Murphy non era un cretino

Ci tengo molto ad informarvi che io, in ufficio, normalmente, mi agghindo come Grace Kelly al matrimonio della principessa Soraya con lo scià di Persia.

Ne faccio una questione di principio, anche se non lavoro per una importante multinazionale con 250 dipendenti ma per la TDD, che notoriamente vanta un organico ristrettissimo (siamo in due gatti).
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Intanto, ci tengo a far la mia porca figura primariamente perchè ho una collega alta tipo metri uno e settantacinque con il fisico della Schiffer che anche se si mette un sacco di iuta con due buchi per le braccia sembra uscita da una sfilata di moda un attimo prima, secondariamente perché penso che non si sa mai, cosa possa succedere… metti che il fattorino della DHL è un figo pazzesco, per dire ?  Meglio essere preparati.
E pertanto sfoggio tubini aderenti, scarpe taccatissime e bolerini Chanel con taglio al vivo che ciao, la Carla Gozzi mi spiccia casa.
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Il tutto dimostrato anche dai fatti: l’altro giorno al bar mi si è avvicinato un distintissimo settantenne che guardandomi con quello sguardo lascivo che riserva ogni mattina al cantiere di via Pascoli mi ha sussurrato ‘Signora devo farle i complimenti, lei è elegantissima!’
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La mia autostima pem pem pem .. alle stelle!
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Ovviamente c’è un’eccezione: il venerdì.
Il venerdì, distrutta dalla settimana alle spalle, mi abbandono a mises a volte inaccettabili, basate su sandali francescani, jeans consunti ed informi, magliette bucate.
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Unformal friday, come dicono in the USA.
Cazzata madornale, traduco io col senno di poi.
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Ieri, appunto, era venerdì. Invece di inguainarmi in un bel tailleur Dior con gonna  a corolla, come ogni donna sana di mente dovrebbe fare ogni sacrosanto giorno della settimana, opto per l’abbigliamento tipo ‘vestitacccazzo’ e mi presento al bar per il pranzo con un paio sandalacci rasoterra, che mi slanciano come un panettone bauli,  maglia rubata a mia figlia, pantalone sportivo.
Come se questo non fosse già abbastanza drammatico di suo,  ad aggravare la situazione ci sono due (non uno, DUE)  begli herpes grossi come cavolfiori ad adornare il mio labbro superiore, conseguenza diretta dell’arrivo della primavera e dell’ottenimento della certificazione ISO che, chi l’ha fatta lo sa, non è proprio come farsi una settimana in una spa, a livello di stress.
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Comunque: nel tavolo di fianco al mio, chi c’è secondo voi?
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Eh no, oggi non c’è il galante pensionato con panciotto a quadretti e borsello che ben conosciamo, bensì un misterioso quanto affascinante centauro di mezza età, alto tipo due metri, tutto tatuato, bello come un attore del cinema, abbronzato, chioma folta e ancor più folta barba, tutto tatuato specialmente i bicipiti che esplodono nelle maniche della maglietta aderente, che lascia intuire una tartaruga non ninja. (magari me la sono sognata, ma pace).
Ai lati degli occhi (ovviamente azzurri) un ventaglio di rughette che dichiarano la sua propensione alla risata e al buon umore. Che era tutto tatuato l’ho già detto ?
Tutto tatuato. Tipo Fedez, ma di cinquant’anni. (o venticinque ma portati malissimo. Ma non credo)
Ebbene si, un difetto sembrerebbe averlo: ha una parlata bergamasca che non si può sentire. Ma amen, ci possiamo passare sopra direi.
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A me parte subito un film nella testa, che adesso lui mi offre il caffè, poi domani che è sabato usciamo a cena, poi ci sposiamo,  poi io e lui a cavallo della sua Harley che corriamo nel vento e ogni tanto ci diciamo ‘poooota, và che bel panorama, dè!’.
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Invece lui parte subito e basta.
Non mi degna di uno sguardo, paga il conto,  brum brum e via, se ne torna verso le Orobie come se io neanche esistessi.
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Nessuno mi leverà mai dalla testa che se avessi avuto un vestito così una chance l’avrei avuta.
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Rettifico.
Nessuno mi leverà mai dalla testa che se avessi avuto una faccia così una chance l’avrei avuta
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Del resto, lo diceva pure Coco Chanel:

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Del perché il turismo in certi posti non fa il botto

In tempi recenti sono usa dedicare le scarsissime energie rimaste a fine settimana, dopo la spremitura della TDD, ad un’attività sana e ritemprante quale il trekking montano. Poichè la mia residenza è al centro della pianura padana, prediligo per le mie spedizioni in alta (a volte media) quota le valli ad essa immediatamente adiacenti, onde ottimizzare il tempo necessario allo spostamento.
