogni dettaglio della loro imbarazzante conversazione, che comprende:

  • Interessantissime e dotte dissertazioni relative a creme per le emorroidi e altri prodotti analoghi, dove il suffisso dell’ultimo aggettivo non è affatto casuale (uso, abuso, marche preferite, confezioni regalo per le feste, case history)
  • Particolari raccapriccianti relativi alla loro deiezioni corporee (utilizzando, ad un certo punto, anche termini tecnici tipo ‘fecaloma’ – ma saranno mica due medici??  due proctologi, forse ?? –  che durante una cena non si può proprio sentire!)
  • Una delle due, la più molesta, ad un certo punto si domanda, a voce alta, come fare il giorno dopo ad andare in bagno in ufficio brandendo il tubetto della preparazione H (Oh, zia!  Ma metterlo in una bustina anonima no ? O sotto l’ascella?? )
  • Altri particolari orrendi, relativi a malattie, loro e dei loro famigliari, terapie varie, ricoveri ospedalieri, medicazioni, bendaggi occlusivi, e chi più ne ha più ne metta.

Ecco.

Io e la Superzia stasera siamo uscite a cena, dopo essere state, congiuntamente, a far visita al medico di famiglia.

Quello sopra è il risultato. Ci scusiamo pubblicamente con il poveretto seduto al tavolo alla nostra sinistra, che probabilmente non è un mio lettore, ma se mai lo fosse stato non credo che si ripresenterà mai più su queste pagine. Quella della preparazione H non sono io (dovere di cronaca), e comunque la Superzia la usa per le borse sotto gli occhi, come Sandra Bullock.

FINALE  

Come probabilmente immaginate (ma volendo potete anche rinfrescarvi la memoria qui) io, notoriamente, non le mando mica a dire a nessuno, men che meno al ristoratore il quale, incautamente, mi provochi delusione sul piano gastronomico-culinario. Più altera di Fiammetta Fadda, più competente di  Antonino Cannavacciuolo e più cicciottella di Antonella Clerici, sono ormai bandita – causa la mia proverbiale sfrancicamichieria – dalla maggior parte dei ristoratori della cittadina che mi diè i natali, i quali sfoggiano una mia bella foto sulla porta d’ingresso, barrata a mo’ di cartello stradale con la spiritosissima scritta ‘qui io non posso entrare’.

La frase che le mie amiche più temono, e che generalmente provoca un fuggi fuggi generale è ‘se il cameriere non chiede niente sto zitta, ma se me lo chiede…’. Poi si sa che un ‘tutto bene signora?’ non si nega a nessuno, e io – sorniona  – esordisco con ‘le interessa veramente, il mio parere ?’ (sopracciglio alzato e sguardo di sfida). Se l’ingenuo sedicente maitre risponde ‘certamente, mi interessa molto!’ per farsi bello, è finita. FINITA! Io parto in quarta, e demolisco sistematicamente tutte le portate che non mi hanno convinto pienamente (la media, di solito, è superiore all’80% dei piatti serviti).

Il ristoratore a volte si adira, a volte si interessa solo apparentemente alla mia opinione,  salvo poi sputarmi nel dessert (lui, lo chef, il sous-chef, il lavapiatti, che ci butta dentro anche un po’ di sciacquatura),  altre volte ancora  invece mi si prende sul serio, mi si ascolta e mi si porgono ringraziamenti (c’è addirittura un ristorante che propone un dolce che ho personalmente vagliato, valutato e corretto  prima di essere inserito nel menù, tanto per dire…)

Orbene: tutto questo è NIENTE  in confronto a quel che può succedere allorquando la domanda venga posta contemporaneamente a me E alla Superzia, che ha sì la competenza culinaria del paracarro, ma compensa abbondantemente con una dialettica sopraffina e con una propensione alla sfrancicaminchieria che non potete neanche lontanamente immaginare.  E’ un po’ lo Yoda dei Cavalieri Sfrancica, se volete imparare bene bene bene andate da lei per un paio di mesi (non per niente è la maggiore, delle due).

Quindi le polpette sono asciutte, la crema di funghi non sa di funghi e nemmeno è abbastanza cremosa, nella bruschetta c’è troppo aglio, il bicchiere è troppo di vetro, il tovagliolo non è di fiandra,  e via e via e via…

Peccato che poi sul finale perda completamente di credibilità suggerendo la cottura al microonde  quale valida alternativa alla frittura in olio evo, come fa lei a casa di solito, a garanzia di maggior leggerezza e digeribilità dell’alimento! E mi raccomando la funzione crisp!

