Altro che business…

… dopo aver sistemato l’esiguo bagaglio nella cappelliera (ricordiamoci che io viaggio con una borsetta delle dimensioni di una noce) mi accomodo tutta contenta, sorridendo alla mia vicina-non-vicinissima, alla hostess, allo steward, al pilota, a tutti, lieta della fortuita combinazione. Tiro fuori carta e penna, ma manco il tempo di scrivere il titolo del post che mi rendo conto che la vicina di posto, dalla quale sono separata – ricordiamocelo! – dal posto centrale, attacca a parlare al cellulare, rivelandosi una figlia-di-papà ricca sfondata (forse sfondata no, perchè altrimenti cosa ci farebbe sulla Easyjet ??) che torna a Parigi dove vive dopo aver passato il week end in Brianza dai genitori.
Va bè, pazienza: posso magnanimamente tollerare l’aifonico ciaccolare della tipa, che descrive minuziosamente il pomeriggio al golf, e l’aperitivo allo Straf, e lo shopping in via della spiga…Ma allorquando l’ultima passeggera varca l’ingresso dell’aeromobile, con un bel 15 minuti di ritardo rispetto al resto del mondo, comprendo appieno l’imminente tragedia: ‘ma daaaaaaaaaaaaiiii!!! maccccccciao! cosa ci fai quiiiii ?? e smuack e smuack, ma stai andando a Parigi ? CI ABITI ??!! MMMMAAAAADDDAAAAAIIIII PURE IOOOO!

Ebbene si: le due tipe si conoscono, sono amiche (anche se l’ultima arrivata sfoggia un marcato accento ddderrroma), tutte e due abitano a Parigi da mo’, e aspettano a far la rimpatriata sul MIO volo Easyjet!

ça va sans dire: la romana, salita per ultima e chiaramente sprovvista di speedy boarding, si spaparanza beata – senza diritto alcuno! – nel sedile di mezzo, trasformando la mia presunta business in una economy di bassissima lega.
A seguire:
– monologo da 90 minuti (Malpensa – Charles de Gaulle) della tipa (interrotta solo da una telefonata di mammà molto franca valeri) che ha passato la settimana a Curma a sciare e deve pertanto relazionare l’amica ritrovata su: stato delle piste, costo dello skypass, colori della tuta, marca degli scarponi, gusto della grolla.
– che poi lei scia benissimo, è la sua passione. Voleva fare la maestra di sci, ma poi…
– il monologo prosegue con una sequenza im-pre-s-sio-nan-te di storie di uomini tipo che lei ha un fidanzato che le regala 200 rose rosse e poi la critica per come le mette nel vaso, che se proprio ci teneva poteva anche regalargliene uno nuovo, di vaso, che comunque il collega Xavier prima la messaggia e poi la sera su FB non la contatta malgrado sia on line, aò, matttepare possibbile, e comunque lei è una che gli uomini li spaventa, perchè è troppppppo sssicura di sè, però il suo fidanzato questa cosa l’ha capita benissimo, per fortuna, te l’ho già detto delle 200 rose ? vabbè, comunque poi Massimo mi fa…

E via così, fino all’atterraggio.

Certo, poteva andarmi peggio. Poteva capitarmi – come voi avete pronosticato – la mamma con pupo urlante o il brufoloso adolescente. Ma vi assicuro che anche l’adolescente trentacinquenne non  era niente male…

5 thoughts on “Altro che business…

  1. no no no , interessante invece , ascoltar la demenza della gente e fare buoni propositi per non diventare cosi!
    Ma la superZia che è in te, non è intervenuta, inventando delle balle gigantesche e facento sentire le due sborone un po’ provinciali??
    Occasione persa!

  2. Solidarietà estrema.
    Per ogni evenienza non viaggio MAI sprovvista di tappi per le orecchie. MAI. Li ho sempre in borsa 7 giorni su 7.

  3. solidarietà sorella

    io avrei messo le cuffie con la musica più alta che potevo (che in effetti è quello che faccio sempre, tranne quando proprio metto i tappi e me la dormo)

    comunque secondo me in aereo il peggio sono le madri con bambini urlanti, quindi consolati, non era proprio il peggio che potesse capitarti…

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