Come il grande Gatsby … invece no!

 

Ma voi ve li ricordate i convegni termoionici ? Organizzati nelle più sofisticate capitali europee, all’interno degli alberghi più stellati e prestigiosi, essi contemplavano la partecipazione di importantissimi delegati provenienti da ogni dove (tra cui IO) che, viziati e coccolati oltre ogni dire, trascorrevano in letizia 2-3 giorni discettando – esperti con esperti – delle più importanti tematiche relative alla termoionicità. Il tutto culminava in una cena di gala dove io sfoggiavo mises che Grace Kelly (già principessa scansati) e dove si degustavano rarissime prelibatezze preparate da chef ancora più stellati degli alberghi di cui sopra, ossequiosamente serviti e riveriti da 10 camerieri (o più) cada commensale.

O almeno è così che io li rammento, ecco. Tipo i party del grande Gatsby, ma forse esagero un pò.

Comunque: adesso anche la TDD – finalmente! – mi manda in giro a presenziare ai convegni. Malauguratamente si rilevano notevoli differenze:

 

  • La location. Siamo in un paese della ex Yugoslavia. Non faccio nomi perché non vorrei mai inviperire potenziali clienti, ma gli abitanti non sono propriamente cortesissimi. Diciamo un filino scorbutici. Peggio dei liguri. Ci siamo capiti, via.
  • Saremmo alloggiati in un delizioso villaggio sul mare. PECCATO che l’hotel prescelto (per la capienza del centro congressi) disti almeno 20 minuti a piedi dal lungomare. A dire il vero ci sarebbe la spiaggia stessa dell’hotel, volendo guardare il mare, ma ci stanno facendo dei lavori. Per la precisione la stanno cementificando, del resto come tutte le altre spiagge del paese che sì, sono di CEMENTO.
  • L’hotel è un gradevole quanto intimo casermone anni ’60 costruito, secondo me, dal Maresciallo Tito in persona. Anni concreti, di sostanza, in cui all’ apparenza si badava poco o niente. E’ che adesso anche volendo buttarlo giù è dura: saranno un tre – quattrocento stanze, di cui 60% classificate 4 stelle, il resto solo 3. Indovinate un po’ in quale area alloggio io.
  • Perché sia stato scelto il centro congressi di questo hotel per me rimane un mistero: è brutto come la morte, e in più, secondo me, è stato progettato dallo stesso architetto che ha curato la realizzazione della la biblioteca del Nome della Rosa. Un labirinto di scalinate (*) che portano non si capisce dove, rivestite in moquette vellutata marrone. Indipendentemente dalla scala prescelta si arriva, inspiegabilmente, sempre alla sala conferenze: sui pianerottoli, alcuni confinanti direttamente coi cessi, sono strategicamente posizionati i tavoli degli exhibitor, tra cui il mio. Peraltro sono fortunata, perché è proprio di fronte al bar.

(*) secondo voi.. quante scatole – pacchetti di depliant – campioni pesanti come il plutonio – computer – tacchi – dadi – datteri dovevo scaricare dalla macchina ? e quanto distava, la macchina ? E stante la conformazione descritta… il carrellino ce lo avevano ? E quand’anche lo avessero avuto, a cosa sarebbe servito ?  Ma qui, le leggi sull’ accessibilità per i disabili non le hanno ??  

  • Il bar è a pagamento. Ma si è mai visto, pagare il caffè ad un congresso ?? Che poi, dovreste assaggiarlo. Il caffè dovrebbero pagarci loro per berlo, dico io!

Comunque il fatto anomalo del dover pagare per sorbire la deliziosa bevanda rende i delegati riluttanti all’azione e il risultato è che il bar, a parte me e il mio campionario, è deserto.