Vabbè, dai. Alla fine ci hanno solo dimezzato il conto..  l’obiettivo era non pagare del tutto, ma ci siamo andate abbastanza vicine.

Faremo meglio la prossima volta, la Superzia ha già prenotato in un rinomato ristorante stellato… proprio subito dopo la visita dal dermatologo!

ego

 

 

I will survive

Il motto della  TDD è ‘ottimizzare’,  il che vale soprattutto per il tempo: essendo per sua natura la start up perennemente sotto organico (almeno per i primi 2-3 anni) è normale fare in due il lavoro di sette-otto persone compreso, quando occorre, lo scarico dei camion.

Va da sé che banalità quali un trasferimento di 700 km verso la terra dei wurstel&crauti  si fa rigorosamente in orario extra lavorativo: la partenza per la bella patria dei brezeln (e in questo periodo anche dei mercatini di natale più belli del pianeta… ma secondo voi li ho visti ??) è quindi  fissata ad un ora più che conveniente, vale a dire le 18.30 (con davanti l’attraversamento della Svizzera che notoriamente pullula di radar più di Cape Canaveral). Il personale coinvolto nella trasferta è l’intero organigramma della TDD: io e il GrandeCapo  (che d’ora in avanti chiameremo anche CroMagnon. Capirete poi perché)

Detto GrandeCapo parte carico di campioni dimostrativi ma anche e soprattutto di pregiudizi, tipo che al self service dell’autogrill svizzero si mangia MALISSIMO; quindi di fermarsi al tavolo non se ne parla neanche e decide saggiamente (a detta sua) di approvvigionarsi in autonomia all’annesso market Coop, acquistando una pagnotta, un salame rigorosamente Citterio e una confezione di speck (scoprendo poi con raccapriccio che la denominazione speck, oltralpe, designa la pancetta affumicata (scrausa) e non il nobile salume tipico del sudtirolo. Più una lattina di cocacola, per la modica cifra di 37 euro. D’altronde siamo in Isvizzera).

Si sbranerà il tutto guidando con una mano sola, e staccando con l’altra tozzi di pagnotta da avviluppare in fette di Citterio;  la pancetta-speck, invece  volerà semi intonsa fuori dal finestrino poco oltre Zurigo.  (per inciso: adesso avete capito perché CroMagnon?). Digestivo: un Toblerone da 750 g.

(io invece ho optato per una bella cenetta sana e leggera: Burger King da asporto, patatine maxi, e onion rings fritti. Ma almeno da bere ho preso la minerale gassata)

Dopo 500 km e 650 g di Toblerone, esausti e indigesti,  decidiamo di fermarci a dormire per proseguire, con relativa calma, il giorno successivo: siamo fortunatissimi, e scoviamo un sedicente hotel annesso all’area di servizio, con vista panoramica sullo svincolo autostradale, meta prediletta di manovali, carpentieri e altri operatori del settore edile e/o spurghi.

Ve lo consiglio, soprattutto se siete donne mature un po’ giù di autostima: andateci a fare un week end, e presentatevi la mattina a colazione, come ho fatto io,  con un bel taiorino e una decolleté tacco 12. Capirete finalmente il significato dell’espressione ‘mangiare con gli occhi’ (e vi farete anche una cultura sulle diverse tipologie di tuta da lavoro esistenti in commercio oggidì).

Bon, per il momento è tutto. La trasferta è andata bene, e siamo rientrati  sani e salvi alle ore 23.00 del giorno successivo.

Sono sopravvissuta alla prima trasferta TDD.  Speriamo anche alle prossime…

 

E sia la luce. E luce fu!

Eccomi qua. Dopo 5 mesi di silenzio.

In 5 mesi possono succedere tante cose.  O anche niente.  O una via di mezzo.

Io la terza che ho detto. In questi  mesi, ho:

  • Lavorato molto.
  • Fatto partire una start-up
  • Fatto un viaggetto (breve) in Indonesia
  • Fatto svariati trekking in montagna
  • Dormito molto
  • Bevuto troppo

Ma andiamo con ordine.

TDD (Tacchi Dadi e  Datteri) : la Start Up

In verità la TDD non produce veramente i prelibati frutti da palma tipici del nord africa, che tutti acquistiamo in prossimità del periodo natalizio: trattasi invero di una Start Up ad elevatissimo contenuto tecnologico, che niente invidia alla produzione del Large Hadron Collider del Cern, per dire.

