La Giornata Mondiale dell’Amicizia

Speciale Botanico

Oggi, 30 luglio,  si celebra in tutto il pianeta la Giornata Mondiale dell’Amicizia:  in questa lieta occasione vorrei rendere omaggio al mio amico  Botanico,  il mirabolante personaggio di fantasia (ma al contempo ben radicato nella realtà) che i miei affezionati 22 lettori già  conoscono;   chi, invece, ancora  fosse estraneo alla di lui identità (letteraria) ed alle molteplici svariate sue virtù  suggerisco  un prodromico  aggiornamento prendendo visione di questo e quest’altro post, tanto per capire un po’ meglio con chi si ha a che fare.

A seguire un fedelissimo resoconto stenografico relativo a conversazione telematica intercorsa ieri  tra me e il Botanico, (con mio grande rammarico, causa la mia inettitudine, mi riesce inefficace il salvataggio dello  screenshot)

29/07/17, 16:30 – IO: Ciao, vuoi venire a San Piripillo per la sagra dell’agnolotto?

29/07/17, 21:49 – BOTANICO: Ho appena dato il meglio di me causa presunto smarrimento del telefono cellulare all’Esselunga. Commovente la collaborazione del personale tutto, compreso il team internazionale dei guardiani,  ben oltre l’orario di chiusura. Le minuziose ricerche tra i carrelli, alle casse, negli scaffali non potevano che essere infruttuose visto che il dispositivo si è poi, ma molto poi, rivelato trovarsi sotto il sedile in macchina con la suoneria spenta e il Bluetooth disattivato.

29/07/17, 21:49 – BOTANICO: “Perché non mi hai ascoltato, cosa ti avevo detto?” ha tuonato l’erculea guardia giurata, informata telefonicamente dell’avvenuto ritrovamento. Egli aveva ininterrottamente tentato di chiamarmi per aiutarmi ad individuarlo

29/07/17, 21:59 – BOTANICO: Più di 10 chiamate

29/07/17, 21:59 – BOTANICO: Eravamo già d’accordo di trovarci domattina all’apertura per continuare le perlustrazioni

29/07/17, 22:13 – BOTANICO: Considerando che ero anche vestito in tenuta  pre vacanze, con capi ritrovati nel fondo dell’armadio (avendo io lavato tutto il resto) e tenuto conto che avevo  ampiamente perso il controllo della sudorazione, direi che la mia immagine davanti alla città ne esce rafforzata. Posso candidarmi come sindaco.

29/07/17, 23:02 – IO: Sei il mio Botanico preferito

29/07/17, 23:02 – IO: Se ti candidi Sindaco ti voto subito

Siamo d’accordo che potrei tranquillamente chiudere qua, avendo – a mio avviso, ottenuto lo scopo principale, vale a dire esilarato gli astanti ?

Ma c’è di più:  oggidì nel pomeriggio il Botanico, in imminente partenza per le vacanze oltreoceano,  mi ha attirato nella sua abitazione in orario post prandiale, con la lusinga di omaggiarmi di un misterioso quanto insolito dono ed io, ovviamente, mi son precipitata.

L’ho trovato in gravi ambasce, poiché, parimenti del telefono cellulare, il prezioso dono a me destinato pareva altresì essere andato smarrito, ed il Botanico, tapino, non se ne dava pace!

Così, a  circa 30 minuti dall’orario previsto per la partenza la sua magione versava, più o meno,  in questo stato:

Dopo circa due ore di affannose quanto sterili ricerche  (antecedenti il mio arrivo) più altri 15 minuti in mia assillante presenza,  finalmente l’ambita strenna è saltata fuori, con buona pace del partente (e con mia somma soddisfazione) il quale,  in circa 13 minuti doveva ancora:

  • Comporre un bagaglio atto a vacanza trisettimanale comprendente climi e latitudini controverse, che vanno dal circolo polare artico alle spiagge tropicali, passando per ristoranti sofisticati (ove è notoriamente richiesto un dress code ‘black tie’)
  • Dare una rassettata
  • Bagnare le piante
  • Caricare l’autovettura e partire

Anche qui, potremmo chiudere il post con le lacrime agli occhi dal gran ridere.. o no ?

Bè, in verità va precisato che il disastro che potete rimirare nella foto esemplificativa dello stato di Casa Botanico non è dovuto alla minuziosa indagine atta al ritrovamento del dono…E’ che la casa del Botanico, più o meno, è SEMPRE così!  Una volta, per dire,  è rimasto chiuso fuori casa,  causa smarrimento delle chiavi, e i Vigili del Fuoco, dopo aver forzato la porta per permettergli di rientrare   hanno detto tipo ‘eh, qui è entrato qualcuno! Guardi che roba, le han buttato tutto all’aria !!’  e il Botanico ‘ma no, era già così quando sono uscito.. (ovviamente le chiavi erano nella tasca del suo giubbotto).

Qui un’immagine piuttosto veritiera, risalente a novembre  2012:

 

Ma facciamoci una domanda: su cosa si basa l’amicizia tra me il Botanico ?  Ma sul ‘chi si somiglia si piglia !’ Diciamoci la verità… non è che casa mia sia messa meglio.

E’ che io casa mia mi guardo bene dal fotografarla e, soprattutto, pubblicarla su Internet!

P.S. Prima di uscire non ho potuto fare a meno di notare questo libro che occhieggiava sornione dalla libreria del Botanico

Cara la mia Marie Kondo… lasciatelo dire: stavolta hai veramente toppato!

 

 

NB: per rispetto della privacy  le foto sono puramente indicative dello stato di conservazione di casa Botanico.  Ma non di molto difformi dalla realtà. La foto del libro, invece, è vera. Il che dimostra solo il buon gusto del Botanico in fatto di lettura (e non solo di amicizie).

 

 

Al destino non si sfugge

Ieri sera, verso le ore 18 è successa una cosa straordinaria:  sono andata in diretta su Radio Deejay, con Federico Russo e Marisa Passera, a parlare del mio blog!