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Va da sè che la meta più gettonata sia una valle (che mi guardo bene dal nominare) a poco meno di un paio d’ore da casa mia, ove mi avventuro sovente, a volte accompagnata da fide compagne di cammino, a volte anche sola soletta. Tanto ovunque vada, di solito, c’è pieno zeppo di milanesi che son saliti per far la gita fuori porta; le valli sono molte belle, le montagne aspre e selvagge,  i sentieri sono di solito ben segnati  e i rifugi accoglienti. A parte qualche rara eccezione, naturalmente.
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Questa valle potrebbe tranquillamente fare invidia e concorrenza a mete ben più blasonate:  eppure, a mio modesto parere, il turismo ne trae un vantaggio relativo, io credo a causa della scarsa propensione degli autoctoni a trattare col turista.
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Qui di seguito, alcuni esempi pratici:
(nb: i toponimi e tutti i  riferimenti a cose – persone – impianti di risalita sono stati abilmente camuffati per motivi di privacy. E anche perchè ci vorrei tornare, con la mia OPEL  ASTRA VERDE SMERALDO)
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In data recente io ed una delle adepte alla setta ‘ScarponeTacco12’ da me fondata, ci siamo recate nell’ameno villaggio di Salamandra, ove imbarcarci su una cabinovia per raggiungere con agio, grazie all’ausilio del mezzo semovente,  l’inizio dell’audace percorso montano preventivamente pianificato.
Incautamente però ho scordato sul tavolo della cucina tutto il materiale cartaceo descrittivo dell’ardito itinerario scaricato dall’internet il giorno innanzi.
Poco male, ci siamo dette, acquisteremo una cartina in loco. Vuoi che non le abbiano ?   (ingenue)
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Noi, all’esercente del bar alla partenza dell’impianto: ci scusi, avete delle cartine della zona ?
Esercente: NO. (fine)
Noi: Ah. no, perchè sa..  avremmo dimenticato a casa..
Esercente: al gabbiotto dei biglietti le hanno.
Noi: Benissimo grazie arrivederci
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Noi, all’esercente del gabbiotto; ci scusi, avete delle cartine escursionistiche della zona ?
Esercente: si, queste. Arrivederci (fine)
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Le cartine sono un riquadro 5 cm x 5 cm stampato all’interno della pubblicità della cabinovia.
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Non ritenendo la risoluzione dell’immagine bastevole alla bisogna, io e la mia accompagnatrice ci fermiamo un momento a riflettere: che si fa ? Rinunciamo ?  Fotografiamo col telefono una cartinona scrausa appesa al muro esterno che però ha solo delle linee dei sentieri tracciate col pennarello ma NON i nomi delle località?
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Decidiamo di non farci scoraggiare e di salire comunque: sicuramente al bar dell’arrivo dell’impianto le avranno.. o  no?
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Intanto però ne approfittiamo per socializzare con un abitante del luogo, salito nella cabina con noialtre. La salita è prevista per le ore 10,00. Alle 10,01 l’indigeno comincia a lamentarsi con la voce di Max Cavallari quando fa i surgelati brr
‘E non rispettano gli orari.. e poi quando arriviamo.. e qui non parte più.. etc etc ‘
Dopo una pausa di riflessione, o una virgola, chi lo sa, si informa urbanamente sulla nostra meta:
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Noi (giulive): Andiamo al Rifugio Sparafucile, poi saliamo alla vetta Soverchia e con un giro ad anello, per il Passo del Fedifrago vorremmo rientrare qui al parcheggio.  Lei, che è del posto, che dice, si può fare ?
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Indigeno (scorbutico e negativamente sorpreso, anche un po’ disgustato): ma  perchè andate lì ? Non è meglio se andate alla Punta del Camoscio Morto ? E’ più lunga, son sette ore andare e otto a tornare, 1450 metri di dislivello, ma è più bella… anzi no, perchè invece non fate il sentiero natura, che son 45 minuti tutto in piano, mi sembra più adatto a voi.
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Noi: … ma perchè scusi, non è bello il nostro giro ?
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Indigeno: maaaaasssìììì, non è brutto. Se proprio volete andare lì… (e lo dice come se stessimo partendo per una gita d’istruzione al sistema fognario di Calcutta). Comunque, quando siete al Rifugio Sparafucile, visto che proprio non mi riesce di dissuadervi dal recarvicisi, chiedete bene al rifugista, ché la via per la Soverchia (lo dice il nome) è assai infida, e  non per tutti.