Figuratevi un po’ come sono a mio agio io a disquisire con competenza e alterigia di vaporizzatore di ioni, tanto per fare un esempio,  nonché di altre amenità analoghe con gli espertoni del settore.  Ça va sans dire che, come sempre, io ne so meno di zero, ma tant’è, questo è il mio destino. (a confronto le valvole termoioniche erano la tabellina del sette.. anzi, quella del due!) 

In sovrappiù aggiungiamoci che essendo la TDD una start up, in quanto tale, fino a prima della sua nascita essa non esisteva. Non esisteva niente.

Ad esempio: facciamo un bella lettera: prendo la carta intestata …. Ah no, aspetta.  Non esiste la carta intestata.. va bè, che sarà mai ?  Prendo un documento word, ci pianto su il logo aziendale.. Ah no, non esiste neanche il logo aziendale… aspetta, chiamo il nostro grafico di fiducia e gli ch.. ah già. Non ce l’abbiamo, il grafico di fiducia. Bisogna selezionarlo… E via e via e via, così per tutto, dagli indirizzi e-mail alla carta igienica nel bagno . Vi dico solo questo: non avevamo neanche la macchinetta del caffè!

Ho detto tutto!

Adesso, invece, la start up esiste. E’ una realtà, e l’ho creata io, come il Mostro di Frankenstein .. ci somiglia anche un po’ a dirla tutta, un po’ perché io sono una fugnona di mio, e un po’ perché quando devi fare settemila cose tutte insieme è difficile che il risultato sia sofisticato e preciso.

Però fatto sta che prima non c’era, e adesso c’è. Sono il Dio della Start Up!

Tutto ciò a parziale giustificazione della mia latitanza protratta:  la Creazione mi ha preso tempo ma soprattutto energie, fisiche e mentali.

La mia vita – artistica, spirituale e soprattutto sociale – ne ha grandissimamente risentito: ho fatto dell’eremitaggio-dopo-lavoro  un’arte, e più mi esilio più tendo a rifuggire il contatto umano. Non lascio praticamente mai la mia abitazione, se non per andare al lavoro, e da che ho scoperto la pagina Facebook ‘stare in casa is the new uscire’  la mia esistenza misantropa e solitaria ha assunto tutta una sua nuova dignità.

Eppure…

Eppure..

Eppure .

Eppure

Da non credersi.  Faccio una vita da suora, eppure ho un corteggiatore.

Vero eh, mica immaginario. In carne e ossa.

I dettagli (quelli raccontabili) la prossima volta (soprattutto per via del fatto che, incautamente, in tempi non sospetti, gli detto del blog, e quindi è un potenziale lettore. Sto camminando sull’orlo del precipizio)

 

p.s.  se sono uscita dalla mia grotta virtuale occorre ringraziare Patrizia Ruvolo, che si firma nome e cognome e mi scrive da Palermo, commentando il post di agosto;  è stata la sua tirata d’orecchie che mi ha fatto capire che alla misantropia c’è un limite !

(e poi…io mica ci avevo mai pensato,  di avere dei lettori addirittura a Palermo.. potenza dell’Internet!)

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Il Rasoio di Occam

Preambolo lungo e forse inutile

Mi trovo spesso a dissertare con la mia amica Coltissima (apriamo una parentesi, che non c’entra niente… la Coltissima la chiamiamo così perché Wikipedia in confronto a lei è la Settimana Enigmistica. Sa tutto, su qualsiasi argomento. Tranne forse il calcio.. ma già se parliamo di hurling, che non è uno sport proprio popolarissimo, per dire, qualcosina sa. E no, non ho scritto male: perché del curling, ovviamente, invece  sa tutto, dove e quando è stato inventato, regole base, peso della stone, etc etc…) comunque:  dicevo che con lei abbiamo spesso dibattuto del fatto che, a volte, lei non sa riconoscere un comportamento a mio parere esplicito.

Ad esempio mi racconta di tizi che la corteggiano in maniera plateale, ma lei si domanda se, in effetti, le stiano dimostrando interesse, ed inevitabilmente conclude con ‘ma magari ho capito male…’

Le manovre di avvicinamento che descrive sono sempre, a mio avviso, inequivocabili, ma lei obbietta sempre ‘eh, ma non è possibile, è troppo bello / figo / ricco/ alto / intelligente / interessante / fascinoso.. e via discorrendo, come se mai ci si possa ritenere meritevoli di attenzioni da parte di un individuo sì dotato.