oh, Radio Deejay, eh! Mica pizza e fichi! quanti ascoltatori farà ?
L’argomento della puntata erano, appunto, i blog: io ho subito mandato un messaggio e pronti via, mi hanno chiamata all’istante: ho raccontato un po’ del mio Donne che viaggiano per il mondo, che esiste dal 2008  (siamo vicini alla decina. Di anni, dico) e che, nonostante i contenuti non siano proprio orrendi, non fa più di 22 lettori.
Oh, RADIO DEEJAY!!
One nation, one station, one love. Quasi 5 milioni di ascoltatori!
Linus, Nicola Savino, la Pina… quella gente lì! Diretta nazionale !
Finalmente si fa il botto, mi dico tra me e me, qui si spacca! Mi tocca assumere il social media manager, finalmente si fanno i big money con le pubblicità, e altri pensieri di gloria di questo tenore. Prenoto senza indugio una vacanza di un mese a Papeete,  compro on line 3 Sylvie di Gucci in colori diversi (una pitonata), sottoscrivo al volo un abbonamento alla Scala, poltronissima in prima fila,  con la sicumera che mi deriva dal fatto di poter finalmente cogliere un’opportunità che MAI PIU’ mi si ripresenterà ! (e infatti…) e che, infallibilmente, mi aprirà le porte del SUCCESSO e della FAMA!
Questo turbinio di pensieri nei 3-4 minuti di attesa telefonica, prima di andare in diretta, e anche successivamente, in quei 30-40 secondi in cui ho amabilmente chiacchierato coi conduttori, con la scioltezza di chi non ha mai fatto altro nella vita. E che altro non farà da ora  in poi!
Fino a quando Federico Russo – si,  LUI, il re dei gnoccoloni – dopo aver ben scandito il nome del sito, si collega in diretta al www.viaggiattrice.it e plana – IN DIRETTA – su un messaggio tipo ‘ERROR 503 Service Unavailable  —  Stiamo facendo manutenzione oppure troppi accessi contemporaneamente. Si prega di riprovare più tardi’.
servizio non disponibile
la sfiga
il destino
la tragedia
riprovare più tardi
mi sparo
Ecco.
Io credo che, come Federico Russo, anche gli (eventuali)  altri mille milioni di ascoltatori che abbiano fatto lo stesso, in quel preciso momento, avranno ottenuto lo stesso risultato.
UN BEL NIENTE!
UN MESSAGGIO DI ERRORE.
E’ da escludere che abbiano preso nota del nome del sito e che ci abbiano riprovato dopo … via, l’occasione è andata, persa finita. Ho dovuto restituire le tre borse di Gucci. Ho perso la caparra della Polinesia. Dovrò bagarinare la poltrona della Scala. Addio, sogni di gloria!
Ma con tutti i 1440 minuti che ci sono nelle 24 ore… e con tutti i 365 giorni che ci sono in un anno … ma proprio ieri sera alle ore 18 wordpress doveva fare la manutenzione ??
E’ il destino: 22 siete e 22 rimarrete. Non si sfugge all’ineluttabile.
Niente fama, niente successo, niente big money.
E io non sarò mai mai mai Chiara Ferragni. Sigh.
 .
.
p.s. per onestà intellettuale devo segnalarvi che stamattina la dashbord di wordpress mi dice che ieri sera ho avuto oltre 200 visite! Nonostante la tragedia dell’error 503.
Siamo lontani dai 5.000.000 delle mie aspettative, quindi comunque niente  Tahiti.
Però dai.. vuol dire che adesso siete 222 !
Notare la tristezza del grafico PRIMA di ieri sera…

Nuovi racconti della montagna

Ah, quell’ora magica che noi escursionisti ben conosciamo allorquando, giunti al rifugio ove pernottare in beata solitudo, ci godiamo, dopo tanta fatica,  la meritata birretta con lo sguardo perso nel tramonto, sulle valli, sull’orizzonte lontano… la mente vaga in pensieri meditabondi, e cerca l’Infinito.Sempre che non ci sia qualcosa di più interessante da osservare, tipo gli altri ospiti del rifugio.

Stavolta la mia attenzione è destata acusticamente da un frammento di conversazione colta al volo alle mie spalle: ‘sappi che io un’accurata igiene personale la apprezzo tantissimo’ (come tutti, aggiungerei io.. ma vabbè).

Lo sentenzia, non so rivolto a chi,  colui che poi ai miei occhi diventerà ‘l’Igienista Convinto’, con un bel po’ di spocchia, che si percepisce distintamente  anche se di spalle. Difatti mi giro e metto a fuoco un tipico esemplare di fighetto milanese abbigliato con capi super tecnici, che ci scommetto è venuto su al Rifugio da San Piripillo (1 ora e 15 minuti, primo tratto in jeep) e per lo sfozo immane sta su a dormire con noi che, invece,  abbiamo fatto tutti  e 14 gli 8000 in giornata. O almeno è così che mi sento io)

Ora: pure io l’igiene l’apprezzo tantissimo, però noi – io e la mia amica, compagna mi mille avventure montane, la cui memoria potete rinfrescare qui – alpiniste provette avvezze al rifugio siamo salite con:

  • Mutande di ricambio (perizoma, che pesa un 20 grammi di meno)
  • Microdentifricio e microspazzolineo ex linea areea asiatica. Il microdentifricio già spremuto a metà
  • Quadrello di sapone Sofitel cm 2 x 2
  • Asciugamano microfibra cm 15 x 15
  • Salviettine Chilly lavapatata

Il tutto stipato, insieme al resto, in uno zaino Quechua da 20 litri, che deve pesare molto ma molto meno di un bagaglio a mano Ryanair, a garanzia di salita il più rapida e il meno faticosa possibile.

Non ho visto la zaino dell’Igienista, ma lo incontriamo poco più tardi in zona bagni agghindato con:

  • Accappatoio in ciniglia spugnona, doppio filo ritorto,  di Trussardi, blu navy con decorazioni oro
  • Ciabatte di camoscio (vero) blu di prussia, con iniziali ricamate
  • Trousse bagno cm 30 x 20 x 25 di Gucci, piena che fra un po’ gli parte la cerniera. Occhieggia un barattolone di doposole Shiseido for man da 200 ml
  • Phon Rowenta da 1400 watt

Ora: voi siete mai stati nel bagno (comune) di un rifugio a 2000 metri ? No? Bè, evidentemente neanche lui, a giudicare da come si presenta. Vero che l’accappatoio non fa il monaco, però…

Nell’attesa che si liberi una doccia l’igienista tenta, malamente, la socializzazione lagnandosi parecchio: della porta che non ha la chiave, ad esempio. Io suggerisco urbanamente di fare come ho fatto io, sbatterci contro uno sgabello, così un minimo sta chiusa. E al massimo entrerà qualcuno, che sarà mai, chiederà scusa e se ne uscirà! Non lo convinco per niente. Poi passa a lamentarsi che nella camera fa freddo: ‘ma dobbiamo dormire al gelo ??’ Noi spieghiamo pazientemente che ci sono i piumoni apposta, per proteggersi dalle intemperie, ma niente, nello sguardo gli leggo una chiarissima disperazione.

‘Ma voi.. come avete fatto per la doccia ??’ ci domanda alfine, lanciandoci uno sguardo carico di sospetto.  La mia amica  lo guarda fisso e con aria di sfida confessa candidamente che lei la doccia NON se l’’è fatta e NON se la farà.

Lui la guarda come fosse antrace.

Usciamo abbandonandolo alle sue abluzioni e siamo abbastanza convinte che NON ce lo troveremo seduto accanto per cena.

Ottimo. Così magari vicino a noi si accomoderà qualcuno di più interessante.

I sogni son desideri, e il pensiero genera l’azione: ipso facto ecco sopraggiungere all’orizzonte due montanari doc, che arrivano al rifugio in orario serotino, sudati da paura in quanto saliti da una valle che dista circa un anno luce: ci hanno messo solo otto ore, due veri simil-messner,  di cui uno sfoggiante un’inquietante somiglianza con il gallo Asterix, guance rubizze e baffoni a manubrio. Come se non bastasse scopriamo dopo le presentazioni che il tizio è francese. Ma allora forse è proprio Asterix in persona!