Certamente non per voi (non lo dice, ma lo pensa)
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Confuse ma ancor più decise di prima a NON farci scoraggiare decidiamo di ignorare completamente le insensate avvertenze e rimaniamo ferme nei nostri propositi: conquistare la Vetta Soverchia, con sosta preventiva al Rifugio Sparafucile (specialità gastronomica: tuttocapriolo, dall’antipasto al dolce) e poi giù, per il Passo del Fedifrago, a riprender la vettura.
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Ma non scordiamoci che per la mia dabbenaggine siam senza cartina… ma eccoci al bar all’arrivo dell’impianto:
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Noi, all’esercente del bar all’arrivo: ci scusi, avete delle cartine della zona ?
Esercente: si, queste .
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E tosto ci rifila un pacco di pubblicità con il riquadro 5 x 5
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Al che io noto una bella cartina Kompass che, appesa al muro, fa bella mostra di sè, e preciso: no, ma noi intendevamo una tipo quella lì.
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Esercente: AHH !!  Da comprare, intende ? Ma certo che le ho, sono cinque  euro.
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Noi: ….
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A parte che non avevamo mai detto di volerla gratuitamente.. vogliamo parlare della capacità commerciale dell’esercente ? Gliene avrei dati anche dieci, di euri!
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Comunque, partiamo baldanzose per il Rifugio Sparafucile, ove arriviamo con largo anticipo rispetto all’ora di pranzo, avendo evidentemente sottovalutato la nostra baldanza fisica.
Stante che io una bella polenta con lo spezzatino me la mangio molto volentieri anche come merenda di mezza mattina, come del resto faccio anche quotidianamente in ufficio, entro al rifugio con due propositi precisi:
– uscirne con in mano un piatto di polenta fumante, rigorosamente coperta di abbondantissimo sugo di capriolo
– chiedere informazioni al rifugista sulla prosecuzione del nostro viaggio
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Ve lo dico già: fallirò  in entrambi gli scopi.
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Rifugista: la polenta vien pronta alle 12.15, minimo. Si scordi la merenda, cara mia.  E poi … chi è che la obbliga a salire alla Vetta Soverchia ?
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Io: guardi, non mi obbliga nessuno. Semmai potremmo parlare di scelta. Del resto, glielo garantisco, non mi ha obbligato nessuno a venire nemmeno qui, eppure…
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Rifugista: se proprio proprio vuole andar su alla Soverchia, e non ne capisco la ragione, almeno passi dal Vallo del Porco!
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Io: ma se è da dove siamo venute!  Senta, ma perchè non vuole che andiamo alla Soverchia ?  E’ brutto il sentiero ? E’ una vetta non panoramica ?
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Rifugista: non lo so, io alla Sovercha non ci sono mai stato. E’ al di fuori dai sentieri che batto io. Io vado alla Punta del Camoscio Morto, al Lago delle Brugne, e a volte faccio il Sentiero Natura. 45 minuti, tutto in piano. Perchè non avete fatto quello lì?
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Io: …
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ORA: di solito il rifugista è un omone amabile e gentile, che indossa pantaloni di velluto anche ad agosto e camicia di flanella a quadrotti. Egli rifocilla abbondantemente tutti,  indipendentemente dall’orario, ha la polenta pronta H24, e idem dicasi per i condimenti.  Conosce tutti i sentieri a menadito nel raggio di 250 km (li traccia lui), e all’occorrenza fa disegni esplicativi sul tovagliolo, anche se è di stoffa. Se non è troppo occupato arriva addirittura ad accompagnarti per un tratto, portandosi dietro il paiolo e tutto, per non smettere di rimestare la polenta.
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Com’è che il Rifugio Sparafucile è invece gestito da un troll malgarbato e ignorante, che non si spinge a più di 300 metri dal suo rifugio e non ti rifocilla affatto, nonostante il tuo evidente stato di malnutrizione?
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(per fortuna noi, che siamo  escursioniste espertissime e avvezze al problem solving, ci eravamo portate i nostri bravi panini imbottiti, così, per lo meno, non abbiamo sofferto la fame. Io ne avevo tre, tutti porchetta e brie, e non erano niente male)
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Cammina, cammina, cammina, cammina, cammina, cammina.. eccoci alla Vetta Soverchia !  Un sentiero straordinariamente bello, che ci ha portato ad uno  spettacolare punto panoramico, con vista a 360° !  In vetta, dopo aver additato tutte le principali cime dell’arco alpino grazie all’indicatore a forma di rosa dei venti ivi piazzato, socializziamo ancora, questa volta con :
– una famigliola che è salita per un’altra via (se il Troll viene a sapere che ci sono svariate vie di accesso alla Soverchia gli piglia un colpo…)
– la VECCHIA.
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La VECCHIA è una signora anziana, sui settanta (potrebbero essere anche sessanta portati malissimo però) che probabilmente in gioventù è stata la prima donna a salire sul K2 o un altro degli 8.000.
Ci descrive il suo itinerario: praticamente ha fatto più strada lei oggi che io nei miei trekking dal ’97 in poi. Impressionante. Sfoggia una forma fisica ed una competenza che  Messner le spiccia casa.
Messa al corrente dei nostri piani, ossia ridiscendere al parcheggio tramite il Passo del Fedifrago, approva gravemente col capo. Finalmente qualcuno che non ci critica aspramente, perdìo!
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La VECCHIA ci dà la sua benedizione e si avvia. Poi ha un ripensamento,  indietreggia e pronuncia le fatidiche parole : quando arrivate al larice fulminato, dove c’è il cristo crocifisso.. al bivio prendete a destra, mi raccomando. anche se la freccia indica sinistra. Voi dovete andare a DESTRA!
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Dato che è l’unica persona della giornata che ci sembra un minimo affidabile decidiamo di fare come dice lei, la VECCHIA: ecco il larice bruciato, ecco il crocifisso, ecco la freccia a sinistra.
Noi via, a destra.
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CI SIAMO PERSE.
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Teoricamente la discesa avrebbe dovuto prenderci un’ora e mezza… noi ce ne abbiamo messe tipo quattro, prendendo bivi a casaccio (al bivio mettetela uno straccio di segnaletica, santocielo!), tornando sui nostri passi 5-6 volte, guadando torrenti impetuosi, e soprattutto bestemmiando a voce alta in direzione del larice morto ed insultando la VECCHIA con tutti gli epiteti possibili e immaginabili.
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Conclusione
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Se state leggendo questo lungo post è perchè, alla fine, ce l’abbiamo fatta: a un certo punto abbiamo finalmente incrociato un essere umano che dopo averci salutate con un ‘Mrs Barbie, I suppose’ ci ha indicato la via della salvezza,  permettendoci così di rientrare sane e salve alla macchina.
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Ma vorrei pregare gli abitanti della valle, che in essa si fossero riconosciuti, e anche  magari altri escursionisti come me, che fossero incappati nel Rifugista-Troll, di farsi avanti: contattatemi in privato. Vorrei avere, e dare a mia volta, conferma dell’effettivo nome del rifugio, e condividere eventuali altre esperienze nefaste.
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E la VECCHIA ?
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io credo che la VECCHIA non sia mai esistita …
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vecchia
LA VECCHIA!

 

Scuse pretestuose

Amici lettori…scusate.
Vorrei dire che non ho scuse, ma in verità le ho.
Pretestuose, ma le ho.
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Ormai, praticamente, tutti i miei (scarsissimi) post cominciano così, con delle scuse.
Non so se sia arrivato il momento di arrendermi all’evidenza, e cioè che il blog ha fatto il suo tempo, è ora di chiudere e ciao,  oppure di tentare, almeno, di trovare una spiegazione.
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Intanto facciamoci una domanda: perché, illo tempore, è nato il blog ?
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Originariamente concepito per narrare delle mie peripezie di donna-che-viaggia-per-lavoro il contenuto è poi arrivato a lambire la sfera personale e famigliare, creando quell’universo parallelo e immaginario popolato da esseri mitologici tipo la Superzia o il Botanico, che tante soddisfazioni ha dato a e me e tanto divertimento ha procurato a voi…ma l’origine, non si può negare, è quella: io che viaggio.
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E io, da un anno a questa parte, non viaggio più.
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Niente più attese snervanti nelle sale d’attesa dell’aeroporto, nè voli transeuropei su scalcinati aeromobili di compagnie low cost cibandomi prevalentemente di Cheddar Cheese Crakers della boutique on board, niente più serate solitarie in alberghi delle catene più scrause al mondo, niente più trasferimenti su treni più o meno veloci da un posto in culo ai lupi a un altro più ancora in culo ai lupi del precedente.  Niente più cene di gala con delegati elegantissimi in felpe fluorescenti, né deliziose cenette in ristorantini francesi dove pascermi di foie gras e saint – emilion a spese della Termoionofactory… niente di tutto questo, ormai.
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Certo, le serate solitarie le ho ancora: quasi tutte direi.
Però casa mia.