Ma Coltissima, ribatto sempre io, quel che sembra di solito è!

Non è che dobbiamo sempre sempre farci venire il dubbio di aver capito male!   Del resto, anche il principio del Rasoio di Occam ce lo conferma, o no ?

E quindi ?

 

Tutto il bel ragionamento di cui sopra è facilissimamente applicabile a tutti tranne che a me stessa.

Lo dico perché da tempo sono attanagliata dal dubbio del ‘avrò capito male…’ relativamente a certi tentativi di approccio del mio erborista, dal quale mi reco periodicamente a fare incetta di Fiori di Bach, rimedi naturali, placebi di vario tipo, palline Zigulì gusto mirtillo, decotti depuranti  ed Erba di San Giovanni in formato comunità.

Orbene, egli:

  • mi parla occhi-negli-occhi con fare ammiccante, poco ci manca che mi faccia l’occhiolino e la linguetta
  • anche se compro un lipstick al burro di carité del costo di centesimi 50 mi annega in un barile di campioncini di creme, sciampi, balsami, profumi, olii essenziali rarissimi del valore commerciale di circa 50 euro, minimo. Una volta mi ha dato un campioncino da 2 litri.
  • mi confeziona gli acquisti in un’elegante scatola variopinta con fiocco di raso blu cina formato minimo 30x30x60, dentro alla quale, con una pala da neve, inserisce un congruo quantitativo di pot-pourri dal profumo esotico e conturbante, tipicamente patchouli
  • se chiedo creme antirughe mi fa la boccuccia e lo sguardo corrucciato, e mi domanda ‘ma per chi, per sua madre ?’ e poi cerca di convincermi che al massimo a me può servire un preparato anti acne, data la mia giovane età
  • Cerca di convincermi a rilasciare il mio indirizzo di casa, sostenendo che l’erboristeria fa consegne a domicilio. Anche serali, anche a tarda notte. Caso mai avessi bisogno un bottiglione di Depuratore Artico alle 3 antimeridiane posso chiamare senza tema, lui accorre prontamente!
  • Insiste che per accreditare i punti sulla carta fedeltà c’è bisogno di un numero di cellulare valido e funzionante, e se rispondo ad una chiamata misteriosa i punti triplicano in un batter d’occhio.

Tutto questo per dire che apparentemente qualche segnale che forse gli interesso c’è… ma magari mi sbaglio.  Perché non è possibile, è troppo GIOVANE!

Difatti  il tipo avrà sì e no 30 anni, e potrebbe essere tecnicamente mio figlio.  Oltre ad essere piuttosto belloccio, chiaramente…

E non è finita qui: è sposato con prole, lo so perché l’ho beccato al centro commerciale un giorno… 30 minuti di conversazione galante, di cui 20 sotto l’occhio velenifero di una tipa con passeggino al seguito spuntata a un certo punto dal negozio Prenatal,  che dopo aver atteso inutilmente un cenno da parte del consorte si è presentata guardandomi in cagnesco ‘piacere Paola’. E lui ‘ah, ecco..sì..mia moglie’.

Secondo me quel giorno lì il rasoio, anche non di Occam, la Paola lo avrebbe usato volentieri.

Per colpirmi alla giugulare, probabilmente.

 

Ma secondo voi … magari mi sbaglio ??

 

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P.S.  Lo so, che state trepidando per conoscere il mio destino dopo le valvole termoioniche (ammesso che esista vita, dopo le termoioniche…).  Non temete, adorati lettori, e confidate in un futuro radioso nel magico  mondo dei TacchiDadi&Datteri…   

 

 

Bizzarrie scandinave e molto altro

Cose bizzarre che possono accadere in Svezia

1) L’albergo

Vengo accolta in una hall apparentemente faraonica, che lascia presagire glamour e sfarzo a volontà. Certo, l’immediata vicinanza dello scalo merci della stazione ferroviaria qualcosa dovrebbe farmi presagire… ma l’ottimismo prevale sul realismo e detto fatto  vengo fatta gentilmente accomodare in una specie di ascensore (che in verità è un montacarichi) per scendere nella mia camera.  Ma come, scendere ??

Scopro quindi che le camere qui si trovano nel sottosuolo, nelle viscere della terra.     Detto montacarichi, peraltro, si aziona premendo una specie di pulsantone di emergenza, il quale finchè lo schiacci fa funzionare l’importante meccanismo di discesa, ma come lo molli smette. Il che significa che se ti distrai e lasci la presa anche solo per un secondo il montacarichi si arresta. Anche a metà percorso, per dire. Lasciandoti lì’ col naso davanti al muro (il montacarichi non ha pareti, è una piattaforma e basta) e il terrore che ti attanaglia la gola.