Si sa che io scambio sempre volentieri 4 chiacchiere poliglotte, e veniamo così subitamente informate che sono lì per vedere il menhir. Me lo faccio ripetere due volte, perché credo di aver capito male, ma Asterix insiste che lì, a poca distanza, c’è un menhir del neolitico, e anche delle pitture rupestri, e loro sono venuti su appositamente per vederlo.

(No, dico… avete capito ? Sono in un posto con uno – FRANCESE –  uguale ad Asterix che vuole vedere un menhir. Ma certe cose capitano solo a me ??!  E Obelix dove l’ha lasciato ?)

Va bè! Ma allora voglio vederlo anch’io, il menhir!

E già mi immagino un sito megalitico, tipo Stonehenge, nel bel mezzo di una gola selvaggia e deserta, e noi lì emozionati all’alba, in un’atmosfera magica e rarefatta, dinanzi all’imponente e suggestivo manufatto neolitico che davanti a noi si staglia al sorgere del sole, e osservarne incantati, col fiato sospeso e il cuore in gola, la lunga ombra proiettata proprio contro il fianco della montagna, ad illuminare l’ingresso seminascosto di una misteriosa caverna, arcana dimora di un saggio eremita druidico lì vissuto nel 2000 a.c., protagonista delle più belle leggende della valle, specialmente quella che parla di un…

‘eh, non so se riuscite a vederlo  – commenta nel frattempo il rifugista alle nostre spalle, interropendo nel bel mezzo il mio sogno ad occhi aperti   – è un po’ più su nella pietraia, ma è alto si e no 60 cm. Io  gestisco questo rifugio da 30 anni, l’ho visto una volta  e  poi non sono più riuscito a distinguerlo dalle altre pietre’

‘60 cm ?? ma non è un menhir, è un paracarro ! ‘  sbotto io un po’ acida, ed immediatamente vengo tacciata di cinismo,  scarso romanticismo ed eccessiva pragmaticità.

‘Non sono le dimensioni che contano – sentenzia druidicamente l’amico italiano di Asterix – ma l’uso che se ne fa.  Del menhir, dico’.

 

E bon, la serata è finita così,  a grappe alla ruta, battutacce da osteria, e doppi sensi.

 

Roba che se viene a saperlo Panoramix….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

… e io che immaginavo una roba così. 

Come il grande Gatsby … invece no!

 

Ma voi ve li ricordate i convegni termoionici ? Organizzati nelle più sofisticate capitali europee, all’interno degli alberghi più stellati e prestigiosi, essi contemplavano la partecipazione di importantissimi delegati provenienti da ogni dove (tra cui IO) che, viziati e coccolati oltre ogni dire, trascorrevano in letizia 2-3 giorni discettando – esperti con esperti – delle più importanti tematiche relative alla termoionicità. Il tutto culminava in una cena di gala dove io sfoggiavo mises che Grace Kelly (già principessa scansati) e dove si degustavano rarissime prelibatezze preparate da chef ancora più stellati degli alberghi di cui sopra, ossequiosamente serviti e riveriti da 10 camerieri (o più) cada commensale.

O almeno è così che io li rammento, ecco. Tipo i party del grande Gatsby, ma forse esagero un pò.

Comunque: adesso anche la TDD – finalmente! – mi manda in giro a presenziare ai convegni. Malauguratamente si rilevano notevoli differenze:

 

  • La location. Siamo in un paese della ex Yugoslavia. Non faccio nomi perché non vorrei mai inviperire potenziali clienti, ma gli abitanti non sono propriamente cortesissimi. Diciamo un filino scorbutici. Peggio dei liguri. Ci siamo capiti, via.
  • Saremmo alloggiati in un delizioso villaggio sul mare. PECCATO che l’hotel prescelto (per la capienza del centro congressi) disti almeno 20 minuti a piedi dal lungomare. A dire il vero ci sarebbe la spiaggia stessa dell’hotel, volendo guardare il mare, ma ci stanno facendo dei lavori. Per la precisione la stanno cementificando, del resto come tutte le altre spiagge del paese che sì, sono di CEMENTO.
  • L’hotel è un gradevole quanto intimo casermone anni ’60 costruito, secondo me, dal Maresciallo Tito in persona. Anni concreti, di sostanza, in cui all’ apparenza si badava poco o niente. E’ che adesso anche volendo buttarlo giù è dura: saranno un tre – quattrocento stanze, di cui 60% classificate 4 stelle, il resto solo 3. Indovinate un po’ in quale area alloggio io.
  • Perché sia stato scelto il centro congressi di questo hotel per me rimane un mistero: è brutto come la morte, e in più, secondo me, è stato progettato dallo stesso architetto che ha curato la realizzazione della la biblioteca del Nome della Rosa. Un labirinto di scalinate (*) che portano non si capisce dove, rivestite in moquette vellutata marrone. Indipendentemente dalla scala prescelta si arriva, inspiegabilmente, sempre alla sala conferenze: sui pianerottoli, alcuni confinanti direttamente coi cessi, sono strategicamente posizionati i tavoli degli exhibitor, tra cui il mio. Peraltro sono fortunata, perché è proprio di fronte al bar.

(*) secondo voi.. quante scatole – pacchetti di depliant – campioni pesanti come il plutonio – computer – tacchi – dadi – datteri dovevo scaricare dalla macchina ? e quanto distava, la macchina ? E stante la conformazione descritta… il carrellino ce lo avevano ? E quand’anche lo avessero avuto, a cosa sarebbe servito ?  Ma qui, le leggi sull’ accessibilità per i disabili non le hanno ??  

  • Il bar è a pagamento. Ma si è mai visto, pagare il caffè ad un congresso ?? Che poi, dovreste assaggiarlo. Il caffè dovrebbero pagarci loro per berlo, dico io!

Comunque il fatto anomalo del dover pagare per sorbire la deliziosa bevanda rende i delegati riluttanti all’azione e il risultato è che il bar, a parte me e il mio campionario, è deserto.

  • In sovrappiù non so se i dadi e i datteri qui destino scarso interesse o cosa.. fatto sta che per tutta la durata del convegno dei circa 600 partecipanti NESSUNO, e dico NESSUNO, viene a visitare il mio stand. Desolante. Piango. Macchie saline marrone scuro sulla moquette marrone. Nessuno se ne accorge.
  • Alle 11 è previsto un refreshing cocktail. Viene offerta acqua frizzante, acqua liscia, succo di mela. Neanche un salatino da mangiare. Svengo, per la fame e per lo sdegno.
  • La cena di gala, ça va sans dire, è sostituita da un altro cocktail party (o almeno così c’è scritto sul programma ufficiale). Vinco la paura, e mi presento alle 20.30 al ristorante principale dell’albergo: i 600 delegati hanno già mezzo sbranato un buffet allestito sugli stessi banchi che stamattina ospitavano le omelette e i croissant.

