Del perché il turismo in certi posti non fa il botto

In tempi recenti sono usa dedicare le scarsissime energie rimaste a fine settimana, dopo la spremitura della TDD, ad un’attività sana e ritemprante quale il trekking montano. Poichè la mia residenza è al centro della pianura padana, prediligo per le mie spedizioni in alta (a volte media) quota le valli ad essa immediatamente adiacenti, onde ottimizzare il tempo necessario allo spostamento.
.
Va da sè che la meta più gettonata sia una valle (che mi guardo bene dal nominare) a poco meno di un paio d’ore da casa mia, ove mi avventuro sovente, a volte accompagnata da fide compagne di cammino, a volte anche sola soletta. Tanto ovunque vada, di solito, c’è pieno zeppo di milanesi che son saliti per far la gita fuori porta; le valli sono molte belle, le montagne aspre e selvagge,  i sentieri sono di solito ben segnati  e i rifugi accoglienti. A parte qualche rara eccezione, naturalmente.
.
Questa valle potrebbe tranquillamente fare invidia e concorrenza a mete ben più blasonate:  eppure, a mio modesto parere, il turismo ne trae un vantaggio relativo, io credo a causa della scarsa propensione degli autoctoni a trattare col turista.
.
Qui di seguito, alcuni esempi pratici:
(nb: i toponimi e tutti i  riferimenti a cose – persone – impianti di risalita sono stati abilmente camuffati per motivi di privacy. E anche perchè ci vorrei tornare, con la mia OPEL  ASTRA VERDE SMERALDO)
.
In data recente io ed una delle adepte alla setta ‘ScarponeTacco12’ da me fondata, ci siamo recate nell’ameno villaggio di Salamandra, ove imbarcarci su una cabinovia per raggiungere con agio, grazie all’ausilio del mezzo semovente,  l’inizio dell’audace percorso montano preventivamente pianificato.
Incautamente però ho scordato sul tavolo della cucina tutto il materiale cartaceo descrittivo dell’ardito itinerario scaricato dall’internet il giorno innanzi.
Poco male, ci siamo dette, acquisteremo una cartina in loco. Vuoi che non le abbiano ?   (ingenue)
.
Noi, all’esercente del bar alla partenza dell’impianto: ci scusi, avete delle cartine della zona ?
Esercente: NO. (fine)
Noi: Ah. no, perchè sa..  avremmo dimenticato a casa..
Esercente: al gabbiotto dei biglietti le hanno.
Noi: Benissimo grazie arrivederci
.
Noi, all’esercente del gabbiotto; ci scusi, avete delle cartine escursionistiche della zona ?
Esercente: si, queste. Arrivederci (fine)
.
Le cartine sono un riquadro 5 cm x 5 cm stampato all’interno della pubblicità della cabinovia.
.
Non ritenendo la risoluzione dell’immagine bastevole alla bisogna, io e la mia accompagnatrice ci fermiamo un momento a riflettere: che si fa ? Rinunciamo ?  Fotografiamo col telefono una cartinona scrausa appesa al muro esterno che però ha solo delle linee dei sentieri tracciate col pennarello ma NON i nomi delle località?
.
Decidiamo di non farci scoraggiare e di salire comunque: sicuramente al bar dell’arrivo dell’impianto le avranno.. o  no?
.
Intanto però ne approfittiamo per socializzare con un abitante del luogo, salito nella cabina con noialtre. La salita è prevista per le ore 10,00. Alle 10,01 l’indigeno comincia a lamentarsi con la voce di Max Cavallari quando fa i surgelati brr
‘E non rispettano gli orari.. e poi quando arriviamo.. e qui non parte più.. etc etc ‘
Dopo una pausa di riflessione, o una virgola, chi lo sa, si informa urbanamente sulla nostra meta:
.
Noi (giulive): Andiamo al Rifugio Sparafucile, poi saliamo alla vetta Soverchia e con un giro ad anello, per il Passo del Fedifrago vorremmo rientrare qui al parcheggio.  Lei, che è del posto, che dice, si può fare ?
.
