Un Natale straordinario!

Natale dalla Superzia:  sono già in trattativa coi  Vanzina per farne il cinepanettone 2016! Uno schianto!

I numeri del Natale 2015:

0:  (zero)   manufatti  di polipropilene, cartone o  plastica che facevano  bello foggio di sé sulla tavola. Non l’avrebbe detto nessuno, i bookmaker davano 1 a 100 l’utilizzo del servizio di porcellana. E invece…

36:  i pezzi del mitico servizio buono Vecchio Ginori, acquistato da una giovine previdente Superzia già qualche anno prima della sue nozze: rimosso la mattina stessa dalla sua  brava confezione originale, con  lo scontrino ancora attaccato (è costato la bellezza di 630.000 mila lire. Valutazione attuale: 85 euro), è stato usato ieri, per la prima volta in 35 anni, ed è uscito indenne dall’esperienza, non avendo sbeccato neanche un piattino da frutta!

12: i raffinatissimi calici di cristallo di Boemia. Peccato solo per l’etichetta blu, originale anche quella, ancora appiccicata alla base dello stelo, a certificazione dell’autenticità della provenienza dei medesimi (Karlovy Vary, 1983.All’epoca era ancora  Cecoslovacchia). Anche per loro, finalmente, il battesimo del prosecco. Uno però non ce l’ha fatta.. è perito nel primo giro di lavastoviglie. Quindi

11: i calici superstiti

145:  il livello di Decibel raggiunti, più o meno tra il martello pneumatico (120) e il jet in decollo (150), prodotti dai commensali, di cui nessuno in grado di esprimersi ad una tonalità normale (anche perché 3 erano decisamente sordi causa età avanzata), né capace di parlare uno alla volta. Risultato: alla fine del pasto i decisamente sordi  erano diventati 7, salvandosi solo i più giovani e forti del gruppo. Darwin non era mica un cretino!

1500: grammi di panettone consumati, con la Superzia che a un certo punto  urla ‘qualcuno vuole ancora una fettina di culo?’  (perché il panettone, lei, lo porziona  tipo salame, in fette tonde partendo dalla cupola. Alla fine resta solo la base del tradizionale dolce natalizio… il culo, appunto)

244,06 u: il peso atomico del Plutonio, ma anche dell’ottimo liquore al cioccolato degustato per  digestivo e prodotto da me medesima nelle settimane precedenti le festività.  Buono eh, ma riuscito un po’ troppo solido, tant’è che per estrarlo dalla bottiglia abbiamo dovuto spaccarla e cavarlo fuori con il  cucchiaio.

80°: la gradazione alcolica del liquore di cui al punto precedente.  Sarà stato quello.. o forse il troppo burro nella besciamella (si, fatta dalla Superzia. Ha usato il burro.. adesso capite perché questo clima anomalo che va avanti da settimane? E’ la fine del mondo che si avvicina, sappiatelo!) và a sapere… fatto sta che il Cognato Contadino, consorte della Superzia)  normalmente contraddistinto da un’indole pacifica e mansueta (dote grazie alla quale il matrimonio della Superzia perdura da oltre 3 decenni.. qualsiasi altro essere umano l’avrebbe defenestrata da quel dì) si è trasformato, nel corso del tradizionale (**) partitone di Briscola in 5, in Mr Hyde,  un essere  mostruoso schiumante di rabbia, dalla furia devastatrice di proporzioni inaudite.

Le conoscete  le regole della briscola in  5? No?  Bè, ve le spiego io, funziona così: siete in 5, state giocando a carte, e quando sbagliate a giocare una carta il Cognato Contadino si allunga sul tavolo e vi sibila: ‘mi hai deluso per l’ultima volta’, vi prende la gola con la mano e vi ammazza,  esattamente come Darth Vader quando strozza da remoto l’ammiraglio Kendal Ozzel. Ecco.

20:  i centimetri che la Superzia ha cercato disperatamente di guadagnare in tutte le foto-ricordo, allorquando , prima dello scatto, correva a mettersi in ginocchio sulla sedia al mio fianco, per apparire alta quanto me. Senza riuscirci.

Ed infine:

I 10 commensali, così ripartiti:

  • 3 sordi causa età avanzata
  • 2 legate da vincoli di sorellanza
  • 2 mariti ancora in corso di validità
  • 2 mogli
  • 2 ex coniugi
  • 1 fidanzato-convivente
  • 1 cognato
  • 1 ex cognato
  • 1 cognata
  • 4 figlie
  • 1 figlio
  • 3 nonni
  • 2 cugine
  • 3 zii
  • 2 nipoti

NO, non dovete fare la somma. E’ il  Gioco delle Feste 2015… CHI E’ CHI ??