A prima vista il buffet sembra enorme, ma ad un esame più attento si rivela essere composto da 4 vassoi di vivande identiche ripetuti all’infinito. Da bere: vini bianchi e rossi, ma purtroppo noto, con disappunto e raccapriccio, che le bottiglie hanno un riprovevole tappo di metallo che si svita. Mi tappo il naso e tracanno comunque tre bianchi secchi, devo pur superare la serata in qualche modo.

  • La ciliegina sulla torta è la musica dal vivo (oddio.. forse ‘vivo’ è una parola grossa, in questo caso): un tizio attempato suona dei classiconi (riconosco Time after time e Every breath you take) su una pianola anni ’70 tipo farfisa, posizionata strategicamente a lato dei distributori di cappuccini e caffè, convenientemente mimetizzati per non farli riconoscere (li hanno coperti con degli strofinacci da cucina. Espediente un po’ ingenuo direi). Io, che so apprezzare il patetico quando lo vedo, mi accaparro al volo una delle 12 sedie disponibili nella sala (caso mai ve lo foste perso: 600 delegati. 12 sedie) e sto lì a guardarlo fissa e a sentirlo suonare (male) rapita, con il mio prosecco, o presunto tale, in mano. Intanto, mangio 6 mini-millefoglie (l’unico dessert passabile, non reputando io la crostata confezionata del mulino bianco un dessert degno di tal nome neanche in un buffet come quello sopra citato). Ma non è proprio la mia serata: il Clayderman locale dopo 7 minuti smette e se ne va, non prima di aver messo  su un cd di musica locale, che non è esattamente di mio gusto.
  • infine, e d è questa la cosa peggiore, realizzo che, evidentemente, negli ultimi due anni sono invecchiata. Molto, almeno di 10 anni.

Perché nei convegni termoionici uno straccio di settantenne che mi filava, con o senza deambulatore, lo trovavo sempre, e anche più di uno. Qui nessuno, e quando dico nessuno vuol dire nessuno. E tenete presente che dei 600 presenti  almeno 592 sono uomini.  Eppure niente, il nulla. Ho visto sgarzoline di 42-43 anni ridere sguaiatamente nei loro bei completini paiettati (con calza nera setificata) alle battute esilaranti di anziani delegati che a loro, e solo a loro, riservavano tutte le loro attenzioni. Ed io, niente.

E si che mi ero ritruccata, cambiata d’abito, indossato un paio di decolleté nere di vernice con tacco a spillo (nonostante la caviglia recentemente fratturata), ma niente, più invisibile della donna invisibile.

Risultato: alle 21.07 ero già rientrata in camera e, struccata e pigiamata, stavo già vigorosamente pestando sui tasti del mio pc per un rapido quanto veritiero resoconto della serata sciagurata.

Stasera, teoricamente, ci sarebbe un secondo cocktail. Ma ormai io prevedo di presentarmi con le antinfortunistiche,  calzoni cargo da lavoro e niente trucco. Tanto è uguale.

                                    e io che mi immaginavo una serata così …

Comme d’habitude

Capisco di aver perso l’abitudine a viaggiare quando arrivo in aeroporto con così tanto anticipo che il gate d’imbarco del mio volo non è  ancora apparso sul monitor… dovrebbe palesarsi tra 45 minuti. Praticamente un secolo.

Lo capisco anche dal fatto che cerco disperatamente di passare alla zona imbarchi cercando  di far leggere il bar code del mio boarding pass da tutte le superfici riflettenti che vedo, con la gente alle mie spalle che rumoreggia ridacchiando della mia dabbenaggine; sto facendo la figura della novellina, che non ha mai messo il naso fuori di casa… io che ho navigato i sette mari e collezionato più calamite da frigo di Cristoforo Colombo in persona.

Un altro indizio è che, appena entrata nel terminal 1 di Malpensa, immotivatamente mi si illumina la faccia: tutto mi sembra bellissimo, grandissimo, nuovissimo (poi ripenso al Changi di Singapore e rientro in me)

Quando arrivo al Dutyfree perdo completamente la testa: mi spruzzo tutti i profumi che vedo, col risultato immediato di sembrare una prostituta di Hong Kong, voglio comprare tutto, specialmente le Sylvie di Gucci, ma fortunatamente mi trattengo e mi limito ad una bb creme marroncina di cui avevo VERAMENTE ma VERAMENTE bisogno!

Faccio la mia colazione preferita: brioche salata col crudo, cappuccino e caffè, con la speranza che l’Amministrazione della TDD non mi contesti questi 9 euro di colazione, un po’ troppo per le nostre magre finanze (ma d’altronde ne  avevo VERAMENTE ma VERAMENTE bisogno)

Mi avvio finalmente al gate e scopro che dall’ultima volta che sono passata di qua hanno aperto una nuova gallery di negozi: c’è Zara.  Rabbrividisco pensando che:

– nonostante le due ore abbondanti di anticipo, quasi certamente perderò l’aereo

– nonostante il plafond della mia carta di credito sia piuttosto importante è concreto il rischio di esaurirlo prima della partenza

Al destino non si sfugge, ed entro da Zara: il delirio. Voglio comprare tutto pure qui, specialmente quel cappottino lì, quel top rosso, e quel vestitino là. Alla fine il buon senso prevale, e mi limito ad un paio di scarpe d’argento di cui avevo VERAMENTE ma VERAMENTE bisogno.

Mi rimiro con orgoglio in tutte le vetrine, nel mio bel tailleur pantalone di seta nera che, a detta dell’infanta, mi fa pure sembrare più magra (o meno grassa, và), nonostante le scarpe basse (la frattura di gennaio non mi consente ancora di sfoggiare il mio solito tacco 12), col mio nuovo trolley al seguito (certo, nuovo. Ho viaggiato una vita, ne avrò 7, di dimensioni diverse. Ma di questo avevo VERAMENTE ma VERAMENTE bisogno!)

Al gate mi rendo conto di essere l’unico essere umano sprovvisto di PC o tablet: scribacchio furiosa sul mio notes cartaceo, felice di avere davanti ancora così tante ore di viaggio e così tante pagine bianche da riempire.

Ci chiamano.  Si parte.

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Barbie torna – finalmente! – a bazzicare aeroporti, convegni, clienti stranieri, sofisticate capitali europee e, si spera, rinomati ristoranti pluristellati.

Si parte oggi – udite udite ! – per l’annuale convegno delle valvole termoioniche ove, memore di un glorioso passato, sono invitata quale relatrice su una minchi un importantissimo argomento di discussione. E c’è in previsione un mezzo giro d’Europa tra un paio di settimane a vender Tacchi, Dadi e Datteri.

Si va, si va, si va! E meno male, perché ne avevo VERAMENTE ma VERAMENTE bisogno!

La sindrome premestruale non esiste

E’ da tanto che volevo scrivere sull’argomento, ma una sorta di atavico pudore mi ha sempre trattenuto dal farlo. Ma adesso questo post qui dell’Enrica Tesio, che pure stimo ed ammiro, mi ha dato la stura, ed in particolare l’affermazione ‘una donna tende a non dominare il proprio ciclo’.

Bè, mi spiace, ma mi dissocio fermamente: io non tendo a non dominare il mio ciclo, semmai il contrario.  Mi rifiuto che sia lui a dominare me, sono io che voglio dominare lui, semmai.