No panic, and schiscia el buton, per arrivare alle

2) Camere

disposte nel sottosuolo a scacchiera orizzontale: solo quelle su due lati esterni son dotate di finestre, le altre NO.  (ma sarà legale, mi domando io??). Per capire come raggiungere la mia c’è un

3) Touch screen

atto a localizzare la posizione del tuo loculo sulla scacchiera, subito fuori dal montacarichi.

Da notare che per evidente perfidia i numeri delle camere sono disposti a casaccio sui cubicoli, tipo che la 101 è vicina alla 307 che è accanto alla 515.  Io cerco di memorizzare il percorso che porta alla mia 607, ma a causa del mio scarsissimo senso dell’orientamento e, più in generale, della mia dabbenaggine congenita, non riesco a capire se devo girare a destra o a sinistra rispetto al pallone rosso del ‘voi siete qui’ .

Morale: ci metto 10 minuti buoni e 6 tentativi per arrivare alla mia singola con

4) Finestra con vista esterna 

direttamente sui container blu dell’area scalo merci della stazione (vedi incipit), proprio sopra le traversine.

Mi gira la testa. Non ce la posso fare,  e decido di tornare alla reception per farmi cambiare stanza (forse forse è meglio la claustrofobia in un cubicolo centrale). Risalgo col montacarichi e mi rivolgo al

5) Receptionist

che insiste al limite della molestia per sapere cosa diavolo ho fatto di sotto per tutto questo tempo! ‘HO CERCATO LA CAMERA’ ribatto io un po’ seccata. Non mi crede.

Chiede se ho usato il bagno, se ho fatto un pisolino, se ho toccato qualcosa, se ho fatto la doccia, se ho sgualcito gli asciugamani, se ho disfatto il letto.

Alle mie reiterate negazioni, proteste e dinieghi (nonhofattonienteeeeeeeee)  si rassegna con malcelata incredulità, e con malgarbo mi cerca un’altra camera, il tutto sotto lo sguardo esterrefatto di

6) Un uomo vestito da donna

che sta facendo il check in.

Ecco, ora voi penserete che io per amor di letteratura e per fare dell’ironia  esageri di molto, e mi esprima per iperboli, e vi immaginate un trans elegante, o una drag queen con le piume, o una donna un po’ androgina, tipo Annie Lennox o Tilda Swinton, o a limite un uomo un po’ effeminato, tipo David Bowie nel 1972.

NO! Vi dico che era UN UOMO (senza baffi) VESTITO DA DONNA (con un po’ di baffi)

Un uomo anziano vestito da donna anziana. Con una parrucca sintetica color del can che fugge.

Mi spiego meglio: prendete vostro zio Osvaldo, 65 anni suonati, un po’ sovrappeso, barba di un giorno, mettetegli una parrucca brutta, una gonna e un soprabito. Un filo di cipria, niente ombretto nè rossetto.

Mandatelo a Stoccolma a fare il check in un hotel (il mio) .. ecco! Così!

Ha pagato con una Visa, by the way..

FINALE CON SORPRESA  (come se già così non fosse abbastanza)

Sono finita nella camera 118, al bordo della scacchiera, ma dall’altro lato, vista su parcheggio. Pace, sono esausta, va bene così. La prendo.

(anche perché avevo già pagato)

Costa come una suite del Danieli di Venezia, di quelle con la vista su piazza San Marco e il maggiordono incluso, ma si sa che la Svezia è così.  (un posto letto in un ostello, camerata da 16 con bagno in comune può costare anche 60-70 euro. Roba che il letto alla fine come minimo te lo vuoi portare a casa) 

Evito di guardare fuori, e mi avvio subito  alla Città Vecchia, dove ceno con polpette dell’Ikea in  un ristorante storico fighissimo.

6 polpette: 30 euro

Però il cameriere è un hipster fighissimo più del ristorante, il quale, probabilmente,  di giorno fa i servizi di moda su Vogue con la Cara Delevigne.

Accanto a me la coppia più assurda che io abbia mai visto: lei una balena di 180 kg (che si è mangiata il piatto più calorico del menu, a base di belly di maiale), lui Fred Astaire.

