L’apparenza inganna

sottotitolo: l’aerolinea del dubbio

(niente dettagli. Non voglio togliervi il gusto della sorpresa, puta caso capitasse anche a voi…) 
Il primo sospetto avrebbe dovuto, legittimamente, balenarmi davanti agli occhi  al momento della prenotazione, un mese fa: il sito sembrava scritto a macchina, con una Remington del ’25, poi ciclostilato e in qualche modo salvato in pdf sul web.
Il check in on line non si può fare, e la grande novità presentata per il 2013 è la certificazione ISO e il fatto che gli aerei siano omologati…
Va bè, ci faccio caso, ma fino a un certo punto: son talmente contenta che con una cifra ragguardevole ma non proibitiva io possa volare diretta su Milano da una cittadina francese – di cui mai e poi mai farò il nome – senza scali (l’ultima volta mi han perso i bagagli all’andata e anche al ritorno…) che faccio il biglietto al volo, felice come una pasqua!
Un secondo sospetto mi assale in loco, al momento del check in, quando realizzo che, a dispetto di un aeroporto nuovo di pacca, wifi gratis dappertutto h24, prese di ricarica in ogni dove e personale al tuo servizio in tutti gli angoli, al banco della mia aerolinea non c’è nessuno. Il deserto. E di banco ce n’è solo uno, in fondo alla sala, praticamente dentro il bagno. I vicini della German Wings mi informano urbanamente che il check in apre solo 1 ora prima; mi ripresento a tempo debito, ma niente, è sempre deserto. Il check in me lo fa la German Wings. Va bè.
A questo punto, se avessi avuto un po’ di cervello e non fossi stata stanca abbbestia, come un minatore del Sussex in piena rivoluzione industriale, avrei dovuto capire, perdìo!
Mi assegnano il posto 7C: chiedo, come ormai è prassi, di essere spostata in fondo all’aereo, penultima fila, così da avere più probabilità di non avere nessuno di fianco, lato corridoio per favore.
La tipa della German tossicchia imbarazzata e mi dice di non preoccuparmi: l’aereo è pieno, ma magari DAVANTI un posto vuoto c’è. (come, davanti ??)
E mi consegna la carta d’imbarco, sulla quale leggo ‘no toilet on bord’.
Ma cribbio! E se devo vomitare ??
Ma altre domande non me ne pongo, e mi avvio al gate: è di sotto, in uno scantinato umido, in fondo ad un corridoio buio senza luce, a cui si accede da un passaggio laterale nascosto, tramite una porta di sicurezza col cartello ‘attenti al coccodrillo’.
Niente finger, ovviamente. Fuori c’è un bel pulmino.
E qui, volendo, un altro dubbio ci stava: siamo una manciata di temerari, massimo una quindicina. ‘Comincerà a portare noi e poi farà un secondo giro per gli altri, penso tra me e me’.
Intanto il pullman parte e va. E va.
E va.
E va.
Supera l’aerea cargo, si lascia dietro i jumbo DHL e Federal Express e va.
E va.
E va.
E va.
E finalmente si profila all’orizzonte un piccolo velivolo, massimo 30-40 posti, ad elica. ‘Ma sarà mica quello lì??’ mi chiedo preoccupata.
No, non è lui. Lo circumnavighiamo e DIETRO, nascosto, spunta finalmente il nostro: è l’aereo di Topolino.
Piccolo (il pullman è più grande) cicciotto, con 8 – otto – oblò.
A bordo (6 gradini per salire) capisco che il mio posto 7C è già lui, il penultimo posto lato corridoio !  E a fianco non ho nessuno, perchè ci sono due file di sedili singoli: 8 da una parte, corridoio in mezzo, otto dall’altra.
Siamo a bordo in 17, compresa la hostess.
No toilet on bord, chiaramente. Niente cappelliere. Niente riviste. Niente di niente.
Il panico comincia un po’ a prendere piede al momento del taxi: così come il pullman l’aereo di Topolino prende e va.
E va.
E va.
E va.
E’ l’unica volta nella vita che vorrei dirla io la battuta ‘ma ci andiamo in bus, a milano ?’ ma più che una battuta è una speranza: vorrei continuare così, senza mai staccare il carrello dal suolo.
E dopo una decina di chilometri appare la pista: è un tratturo, uno sterrato tutto buche in mezzo ai campi, con le lepri che ci corrono in mezzo. L’aeroporto non si sa più neanche dove sia.
Recito il rosario e intanto il velivolo prende quota: il passeggero numero 8 fa uno sternuto e la sensazione è di aver preso un vuoto d’aria di 200 metri…
Provo a rilassarmi: perdìndirindina, in un aereo piccolo ho già volato una volta ! Era quello privato del grande capo termoionico, e guidava lui (e no, non è John Travolta…) e son ben atterrata, no ?
……………………..
Ecco. Se son qui a raccontarlo è perchè, alla fin fine, sono atterrata anche stavolta, sana e salva.
E pensate: ci hanno perfino dato degli snack gratuiti a bordo !
… chissà dove cavolo li tenevano stivati: io ho dovuto viaggiare con cappotto e borsetta sulle ginocchia!

 

 

5 thoughts on “L’apparenza inganna

  1. Dai, devi dircelo: mi è sempre piaciuta l’idea dell’aereo di topolino, quelle cose che a mezzo viaggio ti tocca prendere il posto del pilota ubriaco e salvare la compagnia (poca) urlante.

    Anonimo SQ

  2. Pingback: Ingegneria low cost | Donne che viaggiano per il mondo

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