Soprattutto rifiuto l’idea che una cosa così insita nel mio essere donna possa trasformarmi per un tot di giorni al mese in una orrenda megera e in una povera mentecatta che non è in grado di rispondere delle sue azioni: proprio non ci sto, e mi secca parecchio che invece tante donne ci sguazzino, in questa idea.(sarà che io tendenzialmente sono acida e piuttosto aggressiva 365 giorni l’anno, quindi probabilmente non mi accorgo della differenza)

Però… è mai possibile che non capiate che finchè noi per prime affermeremo ‘lasciami stare, ho le mie cose’ (che poi, ma quali cose ? ma chiamatele mestruazioni, santo iddio! Io non ho il marchese, non ho le mie cose, non ho le rosse, e soprattutto non sono indisposta. Al massimo, se devo usare un eufemismo, dico ‘bandiera del giappone’ o ‘ciclotrone’, ma solo perché mi fanno molto ridere)  staremo legittimando tutti i maschi del pianeta a fare altrettanto? E tutte le volte che noi, per motivi validissimi, saremo incazzate e alzeremo la voce ci toccherà sentirci dire ‘uè, ma cos’è? Hai le tue cose’ e non potremo dire ba.

E anche se diremo ‘no, guarda, il motivo è questo e quest’altro’ il maschio di fronte a noi penserà ‘seeee… vabbè. La solita isterica’.

Tanto valeva fermarci al medioevo o giù di lì, quando non ci facevano entrare nella sinagoga, non ci si poteva lavare i capelli e men che meno toccare le piante, che poi morivano.

Possibile che non capiate che la parità ce la possiamo scordare,  se continuiamo, sempre noi per prime, a gloriarci della nostra condizione di povere vittime sfortunate di un qualcosa che peraltro ci tocca ogni sacrosanto mese che dio manda in terra ?

Io poi sono cresciuta con l’imprinting della pubblicità della Nuvenia, quella dove delle paracadutiste mestruate si lanciavano giulive giù dall’aeroplano con l’assorbente con le ali: ecco, io il mio ciclo lo voglio dominare proprio in quella maniera  lì: ce l’ho, me lo tengo, e faccio quello che faccio sempre, ne più ne meno.

Vado in piscina, faccio un trekking in montagna, mi imbarco su un treno notturno in Vietnam in terza classe (questa in verità era l’Infanta. Talis mater, talis filia).

Vi sentite incazzate e volete mandare affanculo tutti ? Molto bene, tenetevelo per voi e fingete. Sforzatevi di essere diverse, esattamente come fate quando il ciclo non l’avete e qualcuno vi irrita a dismisura ma, per educazione, contesto e civiltà, vi comportate comunque con garbo e cortesia, e non lo mandate affanculo, non ringhiate e non gli urlate contro. E’ così difficile ? Perché è la stessa cosa, credetemi.

Vi guardate allo specchio e vi vedete orrende ? Andate giù con un po’ più di trucco, come faccio io che mi vedo orrenda un giorno sì e uno no.

Avete i crampi ? Prendete un analgesico e fatela finita con le vostre lagne, che non interessano a nessuno, men che meno al vostro collega maschio che, purtroppo, se fa più carriera di voi è anche per quello (certo che finchè la pubblicità dell’analgesico fa vedere esattamente la megera di cui si parlava all’inizio, con tanto di ruggito fuori campo ne abbiamo di strada da fare, per raggiungere la parità).

Eh lo so, sono stata dura e probabilmente troppo aggressiva, me ne rendo conto. Sarebbe peraltro facile giustificarmi con un bel ‘cosa ci volete fare… sono in quei giorni’.

Ma invece no. O forse si. Chi lo sa.

Sarà bello il giorno in cui questo non farà la differenza. Ma, purtroppo, non è oggi.

Non ancora. E la colpa, mannaggia,  è anche nostra.

 

E per chi non sapesse di cosa sto parlando ecco qua! Cliccare per credere !

Tupperman

Siete disoccupati ? Siete maschi ? Siete single ?  Se avete risposto ‘si’ almeno alle prime due potete continuare a leggere. Qui vi si spiega come fare i big money e, al tempo stesso, come circondarvi di fig  leggiadre ed avvenenti  signorine di bell’aspetto senza sforzo alcuno.

Siete curiosi, eh? Bè, ve lo dico subito, senza tanti preamboli: diventate presentatori Tupperware! Lo dico con cognizione di causa, avendo io stessa partecipato l’altra sera, per la prima volta in vita mia, ad una riunione della celeberrima azienda produttrice di contenitori salva cibo vari in materiale plastico. Anzi, ad un Party, come lo chiamano loro.

E’ d’uopo precisare che io già possiedo dai 500 ai 600 contenitori in plastica e/o altri materiali per la conservazione di alimenti, di tutte le forme, misure e dimensioni. C’è da dire che la lavastoviglie, la pattumiera e la mia dabbenaggine si sono ingoiate più o meno il 55% dei tappi, e quindi oltre la metà di detti contenitori risulta completamente inutilizzabile. Ne rimangono comunque almeno un 250 buoni, sicché vi domanderete: allora perché ci sei andata ?

Bhè, innanzitutto perché i numeri di cui sopra denunciano palesemente una patologia degna di Real Time: mi piacciono, i contenitori. Quasi più delle scarpe col tacco. Quindi ne compro ad ogni piè sospinto, poi perdo il coperchio e mi auto-giustifico ad effettuare il successivo acquisto di un nuovo set di esemplari di colore fluo, poi un coperchio sparisce, quindi alhè, nuovo set in tinta pastello. E così via!

(Conservo anche i contenitori di plastica della ricotta. Ho detto tutto)

Li stipo tutti ove sono riposti, ovviamente alla rinfusa, ed altrettanto ovviamente sul ripiano più alto.Lo sportello può essere aperto in serenità solo indossando un casco integrale da moto, pena ricavarne ecchimosi, contusioni, nonché un probabile trauma cranico con commozione cerebrale in caso di caduta rovinosa dei contenitori in vetro da 2 l. cadauno.  Nel ho 6,  di cui 2 soli dotati di coperchio.

Oltre alla motivazione psichiatrica c’è anche una ragione umana (sulla quale, peraltro, si basa tutto il concetto di marketing di Tupperware): mi ha invitata un’amica.  Come rifiutare ?  E poi, metti che ci trovi proprio quella ciotolona che cerco da tanto tempo con diametro 33,7 cm  in color pervinca.  Ci vado!

E qui torniamo all’incipit (maschi, attenti! ): presenti una decina (10. Uno-zero) di femmine, di età variabile, ma tutte discretamente figh graziose. E poi ovviamente c’è lei, la Signora Venditrice Tupperware, che conduce il Party e ci illustra con maestria e professionalità i millemila usi dei prodotti che ha previamente sciorinato in bellavista sul tavolo del soggiorno della mia amica F. Ci produce anche, ipso facto, degli gnocchi (però lei insiste a dire ‘dei gnocchi’. Si vede che sono invecchiata, perché non la correggo neanche 1 volta).