 

(**)  Ricollegandomi al post precedente.. non avevamo mai giocato a briscola prima di quest’anno. Questa sì, che  diventerà  una tradizione: non mi sono mai divertita tanto! Certo, bisogna evitare a tutti i costi che il Cognato Contadino si compri una spada laser…

 

 

 

Tempo di rotture

Niente ci  rassicura quanto le consuetudini. Niente ci sembra necessario, specialmente a Natale, quanto la tradizione.. pensate, ad esempio,  al senso di pace che vi prende nel  sapere per certo che alle 21 del 24 dicembre su Italia Uno danno Una poltrona per due.

La bellezza dell’immutabilità.

Però arriva un momento in cui le tradizioni si rompono: del resto, altro non sono che il simbolo esterno di qualcosa che dovremmo portare dentro di noi, e se questo è vero, ma vero – vero, allora anche la rottura di una tradizione non è cosa grave. Anzi, è necessario, a volte, rompere una tradizione, così da dimostrarci che noi siamo più forti e più importanti di un simbolo.

Questo Natale 2015 è il mio Natale delle rotture: anche un po’ delle rotture di palle, certamente, ma soprattutto è il Natale che vede giungere a scadenza alcune delle tradizioni che mi hanno tenuto in piedi nell’ultimo decennio: dovevo capirlo già due settimane fa, quando l’Infanta ed io abbiamo deciso di dare la stura alle decorazioni natalizie (albero, presepe, candele orrende, centritavola, e via discorrendo) in data 6/12 anziché 8/12, come si è sempre fatto da che mondo è mondo. Da lì in poi è stato tutto un precipitare.

Innanzitutto la colonna sonora:  il sottofondo musicale dell’operazione di addobbo casalingo è sempre stato, da 11 anni a questa parte,  un cd di musiche natalizie, comprendente un ‘Oh holy night’ che io non sono mai riuscita ad imparare per bene, né a livello di testo, né a livello di melodia: era tradizione nella tradizione che io, ad un certo punto, un po’ prima dell’inserimento del puntale nel nostro cipressabete, mi producessi in un’esibizione da pelle d’oca, un po’  alla Maraia Cherei,  in un fantasiosissimo inglese maccheronico, sbagliando per di più tutti gli attacchi. E oltretutto in una tonalità decisamente troppo alta per il mio timbro, che all’acuto finale provocava puntualmente lo scoppio di una pallina di cristallo frangibile.

Bene, il cd è sparito. Dissolto. Lo abbiamo cercato ovunque, ma non ve ne è traccia in tutta la casa. Abbiamo anche perquisito un paio di appartamenti adiacenti, ma niente.  Secondo i miei calcoli salterà fuori probabilmente tra Pasqua e Pentecoste, per risparire nuovamente verso fine novembre 2016.

Che fare?   ci siamo dette un po’ sgomente…  Abbiamo preso per un istante in considerazione l’idea di non fare niente ma poi.. via, siamo partite. Niente CD, niente tradizione.

Ma gli addobbi sono venuti bene lo stesso.  Abbiamo inaugurato un nuovo cd con Sinatra che la fa da padrone, e ci piace un bel po’.

 

La Cena della Vigilia: la vigilia di Natale, dal 2006 in poi, io e il Botanico ceniamo insieme. E’ la nostra ‘Cena della Vigilia’, dove si consumano gli avanzi di ciò che io preparo anticipatamente per il Gran Pastone Natalizio del giorno dopo. Ce lo siamo detto e stradetto: la Cena della Vigilia è Sacra, e non si tocca! E’ la nostra Tradizione, e così sarà omnia secula seculorum. Amen.  Ricordo che il Botanico è capace di finire gli avanzi di una cena per 12 in 45 minuti. Arrivando già mangiato, peraltro.

Bene, quest’anno il Botanico ha un irrinunciabile impegno in famiglia, e non può proprio presentarsi.  In compenso la Coltissima, che ha origini extra europee,  ha deciso di evitare l’intercontinentale e non fare ritorno alla terra natìa per le feste. Detto fatto, pronti via, ella diventa la nuova protagonista della Cena Della Vigilia! (Il menu ideale sembrerebbe essere libri di cibernetica e insalate di matematica, ma la Coltissima sa già tutto di entrambi gli argomenti).  Propenderò per un catering prodotto da mani mercenarie poiché  ritengo che gli avanzi non saranno sufficienti:  perché come se tutto quanto sopra descritto non bastasse, quest’anno il Natale non si festeggerà a casa mia, come è avvenuto puntualmente nell’ultimo decennio bensì… e qui viene il gran finale col botto.. A CASA DELLA SUPERZIA.