Indigeno (scorbutico e negativamente sorpreso, anche un po’ disgustato): ma  perchè andate lì ? Non è meglio se andate alla Punta del Camoscio Morto ? E’ più lunga, son sette ore andare e otto a tornare, 1450 metri di dislivello, ma è più bella… anzi no, perchè invece non fate il sentiero natura, che son 45 minuti tutto in piano, mi sembra più adatto a voi.
.
Noi: … ma perchè scusi, non è bello il nostro giro ?
.
Indigeno: maaaaasssìììì, non è brutto. Se proprio volete andare lì… (e lo dice come se stessimo partendo per una gita d’istruzione al sistema fognario di Calcutta). Comunque, quando siete al Rifugio Sparafucile, visto che proprio non mi riesce di dissuadervi dal recarvicisi, chiedete bene al rifugista, ché la via per la Soverchia (lo dice il nome) è assai infida, e  non per tutti.
Certamente non per voi (non lo dice, ma lo pensa)
.
Confuse ma ancor più decise di prima a NON farci scoraggiare decidiamo di ignorare completamente le insensate avvertenze e rimaniamo ferme nei nostri propositi: conquistare la Vetta Soverchia, con sosta preventiva al Rifugio Sparafucile (specialità gastronomica: tuttocapriolo, dall’antipasto al dolce) e poi giù, per il Passo del Fedifrago, a riprender la vettura.
.
Ma non scordiamoci che per la mia dabbenaggine siam senza cartina… ma eccoci al bar all’arrivo dell’impianto:
.
Noi, all’esercente del bar all’arrivo: ci scusi, avete delle cartine della zona ?
Esercente: si, queste .
.
E tosto ci rifila un pacco di pubblicità con il riquadro 5 x 5
.
Al che io noto una bella cartina Kompass che, appesa al muro, fa bella mostra di sè, e preciso: no, ma noi intendevamo una tipo quella lì.
.
Esercente: AHH !!  Da comprare, intende ? Ma certo che le ho, sono cinque  euro.
.
Noi: ….
.
A parte che non avevamo mai detto di volerla gratuitamente.. vogliamo parlare della capacità commerciale dell’esercente ? Gliene avrei dati anche dieci, di euri!
.
Comunque, partiamo baldanzose per il Rifugio Sparafucile, ove arriviamo con largo anticipo rispetto all’ora di pranzo, avendo evidentemente sottovalutato la nostra baldanza fisica.
Stante che io una bella polenta con lo spezzatino me la mangio molto volentieri anche come merenda di mezza mattina, come del resto faccio anche quotidianamente in ufficio, entro al rifugio con due propositi precisi:
– uscirne con in mano un piatto di polenta fumante, rigorosamente coperta di abbondantissimo sugo di capriolo
– chiedere informazioni al rifugista sulla prosecuzione del nostro viaggio
.
Ve lo dico già: fallirò  in entrambi gli scopi.
.
Rifugista: la polenta vien pronta alle 12.15, minimo. Si scordi la merenda, cara mia.  E poi … chi è che la obbliga a salire alla Vetta Soverchia ?
.
Io: guardi, non mi obbliga nessuno. Semmai potremmo parlare di scelta. Del resto, glielo garantisco, non mi ha obbligato nessuno a venire nemmeno qui, eppure…
.
Rifugista: se proprio proprio vuole andar su alla Soverchia, e non ne capisco la ragione, almeno passi dal Vallo del Porco!
.
Io: ma se è da dove siamo venute!  Senta, ma perchè non vuole che andiamo alla Soverchia ?  E’ brutto il sentiero ? E’ una vetta non panoramica ?
.
Rifugista: non lo so, io alla Sovercha non ci sono mai stato. E’ al di fuori dai sentieri che batto io. Io vado alla Punta del Camoscio Morto, al Lago delle Brugne, e a volte faccio il Sentiero Natura. 45 minuti, tutto in piano. Perchè non avete fatto quello lì?
.
Io: …
.
ORA: di solito il rifugista è un omone amabile e gentile, che indossa pantaloni di velluto anche ad agosto e camicia di flanella a quadrotti. Egli rifocilla abbondantemente tutti,  indipendentemente dall’orario, ha la polenta pronta H24, e idem dicasi per i condimenti.  Conosce tutti i sentieri a menadito nel raggio di 250 km (li traccia lui), e all’occorrenza fa disegni esplicativi sul tovagliolo, anche se è di stoffa. Se non è troppo occupato arriva addirittura ad accompagnarti per un tratto, portandosi dietro il paiolo e tutto, per non smettere di rimestare la polenta.