Io, fortunella come nessun’altra, vinco subito il giochino-presentazione e mi accaparro a costo zero un bel contenitore a forma di mela. Sono FELICE!

La serata prosegue lietamente, malgrado la tecnica di vendita della tipa sia basata un po’ troppo su un’idea di donna che non mi rappresenta: insiste nel dire che ‘dobbiamo preparare un bel pranzetto al maritino che rientra dal lavoro’  (ma quale maritino, che io sono single??! E quand’anche ce lo avessi… ma che si ordinasse pure una pizza và, che io mi sto rifacendo le unghie. Per me prosciutto e funghi, grazie), che ‘magari lavoriamo, e allora abbiamo poco tempo per le pulizie, e si sa che i nostri mariti e i nostri figli a quelle cose lì non ci pensano’ e propone la linea di strofinacci ad hoc (ancora ?? ma quali mariti? E soprattutto: manco io, ci penso, alle pulizie. Manco per sbaglio, guardi, preferisco bere un martini che fare la polvere) e via così. Io mi guardo intorno e per un attimo mi vedo attorniata da 10 Bree Van De Kamp tutte con dei tubini a colori pastello, con il filo di perle al collo e i capelli cotonati. Io mi sbircio allo specchio: indosso un vestito giallo paglierino con la gonna a corolla. La pettinatura è quella delle figurine Miralanza. Poi, per fortuna,  l’allucinazione svanisce, e torno alla realtà grazie alla tipa che mi incalza: ‘allora cara Barbie, non compriamo proprio niente ?? Neanche lo strofinaccio magico per i vetri, che tanta noia ci danno quando son da pulire ?’ Noia a chi ?? a me no di sicuro. Faccio finta che siano acidati, guardi.

E quindi no, non ho comprato niente. Sono stata l’unica, le altre 9 hanno tutte acquistato i mirabolanti prodotti.  Io però avevo già la mia mela per riporre in frigo la mezza cipolla tagliata, quindi a posto così. E sapevo benissimo di contravvenire alla regola aurea sulla quale si basa tutta l’azienda: nessuna amica può essere così STRONZA da non comprare neanche un contenitorino piccolo piccolo, di quelli dove conservi il mezzo tuorlo avanzato dalla torta margherita (fatta per darla a merenda ai cari piccini, che mica vorremo dargli i kinder, nevvero?).

Bè, si vede che non conoscevano me.

Amica, perdonami!!

Ma torniamo all’incipit: io mi domando e dico.. ma se una roba così funziona diciamo su una scala da 1 a 10 a livello 5-7 a seconda della presentatrice… quanto potrebbe funzionare se invece ci fosse un PRESENTATORE ?

MASCHIO. Con la canottiera a coste e i muscolazzi.

Oppure in giacca e cravatta, a seconda del tipo. O con la tuta da meccanico. O magari con un bell’outfit trendy, da milanese alla moda. O un bell’hipsterone, coi tatuaggi e la barba.

Che magari, invece di sapere tutto, fa u po’ la parte di quello che sì, presenta le cose ma alla fine non ne sa poi così tanto e quindi ‘care signore, voi cosa ne dite? E giù discussioni, consigli, ricette… secondo voi, cari i miei HR della Tupperware… quanto potrebbe funzionare ? io dico UN BEL PO’.  E vi dirò: mi stupisco che non ci abbiate ancora pensato!

E pensate:  se portasse anche qualche suo amico, magari single… , cosa ne verrebbe fuori? Io dico che in quel caso lì SI, che si parlerebbe di party.  ‘… ma come già finito, ma se sono solo le tre di notte ?? Allora prendo questo, questo e questo.. anche la brocca da sangria, che adesso arriva l’estate, vedesse che bei bikini che ho…lei in che piscina va? E magari anche il set da lasagne in policarbonato, quello da 26 porzioni. Massssì, lo compro ne ho già tre ma in color salmone mi manca. E la prossima riunione la facciamo a casa mia! No, mia! No mia  !!  (e giù le Bree Van De Kamp a darsi sganassoni per accaparrarsi la presenza del maschio Tupperware).

Io lo dico ufficialmente: casa mia, in caso di maschio Tupperware, è apertissima, siete i benvenuti! E state certi che, nel caso, non esiterei a rinnovare senza indugio il 100% del mio parco barattoli.  Compresi quelli senza coperchio.

Siete disoccupati ? Siete maschi ? Siete single ?

Se avete risposto sì, almeno alle prime due, prenotate il Ferrari e scrivete alla Tupperware.

(se invece avete risposto si solo alla terza scrivete solo a me. In privato però!!)

 

Brillante esempio di uomo Tupperware.

Praticamente un Tupperman!

La paura del domani

No, non del futuro. Non dell’invecchiamento, la signora con la falce in mano che si avvicina, la visione dei fiori sulla tomba e quelle cose lì.

Proprio  il TERRORE della giornata di domani;  14 di febbraio, il maledetto San-bastardo-Valentino.

Ora, è già da almeno un paio di settimane che, a noi single, ci sfrancicano i maroni con le peggiori pubblicità mai viste sullo schermo. Passi le coppie petalose che cenano giulive in ristoranti shabby chich (a menu fisso pensato per la giornata, sicuro come l’oro. Anzi,come loro), ma i due sfigati che festeggiano con la pizza Ristorante della Cameo ?  O peggio ancora la Vodafone, che mi bombarda di messaggi subliminali e non, di frasi allusive, di strizzatine d’occhio che lasciano intendere che mi omaggiano di una notte di passione con il dottor Derek Sheperd, che mi fa un check up completo dalla punta dei piedi alla punta dei capelli passando per il centro e invece poi salta fuori che il regalone del secolo sono 2 giga per tuuuuuuutta la giornata del 14 ?

Ammazza, deh!  Generorissssssssssimi, proprio. Dei benefattori dell’umanità (che poi io avrei pure la flat aziendale, quindi quei 2 giga lì  di merda proprio mi fanno un baffo).

Ma il top è questa roba qui: i baci perugina con le frasi della Pausini. Che mi sta simpaticissima, per carità.  Ma le frasi sui  baci ?? Ma che mutuo avrà mai da pagare, da dover tirar su il soldo anche con ‘sta roba ?

Va bè. Mi direte che parlo per invidia, perché non c’è uno straccio di uomo che mi si piglia.

Vero, non c’è. Lo vorrei ?  SI!

O No? Non lo so.