DELLA SUPERZIA! La Regina del Bon Ton delle Scatole della Pizza!

La quale apparecchierà  per dieci commensali sulle pregiate tavole di truciolato del trabattello, con la sua tovaglia più bella di cartapesta, e tirerà fuori, finalmente, il Richard Ginori di plastica dura.  Non vedo l’ora che sia domani…

E dico davvero.

Perchè la tradizione siamo noi.  Quelle dieci persone lì, attorno al Pastone Natalizio.

E infine – e questa no, che non si può rompere, di tradizione –  Buon Natale a  voi, adorati lettori, che quest’anno, più ancora dei precedenti, siete stati pazienti e comprensivi, e avete atteso trepidanti  il mio ritorno.

Grazie di volermi bene, così come io ne voglio a voi.

 

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in verità domani la Superzia apparecchia così…

La cena prenatalizia

ATTENZIONE! Il post contiene volgarità triviali!

Ristorante. Qualche giorno prima di Natale.

Finalmente soli. Eccovi lì, in un locale carino, dove vorreste godervi  – meritatamente –  la vostra brava cena prenatalizia, ma .. avete presente quando al tavolo di fianco ci sono due tizie moleste, che ininterrottamente parlano di cose che voi vorreste tanto non sentire, ma è impossibile, e l’orecchio vi casca lì e non potete fare a meno di ascoltare ogni dettaglio della loro imbarazzante conversazione, che comprende:

  • Interessantissime e dotte dissertazioni relative a creme per le emorroidi e altri prodotti analoghi, dove il suffisso dell’ultimo aggettivo non è affatto casuale (uso, abuso, marche preferite, confezioni regalo per le feste, case history)
  • Particolari raccapriccianti relativi alla loro deiezioni corporee (utilizzando, ad un certo punto, anche termini tecnici tipo ‘fecaloma’ – ma saranno mica due medici??  due proctologi, forse ?? –  che durante una cena non si può proprio sentire!)
  • Una delle due, la più molesta, ad un certo punto si domanda, a voce alta, come fare il giorno dopo ad andare in bagno in ufficio brandendo il tubetto della preparazione H (Oh, zia!  Ma metterlo in una bustina anonima no ? O sotto l’ascella?? )
  • Altri particolari orrendi, relativi a malattie, loro e dei loro famigliari, terapie varie, ricoveri ospedalieri, medicazioni, bendaggi occlusivi, e chi più ne ha più ne metta.

Ecco.

Io e la Superzia stasera siamo uscite a cena, dopo essere state, congiuntamente, a far visita al medico di famiglia.

Quello sopra è il risultato. Ci scusiamo pubblicamente con il poveretto seduto al tavolo alla nostra sinistra, che probabilmente non è un mio lettore, ma se mai lo fosse stato non credo che si ripresenterà mai più su queste pagine. Quella della preparazione H non sono io (dovere di cronaca), e comunque la Superzia la usa per le borse sotto gli occhi, come Sandra Bullock.

FINALE  

Come probabilmente immaginate (ma volendo potete anche rinfrescarvi la memoria qui) io, notoriamente, non le mando mica a dire a nessuno, men che meno al ristoratore il quale, incautamente, mi provochi delusione sul piano gastronomico-culinario. Più altera di Fiammetta Fadda, più competente di  Antonino Cannavacciuolo e più cicciottella di Antonella Clerici, sono ormai bandita – causa la mia proverbiale sfrancicamichieria – dalla maggior parte dei ristoratori della cittadina che mi diè i natali, i quali sfoggiano una mia bella foto sulla porta d’ingresso, barrata a mo’ di cartello stradale con la spiritosissima scritta ‘qui io non posso entrare’.

La frase che le mie amiche più temono, e che generalmente provoca un fuggi fuggi generale è ‘se il cameriere non chiede niente sto zitta, ma se me lo chiede…’. Poi si sa che un ‘tutto bene signora?’ non si nega a nessuno, e io – sorniona  – esordisco con ‘le interessa veramente, il mio parere ?’ (sopracciglio alzato e sguardo di sfida). Se l’ingenuo sedicente maitre risponde ‘certamente, mi interessa molto!’ per farsi bello, è finita. FINITA! Io parto in quarta, e demolisco sistematicamente tutte le portate che non mi hanno convinto pienamente (la media, di solito, è superiore all’80% dei piatti serviti).

