La verde terra dei folletti

(questo aereo Ryanair è pieno come un uovo… e dietro stanno evidentemente sgozzando un infant, a giudicare dalle urla…vabè, tanto non aveva neanche pagato)

Questo viaggio parte sotto bizzarri e contraddittori auspici: prima cosa, l’Infanta stamattina aveva più di 38 di febbre. Lei, che non si ammala MAI. OK, non credo sia il caso di preoccuparmi più di tanto, se la caverà, etc etc. Però mi sento puntato contro il dito del mondo. Perchè se a partire fosse un padre – un Uomo – lasciando a casa la povera bimba malata nessuno ci troverebbe niente da ridire… ça va sans dire che la mamma prenderebbe un permesso al lavoro, e se ne starebbe bella tranquilla a casa a spremere arance e far bollire acqua per il te, nell’unanime consenso, mentre il babbo se ne andrebbe come ogni giorno a caccia di orsi e mammuth con gli altri neandertal.
Invece io, intrisa di senso di colpa come una spugna, mi avvio a Orio al Serio sfoggiando apparente tranquillità, l’Infanta nelle capaci, sagge e rugose mani della NonnaSprint. Che però nonostante l’esperienza, l’età e l’aver tirato su due figlie, riesce a spiazzarmi con domande inquietanti tipo: ma se poi domani sta bene e va a scuola, chi le firma la giustificazione?? Oppure: per la febbre cosa le do? (come se la tachipirina fosse un ritrovato modernissimo, recente scoperta della scienza farmacologica, sconosciuta ai più)
Va bè, ma la corrosione chiama, e bisogna andare. Tant’è che alle ore 7.31 si presenta a prelevarmi il Nughi, il collega che mi scorta in questa missione, il quale, fortunatamente, è l’esatto opporto del C.T.: mi chiama ‘Capo’, sprizza energia e buonumore da ogni poro, che io neanche dopo 4 mojito, interagisce gaiamente con tutti, compreso il driver bergamasco del pulmino gratuito del parcheggio di Orio, dove arriviamo dopo un’ora e 40 minuti di cazzate e di paesini della bassa cremasca (attraversati per evitare ingorghi in tangenziale) dai nomi improbabili di Urgnano o Vespolate. Teoricamente saremmo arrivati con largo anticipo, mai i controlli ci portano via ancora un’ora e rotti di tempo: il collega ne approfitta per avvisare a casa, che non tornerà per pranzo, io vorrei approfittarne per comprare un libro, ma la folla è tanta e tale che desisto, e arrivo al gate totalmente sprovvista di cultura! Tragedia!! Ma finalmente ci imbarchiamo.
L’aeromobile, come prannunciato, è strapieno: che non ho neanche un libro ve l’ho già detto, ma in più ho scordato l’ipod dono natalizo dell’Ufficiale, e Ryanair adesso non ha neanche più la tasca con la rivista di bordo! mappporc..
In compenso il collega, che però non mi siede vicino, ha ben due film sul pc (Vado a vivere da solo con jerry calà e Il ragazzzo di campagna con renato pozzetto…)
Se pensato che tutto questo è già successo, ma io – tecnicamente – non sono neanche ancora partita….!!