  • In sovrappiù non so se i dadi e i datteri qui destino scarso interesse o cosa.. fatto sta che per tutta la durata del convegno dei circa 600 partecipanti NESSUNO, e dico NESSUNO, viene a visitare il mio stand. Desolante. Piango. Macchie saline marrone scuro sulla moquette marrone. Nessuno se ne accorge.
  • Alle 11 è previsto un refreshing cocktail. Viene offerta acqua frizzante, acqua liscia, succo di mela. Neanche un salatino da mangiare. Svengo, per la fame e per lo sdegno.
  • La cena di gala, ça va sans dire, è sostituita da un altro cocktail party (o almeno così c’è scritto sul programma ufficiale). Vinco la paura, e mi presento alle 20.30 al ristorante principale dell’albergo: i 600 delegati hanno già mezzo sbranato un buffet allestito sugli stessi banchi che stamattina ospitavano le omelette e i croissant.

A prima vista il buffet sembra enorme, ma ad un esame più attento si rivela essere composto da 4 vassoi di vivande identiche ripetuti all’infinito. Da bere: vini bianchi e rossi, ma purtroppo noto, con disappunto e raccapriccio, che le bottiglie hanno un riprovevole tappo di metallo che si svita. Mi tappo il naso e tracanno comunque tre bianchi secchi, devo pur superare la serata in qualche modo.

  • La ciliegina sulla torta è la musica dal vivo (oddio.. forse ‘vivo’ è una parola grossa, in questo caso): un tizio attempato suona dei classiconi (riconosco Time after time e Every breath you take) su una pianola anni ’70 tipo farfisa, posizionata strategicamente a lato dei distributori di cappuccini e caffè, convenientemente mimetizzati per non farli riconoscere (li hanno coperti con degli strofinacci da cucina. Espediente un po’ ingenuo direi). Io, che so apprezzare il patetico quando lo vedo, mi accaparro al volo una delle 12 sedie disponibili nella sala (caso mai ve lo foste perso: 600 delegati. 12 sedie) e sto lì a guardarlo fissa e a sentirlo suonare (male) rapita, con il mio prosecco, o presunto tale, in mano. Intanto, mangio 6 mini-millefoglie (l’unico dessert passabile, non reputando io la crostata confezionata del mulino bianco un dessert degno di tal nome neanche in un buffet come quello sopra citato). Ma non è proprio la mia serata: il Clayderman locale dopo 7 minuti smette e se ne va, non prima di aver messo  su un cd di musica locale, che non è esattamente di mio gusto.
  • infine, e d è questa la cosa peggiore, realizzo che, evidentemente, negli ultimi due anni sono invecchiata. Molto, almeno di 10 anni.

Perché nei convegni termoionici uno straccio di settantenne che mi filava, con o senza deambulatore, lo trovavo sempre, e anche più di uno. Qui nessuno, e quando dico nessuno vuol dire nessuno. E tenete presente che dei 600 presenti  almeno 592 sono uomini.  Eppure niente, il nulla. Ho visto sgarzoline di 42-43 anni ridere sguaiatamente nei loro bei completini paiettati (con calza nera setificata) alle battute esilaranti di anziani delegati che a loro, e solo a loro, riservavano tutte le loro attenzioni. Ed io, niente.

E si che mi ero ritruccata, cambiata d’abito, indossato un paio di decolleté nere di vernice con tacco a spillo (nonostante la caviglia recentemente fratturata), ma niente, più invisibile della donna invisibile.

Risultato: alle 21.07 ero già rientrata in camera e, struccata e pigiamata, stavo già vigorosamente pestando sui tasti del mio pc per un rapido quanto veritiero resoconto della serata sciagurata.

Stasera, teoricamente, ci sarebbe un secondo cocktail. Ma ormai io prevedo di presentarmi con le antinfortunistiche,  calzoni cargo da lavoro e niente trucco. Tanto è uguale.

                                    e io che mi immaginavo una serata così …

One thought on “Come il grande Gatsby … invece no!

  1. Ahahahahahahahahah! mi fai morire!
    Ma può essere anche che il disinteresse fosse dovuto alla loro consapevolezza che tu fossi ampiamente fuori dalla loro portata! Mettila così!
    Marina

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