Per strada: tutte le donne sono fatte con lo stampo della mia amica valchiria (rinfrescatevi qui la memoria) bionde,  alte due metri, alle quali io cerco disperatamente di chiedere indicazioni, ma che NON mi rispondono neanche morte (forse perché dall’alto vengo presa per una macchia nera sull’asfalto), chissà…)

Infine, last but not least: avventuratami sventatamente in un’area semi-selvaggia di un’isoletta dell’arcipelago ove nidificano il gabbiani, ho rischiato la morte per beccaggio massivo ad opera di una colonia locale che ho avventatamente importunato scattando foto (brutte, come al solito) nel bel mezzo del periodo di cova.

Ve lo giuro: sono scappata a gambe levate inseguita da uno stormo di un  centinaio di pennuti inferocitissimi che puntava alla mia testa al grido tipico della loro specie: VIA VIA VIA VIA ! (e non mio mio mio mio come Disney vuol farci credere.. e lasciamo perdere quell’immagine del tutto fuorviante del Jonathan Livingston, và).

Ho avuto tanta ma tanta paura !

Comunque:  nonostante tutto ciò – o forse: grazie a tutto ciò – mi sono goduta questa mini vacanzina di 36 ore, che mi sono presa dopo l’ultimo convegno termoionico a cui ho partecipato.

E quando dico ultimo intendo ultimo.

E’ ora che ve lo dica: Barbie, regina delle valvole termoioniche, sta per abbandonare il magico mondo che fino ad oggi l’ha ospitata.

Ecco.  Ve l’ho detto.

 

… poteva finire così

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Infanta 2.0

Dopo essersi già cimentata l’anno passato in un Torneo Internazionale, l’ormai ex Infanta gareggia artisticamente su suolo lombardo insieme ad altri giovinetti talentuosi quanto e forse più di lei in un Concorso per Giovani Musicisti.

Così come la sua Mater,  che mal sopporta di sbrigare lavori banali tipo ‘segretaria in uno studio legale’ prediligendo invece occupazioni in ambiti ostici e distinguendosi nel mirabolante settore della termoionicità, parimenti l’Infanta rifugge strumenti ordinari tipo violino o pianoforte ma si dedica con discreti risultati allo studio dello strumento più costoso, scomodo e meno presente in orchestra che si possa immaginare: l’arpa.
(ve lo avevo già detto ? forse no)
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Comunque: oltre a costare assai più di una piccola utilitaria, oltre a non poter essere portata in spiaggia per animare le grigliate, oltre ad occupare più spazio in casa di qualsiasi altro mobile (inclusa credenza e armadio 4 stagioni a 8 ante), oltre a non avere melodie notissime che la rappresentino nell’immediato (tipo: PIANO –> Per Elisa  VIOLINO –> Trillo del Diavolo   TROMBA –> Il Silenzio  FLAUTO DOLCE –> pubblicità dell’Olio Sasso per chi se la ricorda) .. oltre a tutto ciò l’arpa necessita, in sovrappiù, di un adeguato mezzo di trasporto atto a contenerla nelle operazioni di transito, nonchè di un adulto dotato di patente di guida (meglio se tipo C, quella dei furgoni per intenderci) che scorti la giovane concorrente all’importante competizione.
Nella fattispecie io.
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Ecco spiegata la ragione per la quale io oggi sono qui presente, nella veste di chauffeur / donna di fatica (provate voi a caricare / scaricare 40 kg di legno & corde) nonchè quale parafulmine della talentuosa quanto isterica fanciulla che sotto stress da performance diventa simpatica come una femmina di bulldog con la PSM.
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Tant’è che ho la proibizione ASSOLUTA di entrare ad ascoltare l’audizione, di incoraggiarla verbalmente (più in generale ho la proibizione di parlare), di commentare in alcun modo il suo abbigliamento  e men che meno di scattare foto..insomma, niente di tutto ciò che una madre moderatamente normale farebbe in questa circostanza, tipo anche:
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– mettere il gel sui capelli onde modellare artisticamente la chioma
– spazzolare con lucido nero le scarpe da ginnastica
– scoprire, durante il punto precedente, un calzino bucato, e tosto sostituirlo (Edoardo: calati i calzoni!)
– rimboccare per bene le maniche della camicia e infilarne le falde nei pantaloni
– smacchiare guance dopo aver leccato la mano per benino
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Tutte cose che la mamma-modello del pianista tredicenne accanto a me sta facendo da circa trenta minuti, senza che il poveretto ardisca di dire bah.
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Io invece l’unica cosa carina che ho fatto per l’Infanta è stato portarle un panino al crudo da mangiare dopo a merenda.
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Ma purtroppo durante l’audizione gliel’ho mangiato io…  d’altronde, neanche potevo entrare a sentire!!
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p.s. per onestà intellettuale devo ammettere che una musica famosa per arpa in effetti esiste. Ed è questa qui

Gli inganni della cinematografia

(di filosofia, singletudine e star di Hollywood)

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Se vogliamo dare retta ai film, il posto migliore in assoluto dove una donna single possa incontrare un uomo (single o no) è il bar.

