La Giornata Mondiale dell’Amicizia

Speciale Botanico

Oggi, 30 luglio,  si celebra in tutto il pianeta la Giornata Mondiale dell’Amicizia:  in questa lieta occasione vorrei rendere omaggio al mio amico  Botanico,  il mirabolante personaggio di fantasia (ma al contempo ben radicato nella realtà) che i miei affezionati 22 lettori già  conoscono;   chi, invece, ancora  fosse estraneo alla di lui identità (letteraria) ed alle molteplici svariate sue virtù  suggerisco  un prodromico  aggiornamento prendendo visione di questo e quest’altro post, tanto per capire un po’ meglio con chi si ha a che fare.

A seguire un fedelissimo resoconto stenografico relativo a conversazione telematica intercorsa ieri  tra me e il Botanico, (con mio grande rammarico, causa la mia inettitudine, mi riesce inefficace il salvataggio dello  screenshot)

29/07/17, 16:30 – IO: Ciao, vuoi venire a San Piripillo per la sagra dell’agnolotto?

29/07/17, 21:49 – BOTANICO: Ho appena dato il meglio di me causa presunto smarrimento del telefono cellulare all’Esselunga. Commovente la collaborazione del personale tutto, compreso il team internazionale dei guardiani,  ben oltre l’orario di chiusura. Le minuziose ricerche tra i carrelli, alle casse, negli scaffali non potevano che essere infruttuose visto che il dispositivo si è poi, ma molto poi, rivelato trovarsi sotto il sedile in macchina con la suoneria spenta e il Bluetooth disattivato.

29/07/17, 21:49 – BOTANICO: “Perché non mi hai ascoltato, cosa ti avevo detto?” ha tuonato l’erculea guardia giurata, informata telefonicamente dell’avvenuto ritrovamento. Egli aveva ininterrottamente tentato di chiamarmi per aiutarmi ad individuarlo

29/07/17, 21:59 – BOTANICO: Più di 10 chiamate

29/07/17, 21:59 – BOTANICO: Eravamo già d’accordo di trovarci domattina all’apertura per continuare le perlustrazioni

29/07/17, 22:13 – BOTANICO: Considerando che ero anche vestito in tenuta  pre vacanze, con capi ritrovati nel fondo dell’armadio (avendo io lavato tutto il resto) e tenuto conto che avevo  ampiamente perso il controllo della sudorazione, direi che la mia immagine davanti alla città ne esce rafforzata. Posso candidarmi come sindaco.

29/07/17, 23:02 – IO: Sei il mio Botanico preferito

29/07/17, 23:02 – IO: Se ti candidi Sindaco ti voto subito

Siamo d’accordo che potrei tranquillamente chiudere qua, avendo – a mio avviso, ottenuto lo scopo principale, vale a dire esilarato gli astanti ?

Ma c’è di più:  oggidì nel pomeriggio il Botanico, in imminente partenza per le vacanze oltreoceano,  mi ha attirato nella sua abitazione in orario post prandiale, con la lusinga di omaggiarmi di un misterioso quanto insolito dono ed io, ovviamente, mi son precipitata.

L’ho trovato in gravi ambasce, poiché, parimenti del telefono cellulare, il prezioso dono a me destinato pareva altresì essere andato smarrito, ed il Botanico, tapino, non se ne dava pace!

Così, a  circa 30 minuti dall’orario previsto per la partenza la sua magione versava, più o meno,  in questo stato:

Dopo circa due ore di affannose quanto sterili ricerche  (antecedenti il mio arrivo) più altri 15 minuti in mia assillante presenza,  finalmente l’ambita strenna è saltata fuori, con buona pace del partente (e con mia somma soddisfazione) il quale,  in circa 13 minuti doveva ancora:

  • Comporre un bagaglio atto a vacanza trisettimanale comprendente climi e latitudini controverse, che vanno dal circolo polare artico alle spiagge tropicali, passando per ristoranti sofisticati (ove è notoriamente richiesto un dress code ‘black tie’)
  • Dare una rassettata
  • Bagnare le piante
  • Caricare l’autovettura e partire

Anche qui, potremmo chiudere il post con le lacrime agli occhi dal gran ridere.. o no ?

