Cose bellissime viste ad Amsterdam

– i bagni dell’aeroporto di Schipol, molto ma molto più puliti di quello di casa mia!

– il sistema di superamento barriera architettonica che ha permesso ad un disabile in carrozzina di salire sul treno, senza difficoltà

– una signora che afferra al volo il carrello bagagli di una tipa (sconosciuta) appena salita sul treno, e glielo va a sistemare così da non farle rischiare di perderlo, il treno
– un paio di francesine Desigual FA-VO-LO-SE
– due turiste canadesi simpaticissime, di cui una biondissima e l’altra con la faccia da topino
– un’altra turista, stavolta greca, molto simpatica pure lei (che poi, guarda caso, dormiva nel mio stesso hotel!! abbiamo fatto amicizia!)
(digressione necessaria: il fatto che io prenda appunti sulla mia Moleskine sul binario induce erroneamente la gente a pensare – per qualche oscura ragione – che io sia un’addetta delle ferrovie olandesi! Tutti chiedono A ME da che binario parte il treno per la stazione centrale.. mah…)
– il tram col bigliettaio, nel gabbiotto in fondo al mezzo, che ti vende il biglietto cartaceo
– una rastrelliera-parcheggio per biciclette a due piani
– una bicicletta pieghevole che piegata misurava 30x30x8
Io, che sono una sognatrice, da aperta me la figuro così

Cose incresciose

… accadute ad Amsterdam.
Come ho già avuto modo di sottolineare qui, gli olandesi in fatto di fiere non li batte nessuno. Anche stavolta, alla fine di un’estenuante giornata lavorativa, il padiglione si anima peggio che il Carroponte il 15 di agosto, e via, partono le feste. I padiglioni più ricchi offrono ostriche e champagne, e in uno stand non lontano dal nostro (‘Thermoionic Valves All Over The World) hanno montato un palco, c’è una band che suona ma – soprattutto – arrivano hostess foraggiatrici di cibo con una frequenza di 1 ogni 7 minuti circa.
Le gentili vivandiere attraversano il padiglione con falcate da valchirie, reggendo vassoioni contenenti salatini, tartine al salmone, vol-au-vent all’aringa ma soprattutto – udite udite – ogni tanto passa un cabaret stracolmo di straordinari gamberi fritti.
Noi standisti termoionici cerchiamo chiaramente di intercettarle prima del touch down, onde svuotarne anzitempo i vassoi, ma le teutoniche dispensatrici delle vivande saporite non guardano in faccia a nessuno, non intendono ragioni e ci travolgono, proseguendo imperterrite, vassoio intonso, fino alla destinazione finale, dove vengono assaltate dalla folla plaudente (evidentemente digiuna dal mattino, a giudicare dall’entusiasmo con cui si avventano sui vol-au-vent al pesce veloce del Baltico).
Bon, parto in quarta pure io: adocchio il vassoio di gamberi in arrivo, e stavolta lo precedo allo stand correndo veloce come Usain Bolt..
‘Prendine uno anche per me!’ mi gridano i colleghi (maschi) rimasti al nostro stand col prosecchino in mano.
Giungo al traguardo in contemporanea con la Gretchen di turno, insieme ad altri 200 espositori (maschi) che hanno avuto la mia stessa idea.
Mi gioco il tutto e pertutto: abbatto un paio di concorrenti a gomitate, trapano col tacco 12 tre o quattro mocassini, faccio l’occhiolino a un fornitore che si distrae e – finalmente! – affondo la destra nel carico, e acchiappo felice, con la mano a mò di ruspa,  5 – 6 gamberoni adeguatamente panati e fritti!
Guardo negli occhi la portatrice, intanto che tutti i presenti (maschi) si infilano gamberi dappertutto, comprese le tasche, i calzini e i risvolti delle maniche: mi aspetto uno sguardo di complicità, se non addirittura di approvazione! Perdìo, ho vinto la gara!!
E invece sapete cosa mi sibila la tipa ?
‘THIS IS NOT LADY LIKE’.
A me. L’unica lady di tutto il padiglione…

A voi madri, che avete un blog

Questo post è per voi.  Sentite qua: l’altro giorno, sul volo easyjet da Bruxelles, lo steward ha apostrofato una mamma italiana seduta nella fila davanti alla mia con queste precise parole (che io mai , mai, mai  poi mai avrei voluto sentire… e che mai mi sono sentita dire in passato, vorrei precisare!)
Signora, per cortesia… non qui, il pannolino!! C’è il bagno!!
Io – ingenuamente – avevo scambiato l’ammorbante olezzo per una toma di Munster ben stagionato malamente imballata.
Invece trattavasi di cacca-molle-di-infante che l’amorevole genitrice stava detergendo con apposite salviettine lava-culo direttamente sul sedile di mezzo della Easyjet…lì, nella cabina dell’aeromobile, in mezzo a tutti gli altri passeggeri (che poi: se il bambino aveva diritto al sedile, sarà stato giù cresciutello, o no? E cosa aspettiamo a levarglielo, il pannolone, che vada alle medie ??)
Peraltro, la secca intimazione del personale di volo non ha sortito effetto alcuno: l’operazione di smerdamento del pargolo è proseguita senza colpo ferire fino alla sua naturale conclusione: un nuovo ciripà bello pulito sul culetto rosa del treenne in ritardo sulle tappe importanti della vita.
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Legittimo domandarsi: ma il pannolino usato ? che fine ha fatto ?
Perchè tutto ciò è successo DOPO il passaggio delle hostess per il ritiro della monnezza…
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E pensare che prima dell’imbarco una signora mi ha narrato di un increscioso ed inquietante caso di zecche su un volo Ryan Air… vi dirò: ora come ora mi sembra quasi preferibile|

