We are all little butterflies

Grazie alle mie amicizie influenti ad altolocate, ho recentemente goduto del privilegio di assistere ad una mirabile rappresentazione della Madama Butterfly nella splendida cornice dell’Arena di Verona.  Seduta sul palco, praticamente in braccio al tenore. Una figata.

Come se ciò non bastasse, e non fosse sufficiente motivo di vanto, c’è da dire che la Madama Butterfly è un’opera meravigliosa, tant’è che perfino gli ignoranti non-melomani come me me sono in grado di apprezzarne la palese straordinarietà.

(in verità potete goderne facilissimamente anche voi, del privilegio… se avete un account twitter potete acquistare i so called Tweet seats, come ho fatto io, ad un costo accessibilissimo, portandovi pure un accompagnatore! 10 Euro, e siete in braccio al tenore pure voi! i dettagli qui. Io ne avrei spesi anche 15, a patto che l’accompagnatore l’avessero fornito loro… )
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La trama della Madama Butterfly, per chi non la conoscesse. è molto semplice e concepita da uno psicopatico maschilista. Oppure da una donna con la sindrome di Stoccolma, dipende dai punti di vista.
Comunque: l’opera dura tre ore ma io ve la posso agevolmente riassumere in poche righe: c’è questa ragazzetta giapponese di 15 anni che fa la terza liceo geishe, della quale si invaghisce tale Pinkerton, ufficiale americano che passa per di lì su una portaerei.
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Detto fatto, se la sposa, ma così, per ridere… già sapendo in cuor suo che prima del ritorno a Manhattan potrà agevolmente ripudiarla in conformità alla normativa locale in materia di matrimonio, senza che nessuno possa dire bah (e voi che vi lamentate dei contratti prematrimoniali… E poi venitemi a dire che il Giappone è un paese civile!). L’ingenua giovinetta scambia la lussuria (e io aggiungerei pedofilia, và) per amore vero, probabilmente complice  anche il fatto che il tipo parla una lingua straniera… fatto sta che si innamora perdutamente dello spregevole individuo. Fine atto primo.
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Secondo e terzo atto insieme: passan tre anni, Butterfly  (che  si chiama così, come se di sfighe non ne avesse avute  già abbastanza) attende il ritorno del Pinkerton insieme al figlioletto di anni tre (si, lo so. Sembra una puntata di 16 and pregnant… ma invece è Puccini!).
La sventurata, non ancora maggiorenne, mentre si prepara per l’esame di  maturità, aspetta.
E aspetta.
E aspetta.
E spera  (un bel dì vedreeemoooo).
E aspetta.
E aspetta.
E tutti che le dicono: và che secondo me non torna.. guarda, non farti illusioni. Non torna. Guarda che non torna…
La faccio breve: Pinkerton, con gran sorpresa dei più, invece torna. Però con una moglie americana appresso, irripudiabile. A riprendersi il figlioletto.
E in sovrappiù  decide che la Butterfly neanche passa a salutarla perchè non se la sente (..no guarda; non sei tu, sono io…)
La nostra protagonista alla fine del terzo atto capisce che l’opera sta per finire, del Pinkerton neanche l’ombra, in compenso chi sarà mai quella zoccola americana che mi gira per casa con mio figlio per mano ?
D’un lampo, pur non avendo preso il nobel per la perspicacia, ella capisce.
E presa dalla disperazione si uccide.
(avrei voluto vedere voi… comunque se vi interessa una sinossi più precisa potete leggerla qui )
Se non siete dei villani malgarbati insensibili, con un blocco di granito al posto del cuore, sul finale piangete come delle fontane, perfino più di Julia Roberts in Pretty woman quando guarda la Traviata, che sì, è un’altra opera ma strappalacrime pure lei.
Comunque la Butterfly fa piangere uguale,e anche di più. Io almeno singhiozzavo come un vitello.
Poi, tornando a casa, ci ho pensato su…a quella disgraziata d’una Madama Butterfly che tutte ci portiamo dentro. Perchè è lei che ci scoppia a piangere sul finale.
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Tutte abbiamo avuto il nostro Pinkerton personale, almeno una volta nella vita, che a dispetto delle nefandezze subite e dell’evidenza palese della sua infingardaggine, e nonostante quello che ci diceva la nostra migliore amica .. ‘guarda che non torna.. l’ho visto io, ha un’altra…non torna’ …   abbiamo aspettato … e aspettato… e aspettato… e sperato.. e aspettato…e aspettato.
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Ma niente. Nessun fil di fumo.
Però almeno noi, alla fine, non ci siamo uccise.
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Al massimo abbiamo ucciso lui.
(almeno metaforicamente parlando…)
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Tutto questo per dire che alla fine,  all’uscita del cast, in mezzo a tutti quei  ‘Bravaaaa! Bravo il tenoreeeee’ quella che gridava ‘Pinkerton stronzooooooooooooo!!‘ ero io.
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(cliccare sull’immagine per piangere a crepapelle) 

Premio fedeltà

Ho ricevuto messaggi pieni di acrimonia e di riprovazione

Ho ricevuto messaggi strappalacrime

Ho ricevuto messaggi che semplicemente dicevano ‘Bè?? E allora ??’

Non ho ricevuto nessun messaggio, segno che tanti neanche si sono accorti che ho smesso di pubblicare…

E io niente. Non ho fatto una piega. Di granito.
Silente da metà maggio, senza nulla da dire e da scrivere, cieca e sorda ai richiami dell’universo ancorchè dei mie lettori (che oramai saranno rimasti in tre…)

Ogni volta che mi dicevo ‘dai, su… riprendi! scrivi qualcosa!!’ era un dramma: perchè si sa, che è mille volte più difficile riprendere in mano qualcosa che già c’è piuttosto che iniziare una cosa nuova. Vero o no?

Ecco, ma se poi a un certo punto quella cosa lì che esiste già sparisce e cessa di esistere ?

E’ quello che è successo al blog: a detta di un addetto ai lavori (che poi, in un batter d’occhio, ha brillantemente risolto la situazione e io volevo sposarlo.. anche perchè è un tipo molto ma molto figo) un ‘cavolo di plugin che non funzionava’ ha oscurato il sito per un tot di giorni, facendomi piombare nella più cupa disperazione… Va bè che sono in crisi creativa… ma i miei post? e 6 anni di storia ? E tutte le cose che ho scritto (e che venivano da cose che ho vissuto) ? Che fine hanno fatto?

(Perchè io – ça va sans dire – mica salvo niente !)

Comunque: l’idea della perdita irreversibile è stata uno shock, ed era quello che ci voleva.

Bè, Eccomi qui. Sono tornata.
Per voialtri tre lettori che siete rimasti rimasti lì, ad attendermi trepidanti.