Bè, in verità va precisato che il disastro che potete rimirare nella foto esemplificativa dello stato di Casa Botanico non è dovuto alla minuziosa indagine atta al ritrovamento del dono…E’ che la casa del Botanico, più o meno, è SEMPRE così!  Una volta, per dire,  è rimasto chiuso fuori casa,  causa smarrimento delle chiavi, e i Vigili del Fuoco, dopo aver forzato la porta per permettergli di rientrare   hanno detto tipo ‘eh, qui è entrato qualcuno! Guardi che roba, le han buttato tutto all’aria !!’  e il Botanico ‘ma no, era già così quando sono uscito.. (ovviamente le chiavi erano nella tasca del suo giubbotto).

Qui un’immagine piuttosto veritiera, risalente a novembre  2012:

 

Ma facciamoci una domanda: su cosa si basa l’amicizia tra me il Botanico ?  Ma sul ‘chi si somiglia si piglia !’ Diciamoci la verità… non è che casa mia sia messa meglio.

E’ che io casa mia mi guardo bene dal fotografarla e, soprattutto, pubblicarla su Internet!

P.S. Prima di uscire non ho potuto fare a meno di notare questo libro che occhieggiava sornione dalla libreria del Botanico

Cara la mia Marie Kondo… lasciatelo dire: stavolta hai veramente toppato!

 

 

NB: per rispetto della privacy  le foto sono puramente indicative dello stato di conservazione di casa Botanico.  Ma non di molto difformi dalla realtà. La foto del libro, invece, è vera. Il che dimostra solo il buon gusto del Botanico in fatto di lettura (e non solo di amicizie).

 

 

Al destino non si sfugge

Ieri sera, verso le ore 18 è successa una cosa straordinaria:  sono andata in diretta su Radio Deejay, con Federico Russo e Marisa Passera, a parlare del mio blog!

oh, Radio Deejay, eh! Mica pizza e fichi! quanti ascoltatori farà ?
L’argomento della puntata erano, appunto, i blog: io ho subito mandato un messaggio e pronti via, mi hanno chiamata all’istante: ho raccontato un po’ del mio Donne che viaggiano per il mondo, che esiste dal 2008  (siamo vicini alla decina. Di anni, dico) e che, nonostante i contenuti non siano proprio orrendi, non fa più di 22 lettori.
Oh, RADIO DEEJAY!!
One nation, one station, one love. Quasi 5 milioni di ascoltatori!
Linus, Nicola Savino, la Pina… quella gente lì! Diretta nazionale !
Finalmente si fa il botto, mi dico tra me e me, qui si spacca! Mi tocca assumere il social media manager, finalmente si fanno i big money con le pubblicità, e altri pensieri di gloria di questo tenore. Prenoto senza indugio una vacanza di un mese a Papeete,  compro on line 3 Sylvie di Gucci in colori diversi (una pitonata), sottoscrivo al volo un abbonamento alla Scala, poltronissima in prima fila,  con la sicumera che mi deriva dal fatto di poter finalmente cogliere un’opportunità che MAI PIU’ mi si ripresenterà ! (e infatti…) e che, infallibilmente, mi aprirà le porte del SUCCESSO e della FAMA!
Questo turbinio di pensieri nei 3-4 minuti di attesa telefonica, prima di andare in diretta, e anche successivamente, in quei 30-40 secondi in cui ho amabilmente chiacchierato coi conduttori, con la scioltezza di chi non ha mai fatto altro nella vita. E che altro non farà da ora  in poi!
Fino a quando Federico Russo – si,  LUI, il re dei gnoccoloni – dopo aver ben scandito il nome del sito, si collega in diretta al www.viaggiattrice.it e plana – IN DIRETTA – su un messaggio tipo ‘ERROR 503 Service Unavailable  —  Stiamo facendo manutenzione oppure troppi accessi contemporaneamente. Si prega di riprovare più tardi’.
servizio non disponibile
la sfiga
il destino
la tragedia
riprovare più tardi
mi sparo
Ecco.
Io credo che, come Federico Russo, anche gli (eventuali)  altri mille milioni di ascoltatori che abbiano fatto lo stesso, in quel preciso momento, avranno ottenuto lo stesso risultato.
UN BEL NIENTE!
UN MESSAGGIO DI ERRORE.
E’ da escludere che abbiano preso nota del nome del sito e che ci abbiano riprovato dopo … via, l’occasione è andata, persa finita. Ho dovuto restituire le tre borse di Gucci. Ho perso la caparra della Polinesia. Dovrò bagarinare la poltrona della Scala. Addio, sogni di gloria!
Ma con tutti i 1440 minuti che ci sono nelle 24 ore… e con tutti i 365 giorni che ci sono in un anno … ma proprio ieri sera alle ore 18 wordpress doveva fare la manutenzione ??
E’ il destino: 22 siete e 22 rimarrete. Non si sfugge all’ineluttabile.
Niente fama, niente successo, niente big money.
E io non sarò mai mai mai Chiara Ferragni. Sigh.
 .
.
p.s. per onestà intellettuale devo segnalarvi che stamattina la dashbord di wordpress mi dice che ieri sera ho avuto oltre 200 visite! Nonostante la tragedia dell’error 503.
Siamo lontani dai 5.000.000 delle mie aspettative, quindi comunque niente  Tahiti.
Però dai.. vuol dire che adesso siete 222 !
Notare la tristezza del grafico PRIMA di ieri sera…

