Comme d’habitude

Capisco di aver perso l’abitudine a viaggiare quando arrivo in aeroporto con così tanto anticipo che il gate d’imbarco del mio volo non è  ancora apparso sul monitor… dovrebbe palesarsi tra 45 minuti. Praticamente un secolo.

Lo capisco anche dal fatto che cerco disperatamente di passare alla zona imbarchi cercando  di far leggere il bar code del mio boarding pass da tutte le superfici riflettenti che vedo, con la gente alle mie spalle che rumoreggia ridacchiando della mia dabbenaggine; sto facendo la figura della novellina, che non ha mai messo il naso fuori di casa… io che ho navigato i sette mari e collezionato più calamite da frigo di Cristoforo Colombo in persona.

Un altro indizio è che, appena entrata nel terminal 1 di Malpensa, immotivatamente mi si illumina la faccia: tutto mi sembra bellissimo, grandissimo, nuovissimo (poi ripenso al Changi di Singapore e rientro in me)

Quando arrivo al Dutyfree perdo completamente la testa: mi spruzzo tutti i profumi che vedo, col risultato immediato di sembrare una prostituta di Hong Kong, voglio comprare tutto, specialmente le Sylvie di Gucci, ma fortunatamente mi trattengo e mi limito ad una bb creme marroncina di cui avevo VERAMENTE ma VERAMENTE bisogno!

Faccio la mia colazione preferita: brioche salata col crudo, cappuccino e caffè, con la speranza che l’Amministrazione della TDD non mi contesti questi 9 euro di colazione, un po’ troppo per le nostre magre finanze (ma d’altronde ne  avevo VERAMENTE ma VERAMENTE bisogno)

Mi avvio finalmente al gate e scopro che dall’ultima volta che sono passata di qua hanno aperto una nuova gallery di negozi: c’è Zara.  Rabbrividisco pensando che:

– nonostante le due ore abbondanti di anticipo, quasi certamente perderò l’aereo

– nonostante il plafond della mia carta di credito sia piuttosto importante è concreto il rischio di esaurirlo prima della partenza

Al destino non si sfugge, ed entro da Zara: il delirio. Voglio comprare tutto pure qui, specialmente quel cappottino lì, quel top rosso, e quel vestitino là. Alla fine il buon senso prevale, e mi limito ad un paio di scarpe d’argento di cui avevo VERAMENTE ma VERAMENTE bisogno.

Mi rimiro con orgoglio in tutte le vetrine, nel mio bel tailleur pantalone di seta nera che, a detta dell’infanta, mi fa pure sembrare più magra (o meno grassa, và), nonostante le scarpe basse (la frattura di gennaio non mi consente ancora di sfoggiare il mio solito tacco 12), col mio nuovo trolley al seguito (certo, nuovo. Ho viaggiato una vita, ne avrò 7, di dimensioni diverse. Ma di questo avevo VERAMENTE ma VERAMENTE bisogno!)

Al gate mi rendo conto di essere l’unico essere umano sprovvisto di PC o tablet: scribacchio furiosa sul mio notes cartaceo, felice di avere davanti ancora così tante ore di viaggio e così tante pagine bianche da riempire.

Ci chiamano.  Si parte.

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Barbie torna – finalmente! – a bazzicare aeroporti, convegni, clienti stranieri, sofisticate capitali europee e, si spera, rinomati ristoranti pluristellati.

Si parte oggi – udite udite ! – per l’annuale convegno delle valvole termoioniche ove, memore di un glorioso passato, sono invitata quale relatrice su una minchi un importantissimo argomento di discussione. E c’è in previsione un mezzo giro d’Europa tra un paio di settimane a vender Tacchi, Dadi e Datteri.

Si va, si va, si va! E meno male, perché ne avevo VERAMENTE ma VERAMENTE bisogno!

3 thoughts on “Comme d’habitude

  1. Fantastico! Buoni viaggi si dice?? Mmmhh, mi sa di no … ma il senso è quello.
    Non lasciarci a secco di report troppo a lungo però! Leggere i tuoi post mi crea dipendenza e l’astinenza mi fa diventare ancora più antipatica di quello che so essere per conto mio!
    Marina

  2. Fantastico! Buoni viaggi si dice?? Mmmhh, mi sa di no … ma il senso è quello.
    Non lasciarci a secco di report troppo a lungo però! Leggere i tuoi post mi crea dipendenza e l’astinenza mi fa diventare ancora più antipatica di quello che so essere per conto mio!
    Marina

  3. Niente PC o tablet ?
    Beh, io mi imbarco addirittura senza smartphone, ma con la carta di imbarco “stampata”…anzi, manco la stampo……la faccio stampare in aeroporto….
    Sai che figata far lavorare gli altri (visto che pago il biglietto) anziche’ fare io il loro lavoro ?
    io “Buongiorno. Prego, la mia carta di imbarco, grazie”
    operatore “Prego ! Ecco a lei ! Faccia buon viaggio !”
    bellissimo…….
    :-)

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