Auguste Escoffier che si rivolta nella tomba

Ah, la rinomata cucina francese! Ah, le prelibatezze che giubilar fanno il palato!

Ah, lo champagne, il foie gras, i macarons, il Fernet! (ah no, il Fernet no…)

Ma per ogni regola ci sta la sua bella eccezione…

I fatti.

Come tutti voi ormai sapete, ogni 8-10 mesi circa mi ritrovo a transitare nella mia regione prediletta in terra gallica, il Nord Pas de Calais. Ebbene sì, la solita terra degli Chti che tanto mi piace, patria del Maroille, il mio formaggio puzzolente preferito a livello planetario.

Pregusto già la Lingua Lucullus, vanto e gloria della cucina regionale, fantastico di plateaux di ostriche servitemi sul loro bravo lettone di ghiaccio tritato con una bella vinaigrette rosata che ne esalti gusto e freschezza, e medito fra me e me  di tornare a cena qui , dove già l’anno scorso ho avuto le mie belle soddisfazioni.

MA… c’è un ma, stavolta: ho la disgrazia di trovarmi in compagnia del mio cliente termoionico locale, che insiste a più riprese per invitarmi a cena in un ristorante tipico (e già la parola ‘tipico’ mi provoca insieme l’orticaria e un brivido di terrore… il ristorante ‘tipico’ è quello ‘tuttofunghidallantipastoaldolce’, per intenderci. Con le pareti perlinate e le finte tovaglie a quadretti.), decantandone per tre buoni quarti d’ora, con magniloquenza da esperto gourmet, le varie e prelibate libagioni di produzione locale che vi andremo a degustare, onde banchettarne lautamente in allegria.

Giunti al locale sono immediatamente colpita da una zaffata di odore acre e pungente di porcilaia, che aleggia bello spesso nell’aere, impregnando ipso facto capelli, accessori e vestiti, ivi compresi i capi di biancheria intima (le mutande lo confermeranno, ancora la mattina dopo. In effetti scoprirò successivamente con un certo rammarico che tutto il contenuto del bagaglio ne è stato irrimediabilmente contaminato, costringendomi poscia a plurime lavatrici purificatorie).

Il locale, oltre che per l’effluvio di andouillete nell’aria, si distingue per avere il servizio più lento dell’universo conosciuto: anche al bar ‘No Stress’ , noto presidio slow food dei Lumacoidi di Alfa Centauri i camerieri sono più celeri, ma tant’è: ormai siamo qua e, rassegnati, ci restiamo.

Così, dopo non oltre 90 minuti dal nostro ingresso, una cameriera si degna di venire a prendere, con un certo malgarbo, le nostre ordinazioni: io, curiosa e temeraria per natura, opto per il ‘Potjevleesh’, cioè per la vivanda con il  nome più esotico in tutto la carta (che ovviamente è sprovvista degli elementi base della cucina francese: niente foie gras, niente ostriche, niente parmentier. Bha! cosa potrà mai ordinare una povera gastro-critica come me??)

Il Potjevleesh, come recita il menu, consta di quanto segue:

4 viandes blanches : porc, lapin, poulet, veau avec os de veau pour obtenir une bonne gelée. Servi avec frites et crudités.

Stante la presenza del ‘gelée’ (gelatina, di cui io peraltro sono ghiottissima) mi aspetto un roba tipo aspic, per intenderci un piatto del genere:

Una specie di opera d’arte, buona da mangiare e bella da vedere, servita con cura e raffinatezza.

Per sicurezza chiedo conferma ‘ma è buona, ‘sta roba qui ?’

‘Bien sur!’ decreta la servente, e se ne sparisce in cucina, da dove riemergerà dopo altri 90 minuti circa (si vede che è il tempo minimo d’attesa secondo la normativa locale) per servirmi questo piatto qui che vedete in foto (la foto è rigorosamente vera. E in effetti non è neanche un piatto, è un’asse di legno):

mappazzone 1

Per aiutarvi: le crudité sono i due cetriolini in alto a sinistra, e probabilmente anche l’insalata avvizzita, affogata al centro nella melma grigiastra. Le frites le riconosciamo tutti, sono quelle gialle lì a sinistra.

A destra una cosa che, per fortuna, non è quel che sembra a tutti voi… no, tranquilli: non è vomito riscaldato.

E’ il Potjevleesh, che tradotto diventa ‘mappazzone di Simmenthal’.

Nè più nè meno che carnaccia in scatola, estratta dal barattolo, schiacciata con la forchetta, come fareste voi per servirla al vostro animale domestico.

L’unico piatto al mondo che, se lo vomitate, probabilmente ha un aspetto più appetitoso di quando lo avete mangiato.

Ecco.

E pensate: ho dovuto pagare io!

Particolare del mappazzone..

mappazzone 2

non sembra un quadro di MIrò?

.. no, direi di no.

 

4 thoughts on “Auguste Escoffier che si rivolta nella tomba

  1. Un sentito: mi dispiace e… Perdonami, purtroppo (o per fortuna) non si vedono le foto del famigerato Potjevleesh.

  2. Grazie, proprio una gioia. Viste le aspettative precedenti deluse, la speranza di, almeno, rimediare un qualcosa tipo aspice, quello che si è rivelato davvero il qualunquecosafosse… Mamma mia, non c’è limite al peggio, eh.
    Auguri per la prossima volta.

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