Nuovi racconti della montagna

Ah, quell’ora magica che noi escursionisti ben conosciamo allorquando, giunti al rifugio ove pernottare in beata solitudo, ci godiamo, dopo tanta fatica,  la meritata birretta con lo sguardo perso nel tramonto, sulle valli, sull’orizzonte lontano… la mente vaga in pensieri meditabondi, e cerca l’Infinito.Sempre che non ci sia qualcosa di più interessante da osservare, tipo gli altri ospiti del rifugio.

Stavolta la mia attenzione è destata acusticamente da un frammento di conversazione colta al volo alle mie spalle: ‘sappi che io un’accurata igiene personale la apprezzo tantissimo’ (come tutti, aggiungerei io.. ma vabbè).

Lo sentenzia, non so rivolto a chi,  colui che poi ai miei occhi diventerà ‘l’Igienista Convinto’, con un bel po’ di spocchia, che si percepisce distintamente  anche se di spalle. Difatti mi giro e metto a fuoco un tipico esemplare di fighetto milanese abbigliato con capi super tecnici, che ci scommetto è venuto su al Rifugio da San Piripillo (1 ora e 15 minuti, primo tratto in jeep) e per lo sfozo immane sta su a dormire con noi che, invece,  abbiamo fatto tutti  e 14 gli 8000 in giornata. O almeno è così che mi sento io)

Ora: pure io l’igiene l’apprezzo tantissimo, però noi – io e la mia amica, compagna mi mille avventure montane, la cui memoria potete rinfrescare qui – alpiniste provette avvezze al rifugio siamo salite con:

  • Mutande di ricambio (perizoma, che pesa un 20 grammi di meno)
  • Microdentifricio e microspazzolineo ex linea areea asiatica. Il microdentifricio già spremuto a metà
  • Quadrello di sapone Sofitel cm 2 x 2
  • Asciugamano microfibra cm 15 x 15
  • Salviettine Chilly lavapatata

Il tutto stipato, insieme al resto, in uno zaino Quechua da 20 litri, che deve pesare molto ma molto meno di un bagaglio a mano Ryanair, a garanzia di salita il più rapida e il meno faticosa possibile.

Non ho visto la zaino dell’Igienista, ma lo incontriamo poco più tardi in zona bagni agghindato con:

  • Accappatoio in ciniglia spugnona, doppio filo ritorto,  di Trussardi, blu navy con decorazioni oro
  • Ciabatte di camoscio (vero) blu di prussia, con iniziali ricamate
  • Trousse bagno cm 30 x 20 x 25 di Gucci, piena che fra un po’ gli parte la cerniera. Occhieggia un barattolone di doposole Shiseido for man da 200 ml
  • Phon Rowenta da 1400 watt

Ora: voi siete mai stati nel bagno (comune) di un rifugio a 2000 metri ? No? Bè, evidentemente neanche lui, a giudicare da come si presenta. Vero che l’accappatoio non fa il monaco, però…

Nell’attesa che si liberi una doccia l’igienista tenta, malamente, la socializzazione lagnandosi parecchio: della porta che non ha la chiave, ad esempio. Io suggerisco urbanamente di fare come ho fatto io, sbatterci contro uno sgabello, così un minimo sta chiusa. E al massimo entrerà qualcuno, che sarà mai, chiederà scusa e se ne uscirà! Non lo convinco per niente. Poi passa a lamentarsi che nella camera fa freddo: ‘ma dobbiamo dormire al gelo ??’ Noi spieghiamo pazientemente che ci sono i piumoni apposta, per proteggersi dalle intemperie, ma niente, nello sguardo gli leggo una chiarissima disperazione.

‘Ma voi.. come avete fatto per la doccia ??’ ci domanda alfine, lanciandoci uno sguardo carico di sospetto.  La mia amica  lo guarda fisso e con aria di sfida confessa candidamente che lei la doccia NON se l’’è fatta e NON se la farà.

Lui la guarda come fosse antrace.

Usciamo abbandonandolo alle sue abluzioni e siamo abbastanza convinte che NON ce lo troveremo seduto accanto per cena.

Ottimo. Così magari vicino a noi si accomoderà qualcuno di più interessante.

I sogni son desideri, e il pensiero genera l’azione: ipso facto ecco sopraggiungere all’orizzonte due montanari doc, che arrivano al rifugio in orario serotino, sudati da paura in quanto saliti da una valle che dista circa un anno luce: ci hanno messo solo otto ore, due veri simil-messner,  di cui uno sfoggiante un’inquietante somiglianza con il gallo Asterix, guance rubizze e baffoni a manubrio. Come se non bastasse scopriamo dopo le presentazioni che il tizio è francese. Ma allora forse è proprio Asterix in persona!

Si sa che io scambio sempre volentieri 4 chiacchiere poliglotte, e veniamo così subitamente informate che sono lì per vedere il menhir. Me lo faccio ripetere due volte, perché credo di aver capito male, ma Asterix insiste che lì, a poca distanza, c’è un menhir del neolitico, e anche delle pitture rupestri, e loro sono venuti su appositamente per vederlo.

(No, dico… avete capito ? Sono in un posto con uno – FRANCESE –  uguale ad Asterix che vuole vedere un menhir. Ma certe cose capitano solo a me ??!  E Obelix dove l’ha lasciato ?)

Va bè! Ma allora voglio vederlo anch’io, il menhir!

E già mi immagino un sito megalitico, tipo Stonehenge, nel bel mezzo di una gola selvaggia e deserta, e noi lì emozionati all’alba, in un’atmosfera magica e rarefatta, dinanzi all’imponente e suggestivo manufatto neolitico che davanti a noi si staglia al sorgere del sole, e osservarne incantati, col fiato sospeso e il cuore in gola, la lunga ombra proiettata proprio contro il fianco della montagna, ad illuminare l’ingresso seminascosto di una misteriosa caverna, arcana dimora di un saggio eremita druidico lì vissuto nel 2000 a.c., protagonista delle più belle leggende della valle, specialmente quella che parla di un…

‘eh, non so se riuscite a vederlo  – commenta nel frattempo il rifugista alle nostre spalle, interropendo nel bel mezzo il mio sogno ad occhi aperti   – è un po’ più su nella pietraia, ma è alto si e no 60 cm. Io  gestisco questo rifugio da 30 anni, l’ho visto una volta  e  poi non sono più riuscito a distinguerlo dalle altre pietre’

‘60 cm ?? ma non è un menhir, è un paracarro ! ‘  sbotto io un po’ acida, ed immediatamente vengo tacciata di cinismo,  scarso romanticismo ed eccessiva pragmaticità.

‘Non sono le dimensioni che contano – sentenzia druidicamente l’amico italiano di Asterix – ma l’uso che se ne fa.  Del menhir, dico’.

 

E bon, la serata è finita così,  a grappe alla ruta, battutacce da osteria, e doppi sensi.

 

Roba che se viene a saperlo Panoramix….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

… e io che immaginavo una roba così. 

5 thoughts on “Nuovi racconti della montagna

  1. Carino il racconto, ora non ho tempo ma penso che leggerò tutto il blog in rigoroso ordine cronologico.
    Grazie a DeeJay per avermi incuriosito.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *