Evoluzione di una vacanzina

Desiderose di relax e fuga dalla città,  l’Infanta ed io siamo partite giovedì pomeriggio col bolide di famiglia; l’Infanta fresca di piscina centro-estivo, io reduce da:

– una settimana lavorativa da incubo

– una puntura di insetto sconosciuto, che mi ha fatto enfiare la mano destra come un canotto, con dita a cacciatorino che non riuscivo neanche a tenere in mano il volante e per far defluire il sangue guidavo con la mano destra sul soffitto

–  un bagaglio fatto peggio del solito, composto da: 1 trolley, 2 zaini, 1 borsa mare, 2 borsette, 1 borsapiscina dell’ Infanta, scarpe a caso in giro per l’abitacolo. Sembrava la macchina degli zingari

– una certa insonnia da stress

Comunque: partire siamo partite, alla volta della Val Venosta: destinazione il paesello di Rablà (Rabland in lingua locale).  Rablà è un villaggio de-li-zio-so, con un unico difetto: è l’unico della valle a non aver la tangenziale, ed è tagliato esattamente nel mezzo dalla statale della Val Venosta, sulla quale transitano H24 – ma soprattutto durante le ore notturne – un numero imprecisato di autoarticolati – che io immagino carichi solo e soltanto di mele melinda. In particolare, detta statale passa direttamente nella hall dell’albergo – peraltro principesco – da me riservato per la vacanzina. Risultato: sembrava di essere in Viale Certosa a Milano, nonostante la camerina principesca anche lei.

Vabè vabè vabè.. il mattino dopo giù subito a farci cambiare stanza, nella più stretta tradizione sfrancica, il che ci farà guadagnare non solo una camera ancor più principesca (ma non meno rumorosa) ma soprattutto una bella bottiglia di prosecco offerta dalla direzione. Peccato che l’Infanta abbia 12 anni, e l’extra brut non sia la bevanda più adatta ad una preadolescente seppur molto avanti.  

Il tutto non migliora il mio umore, anche perché nottetempo la mano è ulteriormente peggiorata raggiungendo le dimensioni del dirigibile Italia: mi fa malissimo e prude in maniera insopportabile: decido quindi – i nervi a fior di pelle – di recarmi in farmacia per un consulto, nonostante l’addetto alla reception cerchi evidentemente di depistarmi: mi dice ‘a destra’  ma scoprirò a mie spese che la farmacia è dalla parte opposta, grazie alle preziose indicazioni di una signorina che parla solo tedesco stretto (idioma che, per fortuna, mastico pure io). Ma il cerusico farmaceuta non mi somministra il cortisone senza ricetta, costringendomi a peregrinare dal medico condotto ad elemosinare una prescrizione, scavalcando impunemente i numerosi ottuagenari – che parlano solo tedesco stretto pure loro – che affollano la sala d’aspetto, adducendo pretesti del tutto infondati su ‘certi amici che mi aspettano alla cascata.. se potessi evitare la coda, mein herr!’. Se dio vuole finalmente la segretaria, Fraulein Muller, mi dice che ‘il doktore la riceve zubito, sighnora’ e ottengo finalmente la mia dose quotidiana di cortisone.

Fino ad ora – diciamolo – la vacanza non è cominciata benissimo: mi sento una novantenne ipocondriaca, di quelle allergiche anche al placebo. Fatto sta che però alla fine, ingoiato il pasticcone cortisonico, comincio a sentirmi meglio. E forse è qui che possiamo localizzare la svolta della vacanzina. All’ingoio del cortisone.  Perchè poi si va in discesa: gita, cascata, piatti tipici, vini, liquori (soprattutto grappa al mirtillo – himbeeren schnaps), idromassaggio, sauna, bagno turco, ed è subito ora di cena. Che qui viene servita dalle 18.30. Si, esatto, come a Dortmund. O in Norvegia. O in ospizio. Peraltro stasera – recita la bacheca – ‘Cena Italiana in giardino con musica. Suona per noi il bravo Maurizio!’

Io l’Infanta scendiamo un po’ in ritardo, da vere dive (ore 19.00…) cariche di doposole e di aspettative: la cena italiana non è niente male, ma il bravo Maurizio è un tipo bizzarro,  dotato di due chitarre, una acustica ed una classica, e dei classici foglietti con gli spartiti dell’oratorio (do  re- mi7 la), niente amplificazione e un repertorio che spazia da ‘che sarà’ a ‘O bella ciao’ passando per un evergreen di sempre: l’immarcescibile Italiano di Toto Cutugno, l’unica melodia che i numerosi teutonici presenti canticchiano al tavolo ammiccando tra di loro. Maurizio canta girando tra i tavoli, esibisce una vistosa cicatrice sul collo – memoria forse di performances non gradite? – cambia le parole a suo piacimento, e fa i quiz coi clienti (chi indovina il titolo di questa??’)  insomma: uno spasso!

Io già al sorbetto (‘sighnora, c’è dentro un poco di prozecco’ indicando l’Infanta. Vorrei rispondere che la preoccupazione giunge un pelo tardiva, stante la magnum in omaggio da bersi peraltro in due durante le ore serotine  ..comunque l’Infanta il sorbetto se lo scola, gradisce e commenta: ma siamo già al dolce??) smanio dalla voglia di cantare. E con la mia ben nota sfacciataggine acchiappo il tipo al volo ed intimo: voglio cantare ANCHE IO!

Detto, fatto: il tipo mi porta una fascione di spartiti macchiati di cera (si sa che sulla spiaggia…) e mi suggerisce di scegliere ciò che più mi piace: dribblo ‘la domenica andando alla messa’ e ‘volare’ e scelgo sicura: Diamante di Zucchero.

Il tipo si entusiasma, anche se, a detta sua,  la scelta non è proprio quel che i tedeschi apprezzano di più (allora facciamo Vagabondo, dico io. L’ho già fatta prima, mi risponde…) e mi presenta come ‘l’ospite d’onore’. Dai tavoli è tutto un fiorir di ‘Bravo – Suppa (trad. Super) ed attacchiamo.

Ça va sans dir: un successone! Divento immantinente la beniamina dell’hotel. Mi chiedono gli autografi. L’Infanta deve gestire le interviste. Non vi dico i paparazzi.. 

E’ tutto un ‘sighnora barbi’ di qua ‘sighnora barbi’ di là. I tedeschi mi acclamano (dovrò cantare ancora due volte.. son soddisfazioni!) gli italiani mi schifano. La mia teoria è che gli italiani pensano ‘uff.. sarei capace pure io !’ ma non hanno il coraggio. Invece i tedeschi non ci penserebbero un attimo, a saltar su e cantare anche loro!

E’ che non sanno le parole…

 

 

 

 

 

 

4 thoughts on “Evoluzione di una vacanzina

  1. E' che noi ugole d'oro e faccia di bronzo siam perle rare ormai!
    Io ho avuto il mio momento di gloria grazie ad un karaoke per ottuagenari in un giardino di Shanghai, con l'intramontabile Yellow Submarine dei Beatles…
    Se passi da qui mettiam su un coretto, andiamo in giro per le metropolitane e vedrai, altro che prozecco!

    Alice canticchiatrice

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