Memorie di un imbarco

Aeroporto di Malpensa, partenza immediata.

Intorno a me scolaresche in  gita come se piovesse, il delirio. E in più noto, tutto d’un tratto, una miriade di flash che partono e un miliardo di telefonini che scattano: son già pronta a sorridere, mettermi in posa e firmare  autografi quando mi accorgo che a scatenare l’inferno non sono stata io, bensì la squadra del Milan appena atterrata (o sta partendo.. boh!) In particolare un tipo di colore è bersagliato di flash e adorazione maschile. ‘ma chi è??’ chiedo curiosa ad un docente ‘MA RONALDIGNO !’ mi risponde l’insigne pedagogo, inviando l’mms che ritrae il calciatore alla prof di ginnastica (immagino).

Quetatasi l’atmosfera, i maschi ingaggiano partite di pallone, le femmine, Vanity Fair con Scamarcio in copertina sotto il braccio, chiacchierano fitte fitte in serrati capannelli; alla mia sinistra un gruppetto di 4 squinzie in jeans attillati e quegli stivali grossi grossi col pelo dentro che fanno tanto zampona d’elefante.
Improvvisamente il ciaccolare viene brutalmente interrotto da un ‘Scusate, avete 5 euro in moneta?’
A chiedere è un ragazzo alto due metri, con gli occhiali da sfigato, i pantaloni della tuta molli a vita alta color carta da zucchero, solo.
L’unico non incluso in un gruppo, solo, che vorrebbe comprarsi da bere alla macchinetta ma non ha la moneta, spiega didascalico alle squinzie le quali – allibite – interloquiscono a livelli minimali, monosillabiche e imbronciate.
Ma il nerd non demorde, e prosegue nel suo evidente e disperato tentativo di socializzare, agendolo in un terzo grado serrato: ‘di quale scuola siete? in che classe? come vi chiamate? anche voi a Madrid?’ e via discorrendo.
Ce la mette tutta, veramente, ma saranno i pantaloni molli, saranno i fondi di bicchere che porta sul naso, sarà lo zainetto NON eastpack… fatto sta che le squinzie non lo filano di pezza ed egli, non pago ma sconfitto, se ne va, a vagare solitario prima e a tentare di interagire almeno coi docenti poi. Docenti che, quanto meno, sono un po’ più a sua immagine e somiglianza. Sta lì sospeso in una bolla aliena, intoccabile dalle scintille che sprizzano e sprazzano dai gruppetti saturi di energia gitesca.

Io – da mamma di pre-adolescente – provo una tenerezza infinita per questo giovine, unico essere umano in un branco di socializzanti telematici, pieni zeppi di amici di facebook, di telefonini e di IPOD (ah! lui è l’unico a non immortalare i pallonari), per lui che solo, disarmato e disarmante, tenta il tutto per tutto per affermare la sua esistenza in un mondo ostile che palesemente lo rifiuta irritato,
‘Ma mettiti i jeans!’ gli avrei detto io quella mattina, se fossi stata la sua mamma…
Come avrà fatto ad assaporare l’ineffabile magia della gita di quinta, solo e sperduto, senza amici, senza ipod, senza lenti a contatto, senza jeans.. sarà andato in discoteca coi prof? L’avrà trovato qualcuno con due euro da prestargli per prendere la bottiglietta di acqua, senza magari neanche chiederli indietro, come fanno gli amici veri? Si sarà divertito, almeno un po’?

Chissà… devo andare, chiamano il mio volo, e io devo imbarcarmi. E intanto mi accorgo che, in effetti, anche io sono sola, e senza monetine.

12 thoughts on “Memorie di un imbarco

  1. Mi ha fatto un po' di malinconia, quel ragazzo così solitario e così fuori dal coro…
    Con l'età sono diventata più sensibile, o forse mi vengono in mente i miei, di figli…
    Ciao!

  2. In ogni gruppo c'è sempre il "diverso" anche se diverso non è.  Ho insegnato molti anni alle Elementari; erano piccoli eppure qualcuno allontanato dai grupposcoli c'era. Era per me un tormento e molte volte non ne riuscivo a comprendere la ragione: vestito come gli altri, stesso zainetto e scarpe, ma qualcosa mancava. Forse antipatico? Non legava.
    Sono passati molti anni: ora sono io così. Non lego molto con gli altri, però credo sia colpa mia. Gli estranei non mi interessano più.

  3. Poveraccio.
    Io al liceo ero una serpe, cattiva, che se la prendeva sempre con gli sfigati e le sfigate.
    Mi accanivo ferocemente contro quelli con i culi di bottiglia e con i pantaloni della tuta.
    Ad una compagna di classe, T.B, l'ho perseguitata per 5 anni.
    Roba da stalking.
    All'esame di maturità, prima che entrasse all'esame orale, gli ho attaccato un post it dietro la schiena con su scritto: "kick me, I'm a dog".
    Poveraccia.

  4. Che tristezza. Tutto, pure certi commenti. Tutti a filosofeggiare sul diverso, sul disabile, sull'extracomunitario, e poi incapaci di sopportare un compagno di scuola con gli occhiali.
    La mia vendetta? Quelli che si credevano tanto fighetti a scuola, sono degli assoluti sfigati nella vita. Pochissime eccezioni di rari pentiti.
    Se vedo mio nipote che sfotte qualcuno giuro che glie ne dò tante che devono chiamare la protezione minorile per fermarmi.

  5. Un pò triste, ma anche una realtà, purtroppo c'è sempre il solitario del gruppo, e si soffre, ma a volte serve anche a rafforzare il carattere. Chhissà che il futuro non gli riservi qualcosa di meglio.
    Ciao

  6. potevi fare come me, urlare contro i pallonari "PAGLIACCIIIIIIIIIIII "…
    facendo ridere tutto il terminal!!

    ps: nn tifo x nessuno di quegli stupidi.

    ciao

  7. Oltre il buio, può darsi che il destino gli riservi qualcosa di meglio. Come invece è più probabile che continui una vita con l'idea di essere un eterno outsider incapace di brillare in qualsiasi cosa perchè sa bene che non si integrerà mai. Perchè si sentirà sempre un pesce fuor d'acqua senza mai sapere se esiste un'acqua fatta apposta per lui…

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