Di gratitudine e moules

Come sapete, ho festeggiato il mio 46° compleanno (46.. và che è un numero ben ignorante..) nella capitale belga, visitando clienti termoionici vallonici, circondata da waffles e birre trappiste.
Bruxelles – devo dire – è bellissima,  la Grand Place meravigliosa e le moules ottime (e grandi come una spugna da bagno).
Ho necessariamente ripensato un po’ al mio genetliaco dell’anno passato: 45 era un numero più furbo, ma la ricorrenza e le circostanze accessorie sono davvero da dimenticare… Questo, invece, è un po’ un compleanno di transito…
Mi pareva sensato festeggiarlo pranzando al volo al ristorante ‘Le bel à venir’ (segnalatomi dal fidato navigatore satellitare) ma non sono riuscita a trovare non solo un parcheggio nei paraggi  atto alla bisogna ma neanche  il locale medesimo.
Mi è  subito sembrato un segno, come a significare che forse più importante di quel che verrà (e che manco si vede dov’è) è meglio cià che è, il qui ed ora che voi ed io stiamo vivendo.
Così ho ripiegato sul Relais de Vattelapesque: un locale discreto, con delle moules straordinarie ed abbondanti, un caffè improponibile, e un parcheggio proprio davanti alla terrasse à manger.
Un po’ una metafora della mia vita – mi sono detta –  che mi propone delle cose discrete (per esempio il lavoro) delle cose straordinarie ed abbondanti (per esempio la famiglia e gli amici) e delle cose assolutamente  improponibili (per esempio l’amore).
Certo, potrebbe andare meglio… però la seconda che ho detto, anche da sola,  è cosa degna di riflessione e immensa gratitudine all’universo. O no?
… e il Bel à venir verrà quando (e se) sarà il momento.
E sarà lui a trovare parcheggio davanti a me

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