Il ristoratore a volte si adira, a volte si interessa solo apparentemente alla mia opinione,  salvo poi sputarmi nel dessert (lui, lo chef, il sous-chef, il lavapiatti, che ci butta dentro anche un po’ di sciacquatura),  altre volte ancora  invece mi si prende sul serio, mi si ascolta e mi si porgono ringraziamenti (c’è addirittura un ristorante che propone un dolce che ho personalmente vagliato, valutato e corretto  prima di essere inserito nel menù, tanto per dire…)

Orbene: tutto questo è NIENTE  in confronto a quel che può succedere allorquando la domanda venga posta contemporaneamente a me E alla Superzia, che ha sì la competenza culinaria del paracarro, ma compensa abbondantemente con una dialettica sopraffina e con una propensione alla sfrancicaminchieria che non potete neanche lontanamente immaginare.  E’ un po’ lo Yoda dei Cavalieri Sfrancica, se volete imparare bene bene bene andate da lei per un paio di mesi (non per niente è la maggiore, delle due).

Quindi le polpette sono asciutte, la crema di funghi non sa di funghi e nemmeno è abbastanza cremosa, nella bruschetta c’è troppo aglio, il bicchiere è troppo di vetro, il tovagliolo non è di fiandra,  e via e via e via…

Peccato che poi sul finale perda completamente di credibilità suggerendo la cottura al microonde  quale valida alternativa alla frittura in olio evo, come fa lei a casa di solito, a garanzia di maggior leggerezza e digeribilità dell’alimento! E mi raccomando la funzione crisp!

Vabbè, dai. Alla fine ci hanno solo dimezzato il conto..  l’obiettivo era non pagare del tutto, ma ci siamo andate abbastanza vicine.

Faremo meglio la prossima volta, la Superzia ha già prenotato in un rinomato ristorante stellato… proprio subito dopo la visita dal dermatologo!

ego

 

 

I will survive

Il motto della  TDD è ‘ottimizzare’,  il che vale soprattutto per il tempo: essendo per sua natura la start up perennemente sotto organico (almeno per i primi 2-3 anni) è normale fare in due il lavoro di sette-otto persone compreso, quando occorre, lo scarico dei camion.

Va da sé che banalità quali un trasferimento di 700 km verso la terra dei wurstel&crauti  si fa rigorosamente in orario extra lavorativo: la partenza per la bella patria dei brezeln (e in questo periodo anche dei mercatini di natale più belli del pianeta… ma secondo voi li ho visti ??) è quindi  fissata ad un ora più che conveniente, vale a dire le 18.30 (con davanti l’attraversamento della Svizzera che notoriamente pullula di radar più di Cape Canaveral). Il personale coinvolto nella trasferta è l’intero organigramma della TDD: io e il GrandeCapo  (che d’ora in avanti chiameremo anche CroMagnon. Capirete poi perché)

Detto GrandeCapo parte carico di campioni dimostrativi ma anche e soprattutto di pregiudizi, tipo che al self service dell’autogrill svizzero si mangia MALISSIMO; quindi di fermarsi al tavolo non se ne parla neanche e decide saggiamente (a detta sua) di approvvigionarsi in autonomia all’annesso market Coop, acquistando una pagnotta, un salame rigorosamente Citterio e una confezione di speck (scoprendo poi con raccapriccio che la denominazione speck, oltralpe, designa la pancetta affumicata (scrausa) e non il nobile salume tipico del sudtirolo. Più una lattina di cocacola, per la modica cifra di 37 euro. D’altronde siamo in Isvizzera).

Si sbranerà il tutto guidando con una mano sola, e staccando con l’altra tozzi di pagnotta da avviluppare in fette di Citterio;  la pancetta-speck, invece  volerà semi intonsa fuori dal finestrino poco oltre Zurigo.  (per inciso: adesso avete capito perché CroMagnon?). Digestivo: un Toblerone da 750 g.

(io invece ho optato per una bella cenetta sana e leggera: Burger King da asporto, patatine maxi, e onion rings fritti. Ma almeno da bere ho preso la minerale gassata)

Dopo 500 km e 650 g di Toblerone, esausti e indigesti,  decidiamo di fermarci a dormire per proseguire, con relativa calma, il giorno successivo: siamo fortunatissimi, e scoviamo un sedicente hotel annesso all’area di servizio, con vista panoramica sullo svincolo autostradale, meta prediletta di manovali, carpentieri e altri operatori del settore edile e/o spurghi.