Non lo so perché:

  • perchè mi ricordo di alcuni sbattimenti megagalattici  (che al momento non mi sembravano tali, eh) tipo uscire dall’ufficio alle 18, precipitarmi in stazione, cambiarmi nei bagni pubblici, facendo due parole coi tossici, truccarmi tipo Kim Kardashian, saltare su un treno pendolari per arrivare in orario serotino all’appuntamento galante apparentemente bella come il sole e fresca come una rosa (almeno a me sembrava… probabilmente ero comunque abbastanza racchia). Adesso come adesso non lo farei neanche se ad aspettarmi ci fosse il già citato Patrick Dempsey. Forse – ma forse – lo farei per Cristoph Waltz, l’uomo più sexy del globo terraqueo, meglio se vestito da Doc Schultz in Django. Ma non credo lui sia disponibile, quindi ciao!
  • perchè mi ricordo dei milioni di euri spesi per scarpe tacco 12 e  completini intimi supersexy che spesso venivano bellamente ignorati, nonchè delle ore passate a sceglierli .. quanto tempo sprecato! (uhmmm meglio questo grigio ghiaccio o quest’altro grigio perla ? li prendo entrambi grazie… poi mettevo le mutande di uno col reggiseno dell’altro perché erano indistinguibili. E dulcis in fundo il soggetto interessato commentava ‘bello ‘sto completino azzurro. E ho detto tutto…!!)
  • ma soprattutto perché ultimamente incappo spesso in storie di donne di una certa età che fanno cose straordinarie, tipo questa Elisa Forti, che a ottantadue anni fa le corse in montagna e si diverte un bel po’. Oppure di quell’altra ottantenne russa che se ne gira per il mondo da sola, e anche lei non se la passa male. E come loro chissà quante altre.

Ecco, io queste donne non riesco ad immaginarmele  in una relazione, nella mia testa scalare le Ande e dormire male perché c’è uno di fianco che russa sono due cose inconciliabili.

Soprattutto non riesco a immaginare ME.

E siccome io quest’anno scavallo il mezzo secolo, e gli ottanta sono ormai più vicini dei venti, io avrei deciso che voglio diventare così. Voglio immaginare il mio futuro così, in giro per il mondo, correndo sulle Ande, in direzione ostinata e contraria, a dispetto della mia caviglia fratturata, o a spasso, io incontinente,  per i 5 continenti.

Senza vincoli, senza compromessi, senza legami (salute permettendo).

Quindi no, non è paura del domani.

Ma di domani… mannaggia, di domani sì!

(p.s. se domani si presenta Christoph Waltz con un mazzo di rose chiaramente ritratto tutto)

 

Se stavi a casa tua…

Mi sono rotta una caviglia.

Bon, ve l’ho detto. Così non ci penso più.
E’ una seccatura colossale: 1 mese di stivale di gesso, praticamente come avere su uno scarpone da sci della Nordica, fisso.
Sarà bello, tra un mese, quando lo toglierò, poter affermare  ‘ho perso 4 chili’.
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(ma dico, siamo nel 2017 e nessuno ha ancora inventato una roba tipo gesso ma leggera che ti blocchi l’arto ma non pesi come il plutonio ? Ma il progresso dov’è?? E già che ci siete vedete di brevettare anche le stampelle che stanno su da sole e non scivolano giù quando le appoggi in giro per casa, và) 
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C’è da dire che io, quando combino delle minchiate, lo faccio in grande stile: poiché l’incidente è avvenuto su un sentiero ligure molto panoramico ma difficilmente raggiungibile con mezzi di superficie,  va da sè che il recupero della  salm sventurata escursionista abbia avuto luogo con gran dispiego di velivoli a pale rotanti, verricelli di carico e personale di soccorso qualificato (trad: l’elicottero mi ha tirata su col cavo, imbragata come un salame di Varzi).
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E’ sempre interessante rilevare la quantità di laureati in medicina e specializzati nelle più svariate branche della materia già (e soprattutto)  FUORI dal pronto soccorso, in sala d’attesa: intorno a me era tutto un fiorire di specialisti in ortopedia che sentenziavano con ostentata sicumera ‘ma no, guardi che non è rotta! non è gonfia, vede ? se fosse rotta sarebbe gonfia come un pallone. E poi non è nera, quindi al massimo è una slogatura.         E’ capitato anche a mio cugino – vicino di casa – fratello – nuora – genero – collega – conoscente occasionale – ex fidanzato – gatto – nonno     proprio ma proprio  su quel sentiero lì, molto probabilmente nel punto  preciso dove è caduta anche lei e dopo tre giorni saltavano come dei grilli. Stia tranquilla, dia retta a me: vedrà che non è niente.
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(dopo la visita: frattura scomposta del malleolo peroneale. Chi glielo dice, adesso, ai 10-12 luminari tutti concordi sulla diagnosi leggera slogatura ??)
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L’altra cosa interessante è la domanda delle domande: ma come hai fatto ?
Risposta: sono scivolata e sono caduta.
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Si, ma COME ?
Ma in che senso, come ?? Prima ero in piedi e un secondo dopo ero sdraiata di lato su un cespuglio che ha evitato che ruzzolassi giù nella scarpata e quando tentavo di mettere giù il piede sinistro perdevo conoscenza.
Il come è abbastanza difficile da definire. E soprattutto: una volta che vi ho detto ‘come’ a voi cosa cambia ??
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Va bè.
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Altra domandona: ce li avevi gli scarponi ?
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Ma nooo, certo che no. Avevo le pantofole a forma di orso col naso che si illumina.           O forse le infradito, adesso non ricordo…
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Ecco, la cosa che più mi scoccia è di fare, potenzialmente, la figura della sprovveduta. Tipo quelli che vanno a fare la traversata del ghiacciaio del monte bianco con le Superga e poi il giornale locale titola ‘geometra inesperto cade nel crepaccio’.
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Il peggio del peggio poi son quelli che dicono ‘eh, anche tu… se stavi a casa tua, anzichè andare a fare l’escursione, non ti succedeva niente’. A parte che, prima di tutto,  si dice ‘se fossi rimasta a casa tua non ti sarebbe successo niente’ … secondariamente secondo questo bel ragionamento uno cosa dovrebbe fare ? Vivere all’insegna della prevenzione estrema ? Facciamo che mi faccio mangiare direttamente dal divano, così non corro rischio alcuno  ?
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Va bè, insomma, per sintetizzare: sì, avevo gli scarponi (non primo prezzo decathlon). No, non lo so come  ho fatto, ma  sono caduta e mi sono scassata il malleolo.
Sì, mi ha recuperato l’elicottero, con a bordo i soccorritori più fighi che io abbia mai visto…ovviamente nessuno di loro mi ha chiesto il numero di telefono…
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Va bè, pace.
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Tanto comunque per almeno un mese non posso uscire di casa a bere prosecchi  o altri alcolici….

