(ancora) nella terra degli Chti

(e fatevi una cultura qui, se non sapete di cosa sto parlando, oppure anche qui)

Le valvole termoioniche chiamano dalla Piccardia ? e io rispondo, prendo e su e corro!

Ed eccomi a Orchies, territorio Chti per eccellenza dove, di ottimo umore e in orario serotino, mi avvio sotto una pioggerellina tanto sgradevolissima quanto tipicamente francese verso il centro villaggio, attraversando strade deserte ma illuminate con grande sfarzo (le feste sono appena passate) che a confronto Time Square sembra adorna di lumini da cimitero.

Non c’è in giro NESSUNO, e   1) penso di essere piombata in una dimensione parallela dove gli umani non esistono, e gli esseri viventi sono lampadine natalizie da 2000 watt
2) dubito fortemente di trovare un ristorante aperto ove sfamarmi di succulente vivande locali.
Da notare che sono bardata peggio del protagonista di ‘Giù al nord’ (vedi sopra), ma nonostante la pioggia ci sono quasi 14 gradi: un paio di locali, che finalmente, incrocio, indossano un soprabito di gabardine l’uno e uno smanicato leggero l’altro; io un piumino da spedizione tra i ghiacci, superimbottito di pelliccia di orso, i guanti con la resistenza incorporata, e i moon boot.
Non sudo, sublimo
Comunque: a dispetto di ogni mia più pessimistica previsione nella piazza del municipio (7 miliardi di watt accesi) mi imbatto nella magnifica Brasserie  du renard,  un locale talmente francese ma talmente francese che:
– la cameriera è Amelie Poulain
– l’arredamento sembra un set cinematografico, coi divani rossi di velluto e le abat jours sui tavolini (rigorosamente appiccicati l’uno all’altro)
– nell’aria aleggia un fortissimo odore di Maroilles (il formaggio locale che ormai voi tutti conoscete e che, come sappiamo, fa sembrare lo zola un chanel nr 5,  il puzzone di Moena il gled e le ascelle di zingaro sentore di pino mugo dell’Himalaya)
Fraternizzo all’istante col personale al completo, compresa la brigata di cucina, scongiurando tutti di parlarmi in chti.
Essendo che SONO degli cthi non se lo fanno ripetere 2 volte e attaccano a mitragliarmi di robe incomprensibili nell’esilarante idioma locale. Io non capisco niente, ma rido fragorosamente (chissà.. magari mi dicono ‘oh, vecchiarda! va che belle rughe che ti ritrovi! … ma tanto io non lo saprò mai…)
L’unica cosa che afferro è una specie di ‘schtbon?’ quando mi ritirano il piatto, che è un po’ il corrispondente di un ‘ccchettepiace?’ detto con forte accento marchigiano o ciociaro.
Me lo butta lì la padrona in persona, poi ridono anche tutti gli altri avventori, ma io di più, e poi la tipa mi dice che posso chiamarla per nome (Amandine).
Il prossimo passo credo sia l’amicizia su Facebook, oppure le ferie insieme quest’estate in Costa Azzurra.
Il risultato di tutto ciò è che la serata che avrei dovuto trascorrere cenando mogia mogia sola soletta al ristorante si trasforma in un evento mondano divertentissimo, con gli occupanti del tavolo accanto che quando se ne vanno mi salutano festosi augurandomi un bel soggiorno in francia (che suona un po’ tipo: ‘aoh, shignora, shtia bbbene, guìn’frangia!’
e io che mi ammazzo di vino rosso, profitteroles col cioccolato caldo, intanto che il cameriere col gilet pulisce i divanetti di velluto rosso sbatacchiandoci sopra il suo bravo tovagliolo bianco (il copione lo prevede…) mentre Amelie ammicca sorniona dal bancone asciugando i bicchieri e indicandomi col mento il cinquantenne brizzolato che, tutto solo anche lui, centellina il suo calvados due tavoli in là, mentre legge Le Figaro.
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Intanto, in sottofondo, una  fisarmonica suona, chiaramente, un valzer…
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Bon. vai pure coi titoli di coda, direi…
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Le plus grand succès de l’histoire du cinéma... (AFP)

5 thoughts on “(ancora) nella terra degli Chti

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