Ve lo consiglio, soprattutto se siete donne mature un po’ giù di autostima: andateci a fare un week end, e presentatevi la mattina a colazione, come ho fatto io,  con un bel taiorino e una decolleté tacco 12. Capirete finalmente il significato dell’espressione ‘mangiare con gli occhi’ (e vi farete anche una cultura sulle diverse tipologie di tuta da lavoro esistenti in commercio oggidì).

Bon, per il momento è tutto. La trasferta è andata bene, e siamo rientrati  sani e salvi alle ore 23.00 del giorno successivo.

Sono sopravvissuta alla prima trasferta TDD.  Speriamo anche alle prossime…

 

E sia la luce. E luce fu!

Eccomi qua. Dopo 5 mesi di silenzio.

In 5 mesi possono succedere tante cose.  O anche niente.  O una via di mezzo.

Io la terza che ho detto. In questi  mesi, ho:

  • Lavorato molto.
  • Fatto partire una start-up
  • Fatto un viaggetto (breve) in Indonesia
  • Fatto svariati trekking in montagna
  • Dormito molto
  • Bevuto troppo

Ma andiamo con ordine.

TDD (Tacchi Dadi e  Datteri) : la Start Up

In verità la TDD non produce veramente i prelibati frutti da palma tipici del nord africa, che tutti acquistiamo in prossimità del periodo natalizio: trattasi invero di una Start Up ad elevatissimo contenuto tecnologico, che niente invidia alla produzione del Large Hadron Collider del Cern, per dire.

Figuratevi un po’ come sono a mio agio io a disquisire con competenza e alterigia di vaporizzatore di ioni, tanto per fare un esempio,  nonché di altre amenità analoghe con gli espertoni del settore.  Ça va sans dire che, come sempre, io ne so meno di zero, ma tant’è, questo è il mio destino. (a confronto le valvole termoioniche erano la tabellina del sette.. anzi, quella del due!) 

In sovrappiù aggiungiamoci che essendo la TDD una start up, in quanto tale, fino a prima della sua nascita essa non esisteva. Non esisteva niente.

Ad esempio: facciamo un bella lettera: prendo la carta intestata …. Ah no, aspetta.  Non esiste la carta intestata.. va bè, che sarà mai ?  Prendo un documento word, ci pianto su il logo aziendale.. Ah no, non esiste neanche il logo aziendale… aspetta, chiamo il nostro grafico di fiducia e gli ch.. ah già. Non ce l’abbiamo, il grafico di fiducia. Bisogna selezionarlo… E via e via e via, così per tutto, dagli indirizzi e-mail alla carta igienica nel bagno . Vi dico solo questo: non avevamo neanche la macchinetta del caffè!

Ho detto tutto!

Adesso, invece, la start up esiste. E’ una realtà, e l’ho creata io, come il Mostro di Frankenstein .. ci somiglia anche un po’ a dirla tutta, un po’ perché io sono una fugnona di mio, e un po’ perché quando devi fare settemila cose tutte insieme è difficile che il risultato sia sofisticato e preciso.

Però fatto sta che prima non c’era, e adesso c’è. Sono il Dio della Start Up!

Tutto ciò a parziale giustificazione della mia latitanza protratta:  la Creazione mi ha preso tempo ma soprattutto energie, fisiche e mentali.

La mia vita – artistica, spirituale e soprattutto sociale – ne ha grandissimamente risentito: ho fatto dell’eremitaggio-dopo-lavoro  un’arte, e più mi esilio più tendo a rifuggire il contatto umano. Non lascio praticamente mai la mia abitazione, se non per andare al lavoro, e da che ho scoperto la pagina Facebook ‘stare in casa is the new uscire’  la mia esistenza misantropa e solitaria ha assunto tutta una sua nuova dignità.

Eppure…

Eppure..

Eppure .

Eppure

Da non credersi.  Faccio una vita da suora, eppure ho un corteggiatore.

Vero eh, mica immaginario. In carne e ossa.

I dettagli (quelli raccontabili) la prossima volta (soprattutto per via del fatto che, incautamente, in tempi non sospetti, gli detto del blog, e quindi è un potenziale lettore. Sto camminando sull’orlo del precipizio)

 

p.s.  se sono uscita dalla mia grotta virtuale occorre ringraziare Patrizia Ruvolo, che si firma nome e cognome e mi scrive da Palermo, commentando il post di agosto;  è stata la sua tirata d’orecchie che mi ha fatto capire che alla misantropia c’è un limite !

(e poi…io mica ci avevo mai pensato,  di avere dei lettori addirittura a Palermo.. potenza dell’Internet!)

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