 

I racconti della montagna

Mi domando: ma gli svizzeri, in generale, sono bipolari ??
(Sottotitolo alternativo:  ammazza quanto siete malgarbati ! Invece no ! Invece si ! Invece no! Invece si! Invece no!)
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Se pensavo che i valligiani più malgarbati ed infingardi dell’intero arco alpino risiedessero in questa valle qui era solo perchè non ero mai stata in Svizzera.
(O almeno così ho pensato in un primo momento. Poi ho cambiato idea. Poi si. Poi no. Poi si. Poi no. Poi si. Poi no.)
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Dopo l’esperienza extra sensoriale nel camper di plastica uso hotel che costa come l’Imperial Suite dell’Hilton, quella dove di solito alloggia la Paris, per intenderci (di cui al post precedente) ho pensato di trattenermi un poco tra le montagne più belle del mondo in direzione ostinata e contraria ai prezzi ivi praticati.
Tento la sosta con pernotto in una valle ME-RA-VI-GLIO-SA  ma complice probabilmente il tempo eccezionalmente buono la trovo in overbooking.
O meglio: deduco che sia in overbooking, perchè NON esiste una proloco o un ufficio informazioni. Mi fermo a chiedere al panettiere, e mi si dice ‘alles besetz’ il che significa che non c’è una stanza neanche a pagarla. Anzi in verità, a pagarla, una ci sarebbe: trattasi di una singola  2,5 x 2  sopra una pizzeria arredata con gli scarti della cameretta della mia amica Silvia C.. di quando aveva 12 anni (Silvia: se mi leggi tanti cari saluti).
Ovviamente costa più del camper .. cioè, più di quanto lo pagherei se lo comprassi, il camper.
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Cambio repentinamente programma e decido di tentare la sorte all’Ospizio del San Gottardo (patrimonio Unesco, peraltro) e dove la mia audacia viene premiata: a soli 80 CHF mi danno una deliziosa camerina di legno con piumone cuoricinato bianco e rosso. Però senza bagno.
Pazienza: il bagno in comune di un ospizio svizzero sarà senza dubbio più lindo del cesso di casa mia (ed in effetti è così).
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Prevedendo di avventurarmi in una escursione in quota la mattina successiva, scendo ad informarmi alla reception: Avete una cartina ? chiedo molto urbanamente.
‘Da consultare’ mi domanda il receptionist con il terrore negli occhi.
‘Bè, sa, non vorrei smarrir…’  ma non ho neanche il tempo di rispondere che il tipo sentenzia:
‘all’edicola le vendono!’
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Ah, la celeberrima ospitalità svizzera !  Effettivamente le vendono: adocchio una simil-kompass atta alla bisogna, e sfortunatamente adocchio anche il bigliettino del prezzo: 29 franchi svizzeri ! Tipo 25 euro.. ma cos’è, un manoscritto di Leonardo da Vinci ??
‘E’ professionale’ sentenzia l’esercente (in che senso ? E’ quella ufficiale in dotazione ai cani San Bernardo da soccorso ?? Mah…)
La metto giù subito manco fosse antrace… in alternativa mi viene proposta una roba che certamente professionale non è: ci sono le montagne disegnante tipo coi pastelli a cera a colori vivaci, scala 1 : 1 miliardo, di quelle che sulle nostre montagne trovi dappertutto, tipo in farmacia, dal panettiere, e via discorrendo.
‘Son 3 franchi e ottanta’ spara l’edicolante senza un minimo di vergogna.
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FORTUNATAMENTE ho dimenticato il portafogli in camera, il che mi obbliga a ritransitare dalla reception .
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Il burbero-alla-prima-impressione receptionist stavolta invece si informa con inaspettata cortesia: cara signora, l’ha poi trovata la cartina ?
Si – rispondo io alquanto stupefatta dall’improvviso cambiamento di personalità – ma ho sentito il mio family banker e purtroppo il mio fido non mi consente l’acquisto. Comunque ho pensato prendere quella disegnata dalla seconda B della scuola locale.
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‘Non le serve’ precisa il precedente burbero, ora mio benefattore, estraendo da sotto il bancone la mappa superprofessionale da un milione di dollari. Me la sciorina davanti, spiegandomi per filo e per segno tutte le escursioni della zona con garbo e cortesia.
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Vado qui! affermo giuliva puntando un laghetto a quota 2500. Ma se mi perdo?
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‘Non tema, che di certo non si perde. E comunque le presto io la cartina. Domani mattina, prima di partire, passi di qui. Basta che poi me la riporti’
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Mi profondo in ringraziamenti accorati, non capacitandomi che la stessa persona possa essere prima un villano malgarbato e poi un angelo della montagna. Va bè, mai giudicare alla prima impressione, mi dico tra me e me !!
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Il mattino dopo, adeguatamente bardata per la mia gita (calzoni alla zuava, camicia a quadri, piccozza, cappello con piuma, bacchette, bombola di ossigeno, san bernardo al seguito con botticella di grappa) passo a saldare il conto e/o ritirare la cartina prima di avviarmi alla scalata del gigante bianco.
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Ovviamente il tipo del giorno prima non c’è, e al suo posto c’è la Fraulein Rottenmeier.
‘Salve, eccole la carta di credito.. senta, c’è qui la mia cartina?’
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Quasi sviene dall’orrore e dall’ardire della mia richiesta!! ‘LA KARTA ZI COMPRA ALL’EDIKOLA’  mi sbraita con quel tipico accento flautato del cantone di Uri.
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‘No, guardi -cerco di spiegare io con gentilezza – è che ieri..’
‘NEIN! EDICOLA!’
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‘Si, però ieri il suo collega.. non c’è stamattina? MI ha promesso che ..’
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‘NON ABBIAMO KARTINE! NICHT!’
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Ve la faccio breve; la tipa non voleva saperne per nessuno motivo. Ho dovuto scavalcare la reception ed aprire personalmente, forzandolo con un piede di porco, il cassetto (blindato) dove il tipo aveva riposto la mappa, dopo aver sgomitata di lato la valchiria, nonostante la mole da montanara svizzera.
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‘eccola qua!’  proclamo a denti stretti dalla rabbia, brandendo l’oggetto del contendere (e non è una metafora)
‘vede ? Il suo collega l”aveva lasciata qui per PRESTARMELA!’
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La Rottenmeier, di fronte all’evidenza dei fatti, si trasforma in un nanosecondo nella nonna di Heidi: come il receptionist del giorno prima, diventa in un istante un’altra persona:   mi augura buon giorno, mi bacia sulle guance, mi regala una barretta di fondente e mi congeda salutandomi giuliva con la mano. E’ la mia impressione ma adesso ha le trecce e le guance rubizze e prima no ? Mah…
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In compenso, dopo una trentina di minuti che scarpino in salita ripenso alla cifra corrisposta, e mi sembra un tantino esagerata.. che mi abbia addebitato più del dovuto per vendetta ? Possibile ?
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Sì, possibile, anzi certo. Me ne capacito pienamente al rientro dalla mia ascesa, verso le ore 16.00. Il nuovo receptionist (un terzo personaggio, c’è un turnover in quell’albergo lì che io non ho mai visto…) da me interpellato in merito conferma: la tipastra mi ha fatto pagare tipo 30 euro di più!  Per fortuna il nuovo arrivato è urbanissimo, si scusa in tutte le lingue parlate nella nazione e tosto mi rimborsa in euri sonanti.
CONCLUSIONE
Ma allora ???!!  Vi decidete ?  Siete Dottor Jeckill o Mr Hyde ?  Siete garbati oppure  no? Io non so più cosa pensare né come comportarmi con voi!
Ma soprattutto… io, secondo voi, con la supercartina superprofessionale… mi sono persa oppure no ?
A chi indovina, in premio, un Toblerone originale da 750 g!
toblerone-hero
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BONUS TRACK
Qui sotto una foto originale, presa sul posto, per tutti quelli che ‘in svizzera non c’è una carta per terra neanche a morire’
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.cartaccia