.
Com’è che il Rifugio Sparafucile è invece gestito da un troll malgarbato e ignorante, che non si spinge a più di 300 metri dal suo rifugio e non ti rifocilla affatto, nonostante il tuo evidente stato di malnutrizione?
 .
(per fortuna noi, che siamo  escursioniste espertissime e avvezze al problem solving, ci eravamo portate i nostri bravi panini imbottiti, così, per lo meno, non abbiamo sofferto la fame. Io ne avevo tre, tutti porchetta e brie, e non erano niente male)
.
Cammina, cammina, cammina, cammina, cammina, cammina.. eccoci alla Vetta Soverchia !  Un sentiero straordinariamente bello, che ci ha portato ad uno  spettacolare punto panoramico, con vista a 360° !  In vetta, dopo aver additato tutte le principali cime dell’arco alpino grazie all’indicatore a forma di rosa dei venti ivi piazzato, socializziamo ancora, questa volta con :
– una famigliola che è salita per un’altra via (se il Troll viene a sapere che ci sono svariate vie di accesso alla Soverchia gli piglia un colpo…)
– la VECCHIA.
.
La VECCHIA è una signora anziana, sui settanta (potrebbero essere anche sessanta portati malissimo però) che probabilmente in gioventù è stata la prima donna a salire sul K2 o un altro degli 8.000.
Ci descrive il suo itinerario: praticamente ha fatto più strada lei oggi che io nei miei trekking dal ’97 in poi. Impressionante. Sfoggia una forma fisica ed una competenza che  Messner le spiccia casa.
Messa al corrente dei nostri piani, ossia ridiscendere al parcheggio tramite il Passo del Fedifrago, approva gravemente col capo. Finalmente qualcuno che non ci critica aspramente, perdìo!
.
La VECCHIA ci dà la sua benedizione e si avvia. Poi ha un ripensamento,  indietreggia e pronuncia le fatidiche parole : quando arrivate al larice fulminato, dove c’è il cristo crocifisso.. al bivio prendete a destra, mi raccomando. anche se la freccia indica sinistra. Voi dovete andare a DESTRA!
.
Dato che è l’unica persona della giornata che ci sembra un minimo affidabile decidiamo di fare come dice lei, la VECCHIA: ecco il larice bruciato, ecco il crocifisso, ecco la freccia a sinistra.
Noi via, a destra.
.
CI SIAMO PERSE.
.
Teoricamente la discesa avrebbe dovuto prenderci un’ora e mezza… noi ce ne abbiamo messe tipo quattro, prendendo bivi a casaccio (al bivio mettetela uno straccio di segnaletica, santocielo!), tornando sui nostri passi 5-6 volte, guadando torrenti impetuosi, e soprattutto bestemmiando a voce alta in direzione del larice morto ed insultando la VECCHIA con tutti gli epiteti possibili e immaginabili.
.
.
Conclusione
.
Se state leggendo questo lungo post è perchè, alla fine, ce l’abbiamo fatta: a un certo punto abbiamo finalmente incrociato un essere umano che dopo averci salutate con un ‘Mrs Barbie, I suppose’ ci ha indicato la via della salvezza,  permettendoci così di rientrare sane e salve alla macchina.
.
Ma vorrei pregare gli abitanti della valle, che in essa si fossero riconosciuti, e anche  magari altri escursionisti come me, che fossero incappati nel Rifugista-Troll, di farsi avanti: contattatemi in privato. Vorrei avere, e dare a mia volta, conferma dell’effettivo nome del rifugio, e condividere eventuali altre esperienze nefaste.
.
E la VECCHIA ?
.
io credo che la VECCHIA non sia mai esistita …
.
.
vecchia
LA VECCHIA!

 

4 thoughts on “Del perché il turismo in certi posti non fa il botto

  1. RIDER’ molto di piu oggi a pranzo davanti alla polenta con spezzatino e funghi……
    a vedere la tua faccia e l’herpes che sicuramente sboccia.

  2. Pingback: Memorie di gita svizzera | Donne che viaggiano per il mondo

  3. Pingback: I racconti della montagna v | Donne che viaggiano per il mondo

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *