Vacanza low cost in località remota ma non troppo – terza e ultima parte

In questo paese, purtroppo, tutti,  o quasi cercano di incularvi, in tutti i modi possibili ed immaginabili.

Guide turistiche farlocche vi attendono fuori dai monumenti e vi carpiscono 10 euro per una spiegazione pure troppo dettagliata (o fantasiosa ??) dell’importante edificio, ove peraltro sarete introdotte tramite una porticina segreta e secondaria di cui loro – e SOLO loro – hanno la chiave, e da dove, a parte voi, non sta entrando nessuno. Per tutta la durata della visita vi sentirete fighissime, per aver incontrato l’unico detentore dell’accesso segreto, salvo poi rendervi conto del superpacco che vi hanno tirato quando vi faranno uscire dall’entrata principale, dove campeggia un bel cartello con scritta ‘entrata 1 euro’ e da dove entrano tutti gli altri turisti, meno cretini di voi. E va bè…

Ma non è mica l’unico caso, in cui vi inculano… volete comprare tre limoni al mercato ? Ve li piazzano al triplo del loro valore.

Avete voglia di un caffé?  Costa più che in piazza San Marco.

Andate al ristorante ? Pagate anche per la famiglia di 6 persone seduta al tavolo di fianco a voi.te

Anche perchè è il mercato – ristorante – bar dove vi ha portato il vostro autista, che teoricamente dovrebbe proteggervi, perchè lui è uno del posto, e sa come si fa ..ma probabilmente, invece,  si prende la mezza da qualunque esercizio commerciale in cui mettete piede e col gestore del quale è certamente imparentato da vincoli di sangue indissolubili.

E non vi lascia un momento. E non vi fa andare da nessun’altra parte. E se protestate si arrabbia, e la volta dopo fa di peggio. Ah, tra l’altro passa la giornata a scapperarsi al volante (ma qui c’è un problema di cattiva educazione, direi)

Però in questo paese può anche accadere di fare amicizia con persone che non conoscono la propria data di nascita e, di conseguenza, il giorno del loro compleanno, perchè, in quanto nomadi, non sono mai registrati da nessuna parte, men che meno all’ufficio anagrafe del comune. Anche perchè.. quale comune, visto che sono nomadi ?

Tant’è che ne incontriamo un gruppo per strada, di nomadi, in piena fase di trasloco dal deserto (dove risiedono in inverno) alla montagna (dove si trasferiscono in estate), con tutta la casa appresso debitamente caricata a bordo del loro efficiente mezzo di trasporto (il solito dromedario)

E io che tutti gli anni mi lamento del cambio dell’armadio estate-inverno…

 

 

Particolare della piazza Jemaa el Fna (la foto ovviamente non è mia), nella città di Marrakech.   La cui descrizione è stata mirabilmente sintetizzata da L., la mia compagna di viaggio: ‘Napoli, in confronto a Marrakech, è Sidney… ‘

 

 

 

Vacanza low cost in località remota (ma non troppo) – parte seconda

In questo mirabolante paese, pur restando in ambiti molto low cost potete altresì capitare in alberghi (apparentemente) paradisiaci, con muri fatti – secondo l’usanza locale – in paglia e fango e con un bagno grande quanto il vostro appartamento. Però senza porta.

Vano il tentativo di schermare odori e rumori con una civettuola tendina. Situazioni che mettono a dura prova relazioni collaudate e amicizie trentennali.Figuriamoci la prima vacanza con un’amica nuova di zecca!

L., la mia avventurosa compagna di viaggio, si trova così costretta, mentre io utilizzo la stanza da bagno per abluzioni serotine ed altro, a temporeggiare acculturandosi su usi e costumi locali studiandosi la sua Routard con i tappi nelle orecchie e la molletta sul naso.