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Ma non è la stessa cosa: intanto, poiché l’impiego alla TDD (Tacchi Dadi & Datteri Inc.) sottrae circa il 75% del mio tempo da lucida e pressoché il 100% delle mie energie che, col passare degli anni, scarseggiano sempre più, oltretutto impegnandomi in incombenze prevalentemente compiuteristiche, il che rende difficilissimo una volta a casa, in tarda sera, riaccedere un’altra volta il portatile.
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Mi prende una specie di repulsione che, se l’assecondassi, mi porterebbe a lanciare lo scalcinato device casalingo lontano lontano nel prato di fronte a casa, totalmente incurante dei nefasti effetti inquinanti dello sconsiderato gesto sull’ambiente.
Peraltro lo stesso sentimento lo provo nel confronti dell’apparecchio telefonico: se squilla a casa l’Infanta corre rapida a rispondere, temendo la gittata a parabola verso la casa dei vicini (spesso sono malcapitati callcenteristi  che entusiasticamente propongono servizi alternativi alle compagnie tradizionali, ai quali l’Infanta urbanamente comunica ‘la padrona non è in casa’, e riattacca)
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In sovrappiù occorre tener conto del fatto che io a forza di volontà non sono messa bene: ricordiamoci che sono quella che a gennaio ha scaricato runtastic per andare a correre, la versione pro, quella a pagamento, e  l’altro ieri la app mi ha fatto una ramanzina che cominciava con ‘un’attività di 7 minuti una volta al trimestre va bene però si può fare di meglio. Perchè non provi…’.
L’ho subito disinstallata nonostante avessi cacciato € 4,99. Per dire.
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Questo spiega perché il proponimento ‘stasera scrivo, a qualunque costo’ normalmente sortisce come effetto me che guardo una replica di Grey’s Anatomy su La7d.
E sottolineo replica, perché in quel caso non devo neanche fare lo sforzo di seguire attentamente la trama.
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Questa la drammatica realtà dei fatti.
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Che faccio ? Rinuncio ? Abbandono ?
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Ci ho pensato, e un’alternativa ci sarebbe: cambiare la destinazione d’uso.
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Eccovi quindi alcune ipotesi di riciclo del blog, del tutto controtendenza, che tengono conto della mia mutata condizione lavorativa.
Conversione di ‘Donne che viaggiano per il mondo’ in :
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1) Carampane single disperate ma non troppo:  indispensabile dispensario di preziosi consigli su come, dove e sopratutto perché  rimorchiare dopo i cinquant’anni, analisi antropologica del contesto, possibilità di scambio di suggerimenti, idee, indirizzi e anche fotografie osé. Recensioni dei social network più all’avanguardia in materia di incontri, indagini approfondite sul perché non funzionino mai.
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oppure
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2) Critica gastronomica della ragion pura: recensioni, sempre e solo negativissime, di ristoranti, trattorie, pub, bistrot e altri locali atti alla somministrazione di cibi e bevande. Critiche motivate, ragionate e competenti, ma a volte anche totalmente gratuite, corredate di fotografie artistiche e non,  sia di piatti che di commensali bizzarri  (che poi, volendo, ci si potrebbe anche agganciare all’idea precedente, a voler ben guardare).  Alternativa possible: 2a) Ristoranti da evitare: praticamente la stessa cosa, ma il rischio di vedere la mia macchina istoriata sulle fiancate con un cacciavite in titanio aumenta considerevolmente
oppure
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3) Donne che si vestono male: praticamente una no-fascion blogger, quindi potremmo dire una Sfascion Blogger. Una raccolta di prolisse quanto inutili dissertazioni su leggins portati solo se sovrappeso, minigonne vertiginose su ginocchia a pallone con la ritenzione idrica, sandali aperti su alluci valghi, righe orizzontali addosso a bombolotte alte m. 1,2, cappelli a tesa non richiesti a matrimoni in municipio.
oppure (last, but not least. Very politically uncorrect)
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4) Donne che figli ne hanno avuti e quindi possono sparare a zero senza ritegno sulle neo mamme che pubblicano foto a sproposito su Facebook e in più educano male la prole, maledetti poppanti malgarbati, senza doversi sentir dire ‘chi non ha figli non capisce’: ecco, questo secondo me potrebbe dare moltissime soddisfazioni e far schizzare i like verso l’alto. O più probabilmente il contrario, chi lo sa. Io per certo mi divertirei un botto. Devo trovare il modo di accorciare il titolo però.
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Cari lettori, ancora una volta mi serve il vostro aiuto ed i vostri preziosi consigli (sapendo in anticipo,ovviamente, che non è detto poi io li segua, beninteso!): quale delle quattro opzioni sarebbe di vostro gradimento ?
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La prima ?
La quarta ?
Un blog misto a rotazione ?
La mia scomparsa ?
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