Guess where …

Sono reduce da una tre giorni in una capitale europea dove mi è successo quanto segue:
 

Albergo prenotato pochi giorni prima della partenza,  inspiegabilmente super conveniente! Posizione centralissima, le foto su internet raffigurano stanze accoglienti con i copriletti coordinati ai tendaggi, fiori sui comodini e disegni pastello alle pareti. L’aggettivo che meglio descrive l’effetto è: CA-RI-NIS-SI-MO!

Al mio arrivo, dopo aver impiegato 25 minuti solo per arrivare dal terminal alle porte scorrevoli del’uscita dell’aeroporto, e oltre 60 tra metropolitana e pedibus calcantibus con trolley-macigno al seguito (ora ho l’avambraccio destro che è 4 volte il sinistro…) giungo finamente all’indirizzo che mi sono diligentemente annotata. Da fuori, bellissimo! Dentro trovo invece una reception fatiscente, occupata per intero da un pakistano obeso, che alla mia richiesta di avere una stanza non rumorosa (dove io per ‘rumore’intendo uno spillo che cade sulla moquette, ricordiamocelo) fa prima una faccia strana, reprime un’evidente risolino e poi mi annuncia con enfasi che ce l’ha! Nel basement. Subito GIU’ dalla scala. GIU’?? Stante che mi trovo già al piano terra, l’idea di prendere e scendere a dormire negli inferi non mi sorride neanche un po’. GIU’? ripeto perplessa .. si si ssssì, giù! Bisogna scendere!  Un po’ l’orario, un po’ la stanchezza, un po’ il trolley che pesa come il plutonio arricchito, fatto sta che fatico a inserire la modalità panzer. Mi abbarbico quindi al trolley e, affranta,  comincio la discesa. Negli inferi, perl’appunto, giù per una scala foderata di moquette lercia e consunta, color del can che fugge, o piuttosto color cane morto direi, dove puoi distinguere a occhio nudo colonie di acari che saltanto felici di qua e di là!
Poi si passa da una porta antincendio che si apre al contrario, si va per un corridoio lungo lungo, si transita da un pertugio, e tramite la porta con su scrito ‘attenti al leopardo’ finalmente si arriva in camera.
Il loculo è largo esattamente come le mie braccia spalancate (e no, non sono la quinta dei fantastici 4, né Elastigirl). A 20 cm del disadorno pagliericcio che toricamente dovrebbe rispondere al nome di ‘letto’ c’è la porta del bagno(superficie utile:60 cm2) che con tutta probabilità da direttamente sull’Antartide, perché dentro non ci sono più di zero gradi. Farenheit, però.
Dopo una prima occhiata depressa decido di fare un tenativo di sfondamento: torno da Jabba th Hut e chiedo se non sia disponibile un’altra stanza.. NO. Doppia? NO. Una suite? NO. Anzi, in realtà ci sarebbero: però al quarto piano, dove per un problema di pressione non arriva l’acqua.  Dato che ce l’ho anche io un problema di pressione e sto già rischiando l’ictus, stanca, depressa e oppressa – non solo dall’ambiente ma anche da un raffreddore del diavolo – ridiscendo  nell’Ade, rassegnata a far buon viso a cattivo gioco. Resterò per tutto il soggiorno nella mia catacomba, vendutami come silenziosa, dove la mattina si distinguono chiaramente quali rifiuti vengano scaricati nei camion della nettezza urbana (tlang: lattina. Crash: frigorifero usato.  Sbebebeng:  rottami ferrosi) e dove la sera, fino a notte fonda, posso ballare indisturbata alla musica del night club adiacente.
 

Cibo: non ho toccato carboidrati per tre giorni, con grandisssssssssssimo  giovamento della mia dieta!! Sono già a quota – 3kg dal peso di partenza. Certo, oltre a non toccare carboidrati non ho neanche toccato zuccheri, salse, dessert, patate fritte, caramelle, sciroppi per la tosse, biscoti gentilmente offerti dall’organizzazione. Ho toccato solo verdure cotte e carne alla griglia. Questo spiega facilmente il risultato ottenuto

Fauna locale: per strada girano nugoli di ragazzotte per lo più biondastre con gonne corte e niente collant! Delle ginocchia blu così non le ho viste neanche in Avatar!

Partenza: per fortuna ho anticipato il mio volo di un giorno rispetto al previsto. Questo mi ha permesso comunque di contagiare tutti i presenti con il mio raffreddore (ho distribuito capsule di paracetamolo a tutti come fossero caramelle!) senza però trovarmi costretta a passare il week end in detta capitale, che è rimasta bloccata sotto la neve, e dove tutti i voli sono stati cancellati fino a data da destinarsi (leggi: fino al disgelo)
 
Allora… secondo voi, dov’è che sono stata?? 

14 thoughts on “Guess where …

  1. So per esperienza diretta che i voli erano bloccati a Londra, Parigi, Amsterdam, Francoforte e Bruxelles.
    Io però dico Londra (anche se non ci sono stata mai quindi non saprei).
    Ho vinto l'acaro d'oro? ;)
    Leela

  2. Londra, Londra! Per via della moquette sucida, del pakistano, dell'impressione internettiana di luogo "ca-ri-ni-ssi-mo" con i drappi fiorati!
    …e anche per via delle ragazzotte con le ginocchia blu!

  3. LONDRA!!!!
    Anche mio marito lo scorso anno ha visto le ragazzotte , a Dicembre, con le ginocchia blu. Scusa ma a loro i reumatismi non vengono?
    michela

  4. io lo sapevo, che eri a Londra.
    Ma conoscendoti mi stupisco moltissimo che tu sia rimasta in quella topaia! Avrei spergiurato che li mandavi a dar via al cu e ti trasferivi in un hotel migliore …………..

    Che strano comportamento da parte tua………….si vede che stavi gia' per essere posseduta!

  5. Tempismo perfetto.

    Ho prenotato una settimana fa per una visita agli albionici in primavera (periodo in cui le gambe da blu prussia passeranno ad un verdolino) e adesso ho un po' di panico da can che fugge (sempre meglio delle moquette lisergiche degli hotel USA).

    Vado a cercare un dizionario di packistano.

  6. Eh sì. Eì proprio Londra.
    Condivido e partecipo al suo dolore per il trattamento ricevuto.
    Dagli albionici non si può ottenere di più.
    Le rinnovo gli auguri per questo Natale.

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