Fateci caso: c’è sempre una tizia, spesso anche un po’ in là con gli anni, però ancora passabile, che alla fine di una giornata lavorativa merdosa decide di passare a bersi una cosa al bar, prima di rientrare a casa a riscaldarsi la cena surgelata.
Entra, va diretta al bancone, si siede sullo sgabello alto e ordina ‘un whisky’ (oppure: una tequila. Uno scotch. Senza ghiaccio nè soda. Mai e poi mai un cocktail, tipo il sex on the beach o il negroni o peggio di tutti il cosmopolitan. Ci va giù secca con un superalcolico potente. Già abbiamo capito che donna sia) 
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Mentre è lì che centellina la bevanda spiritosa con quello sguardo tipico che dice: ‘ammazza, che giornata di merda mi è toccata! Si può essere più sfigate di me ?? Eppure và come mi resiste bene il make-up!’  ecco che il regista ci propone una bella inquadratura del fondo del bancone, proprio dove fa l’angolo.
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Di solito lì ci sta un uomo di età adeguata, brizzolato, belloccio pure lui che con discrezione, ma ammiccando,  chiede al cameriere (che intanto asciuga un tumbler con movimento rotatorio) ‘cosa ha preso la signora ?’
‘Tequila’ risponde il barman, che difficilmente si fa i fatti suoi
‘Lo stesso anche per  me’ ribatte il maschio Alfa, e detto fatto prende su il bicchiere col suo bravo tovagliolino,  si sposta a fianco della milf, e comincia la conversazione:
‘salve, mi chiamo Murray Silverston. Sono un milionario. cosa ci fa una così bella signora come lei in un postaccio come questo ?’
La trama prosegue così:
– prima di tutto trombano, la sera stessa
– poi litigano e si lasciano per un banale malinteso
– infine si sposano e vivono felici in una fattoria del Connecticut. Hanno dai 2 ai 5 figli
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Ecco. Sembra facilissimo, detto così.
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Invece:
– in Italia al bancone gli sgabelli non ci sono quasi mai.
– la mia bevanda preferita è il bonarda frizzantone.. ve lo immaginate, il brizzolato ? ‘cosa ha preso la signora?’  Bonarda dell’Oltrepò Pavese signore. ‘Ah. .. il conto, grazie’
– anche nei rarissimi bar con sgabello non ci ho mai visto una signora seduta sopra. Ad ogni modo, il tubino nero, aderente, al ginocchio – che sarebbe il must per una scena di quel tipo lì – è assolutamente da evitare, pena l’impossibilità matematica ad arrampicarsi  sullo sgabello. Non ci riuscirete a salirci mai e poi mai.  (ma poi.. immaginate con che grazia io sarei in grado di salirci, sullo sgabello, anche con un paio di jeans. Lasciamo perdere, và.)
– ma soprattutto: non ho mai mai mai notato un tipo simil Clooney all’angolo in fondo!
Di solito lì c’è un settantenne col bianchino. Di spalle. Che intanto sperpera la pensione (minima) alle macchinette.
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A seguire, altri posti improbabili dove io dovrei trovare marito, o quanto meno l’ammmore, se dobbiamo dar retta ai film:
–  reparto accessori di Bloomingdale’s mentre compro dei guanti (Kate Beckingsale, Serendipity) 
–  Spiaggia di Malibu, mentre porto a passeggio i cani (Jennifer Lopez, Quel mostro di suocera’)
– Albergo di Beverly Hills, mentre rifaccio le camere (sempre Jennifer Lopez, Un amore a 5 stelle)
– in mezzo al bosco, dentro a una bara di cristallo, dopo mesi e mesi di lavoro durissimo in una specie di comune per diversamente alti  (Biancaneve)
– a una specie di indagine di mercato, vestita di merda coi capelli sporchi. Eppure…  (50 sfumature)
– battendo sui marciapiedi (Julia Roberts, Pretty Woman)
– in ascensore (Grey’s Anatomy)
– in terapia intensiva (Grey’s Anatomy)
– in pronto soccorso (Grey’s Anatomy)
– in mensa (Grey’s Anatomy)
– dal veterinario (non ci crederete, ma è sempre Grey’s Anatomy… se diamo retta a Grey’s Anatomy basta la laurea in medicina, e il gioco è fatto. Oppure basta farsi ricoverare per un motivo qualsiasi… certo che se poi finisci nell’ospedale del Dottor House ciao. O peggio: nella sanità pubblica italiana. ADDIO!)
– in vacanza, in una sorta di colonia estiva per famiglie, con la consapevolezza di essere una racchia orrenda senza speranza.E invece poi mi trombo Patrik Swayze !   (Dirty Dancing)
– in Siam, mentre insegno le tabelline ai figli del Re, che peraltro ha già altre decine di mogli  (Debora Kerr, Il re ed io)
– a casa mia, mentre firmo la ricevuta di ritorno di una raccomandata (non devo neanche dirvi il titolo…)
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Potrei proseguire all’infinito, ma mi fermo qui.
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Tutto questo a valle di certe considerazioni filosofiche condivise, davanti a svariati bicchieri di prosecco, da 4 amiche, di età variabile tra i 25 e i 50 anni, di cui nessuna è Jennifer Lopez ma nessuna è neanche lontanamente racchia quanto la tipa di Dirty Dancing, e  tutte accomunate, allo stato corrente delle cose, dall’essere – in apparenza – irrimediabilmente single.
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Allora, dov’è che sbagliamo ?
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Non è  evidentemente una questione di target anagrafico, perché tanto la venticinquenne quanto la sua madre potenziale soffrono della stessa impietosa condizione.
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Perché non troviamo sgabelli ove arrampicarci e ordinare l’Amaro del Carabiniere con sguardo lascivo e coscia al vento ?
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Perché il nostro postino si limita a consegnarci le cartelle di Equitalia e se ne va in motoretta senza neanche degnarci di uno sguardo ?
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Perchè il nostro medico (della mutua) ha 65 anni, è prossimo alla pensione e comunque non prende mai l’ascensore ?
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E dunque ?
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E dunque boh ! Io cosa ne so ??
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Ma se invece, per caso,  lo sapeste voi, informateci, grazie!
Che magari impariamo qualcosa.
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Io intanto, per non sbagliare, prenoto un biglietto aereo per il Siam, compro un libro di tabelline e imparo a ballare la polka…

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Cliccare sull’immagine per sospirare sull’indimenticabile scena del ballo…il pigiama più bello della storia del cinema!

il re ed io

 

 

 

 

Infanta Amarcord

Un fedele resoconto stenografico di fedelissima e veritiera conversazione avvenuta in data odierna tra me e l’Infanta 

 
Personaggi: 
M : MATER (io)
I : INFANTA (l’Infanta) 
 
All’interno dell’autovettura, rientrando a casa in orario serotino: 
 
I: Mater, ma come guidi ?? Lo sai che ho paura a stare in macchina con te?
M: Infanta, che lagna che sei! Ma se guido benissimo!
I: Ah si? Ma se hai preso almeno 100 multe!
M: ma cosa dici ?? ma se negli ultimi 6 mesi non ne ho presa neanche una!
I: a parte che dovrebbe essere la regola, non un’eccezione della quale meravigliarsi..
M: vabbè.. comunque abbiamo mai fatto incidenti ? No! e allora…
I: ma certo, che ne abbiamo fatti, di incidenti! Tipo quella volta che sei andata addosso all’autobus!
M: IO ?? addosso all’autobus? Ma quando mai !
I: ma certo che sì, ero in quarta elementare, mi stavi portando a scuola. Me lo ricordo benissimo, ero seduta dietro con lo zaino rosso. Sei andata dritta in faccia al bus
M: ah sì? Non me lo ricordo…ma quindi poi sarai arrivata a scuola in ritardo!
I: si, come al solito. Non ti ricordi? Arrivavamo 10 minuti dopo la campanella, e mi lanciavi fuori dalla macchina urlando ”dì alla maestra che che abbiamo trovato traffico!‘… Però la bidella abitava davanti a casa nostra, e faceva la stessa strada, e lo sapeva benissimo se c’era o non c’era traffico. 
Mi sgamavano sempre. 
M: …(silenzio imbarazzato)
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Santoiddio, Infanta! Ma che infanzia difficile ti è toccata ??

amarcord