I miei reiterati inviti ad uscire dalla stanza cadono nel vuoto. ‘Sto bede codì, grazie’, afferma sicura. Contenta lei…

In questo paese veniamo immediatamente ribattezzate col soprannome locale riservato alle turiste femmine (e non vi dico qual è se no capite subito) ma subito dopo siamo certissimamente rinominate ‘bottane industriali’ a causa delle mises che sfoggio io (L. per proprietà transitiva diventa bottana pure lei)

Infatti me ne vado in giro sfrontata in shorts e canotta, avendo, al tempo stesso, l’ardire di fotografare i locali col telefono cellulare. Alcuni mi chiedono soldi in cambio del loro status di ‘soggetto interessante’, altri fanno cenni di diniego talmente decisi ed eloquenti che io sbianco dal terrore e desisto immediatamente, altri ancora mi rincorrono furibondi, brandendo attrezzi falciformi e urlando invettive nel pittoresco idioma locale, ovviamente incomprensibili, ma la cui traduzione si può facilmente immaginare essere tipo ‘via di qua, brutta bottana industriale!’, mentre io me la do a gambe, salto in macchina gridando ‘viaaaaaaaa’ al mio autista che parte sgommando, ma in cuor suo solidale all’aggressore (ricordamoci: fanno parte della stessa etnia, son praticamente fratelli).

In questo paese, avendo le conoscenze giuste, si può far visita ad una famiglia di nomadi, che vive più o meno come la mia trisnonna. O forse in condizioni peggiori.

Dopo aver rigovernato gli armenti ed avermi obbligato a prendere in braccio un agnellino (vivo) la capofamiglia, un’anziana signora di circa 35 anni, ci invita a prendere insieme la tradizionale bevanda locale, il te alla menta. Stante che siamo nel deserto, ci domandiamo:

  • dove avrà preso l’acqua ? Mica in quei bidoni lì che stanno sotto il sole da dieci giorni, per caso ? Cavata fuori da dove, poi ?
  • quand’è che si è lavata la mani, dopo le capre, che me lo sono perso ??

Sprezzanti del pericolo dell’ameba e/o di altre patologie derivanti dal consumo di acqua stagnante contaminata con germi di vario tipo, io e L. trangugiamo la deliziosa bevanda (a seguire: fermenti lattici come fossero Smarties) pena l’immediata ed irreversibile offesa alla famiglia tutta, fino alla progenie di quinta generazione.

In questo paese – ormai l’avrete capito – c’è il deserto. Fattasi una cert’ora ci si fa dare un dromedario e, poscia rigorosa formazione di carovana, si va a fare una bella passeggiata onde bivaccare nottetempo tra sabbia (sotto) e stelle (sopra).

Se – come già accennato – il viaggio è un po’ troppo low cost:

  • il vostro cammello è quello del Dottor Livingstone, e ormai  ha più di 150 anni (o almeno li dimostra). Il cammelliere, onde salvaguardarne la fragilissima struttura ossea, ci piazza sopra la più piccola e minuta del gruppo (non certamente io, è chiaro). Cionondimeno la bestiola stramazza al suolo.
  • Arrivati al bivacco scoprite, con un certo disappunto, che manca il fuoco centrale. Ma allora che bivacco è? Tentare di accendere tutti insieme gli accendini del gruppo è un lodevole tentativo, ma non crea comunque quell’atmosfera che vi aspettavate
  • Le tende all’interno delle quali è previsto il pernotto ospitano pagliericci di dubbia manifattura (ma di certissima scarsa igiene), coperte lanerossi acriliche degli anni 70 (e mai lavate da allora, probabilmente) e tanta, tanta, tanta sabbia. E parecchi scarabei. E probabilmente anche altre famiglie di insetti.

 

Però quando cala la notte vi allontanerete di qualche metro, per sdraiarvi sulla sabbia soffice e guardare in alto: penserete che così tante stelle non le avete mai mai viste.

Vi dimenticherete della tenda, delle coperte lanerossi e del dromedario centenario.

Se siete fortunati vi capiterà anche di vedere le stelle cadenti più strabilianti della vostra vita !

