Africa sub sahariana VS Piemont

2 Giugno, festa della repubblica e tempo di grigliate.

Approfittando di una temporanea apertura con sprazzo di sole in questo inizio novemb giugno, i nuovi vicini di casa, una deliziosa coppia di sposini novelli, invita per il pranzo un assortito gruppo di amici onde deliziarsi in giardino (confinante col mio, ma totalmente invisibile, grazie alla protezione totale fornita da una fittissima siepe di edera infestante) con braciole, costine, salciccie ed altre delizie commestibili previa grigliatura.

Così, mentre io mi inebrio inalando a pieni polmoni quel tipico odor di costata che si spande nell’aere dedicandomi, a tempo stesso, ad attività tipicamente giardinesche tipo stendere il bucato e trapiantare il basilico, loro bevono birra, ruttano discreti e, soprattutto, chiacchierano a voce alta. Molto alta.
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Giacchè farmi i fatti altrui è uno dei miei passatempi favoriti, mi trattengo in giardino per tutto il tempo necessario e anche oltre, assentandomi giusto un momento per andare a svuotare la lavatrice. Al mio ritorno, le braccia cariche di indumenti bagnati e puzzolenti di cane morto (giacciono in lavatrice da almeno due giorni. E comunque quando li ritirerò asciutti puzzeranno di carne alla griglia, sicché…) colgo al volo il proseguo di una narrazione avviata qualche istante prima:
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‘… e quindi siam lì che ci diciamo.. beviamo o non beviamo ? Tutta roba naturale eh, fatta con le loro radici africane, erbe e cose così, che però ti fa sballare di brutto! Noi alla fine l’abbiamo bevuta, e siamo andati fuori di testa, chissà cosa ci hanno messo dentro, oh raga, uno sballo totale, proprio!’
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Io, interessatissima, sospendo temporaneamente la stenditura delle mutande e attendo, ansiosa e non vista, il seguito della mirabolante avventura: voglio sapere dove sono andati, questi qui, avran forse soggiornato in una remota località della valle dell’Omo, presso una tribù autoctona che mai prima d’allora ha avuto contatti con l’uomo bianco, ove sono stati iniziati ai riti locali da uno sciamano centenario, depositario di formule magiche primitive ed ormai dimenticate, propedeutiche all’apertura del terzo occhio?
O saranno stati forse accolti da qualche nobile capo Masai, unico superstite di uno dei rarissimi clan che hanno conservato gli usi e costumi dell’antichissima nilotica etnia, magari in occasione di un safari in Kenya, dopo essersi sperduti nel cratere del Ngoro-ngoro durante una pericolosissima caccia al rinoceronte bianco?
O può anche darsi che invece siano stati rapiti da un gruppo di tuareg durante la traversata del Sahara, e in una notte di luna piena nel deserto abbiano condiviso con i mitici Uomini Blu la celebre Cerimonia del The, quel sacro momento privo di preoccupazioni che Dio ha creato affinchè le anime si ritrovino (per dirla con lo scrittore Tuareg Mossa Ag Assarid… che poi magari questo qui che parla l’ha persino conosciuto di persona!)
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Chissà, chissà, chissà… e mentre la mia mente si perde in sconfinate praterie, e savane abitate solo da felini ruggenti, lune africane sospese nel buio della notte, pallide luci all’interno delle tende dei nomadi, con la Croce del Sud all’orizzonte, il tipo conclude:
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.. comunque lì ai Murazzi quella roba lì la bevono tutti.
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Cioè, erano ai Murazzi ?? A Torino – Centro ?
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Le radici africane ?? Roba loro tutta naturale ???
Poi, loro di chi, dei torinesi ?
E che roba naturale era ? Nocciole ?  Ma non son mica radici !
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Dopo lunga meditazione sono giunta a conclusione che, probabilmente, si è trattato di cioccolata calda, gusto gianduja… io in verità l’ho consumata sovente, anche in quantità ingente, ma a me lo sballo totale non è mai capitato.
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Quindi se tra voi lettori ci fosse un Torinese, frequentatore abituale dei Murazzi, sia gentile, e mi contatti in privato: vorrei sapere il nome della cioccolateria che serve la bevanda che han sorbito i miei vicini,  perché almeno una volta nella vita lo sballo totale vorrei provarlo pure io!
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 Turin (Torino), high definition panorama at twilight
Una bella veduta di Timbuctù (Mali)
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