Maya prophecy 2.0

Probabilmente i Maya si erano sbagliati, ma di poco. Pochissimo. Più o meno di un annetto, direi, e i segni  più che palesi ci sono tutti: non sto parlando dei terremoti, dell’effetto serra, dello scioglimento dei ghiacciai o degli uragani sulla costa est degli Stati Uniti,  ma mi riferisco all’ultimo inquietante ed inequivocabile segnale: domenica scorsa la Superzia ha cucinato della roba COMMESTIBILE!

Anzi,di più! DELLA ROBA BUONA !
Una zuppa di cipolle sopraffina, con sale e tutto. E con adeguato gratin di abbondante Emmenthal! Una delizia, una roba da leccarsi i baffi!
E poi, di secondo, una tagliata cotta su pietra, spettacolare! Salata giusta pure lei!
Da non credersi.
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E adesso ?
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Eh niente…intanto la prossima settimana su Italia Uno c’è lo speciale zuppa di Adam Kadmon a Mistero, e poi c’è l’intervista in esclusiva da Giacobbo.
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Voi intanto preparate le provviste e i rifugi antiatomici, perché a breve ci aspettano la pioggia di fuoco, le cavallette, l’acqua del Ticino che si tramuta in sangue, la morte dei primogeniti e i quattro cavalieri dell’Apocalisse che arrivano al galoppo !
(peccato, se arrivavano un po’ prima facevano in tempo ad assaggiare un avanzo di zuppa… ma ormai.. FINITA!) 

Della recente trasferta sul gallico suolo

Torno un po’ sull’argomento ‘vado a Parigi per lavoro’

Intanto – come ho fatto più volte notare in passato – quando dico ‘Parigi’ difficilmente intendo l’Ile de la Cité o il 4° arrondissement (il Marais, per intenderci)
ma quasi sempre trattasi di periferica banlieu, o addirittura di anonima cittadina a 40-60 km, sperduta in mezzo al nulla dove però – per qualche arcano motivo – vi è la sede di un ghiotto cliente termoionico.
In tal caso, la trasferta si risolve in un paio di giorni di duro lavoro (aeroporto-cliente-albergo-cliente-aeroporto), con pernottamento in hotel economico. 
Di solito, detto hotel economico (leggi: orrenda stamberga traballante) è incastonato in una mirabile area commercial-industriale che comprende SEMPRE:
– Un numero ‘x’  di alberghi, tra  i quali almeno, in ordine decrescente di decenza: Mercure, Kyriad, Campanile, Formule 1 (per capirci: al Mercure c’è il frigobar in camera. Al Formule 1 il frigobar è la stanza dentro la quale alloggiate…)
– un numero ‘x’ di ristoranti: Courtepaille, Buffalo Grill, Leon de Bruxelles e –  a volte – Crocodile. Se ci capitate andate diretti a Leon de Bruxelles: servono cozze belghe come se no ci fosse un domani. Però evitate quelle al Roquefort  (per la cronaca, l’area commerciale dove sono stata  io è talmente ma talmente scrausa che l’unico ristorante è un asiatico generico (thailandese- vietnamita – cinocoreano) all-you-can-eat)
– un centro commerciale francese: Carrefour, Auchan, Castorama, che se avete dimenticato a casa lo spazzolino o l’avvitatore elettrico sono una manna dal cielo.
Sono talmente tutte uguali che se ce ne sono 2 nella stessa cittadina rischiate di partire da una delle due, andare in centro (sempre che ci sia, un centro… non è mica detto!) per cenare, tornare in albergo, mettervi a letto ed accorgervi solo il mattino dopo che l’hotel dove avete dormito è il Mercure Montmagny Sud, e non il Mercure Montmagny NORD, dove si trova il vostro bagaglio! (*)
Poco male: se siete fortunate, la tipa che aveva quella camera lì, e che ora si sta truccando con i vostri cosmetici nella vostra stanza, ha la stessa taglia, un ottimo gusto nel vestire ed una spiccata predilezione per le borse di Prada e le scarpe Jimmy Choo.
Se invece vi tocca uscire dall’hotel con una felpa antistatica, un giubbotto arancione impermeabile, le scarpe antinfortunistiche con la punta di ghisa e il caschetto da cantiere, probabilmente siete finite – appunto – al Mercure Montmagny Nord, nella camera 307.
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La mia.
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(*) un po’ come le IKEE, che sono tutte identiche in ogni parte del globo.
Al mio ex (l’Ufficiale .. ve lo ricordate ? ) piaceva immaginare le IKEE come porte di passaggio di un gigantesco macchinario per il teletrasporto: voi entrate all’ikea di Cinisello, fate tutto il percorso, comprate le candele profumate e 3 pacchi di tovagliolini al piano terra, sbirciate cosa c’è nell’angolo delle occasioni prima delle casse, pagate, uscite nel parcheggio e vi ritrovate a Seattle! 
 
P.S. Avete notato ? Ho nominato l’Ufficiale, e non c’è neanche un segnetto di lacrima nel post! Un bel risultato, o no ??