…e non saprete quale desiderio esprimere, perché è già tutto lì.

 

Vacanza low cost in località remota (ma non troppo) – Parte prima

Sono reduce da una vacanza low cost in un paese meraviglioso, dove il paesaggio cambia mille volte in un giorno, passando dalle alpi svizzere al deserto roccioso, dove le donne stendono i panni ad asciugare sulle rocce, le capre son più numerose dei cristiani e se vi azzardate a scattare una foto il soggetto ritratto vi domanda subitamente l’equivalente di euro 1 in valuta locale.

In cucina il coriandolo e il cumino la fanno da padrone, e cosa si beve non ve lo dico, se no capite subito e ciao.

Se eccedete nel low cost (e nel mio caso è così, per cronica carenza di pecunia) può accadere di ritrovarsi in un sedicente albergo (trad: stamberga fatiscente) ove:

  • la manutenzione è un optional, tant’è che la porta di accesso al balcone è bloccata. Vi tocca uscire dalla finestra per stendere il vostro bucatino giornaliero
  • non potete farvi una doccia che si possa definire tale, poiché il gancio che regge il coso coi buchi è rotto
  • come conseguenza diretta abbiamo l’allagamento immediato di tutto il bagno (forse anche grazie ad uno scarico poco efficiente ? Può darsi), e vi tocca asciugarlo tutto con uno degli asciugamani in dotazione
  • di asciugamani in dotazione ce n’è solo uno, un po’ liso
  • sul letto, a mò di coperta, vi trovate un tappeto (che, d’altronde, è uno dei prodotti tipici locali) che, al tatto, vi lascia i polpastrelli un po’ unti
  • per cena: brodino al coriandolo (a proposito: io il coriandolo lo odio)

In questo paese di paesi ce ne sono tanti altri, tutti arretrati di qualche decennio rispetto alla nostra amata penisola: ad esempio, il mercato che abbiamo visitato, scortati da un locale che ci fa da cicerone, oltre a prevedere spazi ad hoc per la compravendita di animali (putacaso che ti vuoi portare a casa un cavallo. O un tacchino, per dire…tra parentesi: mai visti tacchini di tali dimensioni) contempla anche un parcheggio per asinelli grande quanto due campi da calcio, onde ospitare le cocciute quanto mansuete creature, debitamente guardate a vista dal parcheggiatore, un indigeno contraddistinto da un copricapo di colore arancio che riscuote l’obolo, l’equivalente di 2 centesimi di euro.. o forse due millesimi, va a sapere, al ritiro dell’automez dell’animale da soma.

Nel mercato è possibile acquistare, oltre alle bestie vive, altri animali morti (lasciati lì in bella vista in balia delle mosche, soprattutto zampe, teste e interiora) tutte le spezie del creato, frutta & verdura, sandali Michelin, con la suola fatta di copertone riciclato, è possibile farsi riparare un abito (con gloriose macchine Singer a pedale come quelle di vostra nonna) farsi tagliare barba e capelli, far revisionare il fornello e/o il motore della macchina da cucire, farvi fare a mano una ringhiera ricciolata per il balcone, e mille altre attività che qui adesso è difficile elencare in maniera esaustiva. Ma se vi viene in mente una cosa probabilmente c’è. O ve la fanno.

 

In questo paese dai mille paesi, un giorno transiti su un passo a più di duemila metri di altezza, e c’è la neve. Sei ore dopo sei lì che evapori al sole del deserto, tenendo in mano una ghirlanda di rose che ti sei comprato per la via mentre guardi da lontano i vortici di sabbia che si alzano per decine di metri all’orizzonte. Poi, via di lì, te ne vai a passeggiare in un’oasi di palme coi ruscelletti, un’ombra gentile sulla testa e il profumo di menta nel naso. E’ un paese così, e non c’è da stupirsi.

Ma io mi stupisco lo stesso.

 

(segue)