Dove son finiti i montanari di una volta ?

Ho trascorso le estati della mia infanzia (fino ai 25 anni…) in una ridente valle delle Dolomiti: correvo fra i pascoli pestando felice le merde delle mucche, mi confondevo con le marmotte – erano alte come me – e scalavo a mani nude i dirupi più impervi.

In età un po’ più adulta, insieme alla Superzia ed  al Cognato Contadino, organizzavamo arditissime ascese alle cime più svettanti: sveglia all’alba, debitamente riforniti di panini alla mortadella e allo speck altoatesino, si partiva in lietezza ad affrontare quelle 7-8 ore di cammino in pendenza 45%, confidando nelle favorevoli condizioni atmosferiche.

Per evitare di essere colti a metà percorso da un improvvido quanto grandinoso acquazzone, noi ci si rivolgeva il giorno innanzi alla partenza all’anziano casaro del paese: ‘che tempo farà domani, signor Toni ?’ domandavamo trepidanti. ‘Se il Dente del Camoscio è coperto, grandine, fulmini e tuoni a profusione’ – sentenziava l’anzianissimo – ma se invece la luce del tramonto si rifrange sulla Rupe del Maniscalco allora certamente il sole splenderà!’ e poi via, a zangolare il burro!

Quanta poesia e quanta saggezza in quelle parole! Secoli e secoli di sapienza contadino-montanara tramandata di generazione in generazione… uno sguardo al cielo ed ecco che l’incertezza del domani si trasformava in granitica sicurezza.  Partivamo baldanzosi alle 5.40 verso Cima Pillacchera, senza neanche portarci appresso la mantella da pioggia, giacchè avevamo visto la Rupe del Maniscalco rifulgere splendente nelle ore serotine del tramonto.

E oggi invece ?

Avendo io deciso di intraprendere una faticosa quanto ardita ciaspolata sulle alpi orobiche (BG) e non avendo ben compreso dal meteo del TG5 quale sarebbe stato il tempo nella giornata di domenica, alle ore 16.00 del sabato, sotto una pioggia fitta fitta, decido di chiamare il gestore del rifugio che intendo raggiungere, un anziano bergamasco nato e cresciuto sull’Alpe.

‘Salve, buonasera.. senta, domani vorrei venire su. Mi sa dire che tempo farà?’

(voce di anziano con FORTISSSIMO accento bergamasco): eh, ma signora.. non ce l’ha internet? ci guardi lì!

‘.. internet?? ..ma scusi.. ma lei che è lì, sul posto.. cioè.. lei.. cosa prevede?’

‘eh. oggi piove. domani non lo so. Faccia così; lei si sveglia, guarda che tempo fa, magari mi chiama, poi decide. Va bene?’

I N T E R N E T

Come sarebbe a dire ‘INTERNET’ ?? e la saggezza contadina ? e la sapienza tramandata di generazione in generazione ??

.. ma che fine hanno fatto i montanari di una volta ??

MORALE DELLA FAVOLA

.. alla fine non ci sono andata, in montagna con le ciaspole.  Però ho guardato la webcam del rifugio, verso mezzogiorno: sole splendente, 12 gradi. Giornata meravigliosa.

Maledetto rifugista multimediale!

p.s. per onestà intellettuale devo però ammettere che ho perso il conto dell volte che abbiamo preso tonnellate di grandine basandoci sulla previsione – totalemente ERRATA della Rupe del Maniscalco… 

..un’immagine della Superzia in uno dei suoi passaggi aerei più riusciti..

4 thoughts on “Dove son finiti i montanari di una volta ?

  1. O_°

    su questo avrei reagito proprio come te: come sarebbe a dire, internet?!?!? ma siamo pazzi!
    se chiami lui è ovvio che è perché uno che sta al rifugio ne sappia di più di uno che ci deve arrivare, ma quale internet… bah!!

    comunque la webcam è un’idea mica male, soprattutto dato come è il ”montanaro”! :D

  2. Ti ricordi il Don? guardava se il Sasso Piatto aveva il capello di nuvole o meno, poi andava a veder il barometro ed il termometro fuori alle porte dell’ufficio turistico per sfinirci in caso di bel tempo con il gitone da 10 ore!!! Vuoi mettere poi mandare a cagare il Don e le sue fonti quando tornavamo a casa zuppi di pioggia! altro che internet, la poesia della montagna e’ proprio finita!

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