Nuovi racconti della montagna

Ah, quell’ora magica che noi escursionisti ben conosciamo allorquando, giunti al rifugio ove pernottare in beata solitudo, ci godiamo, dopo tanta fatica,  la meritata birretta con lo sguardo perso nel tramonto, sulle valli, sull’orizzonte lontano… la mente vaga in pensieri meditabondi, e cerca l’Infinito.Sempre che non ci sia qualcosa di più interessante da osservare, tipo gli altri ospiti del rifugio.

Stavolta la mia attenzione è destata acusticamente da un frammento di conversazione colta al volo alle mie spalle: ‘sappi che io un’accurata igiene personale la apprezzo tantissimo’ (come tutti, aggiungerei io.. ma vabbè).

Lo sentenzia, non so rivolto a chi,  colui che poi ai miei occhi diventerà ‘l’Igienista Convinto’, con un bel po’ di spocchia, che si percepisce distintamente  anche se di spalle. Difatti mi giro e metto a fuoco un tipico esemplare di fighetto milanese abbigliato con capi super tecnici, che ci scommetto è venuto su al Rifugio da San Piripillo (1 ora e 15 minuti, primo tratto in jeep) e per lo sfozo immane sta su a dormire con noi che, invece,  abbiamo fatto tutti  e 14 gli 8000 in giornata. O almeno è così che mi sento io)

Ora: pure io l’igiene l’apprezzo tantissimo, però noi – io e la mia amica, compagna mi mille avventure montane, la cui memoria potete rinfrescare qui – alpiniste provette avvezze al rifugio siamo salite con:

  • Mutande di ricambio (perizoma, che pesa un 20 grammi di meno)
  • Microdentifricio e microspazzolineo ex linea areea asiatica. Il microdentifricio già spremuto a metà
  • Quadrello di sapone Sofitel cm 2 x 2
  • Asciugamano microfibra cm 15 x 15
  • Salviettine Chilly lavapatata

Il tutto stipato, insieme al resto, in uno zaino Quechua da 20 litri, che deve pesare molto ma molto meno di un bagaglio a mano Ryanair, a garanzia di salita il più rapida e il meno faticosa possibile.

Non ho visto la zaino dell’Igienista, ma lo incontriamo poco più tardi in zona bagni agghindato con:

  • Accappatoio in ciniglia spugnona, doppio filo ritorto,  di Trussardi, blu navy con decorazioni oro
  • Ciabatte di camoscio (vero) blu di prussia, con iniziali ricamate
  • Trousse bagno cm 30 x 20 x 25 di Gucci, piena che fra un po’ gli parte la cerniera. Occhieggia un barattolone di doposole Shiseido for man da 200 ml
  • Phon Rowenta da 1400 watt

Ora: voi siete mai stati nel bagno (comune) di un rifugio a 2000 metri ? No? Bè, evidentemente neanche lui, a giudicare da come si presenta. Vero che l’accappatoio non fa il monaco, però…

