Chi dorme non piglia pesci

Ho qualche problemuccio col sonno.
(e anche uno con l’alcol, a dire il vero. Ma ve ne parlo un altro giorno).
Dicevamo: io, per dormire (e neanche ‘per dormire bene’. Per dormire, tout court) ho bisogno:

  • di un materasso comodo (o di un sofà molto confortevole) preferibilmente in lattice a memoria di forma
  • di buio semi-assoluto. Total black no, mi vien l’ansia. Diciamo un’atmosfera grigio-antracite scuro, per capirci
  • di trovarmi in posizione perfettamente orizzontale, dalla punta dei piedi alla punta dei capelli passando per il centro. Angoli inferiori a 180° (angolo giro – misura presa tra alluce sx e 7° chackra) NON sono accettabili. ça va sans dire che non dormo seduta, semi-sdraiata, appoggiata ad un albero o qualsivoglia supporto autoportante
  • di NESSUN contatto fisico
  • di silenzio assoluto. E per assoluto intendo che non tollero di avere alcuno che respiri nella stessa stanza dove dormo.  Un letto King Size ben piazzato nella morgue ?  Volentieri, grazie (non c’è neanche bisogno di tirare giù le tapparelle, tanto di solito è nel sottosuolo). Lo stesso giaciglio nell’Imperial Suite dell’Hotel  Ritz Place Vendome – Paris però con dentro uno, magari pure aitante, che  russa anche solo un pochettino ? Non se ne parla!  Prendo una singola al motel, piuttosto. Preferisco. (e questo spiega perchè mi ritrovi ancora single alla mia età…)
Non dormo in macchina, nè in pullman, nè in treno, men che meno in aereo (neanche i voli transcontinentali) neanche dopo aver assunto dosi massicce di xamanina, buttata giù con catinate di valeriana, della melatonina rido a crepapelle, senza almeno 4 sacchettini di tappi per le orecchie non esco di casa neanche per andare a far la spesa alla Coop…  insomma: l’ideale per me sarebbe la vasca di deprivazione sensoriale, ma mi accontento anche di un sacello ben sigillato, tipo vampiro.
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Tutto questo ampissimo preambolo per dire che certi personaggi che riescono a dormire ovunque mi destano un’invidia infinita:  tipo l’Infanta, ad esempio, la quale, memore dei suoi trascorsi neonatali, dormiente e deambulante in passeggini e carrozzine, non appena la metti 5 minuti su un mezzo pubblico o privato, purchè semovente, cade immediatamente in catalessi e raggiunge la fase rem in tempo zero.
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Ma ancor più invidio coloro i quali nell’ora di punta (13.15) davanti ad una vetrata orientata a sud, col un bel sole primaverile, nel bel mezzo di un locale pieno di gente e di bambini vocianti decidono di farsi una bella pennichella, e cadono ipso facto nelle braccia di Morfeo totalmente  incuranti del mondo intorno.
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Tipo questo personaggio qui sotto.
(notate la mascherina)
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Immagine2
 Malpensa, Burger King – ore 13.15 26 Marzo 2014

 

I’ve seen things you people wouldn’t believe

Lo ammetto. Ero nel panico, disperata. Un mese di silenzio, trauma da pagina bianca, visioni apocalittiche del mio blog che chiude per dichiarata totale assenza di attività cerebrale…

E poi, finalmente, il miracolo. L’universo – generoso – mi manda un segnale…
altro che le navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e i raggi b balenare nel buio .. io ne ho viste cose che voi umani non potreste neanche immaginare…
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Il tempo e il luogo: ore 7.45 del mattino, nella sala della colazione dell’hotel Continental di Bordeaux (e per una volta i dati sono rigorosamente veritieri)
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Mi trovo lì per il mio petit-dejeuner prima del meeting con un importante cliente termoionico. Taccata e taiorata come si conviene ad una (non troppo) giovane venditrice d’assalto come me.
Attorniata da agenti in doppiopetto, product specialist con il bluetooth agganciato al padiglione auricolare, sales manager che sorseggiano brodaglia imbevibile compilando tabelle excel e giovani nerd in simbiosi col loro Mac come il paguro Bernardo con la sua conchiglia, finalmente LO VEDO.
LUI.
L’uomo in pigiama.
Piazzato in bella vista nel tavolino centrale della sala (cioè.. neanche di lato, un po’ nascosto.. proprio IN MEZZO!) un signore di età indefinibile, ma più vicino ai 65 che ai 30, consuma la sua colazione leggendo Le Figaro elegantemente agghindato in pigiama azzurro con profilo bianco e ciabatta di spugna dell’hotel (un altro hotel, evidentemente, visto che questo le ciabatte non le da).
E non sto parlando di un piagiama che-da-lontano-potrebbe-sembrare-una-tuta… no no, è proprio il pigiama che comprereste a vostro nonno per andare in ospedale a fare l’elettrocardiogramma. Quello lì, della Irge in cotone 100%, coi risvolti alle maniche e la tasca per il fazzoletto.
Dire che si sente a casa sua è poco: legge, mangia, si alza e si rifocilla al buffet senza fare una piega (si vede che è un pigiama no-stiro) tra gli sguardi esterrefatti degli stimati professionisti che lo circondano, e soprattutto il mio, di sguardo.
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Ecco. Una pensa di aver visto tutto nella vita, e invece…
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Poi ci ho ripensato tutto il giorno a Mr Pigiama… mi sono domandata per tutto il tempo chi dei due è più fortunato: se io, con la mia decolleté tacco 12 e il terrore di macchiarmi la camicia di seta col pain au chocolat o lui, che riesce a fottersene talmente dell’opinione altrui da mostrarsi praticamente nudo davanti al mondo, alle 7.45 del mattino…
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… certo, son pensieri profondi,  che andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia…
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