Chantilly

Aix en Provence – sede dell'annuale Congresso Mondiale delle Valvole Termioniche e non – è una cittadina che, secondo me, non vale il viaggio, viaggio che dura peraltro, da casa mia,  ore 4 e minuti 50, più un paio di orette per trovare l'hotel (evidentemente sono io ad esser posseduta, non il Tom Tom…), più una piccola deviazione per scaricare un autostoppista slovacco a San Remo. 
 
Comunque: la città si può definire giusto giusto carina, ma nulla di più. In compenso il mio albergo si può tranquillamente definire molto scrauso. Bè, si dice in questi casi, basta che sia pulito no? … Ecco, non è neanche pulito. Oddio, magari i capelli – non miei – che ho trovato in terra in bagno sono freschi di shampoo, ma io cosa ne so??
 
Comunque arrivo in quel del congresso con il mezzo aziendale, un bel furgone marrone con su il nome della ditta scritto coi trasferelli. I primi concorrenti che vedo sono i tedeschi, che arrivano un Mercedes nuovo di pacca, blu coi vetri scuri,  che io,  durante la manovra di parcheggio,  rischio di sfondare. Non voglio tediarvi con particolari tipo me che scarico il furgone e monto lo stand da sola, mentre tutti gli altri hanno almeno 3-4 persone di manovalanza… pazienza, arriva finalmente l’ora di cena.
Siccome voglio far la figa mi metto un abitino carino e una paio di scarpe apparentemente comode (di tela color cioccolato, con  la zeppa, a garanzia di assoluta passeggibilità) e mi dirigo giuliva  verso la zona pedonale, ricca di ristorantini anche loro apparentemente  uno più carino dell'altro. Dopo 50 metri mi rendo conto che la scarpa destra ha un difetto; mi scivola giù l'elastico dalla caviglia, costringendomi a camminare a passo di lumaca e ad  irrigidirla per tenerlo su. Dopo 100 metri claudico vistosamente, ma troppo pigra per tornare indietro proseguo imperterrita con una bella andatura sexi da sciancata.
 
Aix en Provence è una cittadina molto turistica, ed i ristoranti pullulano. Ce ne saranno 4000, a occhio e croce; ne adocchio subito uno che mi piace, con dei graziosi  tavolini all'aperto disposti ad arte intorno ad una fontana, Ne chiedo uno per me sola, ma il ristorante è tutto prenotato. Anche il secondo turno? si, fino alle 3 di notte.
 
Diavolo, mi dico, ce ne saranno ben altri  no?
Si, ci sono. Ma io mi sono messa in testa che in Francia si DEVE mangiare nel ristorante francese, e se escludiamo:
– i ristoranti spagnoli
– i ristoranti etnici
– i ristoranti italiani
– i sushi
– le pizzerie
– i ristoranti completamente vuoti (che era uno solo, ma parecchio inquietante)
 
ne rimangono 4. Due hanno 3 stelle michelin, e due no. Ne scelgo uno di quelli no che è anche un bar. Dopo aver aspettato 3 ore ad un tavolino realizzo che è quello del bar, e chiedo cortesemente di essere spostata al ristorante.
Mi riposiziono in un tavolino laterale, pensando che finalmente posso godermi la serata. A me piace molto cenare da sola, guardare le persone intorno, e non avere nessuno a cui dare retta. Mi rilassa parecchio.
Ecco che mi giro a guardare chi mi sta intorno e mi accorgo – con un certo raccapriccio – che proprio nel tavolo di fianco a me (avete presente in Francia al ristorante cosa significa ‘di fianco’? che tra il tuo tavolino e quello di fianco c’è spazio equivalente allo spessore di un foglio di carta 80 g/mq) c’è al completo la delegazione del mio cliente francese più importante! Impossibile ignorare il gruppo: cesso immediatamente il  lancio a catapulta delle palline di mollica di pane sui vicini, sputo il vino bianco con cui  stavo facevo i gargarismi,  smetto di pulirmi le unghie con lo stuzzicadenti e passo dalla modalità ‘relax – gita scolastica’ a quella ‘p.r. – intortiamoci il cliente’.
Per fortuna loro sono già al dolce,  indi per cui dopo una mezzoretta si alzano salutano e spariscono.
Io rimango lì ancora un po’, a centellinare un ultimo chardonnay… quando mi accorgo che nel fondo del mio bicchiere c’è un residuo marrone, che non so valutare se sia zucchero di canna o segatura. Chiamo indignata il cameriere, e gli mostro il materiale sospetto con un riprovevole ‘il y a quelque chose de bizarre dans mon verre’, alzo il sopracciglio e lo guardo malissimo. Il poveretto balbetta delle scuse e mi domanda se deve informarsi su cosa sia.. vorrei ben vedere, rispondo io con alterigia, constatando con piacere tra me e me che le mie piazzate, se fatte in lingua francese, sono molto più di classe di quando fatte in italiano… sarà la erre moscia che cambia radicalmente l'approccio. Chiedo il conto, che il tipo mi porge specificando che me ne ha conteggiati solo 6 e non 7 di bicchieri di chardonnay. Domandandomi come mai il ristorante non abbia uno sportello bancario annesso per aprire il mutuo al momento del pagamento, controllo sospetta il documento poiché  qualcosa non mi quadra, e pretendo perentoria il menu, per un check incrociato di prezzi-descrizioni. Ah-ah!  Vedi, che avevo ragione!! Mi hanno fatto pagare 3 euro di meno! … me ne scappo alla chetichella prima che se ne accorgano, e – ubriaca fradicia (ecco cosa c’era nel vino… probabilmente cognac liofilizzato)  mi dirigo verso la gelateria dirimpetto, dove mi concedo uno stravizio. Un cono tutta-chantilly, per la cifra spaventosa di centesimi 80. 
Non contenta di aver fatto la gradassa a vuoto col cameriere, la rifaccio col gelataio, che non si capacita che qualcuno possa ingollarsi la chantilly da sola: ma è normale, motteggio io, in Italia la panna montata va via più del pane. E con mossa argentina giro le spalle, e splatatash, mi faccio cadere tutta la panna montata giù sulla sulla scarpa.
Che fare? Una montagnola di roba bianca sulla scarpa, e niente fazzoletti di carta… decido che l’indifferenza è sempre la miglior soluzione, e come se nulla fosse mi dirigo verso l’albergo, con una scarpa pannata e l’altra no.
In un pertugio un poco discosto dalla via principale tendo di togliere il grosso del danno, con l’unico mezzo disponibile in borsetta: un salvaslip. La situazione migliora di pochissimo, e lottando duramente contro la fortissima tentazione di sleccacciare la panna dal Nuvenia, giungo finalmente al mio alloggio, dove – stremata dalle troppe emozioni  della giornata – lancio via le scarpe (quella pannata si impatacca al muro) e senza neanche togliermi l’abitino carino crollo faccia in giù sul piumone. Santo cielo, se mi vedessero gli amici degli Alcolisti Anonimi…   

6 thoughts on “Chantilly

  1. … NON avrai mica sporcato di chantilly  il mio vestito NERO, quello bello bello che ti ho prestato, vero????

  2. ahahahhahahahah! l'autostoppista slovacco (troppo tenero), i trasferelli, i ristorantini, il francese, la nochalance! bel post, io rinnovo i miei complimenti per come riesci a descrivere le cose in questo modo fantastico! :) Nonaddetta

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