Nell’attesa che si liberi una doccia l’igienista tenta, malamente, la socializzazione lagnandosi parecchio: della porta che non ha la chiave, ad esempio. Io suggerisco urbanamente di fare come ho fatto io, sbatterci contro uno sgabello, così un minimo sta chiusa. E al massimo entrerà qualcuno, che sarà mai, chiederà scusa e se ne uscirà! Non lo convinco per niente. Poi passa a lamentarsi che nella camera fa freddo: ‘ma dobbiamo dormire al gelo ??’ Noi spieghiamo pazientemente che ci sono i piumoni apposta, per proteggersi dalle intemperie, ma niente, nello sguardo gli leggo una chiarissima disperazione.

‘Ma voi.. come avete fatto per la doccia ??’ ci domanda alfine, lanciandoci uno sguardo carico di sospetto.  La mia amica  lo guarda fisso e con aria di sfida confessa candidamente che lei la doccia NON se l’’è fatta e NON se la farà.

Lui la guarda come fosse antrace.

Usciamo abbandonandolo alle sue abluzioni e siamo abbastanza convinte che NON ce lo troveremo seduto accanto per cena.

Ottimo. Così magari vicino a noi si accomoderà qualcuno di più interessante.

I sogni son desideri, e il pensiero genera l’azione: ipso facto ecco sopraggiungere all’orizzonte due montanari doc, che arrivano al rifugio in orario serotino, sudati da paura in quanto saliti da una valle che dista circa un anno luce: ci hanno messo solo otto ore, due veri simil-messner,  di cui uno sfoggiante un’inquietante somiglianza con il gallo Asterix, guance rubizze e baffoni a manubrio. Come se non bastasse scopriamo dopo le presentazioni che il tizio è francese. Ma allora forse è proprio Asterix in persona!

Si sa che io scambio sempre volentieri 4 chiacchiere poliglotte, e veniamo così subitamente informate che sono lì per vedere il menhir. Me lo faccio ripetere due volte, perché credo di aver capito male, ma Asterix insiste che lì, a poca distanza, c’è un menhir del neolitico, e anche delle pitture rupestri, e loro sono venuti su appositamente per vederlo.

(No, dico… avete capito ? Sono in un posto con uno – FRANCESE –  uguale ad Asterix che vuole vedere un menhir. Ma certe cose capitano solo a me ??!  E Obelix dove l’ha lasciato ?)

Va bè! Ma allora voglio vederlo anch’io, il menhir!

E già mi immagino un sito megalitico, tipo Stonehenge, nel bel mezzo di una gola selvaggia e deserta, e noi lì emozionati all’alba, in un’atmosfera magica e rarefatta, dinanzi all’imponente e suggestivo manufatto neolitico che davanti a noi si staglia al sorgere del sole, e osservarne incantati, col fiato sospeso e il cuore in gola, la lunga ombra proiettata proprio contro il fianco della montagna, ad illuminare l’ingresso seminascosto di una misteriosa caverna, arcana dimora di un saggio eremita druidico lì vissuto nel 2000 a.c., protagonista delle più belle leggende della valle, specialmente quella che parla di un…

‘eh, non so se riuscite a vederlo  – commenta nel frattempo il rifugista alle nostre spalle, interropendo nel bel mezzo il mio sogno ad occhi aperti   – è un po’ più su nella pietraia, ma è alto si e no 60 cm. Io  gestisco questo rifugio da 30 anni, l’ho visto una volta  e  poi non sono più riuscito a distinguerlo dalle altre pietre’

‘60 cm ?? ma non è un menhir, è un paracarro ! ‘  sbotto io un po’ acida, ed immediatamente vengo tacciata di cinismo,  scarso romanticismo ed eccessiva pragmaticità.

‘Non sono le dimensioni che contano – sentenzia druidicamente l’amico italiano di Asterix – ma l’uso che se ne fa.  Del menhir, dico’.

 

E bon, la serata è finita così,  a grappe alla ruta, battutacce da osteria, e doppi sensi.

 

Roba che se viene a saperlo Panoramix….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

… e io che immaginavo una roba così.