QUESTO NON E’ UN FOOD BLOG

Contravvenendo contro ogni logica alla regola aurea ba-si-lare della ristorazione mondiale, ossia:

1) mai mangiare in ristorante col buttadentro
che ha per corollario
2) mai mangiare in un ristorante che ha le foto dei piatti sul menù
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ho avventatamente  deciso, per amor di tipicità, di avventurarmi in un locale TIPICO irlandese (che ovviamente presentava entrambe le caratteristiche di cui sopra), probabilmente il più TIPICO di tutta Dublino (tuttotrifogliodallantipastoaldolce).
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Ordunque: il precitato buttadentro decide subito che io e la collega che mi accompagna nella sciagura siamo donne di gran classe, e senza indugio alcuno ci dirige al piano 3°, il top level del locale in termini gastronomo-economici (scoprirò che il termine giusto sarebbe stato GASTRO-economici).
I prezzi, che salgono al progredire degli scalini,  non son proprio da osteria, ma comunque, per non sbagliare, memore del trucco segreto di un’anziana zia ricca e gourmande, scelgo il piatto più costoso del menù, nello specifico: aragosta.
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Nell’attesa io la collega inganniamo il tempo spalmando generosissime dosi di burro salato su fette pane bianco coi semini (scopriremo poi a nostre spese, e qui ‘spese’ non è un modo di dire, che trattasi dell’unica cosa mangiabile della serata. E gratuita, per di più, essendo il coperto che, notoriamente, all’estero non si paga), e coraggiosamente tentiamo pure l’assaggio del pane nero alla Guinness, una putrella di carboidrato compatto marrone scuro del peso specifico del plutonio arricchito, che però sa di rancido.
Mi informo urbanamente col capo cameriere se è normale.
Sì – risponde un po’ scocciato – è pane alla Guinness. DEVE avere quell’odore lì.
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(ora: va bene, abbiamo capito, Irlandesi cari, avete la Guinness. Però non è che sia obbligatorio usarla per tutto-tutto! Fatevene una ragione, il pane NO, santoiddio!) 
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Dopo un lasso di tempo a mio avviso un po’ troppo breve per bollire convenientemente un’aragosta viva nel suo bravo court-bouillon ma adeguato in caso di riscaldamento della medesima  al microonde in quanto manufatto precotto, giunge in tavola il rinomato quanto raffinato e costoso crostaceo, che nell’immaginario collettivo è una prelibatezza a mangiarsi ed una delizia a vedersi, che quindi ci immaginiamo così:
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aragosta bella
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Invece, sventuratamente,  quel che arriva nel MIO piatto è questa roba qui:
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aragosta brutta
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Per onestà intellettuale devo dire che la foto l’ho fatta poco dopo averla ciancicata un po’, e poscia ricomposta a scopo fotografico. Ma vi assicuro che anche alla partenza non era tanto diversa da così.
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Brava! – opinerete voi, miei adorati lettori – non hai detto che c’era la foto sul menù?? e allora perché mai  l’hai ordinata ?? 
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a) nella foto sembrava meglio
b) rileggere la regola dell’anziana quanto miliardaria antenata, grazie
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Ma il bello deve ancora venire….
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Contorno: mixed vegetables, nello specifico purè e piselli .
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I piselli sanno di culo.
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Non scherzo. di CULO.
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Interpello, stavolta assai meno urbanamente, il cameriere, che sostiene, ancora una volta, che l’odore – qualunque esso sia –  è corretto, poiché trattasi di piselli secchi.
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Va bene, dico io, ma l’odore deve essere proprio proprio questo ? e senza porre tempo in mezzo glieli sbatto sotto il naso.
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YES – ribatte l’essere umano evidentemente privo di olfatto, di papille gustative, e anche del concetto il-cliente-has-sempre-ragione – THIS IS TYPICAL OF DUBLIN.
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WELL SIR, THIS IS NOT EDIBLE !  chiudo io, tranchant come non mai, con una frase tanto lapidaria quanto sincera (e di cui mi vanterò a oltranza per il resto dei miei giorni)
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E glieli pianto lì. (glieli avrei tanto volentieri tirati in faccia, a dirla tutta) 
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Cosa ci insegna, questa bella storiella che purtroppo non è inventata di sana pianta ma è un fatto di cronaca tanto raccapricciante quanto reale:   mai, mai, mai contravvenire alla regola aurea, men che meno per amor di tipicità.
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Ma d’altronde, cosa aspettarsi da un ristorante che sfoggia in bella vista nella salle à manger questa locandina qui??
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cholera
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(mi scuso per le ridotte dimensioni dell’immagine, e a beneficio di chi temesse di aver letto male confermo che trattasi di pubblicità d’inizio secolo di un medicinale contro la DIARREA ed il COLERA)

E quindi ?

Quindi sono volata fuori dal parcheggio, ho invertito la marcia e fiondato il Kangoo in direzione nord, lanciata a tutta birra, manco stessi guidando  la Bugatti Veyron Supersport verso Malpensa2.

Vi dico solo che andavo così veloce ma così veloce che il Kangoo vibrava tutto, un po’ tipo il Tagadà (avete presente, no?)  e credo che la struttura metallica ne sia rimasta gravemente compromessa, tant’è che ho dovuto fare il tagliando la settimana dopo. E ho ancora adesso il dubbio se quel  ‘bang’ che ho sentito verso Legnano fosse l’esplosione di una gomma, una pattuglia che mi sparava o io che superavo il muro del suono… credo la terza che ho detto.

Sono arrivata alle partenze a 200 all’ora, ho frenato all’ultimo, sgommando in derapata e sono lanciata fuori praticamente ancora in corsa tirando al volo le chiavi al car valet da me preventivamente avvisato via telefono cellulare (ovviamente no, non ce l’ho l’auricolare.. a 200 all’ora, col telefono in mano… Roba che se tra i lettori c’è un poliziotto belga sono fottuta)  e mi sono precipitata trafelatissima al banco del check in (sì, perché dovevo pure imbarcare la valigia campionario), ignorando bellamente la fila chilometrica dell’economy e presentandomi direttamente al banco della prima classe, sciammannata come non mai.
‘La preeeeeego’ ho berciato singhiozzando alla valchiria bionda addetta alla registrazione bagagli – ho l’aereo che decolla tra 2 nanosecondi…
‘Ma si, signora, non si preoccupi – mi ha urbanamente risposto – guardi che c’è tutto il tempo. Favorisca il documento di identità e intanto beva queste goccine, che le fanno bene’, allungandomi al tempo stesso carta d’imbarco e una pinta di Lexotan, avendomi vista un filo tarantolata all’idea di perdere il volo.
MORALE: sì, l’ho preso l’aereo, e son partita. E sono pure arrivata.
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La multa per eccesso di velocità invece no, non è arrivata. Almeno per ora.
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Bugatti-Veyron_Super_Sport