Infanta Amarcord

Un fedele resoconto stenografico di fedelissima e veritiera conversazione avvenuta in data odierna tra me e l’Infanta 

 
Personaggi: 
M : MATER (io)
I : INFANTA (l’Infanta) 
 
All’interno dell’autovettura, rientrando a casa in orario serotino: 
 
I: Mater, ma come guidi ?? Lo sai che ho paura a stare in macchina con te?
M: Infanta, che lagna che sei! Ma se guido benissimo!
I: Ah si? Ma se hai preso almeno 100 multe!
M: ma cosa dici ?? ma se negli ultimi 6 mesi non ne ho presa neanche una!
I: a parte che dovrebbe essere la regola, non un’eccezione della quale meravigliarsi..
M: vabbè.. comunque abbiamo mai fatto incidenti ? No! e allora…
I: ma certo, che ne abbiamo fatti, di incidenti! Tipo quella volta che sei andata addosso all’autobus!
M: IO ?? addosso all’autobus? Ma quando mai !
I: ma certo che sì, ero in quarta elementare, mi stavi portando a scuola. Me lo ricordo benissimo, ero seduta dietro con lo zaino rosso. Sei andata dritta in faccia al bus
M: ah sì? Non me lo ricordo…ma quindi poi sarai arrivata a scuola in ritardo!
I: si, come al solito. Non ti ricordi? Arrivavamo 10 minuti dopo la campanella, e mi lanciavi fuori dalla macchina urlando ”dì alla maestra che che abbiamo trovato traffico!‘… Però la bidella abitava davanti a casa nostra, e faceva la stessa strada, e lo sapeva benissimo se c’era o non c’era traffico. 
Mi sgamavano sempre. 
M: …(silenzio imbarazzato)
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Santoiddio, Infanta! Ma che infanzia difficile ti è toccata ??

amarcord

The power of blue eyes

Qualora siate delle tombolotte piccolette, con occhi e capelli nerissimi (e potenziali folti baffi neri a manubrio se non adeguatamente domati da cerette e bilame) evitate di recarvi nel paese menzionato qui, qui e anche qui in compagnia di un’amica di nazionalità danese (o altro paese scandinavo) alta metri due, bionda con grandi occhioni  azzurroni. La vostra autostima NON ne gioverà!

Ad esempio: il taxista Mohamed che vi attende all’aeroporto, dopo un rapido quanto preciso esame visivo, acchiapperà deciso la valigia della vichinga. E basta. Scordatevi che prenda la vostra: egli ve la lascerà in mano, senza neanche fare una piega, e poco importa se pesa una tonnellata.
A nulla valgono i vostri sbuffi di malcelata insofferenza: il bagaglio ve lo dovete portare voi, e con le vostre manine (tozze e nere) adagiarlo nel portabagagli.
La valchiria intanto è già stata fatta accomodare con tutti gli onori del caso sul sedile posteriore, e le stanno già offrendo un tè alla menta.
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Non parliamo poi delle proposte di matrimonio: Ingrid vs Barbie 10 a zero.
Baristi, taxisti, guide turistiche autorizzate, guide farlocche, vecchi professori di storia in pensione, conciatori di pelli e conducenti d’asino: tutti vogliono sposarla, apparentemente per scherzo, ma intanto si vedono arrivare 40 cammelli all’orizzonte.
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(E io, invece, povera calimera piccola e nera ? Io niente. Il massimo del complimento che ho ricevuto è stato ‘ma tu invece.. sei marocchina anche tu ??’ dettomi da un paio di tizi che due minuti prima stavano già sognando le pubblicazioni al comune di Copenhagen…)
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Inoltre, è cosa nota  risaputa che i locali mal sopportano che li si ritragga fotograficamente, e di norma lanciano colorite quanto efficaci maledizioni all’incauto turista munito di fotocamera che insiste nel riprendere l’artigiano intento al suo umile lavoro, con una sfacciata predilezione per il mestiere di lustrascarpe, che se la gioca all’ultimo sangue col vecchiettoriparatutto che aggiusta il videoregistratore vhs.. quest’ultimo, di solito, se vi becca mentre lo inquadrate ve lo tira in testa, il videoregistratore…
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Ma anche in questo caso la nordica individua la fa da padrona: il maniscalco si mette in posa lezioso, lo sgozzacapre si fa ritrarre sorridente, mentre brandisce giulivo due femori spolpati che sgocciolano sangue ancora caldo, e il parcheggiatore di muli insiste per lasciarci il suo indirizzo email (www.donkeyparking.gov.ma)  così da avere copia dell’immagine, ad imperituro ricordo di un momento che mai più si ripeterà.
(da  notare che le foto sono scattate con un cellulare non recentissimo, la cui risoluzione è tipo questa) 
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sgranato
Superfluo precisare che io, invece, rischio di vedere la mia apparecchiatura fotografica gettata malamente nel canale di scolo solo per aver ritratto un gatto in attesa davanti al banchetto del macellaio.
Un gatto nero.
Di spalle.
Di notte.
Senza flash.
Una macchia nera su fondo nero.
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E infine:
– i bambini la rincorrono per dividere con lei le merendine (l’unico pasto della giornata, probabilmente…)
– i mendicanti cenciosi spartiscono con lei il magro incasso giornaliero pur di farsi fotografare al suo fianco (una foto che peraltro non vedranno MAI.. non hanno whatsapp. E se per quello neanche il cellulare. Uno poi sosteneva di essere cieco…)
– il top del top è ai Giardini Reali, che vogliamo visitare nel giorno di chiusura settimanale. Li aprono apposta per noi. Oddio, scrivo ‘noi’ ma ormai sappiamo tutti benissimo che dovrei scrivere ‘LEI’. Li aprono apposta per farLA entrare. Io mi intrufolo di sfroso approfittando della circostanza fortuita.
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Ecco: io mi domando se per caso Steve Mc Curry per fare quei suoi ritratti pazzeschi non si travesta da valchiria bionda….
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Un’immagine di me e  della valchiria bionda in gita….
barbie e valchiria