Dopo un’altra ora di ritardo (facevo in tempo a comprarne sette, di libri…e forse anche a scriverne uno io) finalmente decolliamo. Vorrei tanto dormire, ma i sedili Ryanair non solo non si reclinano, ma sono convessi, praticamente hai la fronte appoggiata allo schienale di fronte. Provo comunque a farmi avvolgere dall’abbraccio ristoratore di Morfeo, ma sono disturbata da suoni e rumori molesti provenienti dal trisedile adiacente: è il mio collega che ride forte guardando il film. Senza cuffie, il che significa che sta rompendo i maroni ad almeno metà degli occupanti l’aeromobile.
Alla mia sinistra un distinto manager in doppiopetto similZegna  snobba l’invitante offerta gastronomica della compagnia, ed estrae con nonchalance da sotto il sedile un sacchetto dei supermercati PAM che rivela una pagnotta di dimensioni mostruose imbottita con fragrante salume italico. Egli l’addenta senza ritegno alcuno, sbriciolando sul pc che porta in grembo. Io , colta da attacco di buonismo (e sperando in un pezzo di sandwich in cambio) mi offro di ospitare il portatile sul mio tavolinetto, al momento inutilizzato: il bel gesto, invece, innescherà una catena solidale di buone azioni, stante che il manager offrirà  poi i suoi auricolari al mio collega, che potrà continuare la visione del film indistrubante i passeggeri adiacenti, che a loro volta potranno riposare finalmente in santa pace, e via e via e via, fino ad arrivare alla soluzione definitiva e pacifica del conflitto mediorientale tra Israele e Palestina, che andava avanti da quel dì.
Prima di scendere, scambio quattro chiacchere di prassi col manager: da dove vieni, cosa fai, e via discorrendo.. mentre mi autocompiaccio per la mia bella pronuncia della lingua albionica e del mio altissimo livello di comprensione, che mi permette di interagire elegantemente e con proprietà con chiunque, odo il tipo che mi chiede ‘where is your boss living?’ e mentre mi domando perchè mai voglia sapere dove abita il mio capo gli rispondo ‘in italy, in pavia a small town not far from..’ ma il tipo mi guarda impietosito,  e scandendo bene le parole ripete ‘no, I meant…where is your bus .. (mimando il gesto di uno che tiene in mano un grooooosso volante) BUS.. LEAVING?

e con questa bella berlassa chiuderei la prima puntata…

11 thoughts on “La verde terra dei folletti

  1. Conosco benissimo la sensazione del rimprovero mondiale quando tu, donna e madre indegna, devi viaggiare per lavoro lasciando a casa la povera bimba malata (certa che, se fossi stato uomo, la musica sarebbe stata del tutto diversa).
    Pensa che ogni volta che andavo in missione all’estero la Chicca, da piccola, optava inevitabilmente per una delle seguenti opzioni:
    1) vomito incoercibile;
    2) pipi a letto;
    3) tosse, influenza e malesseri di varia natura.
    Il tutto col sottofondo del Toto che sacramentava come un pazzo e, a volte, sfasciava mobili a cazzotti per sfogarsi. Ovviamente io partivo lo stesso…. Ora la Chicca è cresciuta ed i mobili interi finiti ;)
    Leela

  2. vedi di postare altri interventi che qui la gente vuol sapere come va……..
    occhio all’Irlandese! una mia ex collega aveva chiesto info per andare a Drogheda ( il paese di Padre Ralph), e nessuna capiva il nome del paese.

    Ha dovuto scriverlo….

  3. Mia cara, immagino il dilaniante momento da Lei vissuto. Agire come madre matrigna, di fiabesca origine, oppure gettarsi nelle più consone vesti di mater operosa? L’evidente distonia, può portare seco granvi segni nell’animo di chi si rese partecipe genitrice.
    Eppure, la malabestia della corrosione ha avuto alfine il suo immondo pasto.
    Ora, mi corre l’obbligo  di presentare sacrifici, seppur virtuali, per la salute dell’Infanta, che omaggiamo come sempre.
    Trepidiamo nel saper circa la di lei salute e ci auguriamo che abbia superato gli effeti di quella che il mondo medico definisce: banale influenza; curata di certo con mano sapiente dalla Nonna Sprint, cui auguramo tosto ogni bene.
    Rimaniamo in affannosa attesa circa sue notizie dalla terra di San Patrizio.
    Riguardo quel similmanager; che impudente porrLe domande circa i mezzi di locomozione da Lei utilizzati. Avrebbe dovuto offrirle senz’indugio alcuno, il proprio mezzo, o almeno dividere con lei il panazzo al salame.
    Invece, l’imbornito ha approffittato del suo tavolino, ancorché inutilizzato. Senza nuilla aggiungere se non banali frasi circa il tempo, immagino.
    Che essere triste.
    La saluto cordialmente come sempre ed estenda quello al di Lei Gentiluomo.

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